Mi rinfresco la memoria: Parasite Eve, il videogioco per Playstation

È da tempo, che penso di rimettere mano a questa… chiamiamola rubrica, perché no!
Finora ho parlato solo del bel videogame dedicato a Koudelka, nel formato dei ricordi sepolti: oggi torno in ambito “prima Playstation” per parlare di un gioco molto bello, pressoché leggendario… e mai arrivato in Europa, per quel che ne so!
:°°(
Sto per rivangare i miei ricordi su Parasite Eve. Ma prima, ecco le linee guida di questa “rubrica”.

Ricordi sepolti AKA Mi rinfresco la memoria

Questo spazio è ispirato a una rubrica del sito I 400 calci, chiamata La memoria del pesce rosso: lì, un membro dello staff scrive di un film che non ha visto da un po’, senza cercare informazioni da nessuna parte e facendo considerazioni spiritose .
Io non sono spiritoso – non quando scrivo – perciò mi limiterò a riesumare i miei ricordi di una storia su cui, per qualche motivo, non posso mettere le mani: mi fu prestato il libro, il gioco o il fumetto; ne posseggo una copia, ma è stivata in una scatola dietro un’altra scatola etc.
Poiché la mia memoria fa schifo, per certe cose – nomi di persona, date etc. – non comporrò La scheda dedicata alla storia. Mi limiterò a cercare un’immagine a corredo del post, probabilmente una copertina.

Ispirato all’omonima novella di Hideaki Sena (di cui abbiamo già visto il manga) Parasite Eve è un rpg pubblicato il secolo scorso dall’allora Squaresoft, oggi Square Enix, con una leggera componente action e una cornice horror – body horror, per la precisione – che ha per protagonista una bella poliziotta dotata di poteri speciali, alle prese con abomini che minacciano la città di New York.

Parasite Eve 101

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Fonte: questo blog

È la vigilia di Natale, ma non chiedetemi l’anno, e Aya Brea, poliziotta in libera uscita, si trova a teatro con il suo fidanzato (?) per assistere alla messa in scena di un’opera lirica. Nella parte della protagonista, c’è una cantante che forse si chiama Melissa e forse no: quando la donna vede Aya tra gli spettatori, sembra riconoscerla per qualche motivo e durante una sua strofa, le persone in sala iniziano a prendere fuoco.
Si scatena il panico e Aya sente la sua temperatura aumentare, per poi tornare normale in pochi istanti: da quel momento, la poliziotta inizia a manifestare dei poteri insoliti, che usa per dare la caccia alla cantante e ai mostri sempre più forti che la nemica libera in giro per la città, mettendo New York a ferro e fuoco per sei lunghi giorni… da Natale alla vigilia di Capodanno!

Genere

Parasite Eve è un RPG con una blanda componente action: durante i combattimenti, Aya può spostarsi liberamente per il campo di battaglia, ma prima di poter agire deve aspettare che si riempia una barra del tipo ATB. Un curioso ibrido di meccaniche che, per fortuna, funziona.
L’atmosfera non è ricca di tensione – Aya, pur non essendo onnipotente, non è neppure debole e possiede un sacco di poteri, ottenuti con l’aumentare del suo livello – ma la buona colonna sonora, assieme al design stravagante dei mostri, contribuisce a virare la storia verso il genere horror, almeno dal punto di vista estetico.

Le risorse di Aya

Aya è una poliziotta e in quanto tale, sa come si usano diversi tipi di armi da fuoco e come si indossi un buon giubbotto protettivo. Non ha a disposizione un inventario capiente come quelli in stile “ci sta tutto” di molti Final Fantasy, ma può aumentarne la capienza al passaggio di livello – spendendo un punto che sarebbe meglio destinare alle sue caratteristiche personali come l’attacco, la salute, la velocità o i Mitochondria Points, cioè i punti che spende per attivare i propri poteri. Imho.
I poteri sono l’asso nella manica di Aya, dato che le permettono di curarsi, danneggiare il nemico, proteggersi e persino trasformarsi in una sorta di essere angelico che, quando ti prende a pizze in faccia, ti spedisce all’inferno. Se non sei un boss…
Come anticipato, per usare i poteri bisogna spendere i propri MP, in quantità variabile: per esempio, Liberate AKA la forma angelica prima citata, consuma l’intera carica di punti!
Gli MP spesi vengono ricaricati nel corso dello scontro, col passare del tempo, ma più se ne spendono, più la ricarica diventa lenta. Ovviamente, esistono anche pozioni che permettono di ricaricare gli MP più in fretta, così come di recuperare salute, liberarsi di effetti velenosi etc.

