Immersione, capitolo 2

Riassunto della puntata precedente

Una giovane donna, di nome Eleonora, è reduce da un turno di lavoro in un call center. Le sue fatiche non sono finite: si dirige verso l’Università in cui studia: la Cittadella delle scienze di Corsate (un luogo fittizio in Italia). Deve incontrarsi con qualcuno, ma chi mai sarà?
Intanto, lo contatta al cellulare.

2

Dopo tre squilli, risponde un uomo: – Pronto?
Ha un timbro basso e un tono deciso.
– Alistair Blackwood? Sono Eleonora Giovenali, abbiamo fissato un appuntamento per oggi.
– Oh sì, Eleonora! – il suo tono si alleggerisce – Sono alla Cittadella: anche tu? Bene, – non mi fa nemmeno rispondere – ci vediamo tra cinque minuti all’aula 4 del primo piano, dovrebbe essere vuota.
– Ok, a tra poco – faccio appena in tempo a rispondere, che lui già chiude. Quanta fretta!
Comunque, a parte un po’ di accento, parla bene in italiano: sicuramente meglio di come io parli l’inglese.

A pensarci, non c’è nessuna aula 4, al primo piano. Che intendesse il piano terra?
Evito le scale e prendo il corridoio a sinistra: aula 4, porta aperta e locale vuoto, arredi a parte.
Entro e mi appoggio a un banco. Neanche il tempo di iniziare una partita di “menare ignorante” a Jewish Ninja Freemason, che qualcuno si affaccia all’aula. Quello più alto lo riconosco: credo che sia africano e l’ho già visto alla piscina convenzionata Neumann.
L’altro… Niente, mai visto: è un po’ più basso, ma non di tanto.
– Io sono arrivato, Giovanni, ci vediamo dopo? – la voce del presunto africano sembrerebbe di quell’Alistair.
– Sì, ti chiamo io più tardi. – risponde l’altro, poi si gira verso di me, alza la mano e: – Salve! – poi va via, senza nemmeno aspettare che io risponda.
Hanno così tanto in comune, questi due…

Lo spilungone entra nell’aula: è alto, supera di sicuro il metro e novanta.
Non è magro, ma è snello. È… un tipo. Non il mio, magari, ma ha un suo perché: lineamenti decisi, ha il viso un po’ lungo e ben rasato, labbra carnose, capelli mossi ma non ricci, naso aquilino e stretto. Non è la classica fighetta, ma sembra un po’ un precisino: quel completo nero con la cravatta, il gilet grigio chiaro, la valigetta nella mano destra… ha qualcosa del medico o del becchino.
Comunque, visto che ci è uscita una volta, dev’essere più il tipo di Laura – come chiunque respiri! – ma quando le ho chiesto come fosse andata, ha sgranato gli occhi e ha cambiato discorso.
Forse è scarso a letto. Oppure gli piacciono le cose strane…

Squadrandolo, mi accorgo che anche lui fa lo stesso con me, mentre si avvicina: mi studia dall’alto al basso e da destra a sinistra, come se leggesse un libro al contrario.
Stranamente non si ferma sulle mie tette, ma si fissa sul braccio sinistro.
Feticista! Incrocio le braccia e sorrido.
– Oh, salve. Sono Alistair Blackwood – si scuote dalla contemplazione del mio perfetto gomito da modella e passa la valigetta dalla destra alla sinistra, quindi mi porge la mano.
Ovviamente gliela stringo: la sua è freddina, ma ha una stretta forte. Meglio così, detesto tenere un pesce morto in mano!
– Io sono Eleonora. Eleonora Giovenali.
– Scusa, ma anche tu frequenti la Neumann? – mi chiede.
– Sì. – gli sorrido – Mi pareva, di averti già visto.
– Bene, bene. Bene… – adagia la valigia su un banco – Veniamo al sodo: vuoi fondare una software house e stai cercando persone con cui farlo. La cosa mi interessa, ma prima vediamo se ci possiamo aiutare a vicenda. Che tipo di competenze ti servono?
– Ho già trovato due persone brave con la grafica e una programmatrice. Io stessa me la cavo bene con una decina di linguaggi.
– Anche io domino diversi linguaggi. – risponde. Domino? Che esagerato! Va be’, avrà pensato “Even I master” etc. e poi tradotto male.
– Comunque, – riprende – preferisco dedicarmi alla grafica e ai suoni. Specialmente, mi piace lavorare sulla musica ambientale. Ti passo il mio curriculum vitae, così facciamo prima?

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7 pensieri su “Immersione, capitolo 2

  1. Premetto che la scelta dei nomi non mi dispiace e quindi quello che dico è un complimento, ma sento il dovere di fare la premessa perché per qualcuno non potrebbe esserlo.
    La commistioni di nomi italiani e nomi stranieri mi fa venire in mente i films di Dario Argento, a prima lettura.
    In particolare Alistair Blackwood mi piace come nome.
    Inutile dire che “Jewish Ninja Freemason” è un grandissimo gioco!

    1. Dario Argento, prima del Cartolaio e della Terza Madre, aveva un suo perché: sempre imperfetto e ruvido, ma ricco di suggestioni! E son contento che apprezzi i nomi :)
      Jewish Ninja Freemason viene da un aneddoto che racconterò negli specialoni alla fine del racconto! ;) Tra l’altro, spiegherò anche il perché dei nomi scelti.

    2. Allora ci conto!
      Io non ho avuto il coraggio di vedere la Terza Madre, volevo serbarmi i ricordi di Suspiria ed Inferno, ma prima o poi rimedierò!

    3. Per quel giorno, raccatta amici cazzoni: anche se è un film involontariamente comico, visto da solo può essere stremante. Mi raccomando: battuta libera!

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