Generi letterari 101

È sempre stato pratico, classificare le cose secondo gli elementi che le costituiscono, ma è anche sempre stato utile?
In questo caso, parliamo di generi letterari: è un bene classificare le storie secondo le etichette che chiamiamo generi e sottogeneri?
E quando una storia ha gli elementi sia di un genere che di un altro?
E qualora una storia sembri appartenere a un genere ma sia così solo in superficie?
E…?

Una premessa

Non sono un #massimoesperto in niente, sono solo un appassionato di storie che cerca di approfondire un po’ l’argomento: se la pensi diversamente puoi commentare, argomentando la tua posizione e aiutandomi a migliorare. Ma fallo senza insultarmi, o ti scaraventerò nella cartella spam per tutti i secoli dei secoli. Amen. ;)

Generi letterari 101

Un genere letterario è una categoria che serve a classificare le storie secondo qualche criterio: di solito sulla base della tematica trattata dalla storia, o della sua “cornice estetica”, ma talvolta persino del suo target, ovvero dei lettori a cui si vuole venderla.
Infilare una storia in un genere ha due funzioni principali

  1. classificarla come prodotto commerciale per attirare all’acquisto e alla lettura un certo tipo di fruitori: ti piacciono le storie fantasy? Troverai quei libri nella sezione fantasy della libreria (probabilmente a fianco dei libri coi vampiri che brillano! XP )
  2. classificarla come prodotto culturale per indirizzare l’analisi di un critico, affinché aiuti a rivelarne pregi, difetti e livelli di lettura profondi

Sottogeneri

Ma i generi sono sufficienti? Forse no, almeno non sempre: è per questo che possiamo approfondire il discorso con i sotto-generi.
Riprendendo dall’esempio di prima sui macro-generi del fantastico, prendiamo a esempio le storie fantasy, ma di che tipo? Forse

  • High fantasy, con storie epiche e grandiose, un sacco di magie spettacolari e creature incredibili
  • Low fantasy, storie con un marcato elemento fantastico ma con un “budget per gli effetti speciali più basso”, alla ricerca di una diversa atmosfera
  • Urban fantasy, con creature misteriose, prodigi e divinità che abitano le nostre città senza che noi nemmeno lo sappiamo
  • Steam fantasy, con elementi presi in prestito al genere steampunk, ma più tendente alla fantasy che alla fantascienza

Ecco, il discorso si complica: il giochetto di sotto-classificare i generi si può fare scendendo a diversi livelli di profondità, ma più si scende nel dettaglio, più si rischia di non trovare un accordo con il resto del mondo sul perché un’opera apparterrebbe a un genere piuttosto che a un altro. Basta che un critico dia più importanza a un certo tipo di elementi anziché ad altri, ed ecco come un’opera sembri appartenere al genere X piuttosto che Y.
A volte succede anche coi “macro-generi” come fantascienza, fantasy e horror, anche non preceduti da aggettivi!
Per esempio, il Duca di Baionette librarie offre uno spunto di riflessione riguardo al romanzo The martian, di Andy Weir: c’è lo spazio, ci sono veicoli spaziali, una postazione su Marte per ospitare gli astronauti… è fantascienza!
O forse no: tutte le tecnologie descritte nel libro sono a disposizione dell’umanità già adesso, dunque a questa fantascienza manca l’elemento descritto dal prefisso “fanta”…
A quale genere appartiene allora, questo benedetto The martian? Il Duca esprime la sua opinione: chi lo desidera può leggere l’articolo, è molto interessante. ;)

E allora? Come classificare le opere secondo i generi?

Prima di tutto, decidendo con criterio quali sarebbero le qualità più importanti e irrinunciabili per un genere – a grandi linee, se manca una o più di queste qualità in un’opera, forse non appartiene a quel genere o magari vi appartiene solo in parte: come i bastardini, che non hanno il pedigree puro ma sono carini e intelligenti, queste storie possono essere meravigliose proprio perché le loro qualità non le pongono nella tradizione, ma aprono nuove strade grazie a una certa originalità!
Se si vuol essere precisi, l’ideale è usare le denominazioni già in uso da tempo: puoi anche inventare un nome fighissimo per un genere, ma se esiste una denominazione già usata con soddisfazione da tutto il resto del mondo, solo tu e un paio di tuoi amici finirete per usare l’espressione che hai scelto! :P

Tema, estetica, target

A scanso di equivoci, queste linee guida di classificazione le ho pensate da me: non so se io abbia scoperto l’acqua calda e siano già in uso da decenni presso le malvagie lobby della critica mondiale, o se sia tutto un viaggio psichedelico, ma nella mia testa il discorso fila. Almeno un po’. :P

Tema
Il tema di una storia è la sua essenza più profonda, determinata dal tipo di intreccio, dai personaggi (sia per ciò che sono, sia per ciò che sanno fare) e da come siano costruiti la “fisica” dell’ambientazione e l’andamento della storia.
Per limitarci a tre macro-generi del fantastico (sono i generi che preferisco, ma il giochetto si può fare anche con altri generi come il rosa, il giallo, il romanzo storico etc.)

