Il Sole del Padrone splende per tutti i fantasmi coreani: Master’s Sun

Dopo Strong Woman Do Bong-Soon, torniamo a parlare di drama coreani, approfittando del fatto che sono fresco di visione di una serie e prima di lanciarmi su una nuova, suggerita dall’inossidabile amica-fanatica della Corea del Sud (prima o poi, dovrò chiedere a queste benedette amiche di scegliere un nom de guerre, per quando le devo citare qui sulla voliera).
Questa volta parliamo di Master’s Sun, una divertente commedia con risvolti sia sentimentali che lievemente horror: infatti, la sua protagonista vede la gente morta!

Master’s Sun 101

No, non è una serie sui vampiri!
(Fonte: Wikipedia)

Tae Gong-Shil era una giovane promettente, dalla carriera scolastica brillante e versata nel tennis, al punto da venire soprannominata “il Grande Sole” – con grande cordoglio della sua rivale negli studi, l’arcineAmica Tae Yi-Ryung, chiamata “il Piccolo Sole”.
Ma questo era il passato: dopo un incidente che l’ha costretta in ospedale per alcuni anni, Tae Gong-Shil ha ottenuto suo malgrado la capacità di vedere e sentire i fantasmi, i quali sembrano in grado di percepire la sua natura speciale e la ossessionano giorno e notte, terrorizzandola fino a renderla un’emarginata – immaginiamo di vedere una donna che piagnucola e parla all’aria…

Durante una serata di pioggia battente, Gong-Shil si imbatte in un uomo molto particolare: il giovane – e avido – Joo Joong-Won, proprietario di un centro commerciale e di una catena di alberghi di lusso. La particolarità di Joong-Won è che se lui e Gong-Shil si sfiorano, i fantasmi nei dintorni spariscono dalla vista della donna per un po’, lasciandole un attimo di respiro.
Tutto ciò rende Joong-Won molto interessante per Gong-Shil, che inizia a importunare l’uomo perché diventi il suo rifugio dai fantasmi. Fantasmi a cui Joong-Won, inizialmente, non crede…

La scheda (con l’immancabile grazie a Wikipedia)

Titolo originale: Jugun-ui Taeyang
Sceneggiatura: sorelle Hong
Regia: Jin Hyuk
Musiche: Oh Joon-sung
Sottotitoli: I See Dead People Team
Casa di produzione: BON Factory (2013)

Streaming e sottotitoli

Lo streaming di Viki è, come sempre, abbastanza buono, ma è anche funestato da circa sette interruzioni pubblicitarie – di quattro brevi spot ciascuna, a oggi – che vengono infilate nello show in modo automatico, interrompendo dialoghi e azioni a metà.
I sottotitoli in italiano sono così così: a parte gli immancabili refusi, fin troppo frequenti, certi episodi non sono stati sottotitolati al 100%, per lo più ai danni delle canzoni che accompagnano certe scene, ma anche di certe linee di dialogo non revisionate, che diventano difficili da capire.

Trame e sotto-trame

Master’s Sun ricade nel genere definito “il mostro della settimana”: in ogni puntata, per buona parte della serie, abbiamo il caso di un fantasma specifico, una persona o un animale morto con rancori, preoccupazioni o insoddisfazione.
Questo defunto finirà per cercare l’aiuto di Gong-Shil, che agli occhi dei fantasmi splende come il sole; il primo incontro è solitamente traumatico, perché i fantasmi tendono a presentarsi come esseri dai tratti mostruosi e spesso sono in grado di influenzare la realtà materiale in qualche modo (è favoloso lo spettro che gioca col coperchio del cestino della spazzatura, le cui motivazioni verranno alla luce alla fine della serie).
Non manca qualche momento pensato per essere strappalacrime, alla conclusione della storia del fantasma di turno: si tratta di pochi minuti ogni volta, perché la serie è soprattutto una commedia.
A corredo delle trame verticali, ne abbiamo una orizzontale che occupa quasi tutta la stagione: la ricerca della collana usata per pagare il riscatto di Joong-Won e l’indagine sulle motivazioni di Cha Hee-Joo, sua ex-ragazza, rapitrice e attualmente stalker fantasma.

