Ecco il mio racconto: il prologo di Immersione

Minaccio da diversi mesi di infliggere un mio racconto al mondo: l’ora è arrivata, finalmente!
Ormai sono a un punto in cui le revisioni non fanno altro che spostare le parole da una parte all’altra, senza davvero modificare il testo: spero che sia almeno dignitoso. Cari i miei lettori immaginari, che nessuno si faccia scrupoli a dirmi cosa non vada, eh! ;^)
A meno che non faccia schifo al punto tale da procurarmi minacce di morte e insulti, il mio piccolo mostro apparirà su questa voliera un capitolo alla settimana, per circa quindici settimane.
Si va?

Immersione

Prologo

Cammino sul fondo del mare, circondata da pesci con la mascella sporgente e i denti aguzzi, e da granchi che sembrano ragni, grossi quanto la mia testa e sospesi sul fondale grazie a zampe lunghe quasi un metro.
Ma quelli che mi fanno davvero schifo, sono i serpenti marini: potrebbero ingoiare il mio pugno tutto intero e sono lunghi quanto un carro funebre. Sono così neri e lucidi, le loro zebrature gialle sembrano urlarmi contro “non mangiarmi, sono velenoso!”, mentre mi schivano all’ultimo momento. Chissà come faranno a respirare sott’acqua, questi serpenti…
Alcuni pesci dagli occhi bianchi mi nuotano attorno, evitandomi come se mi vedessero, quindi si innalzano sopra di me: sorvolano in banchi la città sommersa, tra un palazzo e l’altro, mentre una balena li insegue e spalanca la bocca, per divorarli tutti assieme.

La città è circondata da mura alte, ma sgretolate in più punti; oltre, c’è una distesa di piccoli edifici che circondano qualche palazzo più alto, ma mai imponente quanto la torre al centro della città: sembra una colonna – da qui, non riesco a capire quanto sia larga ed è più alta di un palazzo di dieci piani. È stretta da un serpente enorme: sembra un drago cinese addormentato ed è così grande che riesco a vederlo anche da qui, mentre apre gli occhi con lentezza, allarga le sue spire e si stacca dalla torre, nuotandole attorno come un filo che venga srotolato da un rocchetto.
Di colpo, smette di girare intorno all’edificio per lanciarsi verso la mia direzione e in pochi istanti è fuori dalle mura della città: continuando così, sarà su di me in meno di un minuto!

Scappo?
No, sarebbe pericoloso e pure inutile, farei una figuraccia di fronte ad Ali!
Il serpente è ormai a un niente da me e spalanca la bocca: ha zanne lunghe due metri! Che diavolo ci dovrà mordere?
Se ripenso al modo banale in cui è iniziata questa giornata…

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16 pensieri su “Ecco il mio racconto: il prologo di Immersione

    1. Credo di averla levata nel tentativo di ridurre il numero di biscotti generati dal blog – sono al livello “superstizione tecnomantica” perché non ci capisco nulla :P
      In compenso, credo che sia possibile farlo dal…


      Lettore!
      O_O

    2. Il reblog dell’articolo sui 140 caratteri l’ho dovuto fare dal lettore, non trovavo il tasto del reblog – magari è a causa del modo in cui ho settato il mio, vallo a sapere :P
      Il che mi fa pensare al libro che sto leggendo, Rapporto sulle atrocità, con l’informatica applicata all’evocazione di Grandi Antichi XD

    1. Sono contento che tu abbia gradito questo assaggio, ora spero che anche i capitoli successivi rendano bene :)
      La storia ha un leggero elemento di stranezza, ma spero che la trama risulti coerente, alla fine e anche in mezzo, và! :D

  1. Pingback: Ci si arrangia come si può | Discussioni concentriche

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