Unofficial Kavvingrinus: i libri più noiosi che ho dovuto leggere a scuola

L’anno scorso, per il prestigioso concorso Kavvingrinus, ho parlato della mia vita come lettore di libri. Per lo più, mi sono limitato a citare libri e autori che ho apprezzato, così visto che sto trascurando il blog e ho bisogno di un post veloce da scrivere mi sono detto: perché non completare il discorso, gracchiando un po’ dei libri che non mi sono piaciuti?
Nello specifico: perché non parlare di quelli che sono stato costretto a leggere durante la scuola? Sono anni, che voglio cavarmi questo sassolino dalla scarpa!

Perciò, attenzione: questo post conterrà una vagonata di lagnanze, che hanno macerato nella fogna della mia anima per più di vent’anni! Siete avvisati.

Gli anni bui del liceo

Fino alle medie, ho avuto ampia facoltà di scelta dei miei libri di lettura, ma alle scuole superiori…
La professoressa di lettere, Hastur la benedica a modo suo, ci disse che potevano rientrare nel programma solo i libri di autori italiani, quelli di Hemingway e, infine, quelli di Kafka: capisco gli italiani – anche se me ne dolgo per buona parte – ma perché solo Hemingway e Kafka, come stranieri e non Wilde, Stevenson o Twain, tanto per citarne un paio?
Il mio sospetto è che fosse una panzana colossale, ma se qualche insegnante di liceo, attivo negli anni ’90, volesse smentirmi, i commenti sono in fondo al post.
Per ora, diamo il via alla biblioteca degli orrori!

Fonte: qui

Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

È la storia di un nobilotto energumeno e triste che, vedendo che le cose attorno a lui peggiorano, anziché rimboccarsi le maniche per migliorare almeno ciò che ha intorno… non fa una beneamata minchia, preferendo struggersi per pagine e pagine e lamentarsi come certi utenti di social network!
Se avesse avuto internet, avrebbe mietuto una marea di “mi piace” di gente che pensa che, per cambiare il mondo, basti lagnarsi forte…
Certi grognard sostengono che i fumetti di supereroi, i manga d’azione, i videogiochi etc. siano diseducativi, mica come l’alta letteratura: già, dei personaggi tenaci che fanno del loro meglio per perseguire un ideale o raggiungere uno scopo, mettendo in gioco le loro vite per una causa anziché seguire l’esempio del principe Fabrizio e guardare il cadavere della propria vita che avvizzisce… ottimi insegnamenti, dannato Cazzopardo Gattopardo!
Ma una cosa buona l’aveva, questo maledetto Gattopardo: era scorrevole, a differenza del prossimo titolo…

La Storia, di Elsa Morante

Una donna viene violentata da un soldato tedesco; rimane in attesa di un bambino, che nasce con qualche problema di salute e lo chiama Giuseppe – nickname: Useppe. La donna ha già un figlio più grande, un coglioncello arrogante, spavaldo e puttaniere.
La vita è triste come in una canzone di Mariottide, la gente è povera e muore malamente. Finale cupo, muore anche un cagnolone – con grande cordoglio degli amanti degli animali.
Mi è rimasta impressa la sensazione di uno stile lento – nel senso peggiore del termine – e di una tecnica noiosa.
I vari capitoli del libro sono intervallati con dei riassuntini di storia reale, scritti nel modo peggiore: date -> fatti storici, il modo gelido e barboso di raccontare la storia che mi ha fatto odiare la materia.
Una vagonata di pagine, per raccontare una serie di vicende per cui sarebbe bastata metà dello spazio, ma il verismo italiano bla bla la sublime tragedia della vita bla bla e probabilmente i critici hanno fatto la ola, mentre i miei coglioni venivano stritolati in un tornio!
Il Gattopardo e La Storia: una delle mie orribili estati da adolescente. D’estate muoio un po’, cantava Malika Ayane. Con certi libri, per di più in combo, non si può fare altro.

Paese d’ombre, di Giuseppe Dessì

La Sardegna: terra di gente ostinata, che sopporta stoicamente ogni angheria. Gente dura, i sardi: come gli spartani. Quando una donna incinta sale sull’autobus, la fanno guidare (cit. Leo Ortolani).
Beh, io sono un sardo anomalo: sopporto poco, mi incazzo davvero tanto e dimentico il pattume!
Per dire: anche questo “capolavoro” sardo della letteratura mi ha annoiato a morte, così tanto che dopo l’interrogazione, ho dimenticato tutto quanto – trama, personaggi, stile.. tutto, tranne la sensazione della noia che pilucca brandelli della mia anima, pagina dopo pagina, facendomi il deserto dentro.
Secondo qualche scienziologo, il cervello cancella spontaneamente le informazioni inutili dalla memoria: il giudizio del mio cervello su questo libro è davvero impietoso! Ma Wikipedia mi dice che questa roba ha vinto lo Strega: ora si spiega tutto, i libri che vincono lo Strega non mi sono mai piaciuti, finora! Strana coincidenza…

I promessi sposi, di Alessandro Manzoni

Una lezione che nessuno ha chiesto su come si scriva una storia in modo noioso. O come qualcuno definì l’opera

Uno Harmony coi bravi e gli spagnoli

Ma senza sesso esplicito, aggiungerei io.
Tecnica lenta, esageratamente cinematografica – praticamente una sceneggiatura ante litteram, che indugia anche sulla descrizione dei peli del culo dei cani, a momenti – per un’immensità di pagine che questa storiella di certo non meritava, imho.
Per alcuni, il valore di un’opera va contestualizzato in base al periodo in cui l’opera stessa è stata creata e resa disponibile al pubblico.
A persone del genere direi di andare a farsi curare dalle malattie con le sanguisughe: potranno contestualizzare i risultati come meglio crederanno!
Certo, la letteratura datata, nata morta e invecchiata male, non fa gli stessi danni di una tecnica (para)scientifica ormai bandita, dirà qualcuno: beh, io – come tanti – sono stato costretto a leggere un libro noioso e profondamente diseducativo e perciò me ne lagno!
Un libro in cui quando i personaggi provano a risolvere un problema, va tutto a ramengo perché devono aspettare un intervento di Nostro Signore – un deus ex machina che non teme paragoni! – che raddrizza tutti i torti, grazie a un intervento mirato e preciso: la peste, che falcia il boss finale della storia assieme a un sacco di comparse sullo sfondo. Nice shot, my Lord. E di nuovo: ottimi insegnamenti!
Per alcuni, ‘sto pattume andrebbe studiato perché avrebbe contribuito a legare linguisticamente tutti gli estremi della penisola italiana: se questo è l’unico merito de I promessi sposi, basta una noticina in calce al capitolo su Manzoni in tutte le antologie.
L’unica cosa buona venuta fuori da questo strazio sono le parodie: la versione del mitico Trio, la gloriosa versione musical degli Oblivion, la parodia Disney etc.