Oltre a questi momenti lievemente horror o thriller, buona parte della serie si sviluppa come una commedia, con personaggi che hanno debolezze caratteriali buffe o altri difetti, e il frequente rovesciamento delle aspettative: per esempio, quando sembra che Joong-Won stia per fare o dire qualcosa di gentile, la prospettiva di un guadagno agevolato da (o di una perdita da scongiurare con) un comportamento egoista lo spingerà ad agire in modo veramente pessimo! XD

Non mancano alcune brevi sotto-trame, come quella del fidanzamento di Joong-Won con una ricca ereditiera – una storia un po’ buttata lì, come viene, per sconvolgere le shipper dei due protagonisti – ma soprattutto quella che spiega come abbia fatto Gong-Shil a ottenere la sua dote medianica.
Infine, abbiamo lo sviluppo di alcune storie d’amore, piuttosto telefonate, in secondo piano: sono sempre un po’ sopra le righe, mai stucchevoli, a causa della bizzarria dei personaggi coinvolti.

Personaggi

Tae Gong-Shil è la protagonista femminile della storia: ha il potere di vedere e sentire i fantasmi e se perde conoscenza – per esempio, se si ubriaca – viene posseduta dagli spettri vaganti, solitamente alla ricerca di un modo per riavere un corpo. Ed ecco perché ha delle occhiaie paurose.
Per cercare di andare avanti con la propria vita, si ritrova costretta ad accontentare alcuni dei numerosi fantasmi che infestano la città, risolvendo i loro problemi: cose da dire o consegnare a chi è rimasto indietro, rimpianti da cancellare e così via.
Il potere di Tae Gong-Shil viene soppresso da un contatto, anche accidentale, con Joo Joong-Won, ricco proprietario d’albergo proveniente da una famiglia ancor più ricca. Da giovane, fu rapito in cambio di un riscatto – una preziosa collana di diamanti, appartenuta a sua madre – e la ragazza che allora amava, Cha Hee-Joo, sembra che fosse coinvolta nella faccenda.
Costretto a leggere Dieci piccoli indiani dai suoi rapitori – forse per spaventarlo, visto che alla fine, nella filastrocca, “non ne rimase nessuno” – Joong-Won ha sviluppato una forma di dislessia che gli rende impossibile leggere il coreano.
Kang Woo è il responsabile della sicurezza del Kingdom, il centro commerciale di proprietà di Joong-Won: per un certo motivo, sorveglia anche Joong-Won e, durante la missione, sviluppa un forte interesse per Gong-Shil.
Tae Yi-Ryung, il Piccolo Sole, è l’ex rivale negli studi di Gong-Shil: nel presente, il Piccolo Sole è una famosa supermodella e attrice, ma soffre di un complesso di inferiorità nei confronti di Gong-Shil, perché nonostante la giovane medium sia oggi fortemente disastrata, attira l’attenzione del ricco Joo Joong-Won e riscuote l’interesse di Kang Woo, per cui la snob Yi-Ryung ha preso una malcelata cotta.

A questi personaggi se ne affiancano altri, spesso costruiti per dare vita a divertenti siparietti

