Il pranzo è servito, in questo n°1: Dungeon Food, di Ryoko Kui

“Finora li ho sempre combattuti… ma a me i mostri piacciono molto.
Il loro aspetto, i loro versi… i loro modi di vivere…
Quindi volevo conoscere anche il loro sapore.”
Laios, in Dungeon Food

amelia-promoterTempo fa, un amico mi parlò di un fumetto giapponese assai strano e buffo.
Poi ne parlò il Duca di Baionette Librarie.
E quest’anno, a febbraio, di quel fumetto è uscito il primo numero: Dungeon Food, questo è il titolo in italiano. Classi del personaggio tipiche dei GDR fantasy, dungeon pieni di mostri, trappole e tesori… la solita roba?
Solo come cornice, perché nel profondo è un fumetto volutamente scemo e fuori di testa, che stravolge gli stereotipi del genere JRPG per trattare un argomento abbastanza originale, solo sfiorato da altre opere: avventurieri che cucinano e mangiano i mostri sconfitti!

Dungeon Food 101

dungeon-meshi
Scansione

In un piccolo villaggio, viene scoperto l’ingresso per un antico regno sotterraneo: un tempo prospero e ricco di persone, fu devastato dalla follia di un mago e dimenticato dal resto del mondo!
Così, orde di avventurieri si gettano a capofitto nell’esplorazione delle rovine, razziando tutto ciò che possa avere un valore o morendo nel tentativo: infatti, il luogo è infestato di ogni genere di mostri!

La storia comincia quando il party del guerriero Laios viene spazzato via da un drago rosso: Farin, la sorella di Laios, riesce a teletrasportare i compagni d’avventura fuori dal dungeon, ma viene divorata dal drago.
Laios e i membri rimasti del suo gruppo – con l’eccezione di due defezionari – decidono così di andare a salvare la ragazza: anche se è morta, la magia di resurrezione può recuperarla, purché il suo corpo sia grosso modo intero…
Bisogna recuperare il cadavere di Farin prima che venga digerito!
È un peccato, che il bottino del gruppo sia rimasto nelle profondità del dungeon: i nostri non possono nemmeno permettersi di acquistare il cibo necessario. Ma Laios ha una soluzione: potrebbero cucinare e mangiare i mostri sconfitti!

La scheda

Storia e disegni: Ryoko Kui
Titolo originale: Dungeon Meshi
Traduzione: Sandro Cecchi
Editore originale: Kadokawa Corporation Enterbrain (2015)
Edizione italiana: J-Pop (2017)
Prezzo: 6,90 €

Il disegno

Bianco e nero con retini per un classico tratto manga, con frequente uso del super deformed per enfatizzare i passaggi comici della storia: operazione riuscita!
Il tratto scelto è l’esatto contrario dell’epicità: una scelta perfetta, per un fantasy umoristico – specialmente quando i personaggi mostrano sorpresa, commozione o altre emozioni… inappropriate per il contesto in cui si trovano, come quando Laios si commuove per qualche motivo legato alla cucina mostruosa! XD
Gli ambienti e gli oggetti sembrano quelli di un tipico fantasy-europeo-alla-giapponese.
Infine, l’elfa del gruppo ha le classiche orecchie a mandorla degli elfi giapponesi alla Deedlit.

I personaggi

Laios è il capo del gruppo: disposto anche a procedere da solo pur di salvare la sorella, si scopre presto che la sua motivazione non è del tutto pura… è sempre stato incuriosito dall’idea di mangiare i mostri che affronta per conoscerne il sapore, e la situazione in cui si trova, dopo la sconfitta dovuta al drago, crea la circostanza ideale per grattare questo prurito.