Il nome della rosa, di Umberto Eco

Qui rischio il linciaggio in piazza, lo so, ma ormai non mi ferma nessuno: a me, questo libro non è piaciuto nemmeno un po’!
Quando la prof. ci ha annunciato che avremmo dovuto leggere Il nome della rosa, mi son detto

Dai, finalmente un libro bello! Il film era una figata e il libro è sempre meglio del film che ne hanno tratto!

Povero, ingenuo pulcino di Gracula che ero! Beata illusione!
Nella mia testa, ho sentito il rumore di specchi rotti quando ho iniziato a leggere questa roba: ancora una volta, centinaia e centinaia di pagine buttate per scrivere un gialletto da edicola, ma affogato in un’orgia di elenchi di cose – tristemente memorabile la descrizione del portone con le bestie, credo fossero tredici righe, praticamente una dot list – e di informazioni inutili per lo sviluppo della storia, ma che Eco ha infilato solo per dimostrarci che sa le cose, o per insegnarcele nel modo più noioso!
“Ma le nozioni le impartiva Guglielmo da Baskerville al suo sgherro Adso, non è vero infodump!!1!!1!!” dirà qualcuno, e io risponderò: Guglielmo da Baskerville avrebbe dovuto farsi sbranare dal mastino dei Baskerville all’inizio della storia, anziché salire in cattedra per allungare artificialmente questo noioso saggio camuffato da romanzo.
Dopo questo supplizio, ho deciso che non avrei mai più letto un libro di Eco, e così è stato finora: aver finito la scuola mi ha aiutato!

La chimera, di Sebastiano Vassalli

Altro premio Strega (ironia della sorte) altra delusione medievale: speravo in un horror con una strega vera, invece è la storia di una poveretta che, accusata di stregoneria, viene processata e arrostita.
Gli inquisitori mangiano i ghiaccioli durante il processo (o è un sorbetto? Non ricordo) e ne addebitano il costo al tribunale come spesa d’ufficio.
Ka$taaaa!!1!11!
Le donne che fanno sesso fuori dal matrimonio si infilano spugne nella patonza, per non restare incinte.
Questo è tutto ciò che ricordo di questo libro. Yawn…

La coscienza di Zeno, di Italo Svevo

Lo spartiacque della mia vita da studente: questo libro era così noioso, ma così noioso, che ho deciso che avrei preferito rischiare un 2 in una delle poche materie in cui andavo decentemente, piuttosto che leggerlo!
Beati i pischelli di oggi, che possono cuccarsi i riassunti di questa merda, più o meno dettagliati…
Ne ho letto solo due capitoli in due settimane: ricordo solo che c’era un tizio che cercava di smettere di fumare, ma gli veniva continuamente voglia di una sigaretta. Tra i miei compagni, quelli che avevano iniziato a fumare si rifiutarono di leggerlo, perché faceva venire loro la scimmia!
Per fortuna, non sono stato interrogato su questo avatar della noia. Lo stesso capitò con Mastro Don Gesualdo e con I Malavoglia – si cacciassero in gola il loro carico di lupini!

Bonus Track: il cacciatore di Leopardi!

In tutti i cicli scolastici, ho dovuto studiare alcune pessime poesie di Leopardi: il liceo non fa eccezione.
Giacomino era un imbrattacarte brutto e gobbo, ma che rimorchiava un sacco perché si spacciava per un poVeta e perché era ricco di famiglia.
Anziché concentrarsi sui soldi che aveva e sulle donzelle che gli stavano dietro, preferiva vedere il bicchiere mezzo vuoto e dunque scriveva poesiole di rara bruttezza, lunghissime e prive di ritmo, intrise di tristezza e depressione, così da far odiare la vita anche agli studenti della scuola italiana, costretti a memorizzare quell’orribile pattume e a farne l’esegesi.
Grazie di niente, Giacomino!

Ma non si salva proprio nulla?

Al liceo, solo due libri non mi hanno fatto desiderare di cavarmi gli occhi

  • La metamorfosi, di Franz Kafka. Tre quarti del libro erano costituiti da fregnacce corredo critico ed esercizi, il resto era il racconto breve di Kafka, famosissimo, sul tizio che si sveglia trasformato in bacarozzo. Allegria portami via, ma era scritto bene, era breve ed era vagamente fantasy
  • Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello. Le prime due pagine mi hanno fatto esclamare “Un’altra porcheria?” mentre sudavo sangue, ma il resto del libro era strepitoso e divertente: una storia vivace con scambi di identità, truffatori, cialtroni assortiti… un giorno lo rileggerò!

E qui finisce la storia delle mie sventure letterarie al liceo: facendo memoria, potrei parlare dei libri brutti che io ho scelto di leggere (tipo Il 37° Mandala di Marc Laidlaw, una roba al di là di ogni possibile redenzione) ma qui siamo sopra le 1700 parole e direi che basta, per ora.

Chi volesse commentare si ricordi che non accetto insulti: potete dire che questo post è una stronzata, ma non che io sono uno stronzo. È tutto. 8)

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83 pensieri su “Unofficial Kavvingrinus: i libri più noiosi che ho dovuto leggere a scuola