  • Joo Sung-Ran, la zia di Joong-Won. Donna dal comportamento protettivo e autoritario, fa spesso confusione con i nomi. Persino con quello del marito! Con Gong-Shil adotta degli schemi di comportamento da “suocera scontenta” e mamma chioccia
  • Do Seok-Chul, marito di Sung-Ran. Sempre allegro e un po’ imbranato, è succube della moglie, grazie a cui ha ottenuto la vice-presidenza del gruppo Kingdom. Per mantenersi all’altezza della propria posizione, si impegna a mantenere il controllo e a soddisfare ogni aspettativa, ma la sua natura bonacciona gli fa compiere diversi passi falsi, che provocano gelide reazioni da parte di sua moglie e del nipote
  • Kim Gwi-Do, segretario di Joong-Woo. Devoto al benessere del presidente come se fosse suo zio o un fratello maggiore, trama per tenere assieme Joong-Woo e Gong-Shil
  • Lee Han-Joo, impiegato della sicurezza del Kingdom. Gli occhi e le orecchie di Seok-Chul, è un chiacchierone e un ficcanaso con una seconda “identità segreta”, vale a dire gola profonda, la fonte di ogni possibile pettegolezzo su Gong-Shil al centro commerciale Kingdom. Per sua stessa ammissione, Han-Joo è “lievemente ossessionato dal cibo
  • l’inquietante Madam Go, una strega taoista (presumo). Pur non potendo vedere i fantasmi – li percepisce e basta – sfrutta le proprie abilità per combinare matrimoni postumi tra i fantasmi di persone che sono morte non sposate, su richiesta delle loro ricche famiglie

Interpreti principali

Gong Hyo-Jin interpreta Tae Gong Shil: non è la tipica bellona coreana dall’età indefinibile, ha l’aspetto di una donna normale, graziosa e che ancora non ha fatto ricorso alla chirurgia plastica. È piuttosto brava a interpretare la “svitata un po’ leziosa e ossessionata” e quando piange non sembra un pianto artefatto, di quelli eleganti anche nella disperazione: al contrario, sembra più il muggito di un cervo!
So Ji-Sub interpreta Joo Joong-Won. Ha lineamenti non proprio “da fighetta”, anzi: sembra più la faccia di un cattivo carismatico. In questo ruolo – non so in altri – ha una recitazione molto gestuale: quando il personaggio è agitato, non tiene mai le mani ferme e le agita sempre secondo lo stesso schema, come fanno molte persone, ma con uno stile niente affatto generico.
Seo In-Guk è Kang Woo: ha il viso da attore-cantante della porta accanto, in un’occasione mostra un po’di competenze marziali.
Kim Yoo-Ri è Tae Yi-Ryung: rende bene nel ruolo della modella-barra-attrice un po’ carente. Piuttosto carina, ha un modo di recitare che ha qualcosa dell’attrice adolescente, forse per rendere il carattere capriccioso del personaggio.
Han Bo-Reum è Cha Hee-Jo: presente soprattutto come fantasma o nei flashback, caratterizza il suo personaggio in due modi assai diversi tra loro – come fantasma e in certi flashback, appare molto dolce e sofferente, in altri flashback si mostra fredda e dura. C’è un valido motivo nella storia, per questo…

Concludendo

Master’s Sun è una serie molto divertente e ben sviluppata, sebbene negli ultimi episodi io abbia trovato un po’ troppo rapida l’evoluzione di alcuni dei suoi protagonisti.
I singoli “casi” dei fantasmi sono ben sviluppati e non particolarmente scontati, pur rispondendo ad alcuni cliché delle storie di fantasmi: preoccupazione per chi rimane indietro, rimpianti etc.
La trama orizzontale – il rapimento e la ricerca della collana – viene sviluppata molto lentamente e con una grave falla logica: il colpevole non attende l’ormai imminente prescrizione del reato e si presenta ai personaggi col suo vero nome, anche se c’è un trucco…
Una nota di pregio è che gli spiegoni sono rari e soprattutto stringati, presentati con dialoghi brevi – a volte, anche poetici – che suonano abbastanza naturali.
Infine, gli interpreti sono abbastanza capaci: qualcuno è più teatrale di altri (complice la presenza di tic vistosi o altri comportamenti particolari) e in generale sono tutti abbastanza espressivi.
Nel complesso, una serie divertente e con qualche momento agrodolce o poetico, per un totale di diciassette episodi piuttosto frizzanti, nonostante qualche situazione un po’ cliché e i morti!