Le trading card
Aya ha un collega particolare, giù alla centrale: è un collezionista di trading card! Quando Aya gliene porta una, lui si offre di modificare un’arma o un’armatura a sua scelta, sacrificando un’altra arma o armatura.
In questo modo, Aya può far spostare dei punteggi di attacco o difesa da un oggetto a un altro, oppure può spostare una caratteristica speciale, sempre da un oggetto all’altro – per esempio, la caratteristica Auto potion fa sì che Aya usi una pozione curativa senza consumare un’azione: l’armatura con Auto Potion spenderebbe l’oggetto per lei al posto suo, appena la sua salute dovesse scendere troppo!

Mostri e mitocondri

Parasite Eve, senza mitocondri, non sarebbe Parasite Eve. Anche questa volta, dei trapianti di reni sono alla base dell’intrigo: se non erro, Aya ha i suoi poteri mitocondriali proprio perché ha ricevuto un rene speciale e la cantante, attuale incarnazione di Mitochondria Eve, ha quasi lo stesso piano già visto nel manga (e suppongo, anche nel racconto originale).
Solo che questa volta, non commette un certo errore…
Nel corso del gioco, ci sono un paio di spiegoni a riguardo, ma sono contenuti.
Durante la storia, Melissa (diamo per scontato che fosse questo, il nome della cantante) diventerà vistosamente meno umana e spingerà altre creature – ratti, cani, orsi etc. – a fare lo stesso, dominando i loro mitocondri per distorcerne la forma e concedere loro dei poteri, al fine di renderli validi avversari per Aya.

Respawn
Un fatto curioso: gli scontri sono casuali come nei classici jrpg, cioè si va a zonzo per la città e all’improvviso si manifesta uno scontro. “E cosa c’è di speciale, caro mio?” dirà qualcuno: c’è che a furia di macellare mostri in una zona, questi sembrano finire all’interno di quel luogo – mi è capitato di girare anche per cinque o più minuti senza incontrare un solo nemico, dopo aver passato del tempo a ridurli in polvere nella stessa area.
Forse è una scelta di verosimiglianza, ma questo implica che ci potrebbe essere un limite all’aumento del livello di Aya. Un limite che non dipende dalla tolleranza al grind da parte del giocatore.

Finale, senza spoiler

Il gioco ha due finali: il primo non è il vero finale, mentre il secondo può essere ottenuto solo dalla seconda partita in poi, andando a esplorare un edificio famoso di New York, il Chrysler Building. Il finale del Chrysler Building è quello canon per la storia della saga.
Una scelta strana, quella di rendere disponibile il vero finale solo a partire dalla seconda partita…
Alla fine del gioco, il giocatore potrà dare un nome a un’arma e un’armatura: riiniziando il gioco daccapo, Aya partirà con i due oggetti battezzati. Salvando prima la partita, è ovvio!

Concludendo

Parasite Eve è un buon gioco che, ai suoi tempi, fu percepito come sperimentale: pubblicato da Squaresoft, si distanziava tantissimo da Final Fantasy VII – che l’ha preceduto – ricordando alla lontana il futuro Final Fantasy VIII per la grafica mostrata durante la partita. Filmati a parte.
La leggera componente action, l’ambientazione moderna e non fantasy, le sfumature body horror e l’avere una protagonista unica anziché un party davano l’idea di qualcosa di nuovo e originale, per un’opera della Squaresoft famosa soprattutto per i jrpg.
La storia è impostata per essere un seguito della novella di Hideaki Sena, anche grazie ad alcuni richiami alla vicenda del racconto.
Purtroppo, non è mai giunto in Europa – per quel che ne so – diventando disponibile solo tramite importazione parallela od ordinazioni private.
Spero che la Square Enix ponga rimedio a questa situazione, mi piacerebbe poterci rigiocare. :)

Link

La sequenza introduttiva di Parasite Eve, con il brano-simbolo della serie in sottofondo

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