  1. Prima di tutto, sappi che quanto prima ti ruberò l’idea (citandoti, ovviamente ^_^) e stilerò la mia “hate list” delle letture che sono stato costretto ad ingurgitare nel periodo scolastico.
    Secondo di tutto, sei un eroe: dal Novecento ad oggi sei stato il primo a gridare che “la corazzata Kotêmkin è una cagata pazzesca!” :-D Hai cioè avuto il coraggio di dire ciò che TUTTI pensano ma non dicono perché se no poi i critici bravi, quelli che scrivono sulle riviste serie, di carta, poi chissà cosa dicono.
    «Nostro Signore – un deus ex machina che non teme paragoni!» Solo per questa frase meriteresti il Nobel: me la stampo su una maglietta!!! Se avessi anche solo un briciolo di stima per la critica letteraria, mi chiederei come mai nessuno abbia notato – come ho scoperto leggendoti – che tutte le opere insegnate a scuola inneggiano all’inazione totale, al lasciarsi dominare dagli eventi e, se proprio proprio vogliamo sperare in un aiuto, l’unica mano amica è quella di Dio. Che non è che abbia vinto il premio “Presenza dell’Anno”.
    Che sia una cospirazione del Governo per farci crescere succubi? Sarebbe bello, perché vorrebbe dire che esiste un Governo senziente in Italia. Purtroppo non credo sia così…
    Ah, leggendoti mi sono ricordato la netta e precisa idea, nata in me credo più di 25 anni fa, di odiare qualsiasi opera insignita del Premio Strega. Come il giovane Etrusco sia arrivato a questa conclusione non lo ricordo bene, ma la mia era una convinzione marchiata a pelle, quindi temo di aver preso anch’io le mie belle fregature “stregate”. L’unica eccezione sono i racconti di Buzzati, che invece adoravo.
    Ah, faccio outing: non ho semplicemente odiato “Il nome della rosa” romanzo, l’ho disprezzato! E non credo assolutamente alle leggende che all’epoca sia stato un bestseller: sì, la gente lo avrà comprato, ma non posso credere che il lettore medio italiano, che non conosce neanche tutte le lettere del nostro alfabeto, abbia apprezzato quegli infiniti montarozzi di frasi latine, greche, arabe, turche, udrofinniche e kirghise senza alcuna traduzione: solo il 20% di ogni pagina era scritto in una maniera vagamente comprensibile. Se non avessi visto il film, non avrei capito una mazza di niente, e credo di non aver superato neanche trenta pagina prima di posizionare il libro nel reparto “fanculo a te e chi ti ha scritto”.
    Curiosamente questo libro è patrimonio culturale italiano ed è intoccabile, poi agli inizi del Duemila ho letto per caso “Baudolino”, divertendomi molto. L’ho detto in giro sollevando: a) indifferenza; b) indifferenza infastidita; c) disprezzo. Ma scusate, non è quell’autore che l’italiano medio venera, stando sempre attento a non leggerlo? Poi Eco ha preso “Baudolino”, l’ha ricopiato identico, però ha cambiato il titolo ne “Il cimitero di Praga”, e ha fatto il botto. Parlando di ebrei si è assicurato attenzione a secchiate e d’un tratto è tornato il grande autore intellettuale italiano: insomma, con Eco sbaglio sempre il ritmo…
    Scusa lo sproloquio, ma il tuo è un post capolavoro che mi ha stuzzicato la logorrea :-P

  2. Troppo buono 8^) mi sa che posso permettermi di dire peste e corna su certi mostri sacri solo perché non sono nessuno :P
    La tesi gombloddistah sulla letteratura della non azione è credibile, ma ha un difetto: in Italia leggono in pochi, si otterrebbero più risultati selezionando qualche brutta mocciata, per addormentare il senso critico dei pischelli, poi solo tv e internet, tanto dopo i diciotto leggono “in pochi”.
    Il nome della rosa, mi sa, è stato graziato dall’averne tratto un buon film: per la proprietà transitiva, diventa bello pure il libro, ma appena provi a leggerlo cade l’illusione! Il resto lo fa che Eco era un grande intellettuale, anche se uno scrittore meh (così altalenante, ho letto articoli frizzanti e divertenti, non sembrava nemmeno la stessa mano del nome della rosa!) in pratica è come se da allora avesse vissuto un’eterna Pentecoste, nessuno poteva dire che scriveva in modo noioso perché il Carisma concessogli lo impediva: ancora oggi, dire che non ti piace è come un atto di lesa maestà, manco stessi proibendo al resto del mondo di leggerlo…

    Comunque, hai scritto che mi fregherai l’idea: ora resterò in attesa di conoscere i tuoi mostri neri scolastici ;)

  3. Per la mia serie “Un libro, una storia” mi è capitato di parlare dei rari libri che ho amato, sebbene mi siano stati imposti dalla scuola, ma non ho parlato di quelli che invece ho odiato. Così ne approfitterò per organizzare un post simile al tuo.
    Il concetto di “intoccabile”, qualità che troppo spesso viene attribuita ai Maestri da chi non li segue, è spesso un ottimo espediente per tenere alla larga sia la critica che la lettura. Offendersi se qualcuno osa criticare un romanzo noto significa impedire una critica letteraria, che invece dovrebbe essere agevolata sempre e comunque. (Una critica “vera”, non le leccate deretaniche a comando a cui i critici ci hanno abituato.)
    Quindi se esistessero lettori in Italia sarebbe bello confrontarsi sui titoli che hai citato, per scoprire magari che tutti abbiamo odiato i “classici”, anche se pubblicamente si deve dire che sono intoccabili.
    Io per esempio ho molto amato “L’isola di Arturo” della Morante, ma come trama scopro che è mostruosamente diversa da “La storia”: da una parte quindi potrei apprezzare quel romanzo perché me ne è piaciuto un altro della stessa autrice, ma dall’altra temo che alla fin fine il mio giudizio sarebbe simile al tuo…
    Però parliamo d’altri tempi: mi sa che i gggiovani oggi considerano “classici” i libri di Twilight :-D (scherzo, MAGARI fosse così, perché almeno vorrebbe dire che qualcosa leggono…)

    1. La riflessione sui Maestri intoccabili è perfetta XD
      Se ti interessa, di “La Storia” c’è pure un film, o uno sceneggiato Rai, non ricordo: puoi prenderlo a mo’ di bignami per vedere se ti piace e poi provare il libro 🙂

  4. Sacripante! Hai fatto carne di macello di porco di “mostri” sacri della letteratura che ci hanno propinato a scuola. Non posso entrare nel (de)merito di ognuno perché sono stato graziato a scuola da una libertà di lettura a parte I promessi sposi e Leopardi, chiaramente. Quelli toccano a tutti. Sarà l’obbligo, sarà lo stile lontano dal nostro di adolescenti (che ne dobbiamo formare uno, ma ce l’abbiamo dentro), ma se c’è da prendere pietre nella lapidazione, le divido a metà con te. Leggere è un’attività favolosa nel senso di capace di liberare la fantasia e stimolarla. Ognuno ha la sua forma e deve essere libero di scegliere, provare, sbagliate, innamorarsi di un libro (raramente mi è capitato di un autore a parte Tolkien).
    Sulla critica mi unisco ai vostri commenti su: non aiuta perché si mette su un pulpito, invece di accompagnare un lettore che è svogliato (statistiche alla mano e successo dei social nei fatti)

    1. Ma se uno mi dice che gli piace, boh, il Gattopardo, nulla da ridire: lì rientriamo nei gusti personali, pacifico. La cosa che mi infastidisce è che questi libri vengono inflitti non perché siano buona letteratura, ma per principi di auctoritas o per questioni politiche e questo è inaccettabile, per me. Non dico di leggere Lovecraft o King a scuola, ma un po’ più di varietà sarebbe stata gradita ;)

    2. Quoto e straquoto!
      Lovercraft e King dovrebbero inserirli. Dimenticavo…oltre Tolkien il secondo e ultimo autore cui sono legato mani e piedi è Lovercraft.

