Il castello errante di Howl, di Diana Wynne Jones

“- Neil! – chiamò Howl a voce alta.
– Non interromperlo, altrimenti muore – rispose uno dei due ragazzi.
Visto che si trattava di una questione di vita o di morte, Sophie e Michael arretrarono verso la porta. Howl invece, mantenendosi imperturbabile anche di fronte all’uccisione del proprio nipote, andò diritto alla parete e con un gesto secco (…)
Il castello errante di Howl
Attenzione: questa citazione incompleta nasconde un tranello.
Se Howl può essere un po’ trickster, perché io no? :P

Il castello errante di Howl è un bellissimo film, il mio preferito tra quelli dello studio Ghibli, ed è tratto da un romanzo davvero carino: non posso negare che, avendo visto il film prima di leggere il libro, io sia stato influenzato nell’immaginare i personaggi e i luoghi in un certo modo!
Oggi tocca al libro (il primo di tre, ma comprerò anche gli altri, spero prima e non poi) e in futuro mi dedicherò anche al film. :)

Il castello errante di Howl 101

howl copertina primo libro
La copertina
(Fonte: scansione)

Nel paese di Ingary, nella città di Market Chipping, vive una fanciulla di nome Sophie Hatter: abile sarta e cappellaia (nomen omen) lavora nella bottega di cappelli del padre, sotto la direzione della matrigna.
La sua vita procede senza scossoni, fino a quando irrompe nella bottega una signora elegante, intenzionata a comprare un cappellino nuovo: non trovandone uno adatto per sé, la donna rivela di essere la Strega delle Terre Desolate, una maga potente e famigerata per la sua crudeltà.
La Strega maledice la ragazza, facendola invecchiare di circa sessant’anni, e la vecchia Sophie abbandona la sua vita abituale: ormai è irriconoscibile, e se anche qualcuno capisse chi è, sarebbe solo una preoccupazione per quella persona!
Lasciata la città, si imbatte nel castello errante del mago Howl, un uomo dalla fama di stregone malvagio, che divora i cuori delle fanciulle in cui si imbatte: riesce a infiltrarcisi come donna delle pulizie, senza apparenti sospetti da parte di Howl.
Nel corso della sua avventura, Sophie scoprirà sia il motivo per cui la Strega delle Terre Desolate l’ha maledetta, sia la reale natura del mago Howl.
Ma, soprattutto, capirà di possedere una strana abilità…

La scheda

Autrice: Diana Wynne Jones
Titolo originale: Howl’s Moving Castle (1986)
Traduzione: Daniela Ventura
Editore: Kappalab
Prezzo: non so – è il regalo di un amico!

Ambientazione

Il romanzo è ambientato in un mondo fantastico, non medievaleggiante come certi classici fantasy, né leggermente steampunk come nel film: non vengono descritte tecnologie particolari e anche se la pratica della magia è ritenuta una professione onorevole, nella storia non ci sono tantissimi incantatori.
Al di là delle poche città in cui avvengono certi eventi, e di un luogo che non nominerò per evitare spoiler, la storia si sviluppa soprattutto all’interno del castello errante del mago Howl, la cui porta d’ingresso permette di accedere a diversi luoghi.
In ultimo, sono presenti elementi tipici del nostro mondo come ad esempio

  • i nomi dei mesi
  • alcune parole in inglese (il cognome di Sophie è Hatter, ricordiamolo)
  • certi fenomeni, come la maggior frequenza di stelle cadenti in certi periodi dell’anno
  • elementi di folklore, come le sirene

Stile e tecnica: il punto di vista di Sophie

Un narratore esterno racconta la storia in terza persona e usando tempi al passato; questo narratore è legato alla figura di Sophie, ne descrive i pensieri e le percezioni, dunque il lettore conosce solo ciò che Sophie sperimenta personalmente – eccettuati i casi in cui il narratore offre dei dettagli che Sophie non coglie subito e che permettono a chi legge di intuire alcuni colpi di scena prima della protagonista, disinnescando qualche sorpresa…