  • la fantascienza ha un elemento fantastico di tipo tecnologico, qualcosa che nel presente in cui è stata scritta la storia non esiste ancora ma che sembra plausibile possa esistere, per ciò che si sa adesso. Questo genere dovrebbe avere un buon livello di realismo scientifico: lo scrittore dovrebbe avere una buona conoscenza della scienza che inserisce nella sua storia (che si tratti della nostra fisica teorica o di una disciplina che ha inventato lui/lei, come la psicostoria e il mentalismo di Asimov nel ciclo delle Fondazioni)
  • la fantasy ha un elemento fantastico, magico e meraviglioso, spesso ispirato alla fiaba e al mito senza essere essa stessa una fiaba o un mito! Non ho il timore di ammetterlo: per me è il genere fantastico più sfuggente!
    Credo che il succo del genere fantasy stia nell’assenza tangibile dei fenomeni fantastici nella nostra realtà (nel nostro mondo di tutti i giorni, magia e creature insolite non sembrano esistere): peccato che alcuni scribacchini usino questo approccio come scusa per giustificare le incoerenze con le premesse che loro stessi hanno dato all’opera. Nella fantasy, l’elemento fantastico non ha (di solito) spiegazioni scientifiche, ma comunque dovrebbe essere coerente con le premesse dell’ambientazione!
  • l’horror ha un elemento fantastico spaventoso perché mostruoso: non importa che ci sia un mostro soprannaturale o che a essere mostruosa sia la personalità deviata di un altrimenti comune essere umano, l’horror richiede che ci sia qualcosa che generi… TADAN! L‘orrore.
    Di solito si cerca di raggiungere il risultato (causare paura e inquietudine) con qualcosa di alieno, angosciante e terribile, che violi le regole della nostra “rassicurante” realtà quotidiana: orrori dallo spazio profondo, persone che si trasformano in mostri, gente che torna dall’aldilà – non sempre tutta intera, o moralmente sana – assassini disumani o direttamente mostri e basta, la cui natura li ponga in antagonismo con gli esseri umani e sia per loro dannosa

Estetica
A volte, si classifica un’opera sulla base degli elementi di ambientazione nella storia anche se la trama punta in un’altra direzione: di solito accade perché quegli elementi sono tradizionalmente presenti in storie di un certo genere – un’astronave, lo spazio e tecnologie incredibili suggeriscono “fantascienza” mentre la magia, i draghi e le spade suggeriscono “fantasy”.
Credo che l’estetica sia il motivo principale per cui certe classificazioni di genere siano poco condivise o contraddittorie.
Un esempio si ha con Star Wars: c’è lo spazio, ci sono le armi laser, ci sono gli alieni e le astronavi… fantascienza! Se ci limitiamo all’estetica sì, se trascuriamo questo livello più immediato per scendere in profondità nell’ambientazione, ci sono “magie” prive di spiegazioni pseudo-scientifiche come i poteri della forza (non basta parlare di midi-chlorian per un paio di volte in un film, se lo fai con superficialità) e leggere ispirazioni bibliche – ergo mitiche
Dato che il livello di profondità scientifica in Star Wars è basso, a istinto punterei più sulla fantasy!

Target
La classificazione per target di lettori è quella che, personalmente, trovo più strana: si basa sull’idea che persone di un certo genere (uomini, donne, ragazzini etc.) siano più facilmente interessati a opere di un certo tipo sulla base di stereotipi culturali (lettrici = storie d’amore; lettori = azione e violenza; adolescenti = avventura, primi amori e drammi; etc).
Chiariamoci, ha la sua evidente utilità commerciale: vuoi acquistare un libro rivolto a un pubblico ideale di quindicenni? Con uno young adult vai più o meno sul sicuro!
Non conosco tante classificazioni per target – e quattro sono pure derivate dal fumetto giapponese!