    3. Dovrebbero insegnare la curiosità…a essere curiosi, a esplorare seguendo quello che hai dentro, dandoti gli strumenti per scoprirlo. Mestiere difficile quello degli insegnanti: io più che una professione la chiamo “missione”. Se la fai come una professione è come il prete che non ha fede e lo fa per la pagnotta. Ti viene male e fai danni in giro.
      Per fortuna ho avuto insegnanti per lo più bravi (anche qualche capra eh). Ho un buon ricordo della scuola e – aveva ragione buonanima di papà – è un tempo da godere perché dopo arrivano i veri “dolori”.

    4. E ciò mi addolora. Qualcuna ne ho passata pure io per via del cognome (sfottuto in tutte le salse) e del mio orgoglio napoletano in terra straniera. Oggi lo chiamerebbero bullismo, ma me la cavai e sono sopravvissuto. Qualche cicatrice ce l’ho, ma mi ricorda che è tutto passato.
      Oggi mi pare di capire che siamo messi peggio…

    5. Intervengo per aggiungere un elemento alla questione. Pur sottoscrivendo ogni frase qui detta, faccio però l’avvocato del diavolo: ai professori di italiano non è richiesto insegnare il piacere della lettura, è richiesto insegnare l’italiano. Che questo piaccia o meno.
      Quello che i professori consigliano per le vacanze o comunque fuori dal programma sta al loro gusto, e magari se vogliono possono pure darti da leggere King o Tolkien, ma il programma prevede che si insegni l’italiano e trovare un romanzo del Novecento scritto in italiano è impresa ardua, se non impossibile.
      Serve infatti un’opera che usi la retorica, cioè l’arte dello scrivere bene. Serve quindi un’opera che abbia esempi di figure retoriche, dalla metafora alla sineddoche (per esempio “Lucia non era punto bella” serve a dire qualcosa negando il suo contrario), e tutto questo non è facile trovarlo negli autori novecenteschi, quasi sempre devoti a questa o quella corrente letteraria. Chi scrive “come si parla”, chi scrive con inflessioni dialettali, chi scrive del proprio paesello, chi scrive sbagliato per “licenza poetica”, chi per motivi religiosi ignora i congiuntivo, e via dicendo. Ecco che si insegna Dante, papà della nostra lingua, e i Promessi Sposi, perché trovare un’altra opera italiana che sia scritta in perfetto italiano che faccia scuola è molto difficile.
      Che queste opere piacciano è del tutto ininfluente, e temo che a nessuno siano piaciute.
      King, Lovecraft e Tolkien sono autori stranieri tradotti, e sebbene i traduttori del Novecento siano fra i migliori cultori della lingua italiana, lo stesso non si può insegnare un’opera straniera, nelle ore di italiano. E King non è insegnato neanche nelle scuole americane, dove invece studiano Shakespeare e Golding, che in pratica sono i nostri Dante e Manzoni. (Anche se Golding è molto più intrigante!)
      Fermo restando che gli studenti si lamentano a prescindere. Ho un amico la cui figlia si è lamentata perché per l’estate la prof le ha dato “Fahrenheit 451”: beata lei, ce l’avessi avuta io una dritta del genere a scuola! :-P

    6. Hai perfettamente ragione. Gli insegnanti hanno il dovere di insegnare l’italiano. Ma provo ad aggiungere benzina al fuoco: sarà forse questo “dovere”, questo “obbligo”, cui i ragazzi sono “geneticamente” avversi (ed è bene che sia così) a smorzare gli entusiasmi per la lettura. I lettori in Italia sono pochi, la diffusione dei social ne sono uno specchio, in un mio post ho citato i dati statistici e ti assicuro – dati alla mano – è davvero impressionate la tendenza all’aumento piuttosto che il dato elevato in assoluto.
      Se non vengono contagiati dal piacere di leggere (anche in italiano tradotto, magari poi viene la curiosità di leggerlo in inglese, come è successo a me), sono lettori persi. E l’italiano va a farsi benedire in ogni caso. I prof non hanno assolto al loro dovere. Chiaro che la mia è una provocazione bonaria ;) Mi è molto piaciuto quello che hai scritto: fertile.

    7. Ti ringrazio, e i dati sono sì terrificanti. Qualche tempo fa ho letto un rapporto stilato dalla Treccani nel 2013 che attestava al 14% la quota dei veri lettori in Italia – perché leggere un libro l’anno equivale a NON leggere – temo che non siano migliorati nel frattempo.
      Io sono figlio di genitori lettori, quindi leggere è sempre stato naturale per me: eppure quando a scuola mi davano un qualsiasi libro per compito, era ovviamente orribile e lo odiavo a priori. Temo che non ci sia soluzione a questo.
      A proposito di provocazioni, eccone una: il paradosso è che i lettori sono tanti e molti di più di una decina di anni fa… solo che leggono social e non i libri! Leggere decine e decine di messaggi al giorno richiede una ricettività e capacità di comprensione non indifferente, di solito sconosciuta a chi davvero non legge mai.
      Purtroppo è un fenomeno troppo nuovo per arrivare ai radar degli “studiosi”, ma non escludo che stiamo assistendo ad una trasformazione della lettura in un’entità del tutto diversa…

