La Biblioteca delle anime, di Ransom Riggs: si chiude il ciclo dedicato ai bambini speciali

“Nel corso della nostra vita, individuiamo molto presto i talenti di cui disponiamo e ci concentriamo su quelli a scapito degli altri. Non è che non esistano altre possibilità; è che non le coltiviamo.”
Mother Dust, in La Biblioteca delle anime

Eccoci al terzo libro dedicato ai bambini Speciali di miss Peregrine: qui si conclude il nostro viaggio nel mondo di Ransom Riggs, fatto di persone con poteri insoliti e fotografie d’epoca bizzarre.
Ne è valsa la pena? Per me sì, ma non posso negare di aver notato dei cali di qualità, nel corso della saga…

La Biblioteca delle anime 101

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Fonte: scansione

La storia si apre dove si è chiuso il libro precedente: gli Spettri hanno in mano quasi tutti i bambini e ragazzi di miss Peregrine, con l’eccezione di Jacob ed Emma che, accompagnati da Addison (un cane parlante e petulante) riescono a sfuggire alla cattura grazie alle capacità del protagonista.
Un lungo inseguimento nella metropolitana di Londra, nel presente, porta il gruppo a un anello temporale molto particolare: il decadente Devil’s Acre, un anello vittoriano dove ogni genere di traffico è permesso e in cui i nostri protagonisti avranno modo di conoscere il lato più oscuro del mondo Speciale.
In quel luogo, per l’ultima volta, una leggenda mostrerà di avere più solidità del previsto: in un Racconto degli Speciali, censurato tempo prima dal Concilio delle ymbrine, è raccontata la storia di Abaton, la Biblioteca delle anime… e proprio questo racconto rivelerà le oscure mire degli Spettri.

La scheda

Autore: Ransom Riggs
Traduzione: Barbara Bonadeo
Titolo originale: Library of Souls The Third Novel of Miss Peregrine’s Peculiar Children
Editore originale: Quirk Books (2015)
Edizione italiana: Rizzoli Libri S.p.A. (2016)
Prezzo: 18,00 €

Stile e tecnica

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Levata la sovraccoperta, ecco una piccola sorpresa: le firme di molti dei protagonisti della saga!
(Fonte: scansione)

Siamo dalle parti degli altri due libri: Jacob è il narratore della storia, usa i verbi al passato e filtra con i suoi ragionamenti tutto ciò che accade, così da poter cogliere di sorpresa il lettore – che dovrebbe accorgersi di ciò che realmente accade solo quando anche Jacob lo scopre.
Alcune situazioni un po’ cliché o comunque già viste, fanno sì che il lettore, invece, si accorga prima di Jacob di ciò che sta per succedere…
In questo terzo libro, anche in risposta ad alcuni eventi occorsi nel precedente, il protagonista si fa più riflessivo e malinconico: come risultato, i suoi pensieri diventano un po’ troppo poetici e altisonanti, per sembrare anche spontanei.
Adolescenti!

Ci sono altri dettagli che stonano: per esempio, c’è un personaggio chiamato Sharon, un inquietante barcaiolo coperto di stracci. La prima volta viene descritto da Jacob come altro due metri e quaranta, su per giù. Poi passa a due metri e dieci circa. Infine, scende sotto i due metri, restando al di sopra del metro e ottanta centimetri.
Forse l’autore non ha preso appunti mentre decideva cosa sarebbe successo, forse l’editor non ci ha badato, forse la traduttrice ha fatto pasticci nel passare dai piedi ai centimetri. Comunque sia, questo Sharon non ha il potere Speciale di cambiare la propria altezza!

Evoluzione dell’ambientazione

Uno dei lati positivi della saga di miss Peregrine (che detta così, pare che la protagonista sia lei, quando invece non è quasi mai in scena) è che l’ambientazione non viene presentata tutta assieme a suon di spiegoni: chiariamoci, gli spiegoni ci sono, ma non sono concentrati nello stesso punto e sono comunque filtrati dal punto di vista di Jacob, ancora una volta il narratore e vero protagonista della storia; in questo modo, le spiegazioni appaiono parte della storia, piuttosto che delle fastidiose lezioncine impartite dall’autore.

