Il Cabalista, di Amanda Prantera

“(…) Sì, sono interessato alla cabala. Davvero molto interessato. Si potrebbe dire che la cabala è la mia ragione di vita.”
Joseph Kestler, Il Cabalista

Vi va di fare un altro salto in Urania?
Devo dire che trovo questo Il Cabalista un po’ anomalo, per la collana: non è la prima volta che in Urania vengono pubblicate storie dal sapore fantascientifico contenuto, ma di solito sono almeno più intense sul lato science fantasy, mentre questo romanzo mi sa più di realismo magico… Ma non voglio fare il genre nazi, che poi sembro più antipatico di quanto sia in realtà: è solo una perplessità estemporanea.
È una storia aspra sin dalle prime battute, con un finale edificante e felice quanto quelli dei racconti di Lovecraft – ma per motivi in parte diversi – e presenta alcune scelte di stile… insolite! Ma andiamo con ordine.

Il Cabalista 101

cabalista prantera
Indovinate un po’ cos’è?
(Fonte: la solita, tragica scansione)

Joseph Kestler è un mago: per la precisione, è un praticante della cabala, una filosofia mistica di origine ebraica, i cui risvolti più magici consistono nel trasformare i nomi e le parole in numeri, tramite cui operare cambiamenti della realtà.
Joseph vive a Venezia e ha appena scoperto di avere dei problemi di salute tanto gravi, da costringerlo a mettere in ordine la propria vita al più presto, soprattutto in merito al proprio lascito cabalistico: non vuole che le sue scoperte vadano perdute o peggio ancora, che cadano in mani sbagliate, così è in cerca di persone che possano assumersi il carico di questa riscoperta sapienza. In più, c’è la questione del Ghermitore – Joseph ha dato questo soprannome a un inquietante bambino, il suo più grande nemico: questo crudele moccioso ha l’abitudine di catturare i gatti di Venezia con amo e lenza (perché lo faccia, è un sospetto a cui Joseph troverà presto conferma).
Lo studioso tenterà la strada della dimostrazione pubblica presso un uditorio scelto all’università Ca’ Foscari, ma le cose non andranno per il meglio: da quel momento in poi, la vita di Joseph precipiterà, mostrando tutta la fragilità che persino una persona potente come un vero mago può avere.

La scheda

Autrice: Amanda Prantera
Titolo originale: The Cabalist (1985)
Traduzione: Maura Arduini
Editore originale: Vivat Trustees Ltd.
Edizione italiana: Mondadori Libri Spa (Urania, 2016)

Stile e tecnica

All’inizio, lo stile dell’autrice sembra abbastanza “normale”: dialoghi credibili, aggettivi entro il livello di guardia, poche perplessità – se non di tipo logico

Il medico, dal canto suo, non poteva dirgli apertamente la natura della malattia, ma neanche lasciarlo andare senza averlo prima avvertito, pur con le dovute perifrasi.

Come dire? È esattamente il lavoro del medico: quando conosce la natura della malattia che affligge un paziente – e quel paziente è un uomo adulto e in possesso della sua lucidità – deve dirgli quale malattia lo stia uccidendo!
Ma lasciamo da parte questo corto-circuito logico e andiamo avanti.
Come detto, lo stile è abbastanza sobrio, fino a quando l’autrice compie una brusca scelta di stile: il suo narratore impersonale, legato al protagonista, rompe la quarta parete e si rivolge direttamente ai lettori, a volte per un intero capitolo e arrivando persino ad anticipare la soluzione di certi snodi della storia prima che avvengano!
Un esempio:

Tuttavia, non solo dobbiamo rimanere abbarbicati a Joseph, e affrontare la noia di un altro capitolo almeno in cui l’eroe sia inerte e orizzontale, ma dobbiamo come preannunciato spostarci più vicino per osservare dalla giusta angolazione un fatto piuttosto interessante che il nostro protagonista ha scoperto mentre se ne sta confinato a letto, oltre a un certo numero di fatti interessanti che gli sono balzati agli occhi durante l’ultimo breve periodo di mobilità che è seguito.

Trovo questa scelta strana e non del tutto funzionale: chiariamoci, non sono passaggi pesanti (per quanto lunghi, a volte) ma per mio gusto trovo che questo narratore che rompe la quarta parete non funzioni bene quanto quello che ‘sta benedetta parete la lascia in pace!
Questa scelta è poi particolarmente fastidiosa quando preannuncia lo scioglimento di una tensione nel futuro prossimo…
Non sarebbe nemmeno da dire, è scontato, ma questo narratore invadente fa anche diversi spiegoni sul protagonista e sul suo stato d’animo.