    8. La lettura si è già trasformata e in peggio ahimè
      Ho lavorato nell’editoria professionale e non (non come redazione ma nella distribuzione) e ho visto con i miei occhi in quasi venti anni come è defunta l’editoria professionale. Quella varia viene trainata da quella per bambini e ragazzi, che leggono ancora su carta. L’anno scorso l’AIE ha comunicato in pompa magna che il settore ha finalmente segnato una crescita rispetto all’anno scorso, ma la misura è del +0,2 % o intorno a questa micragna. Grazie solo all’editoria per ragazzi che segna il +9%. Ti rendi conto di quanto sia catastrofica la situazione.
      La lettura ormai è di tipo “selettivo” e basta. Si “legge” con il telefono e se il “pezzo” è più lungo di una scorsa di touch screen è bollato TLDL (troppo lungo da leggere)
      La lettura su schermo è di per se liquida, non rimane impressa perché non ha una gabbia, un’impaginazione, punti di riferimento. È ottima per le ricerche ma anche qui si apre un disastro anche tra i nativi digitali: nessuno arriva a consultare la seconda pagina di Google. Metodo critico e capacità di confronto andare a farsi benedire.
      Se vuoi ti scrivo il link al mio post sulle statistiche social non tanto per il post in se’ ma per i link a una fonte molto recente e affidabile.

    9. Sono curiosissimo del link, anche per aggiornarmi sui dati, e ovviamente condivido tutto.
      La mia perplessità si riferisce al fatto che questi “giovani d’oggi” non è che fanno altre cose al posto di leggere – come noi che, da ragazzini, magari invece di leggere un libro preferivamo uscire a giocare con i nostri amici – questi giovani leggono tutto il giorno, molto di più di quanto facevamo noi alla loro età, solo che legono tweet e post di facebook. La qualità è zero, anzi semmai è ultra-dannosa, ma è innegabile che i giovani leggano tantissimo: non è quindi un problema di “voglia di leggere”, ma di “cosa leggere”. Un giorno magari qualcuno studierà questo effetto…

    10. Scrivo intanto per “presa visione” e ringrazio del link ^_^
      E se invece la narrativa da Autogrill fosse la lettura del futuro? :-D Detta così sembra una battuta, ma Platone detestava quella gente strana che faceva quell’azione perversa che noi oggi chiamiamo “leggere”, e i primi romani guardavano con molto sospetto quella gente pericolosa che sfogliava le pagine invece che srotolare rotoli. La storia del libro ci ha insegnato che bisogna stare attenti, perché quello che disprezziamo oggi sarà lo standard del futuro :-P

    11. Un chiarimento: non disprezzo la scrittura/lettura dei giovini. Al massimo posso non comprenderla, ma non sparo sentenze su ciò che non conosco o comprendo (che invece è il trend sui social)
      Forse sono solo “anziano” e se mi dicono – prima ancora di leggere le mie baggianate – che è troppo lungo, ecco io mi incazzo. Dimmi che scrivo come un armadillo, che la mia prosa è meglio dell’Imodium, magari con un motivo (altrimenti ti archivio come troll). È come se vado al cinema, vedo i titoli di inizio e me ne vado.
      È il comportamento che segue queste abitudini che non mi garba. Opinione personale ergo puoi tirarmi anche le pietre.

    12. Questo è indiscutibile, come diceva Brassens la stupidità non conosce età (anche se lo diceva con ben altre parole :-D )
      Il mistero che mi fa impazzire è che quelli che non leggono… leggono libroni enormi! Magari ci sono giovani che leggono due o tre libri di vampiri nella loro vita e sono tutti enormi: perché non leggere libri piccoli? (Che però, in realtà, sono scomparsi da decenni dalle librerie: temo che per risparmiare sui costi editoriali sia più conveniente stampare dalle 400 pagine in su, visto che sono totalmente scomparsi i libri da 100 pagine!)
      Ecco perché poi non ha senso uno che considera “troppo lungo” un post…

    13. Eppure la sindrome TLDL è imperante. La regola è scrivere poche righe. Come se fosse facile l’arte della vera sintesi. Mio limite per carità, ma dipende anche dalle cose che hai da dire, da linkare, da suggerire affinché il lettore scelga la propria direzione.
      Altro tema fertile che hai aperto (Conte ma che concime ci hai messo nel post…lascia stare, meglio non sapere): i tomi e le saghe, in particolare quelle per il pubblico YA.
      Un libro di tante pagine costa relativamente di più di uno di poche, ma è più visibile nel mare magnum della libreria e può avere un prezzo più alto al pubblico (giustificato dalla foliazione, ma in realtà è davvero marginale). I genitori sono più inclini a spendere dei soldi per il tomo perché presuppone un maggiore impegno (qualsiasi sia il contenuto). Se parte di una saga c’è anche un discorso di fidelizzazione. E vai di more of the same.

    14. Il Conte ormai ci ha stregati e fatti cadere nella sua ragnatela :-D
      Forse è proprio pensando alla sindrome TLDL che i vecchi che scrivono libri per giovani usano uno stile assurdo: frasi brevissime, quasi dei pensierini, perché magari hanno paura che i giovani perdano l’attenzione se una frase vanta più di dieci parole. L’ho trovato nei titoli più disparati, questo stile orribile, ma non so se “funziona”: possibile che chi affronta un librone poi si spaventa se una frase dura più di una riga?

    15. La tela dell’aracnofobo, la vita è ricca di ironia!
      Riguardo alla questione della lettura, molto dipende da quanto la frase si avviti su se stessa: una frase senza coordinate e subordinate veicola il concetto in modo più immediato, poco da dire. Certo non si possono scrivere solo testi fatti di pensierini, ma finché uno non si mette a scrivere di suo, non se ne accorge : P

    16. Intervenendo oggi qui sul tuo post ho idee per non so più quanti futuri post: ora voglio presentare il “pensiero giovane” degli young adult, con esempi di “pensierini” che costituiscono la nuova retorica, giustificando quindi l’insegnamento di Manzoni a scuola :-D

    17. Per sicurezza ti metto qui il link di uno dei miei blog, NonQuelMarlowe, dove la settimana prossima cercherò di affrontare gli argomenti trattati qui. Questa settimana infatti è tutta presa da una lunga e ghiotta intervista “a fumetti”: spero il Conte perdonerà questa mia marchetta ^_^

    18. il GraculaWall (il firewall che pure gli hacker nord-coreani consigliano) e i GraculaLeaks a breve sui vostri dispositivi, mobili e desktop. Anche in versione Linux e AmigaOS!

    19. ahaha ti ringrazio, e per un curioso segno del destino per ora sei il 100° iscritto! ^_^ (dico “per ora” perché ogni tanto mi si disiscrive qualcuno e il numero si abbassa!)