Un breve profilo di Sophie
Sophie è una ragazza graziosa, intelligente e di buona cultura, che prima del maleficio aveva di sé l’immagine della ragazza volitiva – a causa dell’ascendente che riusciva a esercitare sulle sue tenaci sorelline. In effetti, non è una mollacciona passiva, ma è una ragazza che si lascia un po’ trascinare dalle circostanze, accettando alcuni fatti con un moderato fatalismo.
Un grosso pregiudizio che ha – trasmessole dalla cultura del suo paese – è che il primo di tre figli sarà sempre colpito dalla sfortuna.
Sophie ci crede davvero e attribuisce a questa “legge di natura” la responsabilità di molti suoi guai: fortunatamente per noi, la ragazza non resta ferma a piagnucolare come una Mary Sue d’ordinanza, in attesa che l’autrice le cavi via le castagne dal fuoco, ma agisce per cercare nuove strade e risolvere i problemi suoi e degli altri.

Un’inaffidabile percezione delle cose… creata nel modo giusto!
Tra ciò che accetta senza porsi domande, c’è l’opinione delle persone a cui tiene; questo atteggiamento le fa sbagliare il modo di giudicare alcuni personaggi, primo tra tutti il mago Howl: egli è sì una persona non del tutto per bene, ma non è nemmeno il satanasso che la gente descrive e in ben due occasioni Sophie se ne accorgerà da sola, parlando a ruota libera con qualcuno.
La prima volta si renderà conto che Howl è una persona ricca di sfaccettature – e che dunque, come tutti, è solo imperfetto – mentre la seconda volta capirà che tutta la malvagità che gli viene attribuita non è coerente col suo agire, anche considerando i grandi difetti caratteriali del mago.

Sophie è un filtro
La personalità di Sophie rende dunque la ragazza non del tutto affidabile a causa della sua visione del mondo: la natura di Sophie sfuma tutte le sue percezioni ed esperienze, viziandone in qualche modo la validità.
A scanso di equivoci, questo non è un difetto, ma una caratteristica che da alla lettura una certa profondità e rende piacevole la scoperta dei numerosi retroscena: la soggettività di Sophie come punto di vista fa sì che ogni tanto veniamo sorpresi dall’oggettiva verità dei fatti e ci insegna a non prendere come oro colato tutto ciò che ci viene raccontato nella storia – anche nella realtà, persone diverse vedono le stesse cose in modo differente!

Altre note di stile
Il numero di spiegoni è basso: ce ne sono un po’ all’inizio della storia, per introdurre l’ambientazione e metterla in moto, ma calano col passare dei capitoli, saldando sempre più il punto di vista su Sophie.
La lettura scorre bene e non si perde il filo della vicenda a causa di digressioni superflue: pur presentando diversi fili narrativi, la storia si mantiene lineare, limitando la necessità di tornare su qualche brano già letto.

Gli altri personaggi – con qualche leggero spoiler

Howl AKA Jenkins AKA Pendragon, il mago
Incantatore di incomparabile talento e dalla pessima fama, è il proprietario di un castello capace di muoversi grazie alla magia.
È attraente e dotato di grande fascino, ma è anche un grande farfallone, vanesio, codardo e pigro, in più è totalmente privo di senso degli affari!
Quando corteggia una bella donna, se ne disinteressa appena viene ricambiato: questo lato del suo carattere lo ha portato ad avere dei problemi con la temuta Strega delle Terre Desolate, motivo per cui Howl ha creato un castello in grado di… scappare lontano da lei!

Calcifer, il demone del fuoco
Un essere orgoglioso che ha stretto un patto con il mago Howl. Come conseguenza del contratto – di cui non è possibile parlare con nessuno che ne ignori i termini – Howl ha guadagnato un grande potere ed entrambi hanno ottenuto una prospettiva di vita più alta, ma il patto ha anche cambiato lentamente i due contraenti, rendendoli più egoisti e capricciosi.
Quando Calcifer vede Sophie, capisce che lei potrebbe riuscire a rompere il contratto stretto con Howl senza causare la morte di entrambi… e non per caso, c’è un motivo che non rivelerò!
Calcifer è il responsabile del funzionamento del castello errante e dei suoi comfort, e sostiene Howl quando deve praticare una magia più potente del solito.

La Strega delle Terre Desolate
Era una potente maga già prima di stringere un patto con un demone del fuoco, ma dopo il contratto divenne sempre più forte e malvagia, fino a farsi cacciare via dal regno, verso le Terre Desolate che le diedero il nome.
Per secoli si è mantenuta giovane con l’aiuto della sua magia e ogni tanto va in giro a rovinare la vita di chiunque osi contrariarla.
La Strega prova un certo interesse per Howl ed è interessata a… fargli qualcosa di brutto!

