È Fantasy? È Mystery? È SF? È Lord Darcy, di Randall Garrett!

“La magia nera sta tutta nel simbolismo e nell’intenzione”
Sean O’Lochlainn, Lord Darcy (Fotoscopia)

Le storie di Lord Darcy sono una serie di racconti ambientati in una interessante ucronia, un pianeta Terra alternativo in cui un aristocratico investigatore indaga su misteri pieni di incognite: in questo mondo, la magia è una forza naturale quantificabile e rispondenti a leggi precise.
I racconti sono stati scritti nell’arco di quasi un ventennio (dal 1964 al 1979) e pur non mancando elementi interessanti e di pregio, questi sono un po’, o persino molto, annacquati da certi difetti. Ci si può rifugiare dietro l’immortale “i gusti sono gusti”, ma questa difesa non è sempre possibile…

Lord Darcy 101

garrett lord darcy
La copertina del primo volume
E forse, la mia peggiore scansione :P

Una bella fetta del pianeta è sotto il controllo dell’Inghilterra, che annovera tra i suoi territori la Francia e il Nuovo mondo ed è governato dalla dinastia dei Plantageneti. Le si contrappone la Polonia, che è riuscita a estendere il suo controllo sul nord Europa e su buona parte della Russia.
Negli anni ’60 e ’70 del 1900, l’investigatore Lord Darcy – al soldo di Sua Altezza Reale il Duca di Normandia – si occupa di risolvere i casi riguardanti certe morti insolite, talvolta provocati dalla difficile “guerra fredda” in corso tra Inghilterra e Polonia. Non di rado, interviene anche un elemento che noi definiremmo soprannaturale, ma che nel mondo di Lord Darcy è perfettamente inserito tra le leggi di natura: si parla della magia, che è stata resa affidabile e misurabile da secoli di progresso scientifico (sebbene ci sia ancora tanto da scoprire) fino al punto di essere usata anche nella vita di tutti i giorni, per garantire certe lussuose comodità.
Sempre affiancato dal mago irlandese Sean O’Lochlainn, maestro di taumaturgia forense, Lord Darcy si ritroverà – grazie al suo acume e alle sue abilità – a far luce su diverse morti tutt’altro che banali, avvenute in ambienti nobiliari anglo-francesi: lo aspettano situazioni un po’ fantasy, un po’ mystery e con frequenti intrusioni di elementi di spionaggio!

La scheda

Autore: Randall Garrett
Traduzione: Paulette Peroni e Laura Serra
Editore: Arnoldo Mondadori Editore, S.p.A. (2008)
Prezzo: 3,90 € per volume (2 volumi, Urania)

Questioni di genere

Far ricadere questa serie di racconti in un unico genere è un compito difficile, a meno di voler inventare una definizione apposta: le storie di Lord Darcy presentano molte caratteristiche di diversi generi, in termini di estetica o di tematica.

Fantascienza e fantasy
In questo mondo, la magia ricopre un ruolo molto importante: è abbastanza affidabile, tanto da facilitare la vita quotidiana di chiunque possa permettersi i servizi di un mago, grazie a sortilegi per garantire la privacy da usi inappropriati della chiaroveggenza, incantesimi per impedire la decomposizione di cibi e cadaveri, capacità di guarire pressoché ogni afflizione tramite l’imposizione delle mani etc.
D’altro canto, la magia di questo mondo non è onnipotente: segue certe regole precise, espresse da discipline matematiche quali l’algebra simbolica, nella forma di principi noti come similarità e continuità (per farla breve, i principi che descrivono il favoleggiato effetto della bambola voodoo) e per quanto possa essere potente ed esperto, un mago è limitato nelle sue possibilità dal bisogno di usare strumenti e procedure rituali per il loro valore simbolico.
Questa mistura di fantascienza e fantasy (ci sono elementi soprannaturali ritenuti impossibili dalla scienza reale, ma regolati dalla scienza interna alla storia) può essere riassunta come science fantasy, cioè “science fiction + fantasy”.