    20. Hai provato con la punta del naso? Faresti scompisciare dal ridere anche chi ti è vicino. Gracula per il Sociale! (Mossa che i nobili di un tempo facevano a botte di brioche, tu te la cavi con poco nell’era digit..nasale)

    21. Sai come la chiamo? Venire incontro alle limitate capacità del lettore. La si sbandiera come semplicità e chiarezza dell’esposizione. Fa il paio con l’evitare argomenti “divisivi” (quanto odio questo termine), fa il paio con il fatto che se cerchi di argomentare sei bollato come “polemico” (che è una bella parola). Io sinceramente me ne sbatto e scrivo convoluto, nascondo (ci provo) linee diverse di lettura e auspico che il lettore se ne vada dalla mia webbettola con un pizzico di curiosità. Ciò mi aspetto anche quando sono io il lettore. A chi soffre di TLDL consiglio di andarsi a leggere i bigliettini dentro i baci Perugina ;)

    22. Quello che mi chiedo è: visto che i romanzi per giovani sono scritti da vecchi, non può darsi che sia un’errata visione dell’essere “gggiovane”? E’ come quando gli adulti cercano di usare una terminologia giovane risultando ridicoli…
      In fondo che io sappia Harry Potter non è scritto “per giovani”, perché invece i chili di roba per young adult hanno uno stile da deficit di attenzione, visto che invece i best seller sono romanzi “normali”? Potrebbe non essere colpa dei giovani ma di autori ed editori che hanno una pessima opinione di loro?

    23. Osservazione acuta e che sposo. Agli editori interessa vendere e non fare magazzino, le librerie hanno una rotazione dello scaffale velocissima al limite della schizofrenia, il cosiddetto catalogo è fermo. Si va a botte di novità e a traino di film di successo. Il digitale e i reader hanno ampliato la platea. Ma i lettori “forti” sono in diminuzione. Il lettore “forte” è esigente, “skillato” per usare un barbarismo storpiato così tanto di moda tra i ccciofani e nel linguaggio aziendale (molto meno ccciofani). Il lettore occasionale è di bocca buona. Cosa farebbe un editore? Platea più ampia e di bocca buona=piazzare (termine esatto) più copie.
      Tuttavia esistono case editrici (di piccole dimensioni) che fanno un lavoro egregio, ma hanno sempre più difficoltà a ottenere spazi e visibilità sugli scaffali delle librerie, ormai quasi tutte di catena. Le indipendenti sono praticamente sparite (Amazon, IBS e simili hanno senz’altro contribuito)

    24. Puoi anche non concordare così si chiacchiera amabilmente ancora, ma credo che poi il Conte ci banna (ooops parola cciofane) a vita e ci multa per occupazione indebita di suolo nobile ;) Grazie Conte! Grazie a te Lucius. Claudius (il mio nome di battesimo) te salutat!

    25. Preferisco i puzzolenti soffioni al fetore di formaggio e la plebea birra, al mosaico di ragù di luna su trionfo di sogni (prevedo stangata epocale e pancia vuota, maledetta fusion!)

    26. Ah, noto che abbiamo entrambi nomi d’origine latina: invece Gracula è di chiare origini Gotiche (come Ulfila e Attila) quindi mi sa che finirà per sterminarci tutti :-D

    27. Credo sia latino anche gracula, visto che gracula religiosa è il nome fighetto del merlo indiano – o di qualche altro uccello del genere :P
      Lo so, dovrei documentarmi di più sul mio nick ^_^ ‘

    28. E’ che in questi giorni sto facendo una full immersion nelle invasioni barbariche – con lo splendido saggio “Roma capta” dedicato ai vari Sacchi della mia città – e così proprio oggi ho ripassato il discorso sull'”-ula” che avevano i nomi barbari, che poi diventavano romani a tutti gli effetti ma i loro nomi tradivano le proprie origini barbariche.
      Vedrai però che riusciremo a convertirti :-D

    29. Dal punto di vista di certi editori, lo young adult è l’asso pigliatutto: piace ai pischelli, ma lo vogliono anche gli adulti – che spesso hanno conti in sospeso con la loro adolescenza.
      Una saga di N libri che può piacere a chiunque stia tra i 13 e i 40 e più anni di età (e magari si allunga fino agli 8 anni da un lato, ai 55 dall’altro) ha un potenziale di vendita atomico. Come un classico Disney.
      Solo che gli ultimi young adult che ho notato – Twilight,Divergent, Shadow Hunters – rinunciano a una gran fetta dell’avventura per sostituirla con amori noiosi e malati…

    30. Ma vendono davvero tutti ‘sti cloni? Dopo “50 sfumature” sono usciti tipo un milione e mezzo di romanzi erotici: ma qualcuno li ha davvero comprati? Gli scaffali young adult sciabordano di saghe da diecimila episodi: ma qualcuno se li compra? Sono palesemente cloni di operazioni riuscite, come all’epoca dopo il successo di Da Vinci sono usciti fuori miliardi di titoli similari, ma alla fin fine ‘sta roba vende? Non sarei così ottimista…

    31. Secondo me, non vendono tantissimo, perché manca loro qualcosa che renda gli young adult appetibili anche a chi non è una ragazza tra i 15 e i 17. Alla fine, mi sa che ottengono solo storie… come si dice, quando una storia se la fila solo chi ha 15/17 anni in un certo momento?
      Ah, si: generazionale.
      Comunque, prove non ne ho e nemmeno gole profonde nell’editoria, perciò qui siamo nella speculazione più ardita :P

    32. Guarda, io invidio chi riesce a scrivere in modo secco e asciutto: mescolando frasi dirette a frasi più convolute, si può dare un certo ritmo al discorso. Di sicuro, solo frasi di soggetto + verbo + complemento mi farebbero cadere le balle per terra: le elementari le ho superate con successo il secolo scorso ;)

    33. La scrittura è questione di allenamento e di stile, ovvero il modo in cui scava dentro e condivide con il lettore.
      Io amo il Caos, rispetto a chi scrive asciutto sono sul Lato Oscuro della Scrittura. Ci sono blogger che scrivono veramente da Dio e ne invidio (in senso positivo) lo stile, ma non riuscirò mai a fingere di essere un altro.
      Ho recensito un libro in merito allo scrivere…il link è…no, no mo’ sto esagerando lo so ;)

    34. Noblesse oblige o come meglio disse una mia conoscenza “noblesse oblesse” 😂😂😂 ringrazio la sua magnanimità nell’ospitare questo BaVone Bava di Baviera in forma più logorroica che mai.