Link

La pagina di Viki dove poter seguire la serie (streaming legale e gratuito, con pubblicità per chi non possiede il Viki Pass)

22 pensieri su “Il Sole del Padrone splende per tutti i fantasmi coreani: Master’s Sun

  1. Devo dire che questa non mi sembra la cosa piú strana che tu abbia visto. Potrebbe non essere un cartone animato per bambine coreane, in effetti…
    I nomi da guerra delle tue amiche servono, cosí impariamo a conoscerle e sappiamo che se si parla di Adalgisa (esempio) ci sarà una love story, se si parla invece di MariaStuarda (altro esempio) sarà una storia drammatica…

  2. Prima sono tartassato di stimoli da Obsidian Mirror e il suo speciale sulle miniserie televisive giapponesi ispirate a “Ring” (e sono più di quanto il buon gusto vorrebbe), poi arrivi tu a segnalarmi queste miniserie coreane che vedrei dalla prima all’ultima… ma come deve fare un povero utente digitale che ha solo 24 ore di vita giornaliera? :-P
    Scherzi a parte, complimenti per la schedatura approfondita e per queste segnalazioni: un giorno ti raggiungerò e mi sparerò tutti questi titoli ^_^

    1. Anche io vengo spesso incuriosito dalle segnalazioni dei blogger e questa è la mia perfida vendetta :P
      Poi bisogna vedere se ti possa piacere una serie del genere: magari i difettucci che noto, per te sono peccati mortali!

  3. Se ho capito bene si tratta di un rip off di Ghost Whisperer ma senza le tette di Jennifer Love-Hevitt, giusto? In ogni caso son più originali del 99,9 % delle produzioni nostrane.

  4. Non amo lo streaming, tuttavia il cinema orientale mi attira tremendamente e, ancora di più, sondare quelle che a noi occidentali appaiono “stramberie” e che un distributore non importerebbe mai dalle nostre parti a meno di volere fare seppuku.
    Mi affascina il modo diverso di interpretare le stesse emozioni, la gestualità, la diversa recitazione; gli americani ci hanno rotto le scatole, ormai certi attori prevedo in anticipo come si muoveranno per sottolineare uno stato d’animo o una battuta.
    E poi si tratta di storie diverse dalle nostre.
    Mi associo però a Lucius: dove lo trovo il tempo? Ma questo è un mio problema perciò ti saluto e ti ringrazio per spalancarmi una finestra su questo spicchio di mondo.

    1. Prego, e grazie a te per essere stato dietro ai miei vaneggi!
      Le serie coreane, mi dice l’amica, sono studiate per chiudersi in una stagione – questa và in 17 episodi, Do Bong-Soon anche, se ricordo bene.
      Nel peggiore dei casi, puoi ricordare che esiste quando non hai i bambini in casa, giochi da platinare e al cinema non c’è nulla :P

    2. Giochi da platinare: sono contrario al completismo artificialmente indotto da trofei a membro di cane (cioè la maggior parte dei trofei)
      Al cinema non vado che raramente e per congiunture astrali previste solo da un dimenticato sacerdote azteco.
      Infine – e qui mi stavo rotolando dalle risate – quando non ci sono i bambini a casa…guarda quei due amati tesoretti sono come gli Alien nel secondo film: escono dalle fottute pareri!
      Tuo-èttardi-èttardi-RedBavOberato

    3. No, proprio nanomorfi! So’ peggio degli xenomorfi perché sono piccoli e il rilevatore di movimento non li rileva!
      Se nello spazio nessuno può sentirti urlare, nel mio condominio le mie urla si sentono…eccome si sentono!

    1. Se non è annidato male, non è un commento sulla voliera ;)
      Ancora oggi faccio pasticci pure io e son qui da quasi due anni :P
      Col senno di poi, non avrei annidato un bel nulla!

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