Joseph Kestler

Il protagonista è una persona dotata di una certa intelligenza e fibra morale, è fondamentalmente una brava persona che ha però delle rigidità mentali (come il non credere che esista Il Male™) e a causa di ciò, commetterà diversi errori e leggerezze. Non si tratta mai di stupidità, quanto piuttosto di ingenuità e di incostante capacità di lettura delle situazioni, che nel corso della storia lo condurranno in situazioni non piacevoli.
L’abbandono di queste rigidità avverrà troppo tardi perché ne possa trarre giovamento, ma abbastanza presto da poter scoprire – e farci scoprire – certe verità di questa storia: qualcosa sul Male, sul Ghermitore, sulle persone che lo circondano, soprattutto sul perché proprio lui. Alla fine della storia, non sapremo tutto, ma sapremo molto.
E ogni tanto lo sapremo prima di lui, visto che il narratore ci regalerà delle anticipazioni dirette. :P

Il Ghermitore

L’arci-nemico di Joseph è un bambino, forse sugli undici anni. Un bambino crudele, che cattura i gatti randagi e ne usa una parte per dare disturbo a Joseph, mentre questi escogita un modo per mettere il proprio lascito al sicuro da oblio e malintenzionati.
È un bambino sfuggente, che nessuno sembra mai vedere nel modo in cui lo vede Joseph.
L’idea di un mago con poteri reali che abbia un moccioso stronzo e bastardo come nemico può far sorridere: un po’ di matematica, qualche parola ugaritica e via, dovrebbe essere risolto!
Non che Joseph non ci abbia pensato, ma è un “buono” e vuole trovare un modo pulito per risolvere il problema. In più, il bambino è una vera bestia e non ha nessuno degli scrupoli di Joseph – il che renderà la sfida impari.
A ogni modo, questo bambino del tipo “l’innocenza del diavolo” si rivelerà una sorpresa, in parte avvicinandosi alle forze di contro-iniziazione tipiche di certe storie di Gustav Meyrink: il paragone non è da prendersi alla lettera, in quanto il finale aperto non chiarisce i reali scopi di questa forza del male.

La cabala di Joseph Kestler

albero della vita
A scopo indicativo, l’Albero della vita nella kabbalah , offerto da Wikipedia

Guidato dalle sue idee sulla morale, Joseph – da sempre credente nella magia – ha passato gran parte della propria vita a studiare i maestri del passato, come Agrippa, Ficino e Pico.
Fino a quando giunge a una soluzione. Secondo Joseph, la cabala del Rinascimento non era funzionale perché si basava sull’ebraico, mentre si doveva andare a cercare una lingua ancora più antica: l’ugaritico, la prima lingua usata da Adam Kadmon (non quello dei gombloddih!1!) per dare i nomi alle cose.
Sembra funzionare, peccato che molte parole in ugaritico non esistano o non siano state tramandate, limitando la gamma di applicazioni della volontà di potenza di Joseph…

Concludendo

Il Cabalista è una storia bella, ma triste, in cui fino a un certo punto non siamo mai consapevoli della verità e validità della magia: per tutto il libro, c’è abbastanza spazio di manovra da poter ritenere che questa magia stia tutta nella testa e nelle percezioni del protagonista, fino a quando… beh, a ciascuno la propria opinione, ma posso dire che il finale ha un leggero effetto sorpresa e che qualche indizio sulla verità o meno riguardo la magia ci viene servito ben prima della fine! :P
Alcune scelte di stile dell’autrice sono per me strane e non del tutto funzionali, ma il libro si legge comunque in fretta e non solo perché è breve. Averci poi trovato quei leggeri punti di contatto con una tematica molto amata da Meyrink – che si tratti di un mio trip mentale o meno – è una cosa che mi ha fatto piacere.
Una mia perplessità sta nel vedere quest’opera nella collana Urania: per me, questa non è fantascienza nemmeno come estetica, figurarsi come tematica!
Resta comunque una storia interessante, veloce da leggere e dotata di una certa profondità, con un protagonista non stereotipato (secondo me è anche troppo sfortunato!) e ben costruito.
Chissà se in casa Urania procederanno ad altri recuperi dei lavori della Prantera…

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3 pensieri su “Il Cabalista, di Amanda Prantera

  1. Mi incuriosisce la tematica cosí come la esponi tu, con maghi, bambini giustamente cattivi, sorprese e non lieti fine, ma mi fa dubitare lo stile. Il cambio di stile per la precisione. Non sono sicuro di essere pronto a leggere un libro con uno stile mischiato…

    1. Non piace molto nemmeno a me, il risultato di quella scelta, ma a seconda dei gusti può andare giù liscio, nonostante tutto. Chissà perché avrà fatto così – i capitoli col narratore poco invadente sembrano abbastanza moderni, poi non si sa perché, inizia a imboccarti con forza… mah!
      Se un giorno ti dovessi sentire più coraggioso, ricordati che esiste (per sapere se sia di tuo gusto, puoi solo provarlo; immagino che ne esista una scansione su google books, in tal caso prova a leggere i primi due capitoli, dato che il secondo ha il narratore invadente) ;)
      Non è particolarmente adrenalinico ed è quasi letterario, più che di genere.

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