Buona parte del terzo libro vede la sua storia svilupparsi nell’anello di Devil’s Acre: bloccato in un non ben precisato anno dell’epoca vittoriana – così da poter ospitare gli Speciali degli anelli più moderni senza farli deperire – è un posto orribile, inquinato, con ogni strada caratterizzata in modo tematico dalle discutibili attività commerciali che ospita.
Qui, è possibile “affittare” i servizi di uno Speciale – cosa che per i syndrigast è qualcosa di prossimo alla simonia: i poteri degli Speciali sono un dono sacro, andrebbero usati senza farne commercio – ed è possibile acquistare l’ambrosia, una droga che gli Spettri ricavano proprio dagli Speciali che catturano.
Inoltre, proprio Devil’s Acre è il luogo che ospita il covo degli Spettri: una torre inespugnabile, pensata in origine come prigione per i criminali più pericolosi e ora loro dimora.

Un altro pezzo importante del mondo Speciale, è l’anello di Abaton: una sorta di aldilà degli Speciali, è il luogo ove le anime andrebbero a prendere in prestito e restituire l’essenza che da ai syndrigast i loro poteri. I tentativi di controllare Abaton ha già causato guerre e disastri nel mondo Speciale…

Power up

Mentre nel primo libro c’era poca azione e nel secondo, molta azione e troppi personaggi con poteri, nel terzo abbiamo molta azione (inseguimenti, fughe, combattimenti) e poca potenza di fuoco: per buona parte della storia sono solo Jacob, Emma e un cane parlante.
Buona parte di quest’azione è dominata da Jacob, il cui dono Speciale – appena tratteggiato nel primo libro della trilogia – si è evoluto parecchio nel secondo e ha ottenuto un decisivo power up nel terzo.

Parliamo dei poteri di Jacob!

Chi non vuole spoiler, salti tutto questo box, in blocco. ;^)
Ok?
Bene! :^P

Jacob ha ereditato i poteri di suo nonno: può vedere i Vacui (1° libro) normalmente invisibili a chiunque, e percepirne la presenza (1° libro) fino ad anticiparne di poco le mosse (2° libro).
A un certo punto, riesce a controllarli (2° libro) parlando loro in una lingua non umana, di cui non sempre riesce a pronunciare le parole: non è una conoscenza, è un istinto che lo spinge a dare ordini ai Vacui, facendo affiorare le parole giuste nella sua mente. Inoltre, funziona davvero solo se prima ha stretto un legame profondo col Vacuo.
Nel terzo libro, il suo dono si affina ulteriormente, quando in una situazione particolare riesce a diventare un tutt’uno con un folto gruppo di Vacui (e portandolo a dire Noi al posto di Io, per qualche tempo): a quel punto, li può manovrare con il solo pensiero e percepire il mondo attraverso i loro sensi, sebbene il multitasking riduca la sua capacità di esercitare funzioni superiori come… uh… parlare, quando si concentra su troppe pedine! Soprattutto, da quel momento può controllare qualsiasi Vacuo senza rischiare che il mostro faccia di testa sua: Jacob tiene il guinzaglio molto stretto!

Un discorso con un personaggio, Mother Dust, esprime un punto di vista che risolve alcune riserve, che avevo anche io sin dal primo libro: prima che esistessero i Vacui, gli Speciali come Jacob esistevano? Se sì, quali poteri avevano?
Secondo questa Mother Dust, la capacità di vedere i Vacui e comandarli è solo un’applicazione di un potere che potrebbe essere usato anche in altri modi, a patto di avere un’idea di come fare.
Potrebbe avere ragione: Jacob ha infatti un’altra capacità, legata sia al vedere ciò che è invisibile, sia a interagire con le anime… ma questo spoiler lo terrò per me! :P

Nemico o alleato?

Nel corso della storia, compare un personaggio molto importante: un inventore geniale, studioso del mondo Speciale e legato sia a miss Peregrine che al capo degli Spettri, Caul/Jack.
Tre quarti dei casini della storia sono dovuti a questo personaggio, chiamato Bentham.
Al di là di ciò che abbia fatto o non abbia fatto, Bentham è forse il più sfumato tra i personaggi del libro, ricordando alla lontana Severus Snape/Piton nella saga di Harry Potter: il risultato non è altrettanto riuscito, più che altro perché l’ambiguità di Snape è costruita in modo sfumato lungo sette libri, mentre con Bentham abbiamo giusto qualche capitolo a disposizione.
Così, aggiungendo certe scelte discutibili di Bentham all’opinione di Emma e di miss Peregrine, abbiamo come risultato un personaggio che appare più opportunista che coraggioso, nonostante il suo impegno e i suoi sacrifici.