    35. Il problema è che poi ci si lamenta degli italiani che non leggono: e grazie, se fai leggere solo cose noiose o scritte male! E per scritte male non intendo scorrette per grammatica od ortografia: scrivere decentemente, senza stuprare la lingua, non è difficile, basta conoscere le regole, ma scrivere cose interessanti è un discorso diverso.
      E perseguire un programma che rispetti la reale varietà della vita pare un’utopia, in Italia: solo mocciosi rosci che crepano nelle solfatare, famiglie della sfiga e gente che guarda il mondo che va avanti, senza far niente.
      Ma che, la vita è solo sfiga e poi si muore? Mai un piacere, mai un’avventura, mai un momento comico, al massimo l’amara ironia della sorte, perché chi decide i programmi pensa che solo la tragedia sia elevata e che oggi non esista anche una borghesia cittadina da rappresentare, ma solo un’aristocrazia ammuffita – come se i quarti di nobiltà saltassero fuori calciando i sassi – e i poveracci che crepano di fame. E il clero, quello non manca mai.

      Come ho detto prima, capisco che nella lezione di italiano non si tocchino gli autori stranieri – anche se, nel mio caso, non si spiega la deroga a favore di Hemingway e Kafka – ma solo fino a un certo punto: l’italiano moderno è pieno di prestiti dall’inglese (e in certe sottoculture, persino dal giapponese!) e dedicare del tempo a verificare le origini della “contaminazione”, secondo me soprattutto televisive, per me si qualificherebbe come studio dell’italiano.
      E comunque, in italiano ci sono anche Calvino, Buzzati, Guareschi, Rodari, mica solo le tragedie agresti di Verga ;)

    36. Che bei ricordi, quando un supplente alle elementari mi fece conoscere Rodari! ^_^
      Cambiare il programma scolastico si potrebbe se esistesse una classe politica autorevole ed insegnanti responsbili: capisci quindi che mancano tutte le premesse…
      I drammoni diciamo che servono a sviluppare l’empatia del giovane lettore. Oggi temo siano dimenticati, ma davvero una volta erano considerati libri per l’infanzia romanzi dove il protagonista subiva di tutto e poi moriva. Da Incomprenso ai Ragazzi della via Paal la morte è la grande protagonista, eppure ricordo di aver amato tantissimo quei libri, che ho lettro da ragazzino fra le lacrime. (Comunque non mi erano stati dati per compito!)
      Autori stranieri possono essere dati come extra-programma, ma il problema è che poi scatta il fattore politico: nel Novecento italiano tutto è tifo per una fazione politica o per l’altra, e una prof che assegni un autore troppo schierato poi magari si ritrova alla porta i genitori infuriati o, peggio ancora, le telecamere di Studio Aperto. Quindi, anche se non sono d’accordo, capisco la remora e il tirare i remi in barca: e allora leggeteve Mnzoni, che nessuno così si lamenta! :-D

    37. Solo che non esiste un autore non schierato, ognuno persegue una propria estetica o morale :P se il criterio di scelta è la mancanza di direzione politica, resta solo l’etichetta dell’acqua in bottiglia – i bugiardini dei farmaci già stimolerebbero riflessioni sul perché si mettano in giro medicine salvavita i cui effetti collaterali comprendono la morte :P

    38. Per questo si prende un autore di un passato innocuo (i cui schieramenti politici siano cioè ormai ininfluenti), che scriva in italiano così da studiare la lingua, non la lettura. Ecco perché spesso dei Promessi Sposi fanno studiare solo alcuni capitoli, lasciando all’iniziativa personale leggerlo tutto. Sapere “come finisce” non importa, perché solo un metodo per studiare l’italiano corretto: quell’italiano che gli autori dal Novecento in poi fanno a gara a non usare.
      Poi se becchi un prof bravo e ispirato, magari ti dà come compito extra-programma qualche bel romanzo che ti rimarrà dentro a vita, ma sono appunto colpi di fortuna…

    39. Verissimo che debbano insegnare l’italiano e di conseguenza i vari Manzoni e Dante siano un obbligo ma che io ricordi le ore di italiano servivano anche a capire cosa si stava leggendo, ad analizzare metafore e significati dei testi oltre che la struttura stessa della frase e questo lo si può fare con qualsiasi testo, che sia italiano o straniero. Equilibrare il tutto affiancando titoli di altro genere che possano coinvolgere maggiormente i giovani e magari invogliarli alla lettura non solo imposta dalle scuole tanto male non sarebbe e gli insegnanti dovrebbero fare proprio quello, stimolare alla cultura, e questo vale per tutte le materie, chi non lo fa non fa bene il suo lavoro e punta solo ai quattro spicci a fine mese.

    40. Integrare sarebbe perfetto, ma il problema è che temo che non si faccia in tempo neanche a svolgere il programma base, figuriamoci quello “esteso”! Lungi da me difendere i professori – categoria che ho odiato per tutta la mia vita scolastica e che mi hanno sempre segnato in negativo – ma temo che sia loro impossibile sviluppare un programma esteso nel tempo previsto e con classi formate nella maggior parte da studenti altamente non ricettivi. Ecco perché servirebbe una “rivoluzione culturale”: io leggo non perché me l’abbiano detto a scuola ma perché sono cresciuto in una casa dove tutti leggevano. Oggi tutti i giovani che conosco stanno crescendo in case totalmente prive di libri: non esiste professore al mondo che saprà insegnar loro a leggere, neanche se ci fosse King nel programma base!

    41. I miei genitori non leggevano mentre io non faccio altro e non perché me l’abbiano detto a scuola, ho sempre pensato che il piacere della lettura sia qualcosa di intrinseco negli individui ma se io l’ho scoperto per caso, altri magari non possono essere così fortunati e la scuola aiuterebbe. Ai miei tempi qualsiasi insegnante di italiano che ho avuto tra biennio e triennio delle scuole superiori, e io ho fatto un istituto tecnico, parallelamente al programma ci dava tot titoli da leggere durante l’anno, non vedo perché non farlo se non per pura pigrizia degli insegnanti stessi che ripeto se ne fregano di trasmettere cultura per davvero con la scusa che agli studenti non interessa, quindi arrendendosi. Se poi uno non se li vuole proprio leggere e trova pallosa qualsiasi cosa, beh, fatti suoi, su venti studenti fossero anche la metà a diventre lettori regolari sarebbe un traguardo.