Mystery… circa, va’!
Non sono rari i momenti in cui la storia sembri assumere le caratteristiche del genere “giallo”, soprattutto per via di certi cliché: l’investigatore accompagnato da un assistente, morti misteriose, delitti in stanze chiuse, frequenti “scene del salotto” (secondo Bigby Wolf, personaggio del fumetto Fables, sono le scene in cui l’investigatore rivela il colpevole del crimine a un folto gruppo di personaggi, compreso il colpevole!) interrogatori, alibi, false piste, ricerche di indizi, analisi scientifica magica del cadavere…
Altri aspetti relativamente comuni nei gialli, non si trovano: almeno una volta, il colpevole è stato una persona incaricata di indagare!
Questi elementi sono soprattutto di tipo estetico (di ciò che intendo per estetica nell’analisi dei generi ho già avuto modo di sproloquiare in un altro articolo): soprattutto in una storia del ciclo, che ritengo essere la peggiore per tanti motivi, l’autore ci piglia pure per i fondelli, raccontandoci alcune cose all’inizio dell’intreccio per poi smentirle, nella puntuale ricostruzione della verità che fa il protagonista.
Una nota di merito per aver ambientato l’ultimo racconto su un treno senza scopiazzare Agatha Christie!

Spionaggio
Non di rado, le indagini di Lord Darcy mostrano le caratteristiche del genere spionistico: agenti segreti contro agenti segreti, traditori, doppio e triplo gioco, diplomazia segreta, “armi” di cui il nemico si vuole impadronire, cospirazioni… nel peggiore dei racconti, c’è persino una specie di “Bond-girl”!

Ambientazione

Dell’Inghilterra governata dai Plantageneti, della guerra fredda con la Polonia, dello spionaggio… ho già parlato. Perciò passiamo al soprannaturale!

La magia
Maghi si nasce e non si diventa: alcune persone nascono con il Talento, cioè con il potenziale per usare la magia. Non tutti quelli che hanno il Talento, pur se addestrati, sapranno farci chissà che: così come si può essere molto o poco portati per la musica, a parità di addestramento non tutti i maghi sono uguali.
Alcuni, poi, nascono con un Talento insolito o limitato: doti precognitive, capacità di “fiutare” i praticanti di magia nera… negli ultimi racconti, si azzarda la possibilità che persino il protagonista abbia una minima forma di Talento, quella di saltare dei passaggi per arrivare alla verità durante un’indagine, così da portare l’investigazione nella direzione giusta per trovare le prove necessarie.
La pratica della magia, specialmente ad alti livelli, richiede una certa competenza matematica, in branche chiamate algebra simbolica e algebra soggettiva: la magia è quantificabile in modo perfetto, almeno per quanto riguarda i fenomeni di cui sono state scoperte le leggi.

La magia nera
Usare la magia per portare rovina e distruzione è possibile, ma questo rivolge la mente del mago sempre più contro se stessa, fino a spingere il praticante di magia verso l’autodistruzione.

La religione
Sembra accertata la presenza di Dio – e a differenza di quanto afferma la religione cattolica nel mondo reale, in quest’ambientazione l’uso della magia non è peccato, fino a quando non diventa nera.
Anzi: i maghi cosiddetti “patentati” hanno ricevuto l’autorizzazione a praticare l’arte da una commissione vescovile – nei paesi in cui ha più peso il cattolicesimo, mentre la questione dei paesi in cui è preminente l’ebraismo o la religione islamica non viene illustrata. A ogni modo, i praticanti che credono in queste altre religioni possono usare la magia senza commettere reato – o così sembra, in uno dei racconti.
I sacerdoti – preti e frati – devono avere il Talento, che in loro verrà addestrato in direzione della sensitività (discernere stati emotivi alterati, menzogne, pratica della magia nera) e della guarigione. Il che crea un piccolo corto circuito logico: in un racconto, si dice che il secondo figlio di un nobile, come era uso, avesse preso i voti. E se non avesse avuto il Talento?

