Giungla di cemento, di Charles Stross

“Se questo è quello che hanno organizzato per il primo approccio, prendiamo atto che la merda è già all’altezza del ventilatore…”
Andy in Giungla di cemento

rapporto sulle atrocità.Ed eccoci finalmente a Giungla di cemento, il racconto di Stross in cui proseguono le avventure di Bob Howard, già protagonista di Rapporto sulle atrocità.
Essendo questo il secondo racconto di una serie, il confronto col predecessore è spontaneo, ma Giungla di cemento non ne esce benissimo: non perché sia brutto, ma perché nel finale “l’ha sparata meno grossa”.
Non è che i pericoli in agguato per il protagonista e per il mondo siano meno gravi, ma qui manca la prospettiva cosmica che nell’altro racconto dà l’idea che Stross sia come un Lovecraft più allegro e fracassone – resta comunque un autore allegro e fracassone, sia chiaro, e pure capace di scrivere bene e in modo vivace, ma decisamente meno lovecraftiano! Anche al netto degli spiegoni.

Integrazione alla scheda

Per informazioni sull’intero libro, rimando alla non-recensione del primo racconto. Per il resto, Giungla di cemento è stato tradotto da Chiara Codecà.

La vicenda

La storia si apre con un Bob bollito dalla sbornia, che viene messo di fronte a una delle croci dell’essere un agente segreto: un codice blu, ovvero un’operazione sul campo di urgenza assoluta, a qualsiasi ora e in barba alle normative che regolano la reperibilità dei dipendenti!
Sentendo “codice blu”, Bob smaltisce la sbornia in un attimo e va dove deve, con una dotazione di gadget che James Bond se la sogna – visto che nelle storie su 007 non esiste la magia (almeno credo, ho visto solo qualche suo film).
Ad aiutarlo a orientarsi, un dossier segretissimo classificato Game Andes Redshift: il rapporto di alcuni episodi a distanza di decenni su un fenomeno chiamato gorgonismo, cioè la capacità di pietrificare la materia organica con lo sguardo, trasformando gli atomi di carbonio in silicio – le radiazioni generate dalla reazione nucleare sono un bonus.
Ma chi è la gorgone (essere umano) o il basilisco (animale)? Ed è il solo pericolo incombente su Bob e sulla Lavanderia?

Nel complesso

Oltre ai vari dossier che spezzettano l’azione della storia, coadiuvati dagli spiegoni a tema esoterico, chimico, politico e procedurale, c’è un altro motivo per cui Giungla di cemento funzioni meno bene rispetto a Rapporto sulle atrocità (pur restando una lettura piacevole e matta il giusto): l’uso stra-libero e rapido che si fa della magia, in una manciata di occasioni.
Ci sono un paio di situazioni in cui vengono lanciate delle maledizioni con la declamazione di semplici formulette, a livello di

Per l’abiura di Dee e del nome di Claude Dansey io qui esercito la subsezione D, paragrafo sedici, clausola dodici e ti vincolo al servizio da adesso e per sempre.

laddove nell’altro racconto, la magia era più una questione di rituali con una preparazione lunga, magari anche con un sacrificio preferibilmente umano, oppure legata alla preparazione e all’uso di raffinati talismani come la mano di gloria.
Nelle storie giuste, non mi dispiace la magia affidabile e pratica da usare – specialmente in una forma così burocratica, trovo che dia un tono ironico alla situazione – ma ho trovato che tale scelta mancasse di fascino, in quest’ambientazione.

Come crescono in fretta!

Una cosa che si nota è il diverso comportamento di Bob di fronte alle difficoltà e ai pericoli: pur restando un improvvisatore nato, sembra più aderente alle procedure e più consapevole dei pericoli dati dall’uscire dal tracciato, per non dire che appare più conscio delle proprie responsabilità.
Di certo, gli eventi di Rapporto sulle atrocità l’hanno fatto crescere, pur senza fargli perdere l’aria del simpatico cazzone dalla battuta pronta.
Forse è anche per questo, che Giungla di cemento è meno brillante: Bob è più affidabile di quanto mi sarei aspettato, in più mancano i suoi siparietti con Pinky e Brains, i suoi geniali coinquilini impegnati in esperimenti folli.

Il finale (senza spoiler)

In Rapporto sulle atrocità, il finale è cosmico e con una conclusione col botto adatta per una storia di esoterrorismo: in situazioni simili, è sicuramente molto difficile alzare ulteriormente la posta. E infatti Stross ha scelto per Giungla di cemento una situazione più prosaica, inserendo dietro le quinte una cospirazione più politica che legata alla follia pura – pur restando simile la motivazione di fondo dei cattivi, cioè la ricerca del potere.

La postfazione

Chiude il libro una postfazione dell’autore, in cui si parla delle fonti di ispirazione del ciclo della Lavanderia, dei romanzi di spionaggio di Len Deighton e della sua somiglianza con le storie dell’orrore anche in assenza di elementi soprannaturali e degli hacker come novelli trickster. En passant, la riscoperta del gioco di ruolo da parte di Stross, grazie a Delta Green – e chissà se il nostro Stross avrà ripreso a giocare…

Concludendo

Giungla di cemento è un racconto carino e divertente, una storia di esoterrorismo e cospirazioni eccentrica e divertente, come ci si aspetta che sia una buona storia di science fiction. Perde un po’ nell’essere confrontato col primo racconto del ciclo, Rapporto sulle atrocità, più vivace e dalla prospettiva cosmica estrema, mentre qui abbiamo un intrigo più terreno, anche se condotto con mezzi non convenzionali.
In più, la repentina crescita di Bob, la magia “pronta all’uso, basta agitare” e i diversi inserti di dossier su eventi del passato dell’ambientazione, rendono la storia e la narrazione un po’ meno fresche rispetto al racconto precedente.
Fortunatamente, qualità inferiore non significa bassa qualità: è sempre il ciclo della Lavanderia di Charles Stross e spero di poter leggere altri suoi lavoro in futuro. :D

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5 pensieri su “Giungla di cemento, di Charles Stross

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