Comprimari
Tra i personaggi minori abbiamo

  • Michael, l’apprendista di Howl. Ragazzo di buon cuore, è innamorato di una delle sorelle di Sophie ed è spesso presente in scena, producendosi in siparietti con Sophie o Calcifer
  • Martha e Lettie, le due sorelle di Sophie, che i problemi finanziari della famiglia hanno costretto a cercare la loro strada come apprendiste, l’una in una pasticceria, l’altra presso una fattucchiera. Daranno vita a una piccola commedia degli equivoci!
  • Fanny, frivola matrigna di Sophie e Martha. Blandisce Sophie per farla lavorare nella bottega del padre, come apprendista cappellaia: è un apprendistato all’italiana, cioè Sophie è già molto brava e non viene pagata!
    Sul finale della storia si scoprirà che Fanny non è una persona tanto egoista
  • un po’ di persone legate alla corte, come il Re di Ingary (che tormenta Howl perché esegua per lui alcuni compiti) e la signora Pentstemmon, maestra di Howl e del mago di corte Suliman
  • la signorina Angorian, bellissima e gelida insegnante di uno dei nipoti di Howl
  • uno strano cane e uno spaventapasseri animato, molto diversi dalla loro controparte nel film

A kind of magic

Come già detto, nel mondo del romanzo la magia esiste, la gente lo sa e il fenomeno in sé non è temuto, anzi: le persone comuni vanno spesso dai maghi per acquistare incantesimi e oggetti stregati, utili nella vita di tutti i giorni e nel lavoro.
La familiarità con una persona sembra essere la chiave per poterla stregare con una magia potente: conoscere il nome reale di qualcuno è l’ideale, ma anche avere abbastanza dettagli sulla sua vita può aiutare a compiere il sortilegio, come scoprirà suo malgrado Howl: ogni cosa può celare un pericolo, quando è in gioco la magia.
Persino un’innocente poesia!
Per la maggior parte del libro, la magia sembra accordarsi a un tenore low fantasy: sì, il potere che permette al castello di andare a zonzo è grandioso, ma la maggior parte degli incantesimi descritti è meno vistosa.
Quando però è il momento di menare le mani, Howl e la Strega delle Terre Desolate danno vita a uno spettacolo spaventoso ed esaltante, con poteri che sforano di molto il budget per gli effetti speciali!

Concludendo

Il castello errante di Howl ha una atmosfera da fiaba, ma resta un romanzo. Non sono presenti situazioni truculente, ma qualche elemento inquietante fa capolino, specialmente nel finale.
Nel corso della storia, la protagonista beneficia di una maturazione consistente, mentre gli altri personaggi restano più o meno uguali come all’inizio.
Il romanzo presenta diversi fili narrativi, quasi tutti intrecciati tra loro per via della Strega delle Terre Desolate, ma la vicenda non si fa mai troppo complicata e si segue con facilità.
La storia riserva anche delle sorprese, dovute al fatto che il lettore la vive attraverso il punto di vista di Sophie, il cui carattere impulsivo e fatalista ne influenza il giudizio.
Il libro presenta alcuni piccoli refusi, saranno circa una decina (certe parole hanno una lettera sbagliata) ma per fortuna, questi errorini non rovinano la lettura. ;)

Link

Il sito dell’editore, Kappalab

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11 pensieri su “Il castello errante di Howl, di Diana Wynne Jones

    1. Nel passaggio dal libro al film, la storia è cambiata moltissimo – dopo aver parlato del film, vorrei scrivere un articolo sulle differenze tra film e libro senza fare spoiler mortali. Alcune cose sono anche andate perse, nella volontà di Miyazaki di virare la storia sul tema “la follia della guerra”.
      Due cose in particolare non sono presenti nel film: l’origine di Howl – un bel colpo di scena – e il talento speciale di Sophie. Soprattutto quest’ultima cosa mancante, rende difficile capire il senso di una certa battuta finale di Sophie.