Stile e tecnica

Come ho già scritto, lo stile con cui sono scritte le storie non è uniforme nel tempo – e ci mancherebbe altro, dato che sono scritte lungo un arco di tempo che copre quasi vent’anni!
Il problema è che, superati gli anni ’60, secondo me lo stile peggiora… ma andiamo con ordine.
Abbiamo un narratore in terza persona affetto da iperaggettivosi e spiegonite che talvolta si lega a un personaggio e si limita a raccontarci i fatti dal suo punto di vista, ma altre volte acquisisce le caratteristiche dell’onniscienza e ci racconta un po’ di tutto, con dovizia di particolari.
Ogni racconto della serie ha come minimo uno spiegone sul perché in Inghilterra comandi ancora la dinastia dei Plantageneti (cortesia del narratore onnisciente) e sono frequenti anche quelli sulla magia e sul funzionamento di un preciso fenomeno mistico – di solito per bocca di Sean O’Lochlainn, la spalla del protagonista, l’equivalente di un poliziotto della divisione scientifica.
Lo spiegone medio sui Plantageneti è troppo lungo e non ho voglia di riportarlo :P , ma eccone uno sulla magia

Secondo la legge del contagio, quando due oggetti qualsiasi sono stati in contatto l’uno con l’altro, posseggono una reciproca attrazione direttamente proporzionale al grado di intensità del contatto moltiplicato per la sua durata, e indirettamente proporzionale al tempo trascorso dal momento in cui hanno cessato di essere in contatto.

Sean O’Lochlainn, Fotoscopia

Mi raccomando, prendete appunti perché domani vi interrogo! :P
A volte, dei momenti di prosa asciutta sono intervallati da un breve paragrafo “a effetto” con lo scopo di traghettare il lettore da una sequenza all’altra. Per esempio

La porta della camera da letto era aperta. Sir Pierre attraversò la stanza e guardò dentro.

Decisamente asciutto, nevvero? Ma ora arriva il momento a effetto, il “traghetto”

Vide subito perché il conte non aveva risposto e anzi non avrebbe risposto mai più.

Sarò un rompiballe, ma questo passaggio era evitabile, per me: mi ha fatto venire in mente un personaggio di Futurama, l’unità recitativa nota come Calculon, un attore robot con problemi di overacting! Il tutto per arrivare a questo

Il conte giaceva supino, a braccia divaricate, con gli occhi sbarrati e rivolti al soffitto (…)

Almeno questa volta, si è trattato di passaggi brevi.

Prima di demolire brevemente il racconto peggiore, bisogna far notare un dettaglio: persone di classi sociali diverse parlano – giustamente – in modo diverso! Non è mai una cosa scontata, nemmeno nelle storie di scrittori esperti.

La fiala di Ipswich

Pubblicato negli anni ’70, questo racconto è la summa di tutti i peggioramenti nello stile dell’autore (poi migliora di nuovo, ma non al livello dei racconti degli anni ’60): andando oltre la proliferazione incontrollata di aggettivi non indispensabili (non ho nulla contro gli aggettivi, esistono perché se ne faccia uso, ma l’abuso è un’altra cosa) questo racconto commette almeno due peccati mortali. Il primo è questo spiegone terrificante e inutile

Il forte vento portava anche l'”odore di salmastro”, che era tipico della spiaggia ma non del mare aperto, perché provocato da creature marine ferme nei bacini di marea e nelle acque costiere basse e dal lieve puzzo di decomposizione di organismi morti o moribondi che si arenavano sulla battigia spinti dal ritmico movimento della marea e delle onde.

Maestro, la sigla di Quark, prego!

Manca solo una spiegazione del perché il fuoco bruci, e mi sa che in questo mondo, potrebbe anche essere colpa del flogisto! Mi chiedo se questo racconto abbia beneficiato di un editing da parte di una persona capace. La domanda è retorica.
Il secondo grave crimine non è nemmeno il metaforone “Evrit partì come uno struzzo con la coda in fiamme” (comunque, un metaforone discutibile di tutto rispetto!) ma risiede tutto nell’inizio della storia e nella natura dell’intrigo: chi non vuole spoiler salti pure l’intero box

SPOILER

La storia inizia con una nobildonna che, per farla breve, trova un uomo steso in spiaggia e indietreggia senza avvicinarsi, per non inquinare la presunta scena del crimine.
Peccato che nella ricostruzione di Lord Darcy, scopriamo che la donna è in realtà una Bond-girl un agente segreto polacco, che ha assassinato la vittima. Dopo aver ucciso l’uomo, ha cancellato le tracce della lotta ed è tornata indietro per avvisare le autorità di aver trovato un cadavere in spiaggia.