  • tweens, una storia rivolta a un pubblico sui 9-10 anni. Categoria libraria, non l’ho mai vista applicata ai fumetti
  • teens, una storia rivolta a un pubblico tra i 10 e i 13 anni. Categoria libraria, non l’ho mai vista applicata ai fumetti
  • young adult o YA, una storia rivolta a un pubblico ideale tra i 14 e i 17 anni, secondo Manuela Salvi nel suo manuale Scrivere libri per ragazzi (Dino Audino Editore) – ho trovato lì anche tweens e teens.
    Non di rado, le storie YA finiscono per attrarre anche lettori di età più bassa, dato che i bambini hanno spesso fretta di crescere per avere maggiori libertà, o più alta, perché molti adulti hanno ancora dei conti in sospeso con la loro adolescenza: rivivere certe emozioni con la consapevolezza di ciò che sono ora è spesso liberatorio e divertente. Categoria libraria, non l’ho mai vista applicata ai fumetti
  • chick lit, narrativa ironica e sentimentale rivolta a un pubblico ideale femminile
  • shonen manga, un fumetto giapponese rivolto a un pubblico di adolescenti tradizionalmente maschile – ma la presenza di ragazzi tipo “bel tenebroso” e l’aria di bromance che alcuni personaggi si tirano dietro attira anche certe lettrici, offrendo loro la possibilità di fare shipping tra i personaggi (altre ragazze o donne leggono gli shonen manga senza voler “shippare” chicchessia).
    Essendo storie relativamente leggere e dal ritmo adrenalinico (azione, combattimenti, poteri strani etc.) e con componenti di amicizia pura, intensa e sincera, vissuta spesso in ambientazioni adolescenziali come la scuola, attirano anche adulti in cerca di evasione (con un’attrattiva simile a quella degli YA).
    Il suo corrispettivo adulto sono i seinen manga, che trattano tematiche non infantili come ultraviolenza o sesso esplicito, o comunque più profonde: il lavoro, le relazioni, i sogni realizzati o infranti etc.
  • shojo manga, un fumetto giapponese rivolto a un pubblico di adolescenti tradizionalmente femminile, in cui è solitamente presente una tematica amorosa. Negli shojo che mi è capitato di leggere, ho visto spesso uno o più di questi elementi di rinforzo: commedia, fantasy, dramma.
    Il suo corrispettivo adulto si chiama josei: le relazioni sono più adulte (non necessariamente piene di sesso esplicito, ma la componente sessuale di solito c’è, come accade in una relazione tra persone mature) e la tematica amorosa si intreccia con altri elementi tipici della vita adulta: il lavoro, la salute, la famiglia…
  • graphic novel, “un modo fighetto per dire fumetto”, ma che bello slogan in rima! La mia idea è che questa denominazione venga usata per permettere di leggere fumetti anche alle persone che si vergognano di farlo, grazie a opere che hanno in sé qualcosa di più letterario e avvolte in una denominazione più rassicurante. Un po’ come accade con la distinzione tra narrativa di genere e letteratura!

Concludendo

Questo articolo è andato un po’ per le lunghe, ma mi sono divertito a scriverlo e ho riorganizzato alcune idee su cui riflettevo da un po’ di anni.
Ritengo che i generi siano utili

  • quando ci si vuole orientare per scegliere una storia da leggere
  • per produrre una critica approfondita su quanto un’opera sia rivoluzionaria o tradizionale
  • per capire quali siano i temi più profondi di una storia e le influenze che potrebbero aver portato alla sua stesura
  • per partecipare a un concorso di scrittura! Certi concorsi richiedono che l’opera appartenga a un (sotto)genere specifico; capire quali siano le sue caratteristiche peculiari aiuterà a decidere come costruire la storia per non farla squalificare ;)

Ma dedicare troppo tempo a classificare le opere si potrebbe trasformare in uno sterile esercizio di vanteria culturale e arroganza, con potenziale flame annesso: quando si classifica un’opera, è meglio essere pronti a difendere la propria opinione, i malvagi #massimiesperti sono ovunque!
E questo atteggiamento non aiuta gli appassionati a dare vita a discussioni più interessanti o utili, come si vede da tempo in altri ambienti: per esempio, musica metal o gioco di ruolo…

Fonti

Wikipedia (per qualche definizione)
Manuela Salvi, Scrivere libri per ragazzi (Dino Audino Editore)

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11 pensieri su “Generi letterari 101

  1. Categorizzare non è proprio utile né tanto meno esaustivo ma può essere comodo per parlare e condividere qualcosa.
    La categorizzazione estetica a mio avviso non ha senso, come dici giustamente tu, quella tematica può essere completa e comprendere anche quella “targettica”.