Laios adora i mostri, a livello quasi feticistico, e cerca in tutti i modi di portarne qualcuno con sé, con l’idea di allevarlo al di fuori del dungeon, ma i suoi propositi vengono costantemente frustrati da Marcille: maga da battaglia, ferrata anche nella magia curativa, Marcille è un’elfa schizzinosa e viziata (usa scuse di ogni genere per non mangiare ciò che le sembra schifoso, compresi dogmi filosofici sull’immoralità di mangiare radici) e pur avendo un certo talento nel suo campo, mostra anche delle lacune dovute alla mancanza di esperienza pratica in certi ambiti.
E forse ha un debole per Laios, ma la questione non viene esplorata in questo primo numero…

Il terzo membro del gruppo è Chilchack: un half-foot, cioè una specie di hobbit/halfling, che come vuole la tradizione, è un impeccabile scassinatore. Il suo compito consiste nel neutralizzare le trappole del dungeon, prima che ammazzino qualcuno del gruppo: un peso non da poco, per le sue apparentemente giovani spalle. Ovviamente è anche abile nel trovare passaggi segreti e nello scasso delle serrature.

Il gruppo trova poi un utile complemento nel nano Senshi: un abile guerriero che vive nel dungeon da dieci anni e che da altrettanto tempo si nutre dei mostri – cosa che gli ha permesso di sviluppare delle doti culinarie da grande chef, a suon di esperimenti.
Dal viso imperturbabile, con occhioni sempre sgranati e apparentemente privo di emozioni, sembra come un vecchio zio per i protagonisti della storia.

Il genere

Dungeon Food è una commedia fantasy, demenziale ma non demente (quello che avrebbe potuto essere Fairy Tail, imho: l’erede spirituale di The Slayers).
Alla sua base, c’è la volontà di giocare con gli stereotipi in salsa giapponese della fantasy eroica, per tacere dei giochi di ruolo tradizionali: abbiamo un bel dungeon zeppo di pericoli, dei personaggi che si aggreggano in gruppi per combinare le loro diverse capacità professionali, delle classi riconoscibili e per lo più tipiche di Dungeons & Dragons

Ciò che ha di innovativo, è che l’autrice ha scelto una premessa volutamente prosaica e ben poco eroica – la necessità di mangiare – e ha deciso di trattarla con un certo pragmatismo e una bella dose di serietà, creando l’effetto comico che in Bakuman. viene descritto come “fare seriamente qualcosa di scemo”!
Il risultato è un principio di catena alimentare nel dungeon, in cui i mostri si mangiano tra loro secondo una gerarchia pseudo-naturalistica. Quando non sono impegnati a divorare gli avventurieri…
Come nel videogioco What did I do to deserve this, my Lord.

E come in altre storie fantasy e umoristiche, abbiamo diversi anacronismi voluti: Marcille che legge il giornale, Senshi che parla di pasti e alimentazione bilanciati e fa spiegoni sul valore nutrizionale di certi piatti cucinati dai personaggi!
E ancora: trattazioni accademiche (con tanto di dotte citazioni di studiosi) sull’anatomia di mostri classici come il basilisco, le armature animate, le mandragore…
En passant, si possono vedere anche le strane opportunità di carriera offerte dai pericoli di un dungeon: ci sono incantatori che vanno in giro a resuscitare le persone cadute in battaglia, per poi esigere una percentuale del loro bottino! XD

Concludendo

Dungeon Food è un fumetto ironico, dove forse non ci si sbudellerà dalle risate a ogni pagina, ma che strapperà parecchi sorrisi al lettore – specie se avvezzo agli stereotipi dei giochi di ruolo e del fantasy europeo alla giapponese.

Abbiamo un gruppo di avventurieri fantasy così standard che più non si può… ma i cui caratteri riseveranno più di una sorpresa, vedendoli alle prese con la povertà e dunque con la necessità di mangiare i mostri sconfitti!

Abbiamo i mostri classici del genere vengono gestiti in un modo insolito: con una certa serietà e con (leggere) analisi anatomiche ed etologiche, come se fossero piante e animali veri, immersi in un ambiente dotato di una sua coerenza ecologica.

In generale, abbiamo il gusto di fare seriamente qualcosa di assurdo e scemo, offrendo una dignità insolita a certi stereotipi assai usurati e dunque creando un mondo che, tutto sommato, non è poi così assurdo, se ne accetti le premesse.
Spero che continui bene. ^_^

Link

Per chi volesse acquistarlo, ecco la pagina dedicata al fumetto sul sito dell’editore

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