Per me, questa è una presa per il culo: posso anche immaginare che l’autore non avesse l’intenzione di creare dei veri gialli, ma c’è comunque differenza tra un narratore inaffidabile e… questo!
Sarebbe bastato molto poco, per evitare questo effettaccio: la nobildonna vede il cadavere in spiaggia e… stop, prossima scena, va ad avvisare le guardie!

Concludendo

Insomma, questi racconti sono belli o no? Sembrano pieni di caratteristiche “controverse”, per non dire difetti: aggettivi a pioggia, elemento mystery promesso ma presente solo come facciata, spiegoni continui e reiterati – persino inutili, a volte…

Sì, questi racconti hanno diversi difetti, ma anche molti lati positivi: l’ambientazione è affascinante – un 1960 alternativo senza automobili, quasi vittoriano, ricco di intrighi e con una magia forte ma non onnipotente, e anche piuttosto coerente, a vivacizzare la situazione.
Nei racconti scritti negli anni ’60, molti dialoghi sono gradevoli da leggere, se non addirittura ironici e un po’ brillanti; in tutti i racconti, poi, personaggi di ceti diversi parlano in modo diverso – e questo aiuta a non confondere tra loro i personaggi – apprezzabile, dato che la punteggiatura sembra inserita “a sentimento”, qualche volta.
Nel complesso, sono storie abbastanza gradevoli e ricche di idee divertenti, nonostante certi grossi difetti (e soprattutto, nonostante La fiala di Ipswich, il buco con la storia intorno!) e non mi sarebbe dispiaciuto leggerne altre; peccato che l’autore sia morto giovane, intorno ai 60 anni: gli ultimi racconti stavano presentando un intrigo potenzialmente molto importante, per l’ambientazione. ;)

Link

La pagina inglese di Wikipedia – da cui scopro che manca un racconto, e non mi riferisco alle storie scritte da un amico dell’autore, dopo la sua morte. Mumble…

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10 pensieri su “È Fantasy? È Mystery? È SF? È Lord Darcy, di Randall Garrett!

  1. Il metaforone mi ha convinto.
    Tutto il resto no. Anche se ambientazione e magia algebrica simpatica mi piacciono.
    Magari cambierò idea ed apprezzerò anche il finto mystery.
    E lo spiegone dell’odore di decomposizione forse è fuori luogo ma sicuramente non scorretto.

    1. Sto ancora facendo esperimenti XD forse, trovati dei colori che mi piacciono assieme – non belli, ma che piacciano a me – mi preparerò una manciata di codici precotti.
      Per ora, sono il Signore del Caos :D

    2. L’ambientazione ha un certo fascino e gli spiegoni, anche se sono una tecnica narrativa poco raffinata, rendono disponibili molti elementi di ambientazione a chiunque voglia scriverci fanfiction. Anche se temo l’idea delle fangirl che, siccome lord Darcy è bello e alto e snello e raffinato, finirebbero per descriverlo come qualche attore belloccio da fiction XD
      La cosa della decomposizione non nego che sia corretta, ma non ci fa nulla nella storia: in quel racconto, la decomposizione non aveva un ruolo ma anche se fosse stato il contrario, uno spiegone così sfacciato non è mai una soluzione elegante né funzionale.
      Comunque, come ciclo ha dei pregi :)

    3. È più che giusto, se non ti convince :) in termini di science fantasy, anche io ho letto di meglio – per coincidenza, storie in cui c’era una magia più potente…

    4. Oh, altroché! Uno è Heinlein (Anonima stregoni e, in misura minore, Waldo) l’altro è Poul Anderson con Operazione Caos – peccato non avere anche Operazione Luna.
      Ci sarebbero anche Sprague De Camp e Stasheff col ciclo dell’Incantatore, ma dovrei farmi restituire i libri, prima (e mi manca la chiusura del ciclo, sigh!)

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