Immersione, capitolo 1

Riassunto della puntata precedente

Una persona si trova in fondo al mare, intenta a osservare una città e la fauna che la infesta, quando dal centro della città, da una colonna, si stacca un “drago” marino che si lancia verso di lei! Anziché fuggire, preferisce darsi ai ricordi…

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– Te lo assicuro, ha detto davvero “Ma io pensavo che era gratis, tipo free, per tre mesi!” e io lì a spiegargli per cinque minuti che non era così, che aveva letto male l’informativa. Mai l’avessi fatto: mi ha accusato di avergli dato dell’analfabeta!
– Come minimo, è un analfabeta funzionale! – mi risponde Marcello, ridendo. – Ti giuro, Ele: non vorrei mai fare il tuo lavoro: Parlare con ‘sti tecno-lesi per tutto il giorno…
– Grazie al cielo è solo un part–time, o nemmeno mi alzerei dal letto, per quella mancia che chiamano stipendio!
– Idem. Va be’, devo svoltare. Ci pigliamo un altro caffè, uno di questi giorni?
– Volentieri. – rispondo – Magari dopo il diciannove: quel giorno ho l’esame. Sempre che non facciano altri scherzi con l’appello di questo mese, l’hanno rinviato già due volte!

Ci scambiamo due baci sulla guancia e Marcello gira a destra, mentre io tiro dritto. Dopo cinque ore passate a risolvere i non–problemi di gente che non sa nemmeno accenderlo, un computer, quattro passi all’aria aperta ci vogliono. Anche se oggi fa un po’ freddo.
Ed eccola lì, giù per la collina, la Cittadella delle Scienze di Corsate: il mio eco-mostro di design preferito – squadrata, anonima e tutta di vetro a specchi. L’assenza assoluta di bellezza e sentimento!
Era emozionante, un tempo, ma dopo tre anni di insegnanti incompetenti o pazzi, esami andati a puttane per cavolate e vagonate di soldi spesi, la magia di questo posto svanisce come la neve al sole.

In fondo alla discesa, a cinque metri dall’ingresso, un uomo ride, e urla: – Ma vai a cagare!
Ci saranno almeno venti persone, all’ingresso, ma punterei tutto sul tipo pompato e con la testa rasata, che tutti guardano: ride con i pugni poggiati sui fianchi, di fronte a un altro tizio – anche lui alto, però grasso – spiaggiato per terra. Credo che il palestrato abbia spinto il ciccione, facendolo cadere: eccolo, l’asilo per bambini speciali di Corsate!
Il tizio a terra si sarà fatto male? Mi avvicino, ma a due metri da lui, mentre si rialza da solo, noto il cartellino sul maglione: il disegno di una croce conficcata dentro un aggeggio incomprensibile, un abominio di tubi e ingranaggi privo di logica. È il logo di “Croce per la purezza dell’anima”, quegli pseudo–cattolici che rifiutano le macchine, anche se hanno un sito web.

Coerenza, saltami addosso!

Ma che vogliono, in una facoltà scientifica? Peccatori da redimere perché hanno la luce in casa dopo il tramonto?
Prima che uno di quei luddisti attacchi briga anche con me, sfoggio il mio amuleto protettivo: uno smartphone – tutto ciò che è più complesso di una ruota e sta nelle mani di una donna, la qualifica come una strega irredimibile ai loro occhi.
Almeno credo.
Entro nell’edificio con lo sguardo piantato sul furbofono: già che ci siamo, vediamo un po’ con chi mi devo… Alistair Blackwood!
Dev’essere uno studente straniero, tipo un Erasmus. Oppure ragiono per stereotipi! Ma c’è solo un modo, per avere la risposta al mio dubbio: chiamarlo.

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