L’ultimo capitolo (senza spoiler)

L’ultimo capitolo conclude la storia, ma non l’avventura – che si conclude nel capitolo precedente. Una volta risolti i problemi riguardanti gli Spettri, non senza un certo costo, abbiamo il ritorno alla normalità di Jacob e i suoi problemi a riadattarsi alla vita in casa, soprattutto a causa della sua famiglia.
Il problema di questo capitolo sta nel fatto che è molto affrettato: Jacob ci riassume gli eventi più normali, dedicandosi un po’ di più al suo rapporto a distanza con Emma. Cosa che ci potrebbe stare, se la trilogia fosse un lungo racconto della sua storia a una persona specifica: le parli di ciò che ti interessa, riassumi e ometti il resto.
Poiché così non è (l’assenza di effetti tipo “rottura della quarta parete” mi fa pensare che Jacob, più che un narratore in senso stretto, sia un punto di vista) mi ha dato l’idea che l’autore volesse solo concludere questa parte il più in fretta possibile: e considerato che nel corso della storia, Jacob si è dilungato su cose assai meno importanti, lo trovo un peccato.

Deus ex machina (più altri spoiler grossi)

Situazioni un po’ al limite ce ne sono state diverse, ma in precedenza l’autore è riuscito a dare loro un contesto abbastanza solido da non farle passare per deus ex machina, introducendo tempo prima dei piccoli dettagli per reinquadrare l’evento come non forzato.
Qui, sul finale, ne abbiamo un paio più pesanti: la capacità di miss Peregrine e delle altre ymbrine, venuta fuori dal nulla, di ipnotizzare i Normali, così da far dimenticare loro delle parti più o meno consistenti del loro vissuto; quindi, la scoperta che come conseguenza di un certo fatto avvenuto ad Abaton, il tempo di miss Peregrine e dei suoi bambini Speciali si sia azzerato, consentendo loro di stare lontani da un anello senza invecchiare – o meglio, invecchiando alla stessa velocità di una persona che viva nel presente, nonostante più di cento anni di esperienza sulla schiena.
Detto papale papale, il secondo deus ex machina ha la funzione di garantire un lieto fine per Jacob ed Emma: forse Riggs ha avuto paura di venire sbranato dalle fangirl? :^P
Ce ne sarebbe anche uno sull’ambrosia, che dovrebbe solo aumentare temporaneamente i poteri di uno Speciale ma che sul finale, va a concederne uno nuovo a un personaggio, in un momento cruciale…

Concludendo

La Biblioteca delle anime conclude in modo degno la saga dedicata a miss Peregrine e ai suoi bambini e ragazzi Speciali: un’avventura intensa, ricca di mistero e azione, filtrata attraverso il carattere del suo narratore e protagonista fino a tingersi dei suoi dubbi e delle sue speranze.
In questo libro compaiono gli ultimi tasselli di un mondo parallelo al nostro, fatto di prodigi e miracoli di ogni tipo, grazie a cui i protagonisti affrontano pericoli letali e scoprono i lati più bui di un mondo che, da secoli, si nasconde ai Normali.
Pur non mancando elementi che scatenino perplessità – che sono presenti qui più di quanto lo siano nei due libri precedenti – ne emerge una storia ricca di avventure che, rispetto ad altre saghe young adult più famose, mostra un’atmosfera più cupa oppure relazioni un po’ più funzionali della solita tipo-figo-e-stalker x tipa-timida-e-svenevole. E questo nonostante ci sia un adolescente che si innamori di una vecchia fiamma del nonno… XD
Un giorno o l’altro, mi caverò lo sfizio di vedere anche il film (di cui qualcuno mi ha detto bene, qualcuno mi ha detto male) e di leggere i Racconti degli Speciali e il fumetto del primo libro. Fino ad allora, anche questo lungo viaggio è finito! :^)

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