    42. Complimenti, allora: è difficile diventare lettore “con le proprie forze”, ma tu dimostri che si può fare ;-)
      Anche a me segnavano i libri per le vacanze e li odiavo, salvo poi scoprire autori che mi sarei portato nel cuore per sempre (Remarque e Böll su tutti), ma quello poi dipende dalla sensibilità personale.
      Di sicuro la svogliatezza la fa da padrona nella scuola, e segnare Sciascia come lettura estiva secondo me crea più danni che altro :-D (cito quell’autore perché mi ha particolarmente bruciato!)

  5. Mi hai fatto morire da ridere ieri sera XD concordo su tutti i titoli che ho letto anche io ovvero La Chimera, tra i pochi che ho proprio abbandonato durante la lettura tanto era palloso, e i Promessi Sposi che fortunatamente ho letto solo poco durante il programma di italiano. Invece la metamorfosi non l’ho mai apprezzata mentre Il fu Mattia Pascal mi piacque molto e i Malavoglia he hai solo citato saranno stati noiosi ma alla fine fui soddisfatto non so bene perché. Detto ciò posso ritenermi più fortunato di te con le letture scolastiche che oltre a titoli classici ha visto: Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson (che però non mi è piaciuto), Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Dorian Gray di Wilde e Io uccido di Giorgio Faletti di cui poi ho letto altri titoli di mia volontà.

    1. Troppo buono 🙂
      Personalmente, con un po’ di varietà avrei digerito meglio anche le cose noiose – è anche educativo, sapere che il mondo non è tutto un parco giochi, il problema è che a me toccavano quasi esclusivamente le lagne senza ritmo e coi personaggi amorfi! XP
      Con esperienze simili, non mi stupisce che ci sia gente che evita l’analfabetismo di ritorno solo grazie alle chat di Whatsapp 😛
      La tua dieta di letture scolastiche la invidio un po’ 😉

    2. Dimenticavo di citare Daniel Pennac, Sciascia e Salinger (anche se a me il Giovane Holden non è che abbia fatto proprio impazzire, magari oggi lo apprezzerei di più).

  6. Che “I Promessi Sposi” fosse un harmony ogni tanto lo dico anch’io (anche se forse non ho avuto il coraggio di scriverlo sul blog, ma non ne sarei così sicura), con grande scorno di mia sorella che lo adora e dice che dovrei rileggerlo alla luce degli anni passati, cosa che forse in effetti dovrei fare ma penso che non lo farò (ci sono troppe cose interessanti). Tra l’altro la protagonista è insopportabile, basta confrontarla con la Pisana de “Le Memorie di un Italiano” di Nievo, stessa epoca, successo molto minore, forse perché è molto meno incline a lasciar fare alla Provvidenza. Romanzo che io straconsiglio, l’ho amato molto. Il Gattopardo l’ho riletto recentemente per una lettura ad alta voce fatta in teatro e apprezzato decisamente molto di più. La Coscienza di Zeno e la Storia li ho trovati anch’io barbosissimi (ma mia madre li adora ed è molto dispiaciuta di questo). Siamo invece in disaccordo sul Nome della Rosa (che ho trovato splendido) e su Pirandello (che ho detestato cordialmente, tranne che nelle rare occasioni in cui l’ìho visto a teatro) e Kafka (per me illeggibile). Se poi proprio vogliamo farci dei nemici, io dirò (ma inter nos, e poi negherò strenuamente di averlo detto) che quanto a conoscenza dell’animo umano, capacità di coinvolgimento, fascino (e umorismo, che è una componente non secondaria del fascino) il paragone tra Dante e Shakespeare è sbilanciatissimo a favore del secondo (benché io ami molto alcune parti della Divina Commedia, ma anche lì, li ho apprezzati di più col tempo). Concordo sul fatto che non sia detto che si leggano solo autori italiani, ormai, anzi, direi che non sono neanche la maggioranza, nelle antologie dei migi figli ci sono Philip Dick, la Rowling e infiniti altri, si possono tranquillamente consigliare anche libri stranieri tradotti. E poi certo, Calvino (anche se qualcuno trova noioso anche lui!), Rodari, ma poi Pavese (che non amo), Tabucchi, Celati, Cassola, Bassani… Ma alla fine il segreto forse sta in un atteggiamento diverso. del tipo: questi sono i mostri sacri, forse è bene che li leggiate, ma sentitevi liberi a) di scegliere eventualmente altri autori, possibilmente italiani, suggeriti da amici, parenti, genitori, o che voi stessi conoscete e amate; b) di sparare a zero su qualunque cosa abbiate letto, purché lo facciate in maniera motivata.
    Scusa il commento-fiume, forse ho superato le 1000 parole già qui, figuriamoci ai dovessi fare un post :D

    1. I commenti fiume così mi piacciono – non mi hai fatto internare perché non mi piace Il nome della rosa!

      Nella mia antologia del liceo ci è finito anche Poe, in un’altra ho visto un racconto di Lovecraft e già alle medie ho visto Sentinella di Brown (fantascienza): mai una volta che ci avessero fatto leggere uno di questi, oppure la Ginzburg, Guareschi, Marquez!
      Sembrava che fossero lì solo nel caso lo studente si fosse incuriosito spontaneamente…

      Riguardo a Dante: per me, superato l’Inferno, perde un po’, mentre il Decameron di Boccaccio è bello, racconto più, racconto meno :)

    2. Sì, il Decameron era piaciuto anche a me. L’Inferno di Dante è quello che piace sempre di più a tutti, devo dire che sentirli recitare da Benigni (e lo so, è blasfemia, direbbe Sermonti) mi ha fatto apprezzare anche Purgatorio e Paradiso un po’ di più. Però Shakespeare… :D
      Vedasi il dialogo tra Benedetto e Beatrice in Molto Rumore per Nulla, o, visto che mi è capitato abbastanza di recente di riguardarlo, il dialogo tra Osric e Amleto. Shakespeare, come Stevenson o Wilde, sono tra i migliori argomenti contro la strampalata idea che i classici siano generalmente noiosi. I classici sono classici perché ti spiegano benissimo quello che provi, chiunque tu sia, o quasi :)

  7. Pingback: Letture obbligatorie odiose | nonquelmarlowe

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