    1. A volte, in nome del “genere narrativo” si compiono tanti piccoli crimini contro l’intelligenza e l’educazione :P
      Alla fine della fiera, trovo i generi utili per avere una direzione che mi aiuti a scegliere (come lettore) e ad analizzare più in profondità una storia (come wannabe scrittore/recensore) ma diciamo che come strumento, la classificazione per generi non è assolutamente precisa e da molto spazio ai pregiudizi :?

  2. Secondo me nessuno ci ha mai capito nulla di categorie, generi e sottogeneri. :P

    Ad esempio, una storia che racconta la vita fra amicizie, amori, scuola e problemi in famiglia di un ragazzo di diciassette anni dove andrebbe messo? Un manga del genere e apparterrebbe alla categoria degli “slice of life” (shonen o seinen che sia). Un libro, invece, verrebbe messo in “Narrativa straniera”. Alla fine, tutto quello che non sanno dove mettere lo mettono in “Narrativa straniera” che diventa un grande pentolone con un po’ di tutto dentro (Un ragazzo che entra nel tunnel della droga? Narrativa straniera! Una ragazza che scopre di provare sentimenti per la sua migliore amica? Narrativa straniera! Un negro che combatte lo schiavismo? Narrativa straniera! Un corsaro che scala la gerarchia inglese fra un arrembaggio e una caccia al tesoro? Narrativa straniera!). Bisognerebbe creare nuove categorie dove infilarli per avere maggiore chiarezza. Insomma, se lo hanno fatto su YouPorn non capisco perché non possano farlo alla Feltrinelli!

    1. Nell’ambito delle librerie, sì, è una bolgia! XD Ma lì vengono classificati come horror o fantasy anche i paranormal romance (un sottogenere del “rosa”) e torniamo al fatto che la “classificazione estetica” va a prevalere su quella tematica: un lettore non abituato a un genere può credere che l’horror o la fantasy siano vampiri al neon con la maturità emotiva di un’oloturia, e se non gli piace tutto ciò, è un lettore che quel genere di libri non lo tocca più! :P

      La questione è complessa: i generi letterari non sono definiti secondo classificazioni univoche e scientificamente provate, perciò basta un po’ di superficialità e non ci si può mettere d’accordo sulle qualità fondanti di un genere. Ammesso che la mia visione delle cose sia corretta, io non posso certo obbligare il mio prossimo a dire “questo è horror, questo no”.

      Per me, la classificazione dovrebbe partire dalla tematica, quindi gestirei estetica e target a suon di tag: a volte, uno può anche non voler leggere di fantascienza o fanta-horror o quel che ti pare, ma gli piacerebbe comunque leggere di astronavi! :D

  3. ilrisvegliodeldragone

    101?101…ma non si chiamava così il primo personal computer della Olivetti, presentato nel ottobre 1965, a New York, che ci cuccarono gli americani per un dollaro?
    Si chiamava proprio 101 e questo dello scippo è ancora un grande drammatico racconto non classificabile. Leo Rugens grato per l’ospitalità.

    1. Non conoscevo questo aneddoto sull’informatica :)
      So che nei paesi anglosassoni, la dicitura 101 si associa ai corsi introduttivi di una materia (come “History 101”). Non che un post semplice come questo possa essere considerato realmente una valida introduzione all’argomento, al massimo un piccolo spunto di riflessione: diciamo che mi sono divertito a scegliere un titolo che sembrasse serio.
      La ringrazio per il suo commento :)

    2. ilrisvegliodeldragone

      Se ha tempo e voglia vada ad approfondire la storia della 101 e coglierà quanto e come questo nostro amato paese sia stato troppe volte tradito e svenduto non a caso per un dollaro. Senza onore.

      Buona notte.

      Pardon, dimenticavo che Lei, in quanto Conte D/G-racula non dorme.

      Leo Rugens

    3. Ammetto di soffrire un po’ d’insonnia, ma il lusso di una notte di riposo me li concedo ancora XD
      Grazie per l’augurio! Certamente, darò un’occhiata alla storia del computer 101, col precedente commento mi ha fornito le informazioni per trovarla.
      Riguardo all’Italia (ma varrebbe anche per altri paesi) svenduta per il guadagno di pochi… sarebbe il caso che certe persone, responsabili delle nostre iatture, ripensassero a se stesse come esseri umani, per ridimensionare le loro brame!

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