    2. Non posso che approvare, è un bel libro. È fiabesco e leggero, e non è inquietante, ma non è nemmeno una robina superficiale. Anche a livello di tecniche di scrittura, ha alcune buone trovate e la storia fila bene :)

  1. Non ho ancora letto i libri ma ho visto il film tempo fa. Magnifiche le atmosfere, belli i colori e belli i personaggi. Però, se devo essere sincero, il film mi è piaciuto per metà. Il finale mi è sembrato un po’ accelerato e alcune sottotrame risolte alla svelta. Poi non so, magari è una cosa mia.

    Comunque, sono curioso di leggere il confronto fra il libro e il film. Vado matto per i confronti!

    1. Hai presente la differenza tra il manga e la prima serie anime di Fullmetal Alchemist? Ecco, il grado di divergenza delle storie tra libro e film del castello errante è simile! Secondo me, non è per niente detto che chi ami il film ami anche il libro e viceversa: culturalmente sono due opere agli antipodi – il libro è più concreto, il film piu emotivo.

      Il finale è un botto diverso, non è strano che ti sembri affrettato: nel libro, la risoluzione è più organica e fondata sui fatti, meno “manga in cui il potere dell’amore vince”.
      Sophie risolve la questione perché sa fare una cosa preclusa a chiunque altro (essendo il suo unico tratto eccezionale – è carina ma non la più bella, è discretamente intelligente ma non il supergenio etc. – non mi sento di qualificarla come Mary Sue) e l’assenza di quella qualità nel film rende tutto un po’ fondato sulla retorica giapponese della volontà e del sentimento e meno sui fatti.

      Poi ci sarebbe da parlare della ridefinizione di molti personaggi, ancora più diversi di quanto lo sia Sophie nel passaggio tra libro e film… verrà il momento ;) Howl è forse quello che è cambiato di meno, come psicologia.
      Scrivere il confronto tra i due senza trasformare tutto in un elenco o in un giochino “trova le differenze” sarà una sfida tosta :P

  2. Questa trilogia rientra tra i miei libri preferiti.
    Purtroppo Miyazaki, pur essendo un ottimo regista, ritengo abbai sbagliato a eliminare cose tanto fondamentali (come la poesia)… ma posso capire che la cultura orientale sia molto diversa da quella occidentale… e quindi i riferimenti magici/culturali e folkloristici siano stati eliminati perchè magari non compresi pienamente da lui. Non capisco il perchè inserire però la guerra a sfondo di una storia già ben costruita, lasciando quindi fuori dei temi per introdurne altri :/
    La scrittrice è geniale e non mi sono stupita a scoprire che seguiva lezioni tenute da Tolkien e Lewis!! :)

    1. Nel film, un verso della poesia viene citato: quando Howl cancella il segno lasciato dalla maledizione della strega sul tavolo, dopo che ci cade sopra il bigliettino. Non sono sicuro che il verso fosse citato in modo preciso, a ogni modo non viene fatto riferimento alla poesia, quindi sembra una frase estemporanea…

      Il perché di così tanti cambiamenti è una cosa che non capisco – a parte la guerra, che nel primo libro viene citata come rischio futuro mentre nel secondo è già bella che finita, all’inizio della storia: a Miyazaki, quel tema piace proprio, assieme all’ambiente è una di quelle cose che mette un po’ ovunque!
      Il problema è che ha cambiato alcune cose che sono vitali nel rendere logico lo sviluppo degli eventi, come la capacità speciale di Sophie, il vero elemento risolutivo – oltre che motore di casini! – nel rapporto tra Howl e Calcifer…

      A ogni modo, concordo sul tuo giudizio riguardo alla scrittrice, era davvero molto brava: spero di poter mettere le mani su qualche altro suo libro, per ora ho letto solo i tre su Howl e La città del tempo :)
      PS: qualche tempo fa, ho scoperto che era amica di Neil Gaiman – che sul suo blog, ha scritto qualche ricordo sulla Jones, dopo la sua morte.

  3. Vero! Mi ricordo che avevo letto che si erano sfidati a scrivere un racconto proprio con quella poesia come tema (quindi ‘go and catch a falling star’); Gaiman ha prodotto Stardust, e lei ha scritto proprio il castello errante di Howl :D (non so perché ma non riesco a collegare la risposta alla tua precedente XD)

    1. Non sapevo della sfida, è un aneddoto davvero gustoso: ti ringrazio per averlo condiviso. :D

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