Un po’ Saint-Exupery, un po’ Ende: Il Piccolo Principe, il film

“Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare”
L’Aviatore, ne Il Piccolo Principe

Questo post sta marcendo nel blocchetto degli appunti da troppo tempo. Davvero troppo.
Il Piccolo Principe è un racconto famosissimo, credo che persino chi non l’abbia mai letto conosca la storia, almeno a grandi linee.
In alcuni casi, ha ispirato almeno un paio di serie animate – di recente, anche un film d’animazione.
Film di cui andrò a gracchiare proprio ora. ;)

Il Piccolo Principe 101

Fonte: Coming Soon

Una bambina e una madre, affiatate, sincronizzate come robot; la bambina aspira a un posto nella prestigiosa Werth Academy, una scuola privata ad accesso ristretto. La madre aiuta la bambina, programmando ogni suo istante di vita.
L’ingresso alla scuola passa per una porta così stretta, che la bambina non riesce a entrare per un piccolo, ma al tempo stesso enorme errore, che la scaraventa nel panico!
Non c’è problema, piano B: andando ad abitare nel quartiere giusto (che sembra uscito da un incubo di Tim Burton: al confronto, il quartiere di Edward mani di forbice sembra Montmartre!) la bambina potrà accedere alla Werth, ma dovrà studiare davvero tanto – la sua vita sarà solo studio, sotto la supervisione inflessibile di sua madre, che ha programmato ogni istante della vita di sua figlia per anni.
Ma la già tracciata vita della bambina subirà uno scossone proprio quando andrà a vivere nell’inquadratissimo quartiere scelto dalla madre, in cui persino le chiome degli alberi sono quadrate: il suo vicino di casa ha l’unica dimora fuori dal normale ed è un vecchio aviatore un po’ svitato, pronto a condividere con la bambina un racconto della sua gioventù, risalente a quando ha fatto la conoscenza di un Piccolo Principe venuto da lontano…

La scheda (informazioni saccheggiate su Wikipedia)

Titolo originale: Le Petit Prince (2015)
Regia: Mark Osborne
Sceneggiatura: Irena Brignull
Musiche: Richard Harvey, Hans Zimmer

Resa visiva e sonora

Il film è realizzato in computer grafica, con alcuni passaggi realizzati con “pupazzi” di carta animati in stop motion – piuttosto suggestivi e ben realizzati. La parte al computer mostra un character design gradevole, non realistico, che permette personaggi espressivi.
Il labiale, non dettagliatissimo, funziona e il doppiaggio italiano mi è sembrato ben sincronizzato.
Come doppiatori, abbiamo attori e attrici di una certa fama soprattutto in lingua originale, ma anche in italiano ci sono dei nomi noti: per fare un esempio, abbiamo gente del calibro di Marion Cotillard, Jeff Bridges e Benicio del Toro in originale; da noi, abbiamo gente come Paola Cortellesi, Stefano Accorsi e Micaela Ramazzotti.
Musiche belle e d’atmosfera: molto carina Suis-moi, un brano allegro che, riarrangiato in chiave epica per diventare Escape, accompagna la scena d’azione più importante alla fine del film.

Tema

Crescere significa dimenticare sogni e fantasticherie? È possibile diventare adulti mantenendo dentro di sé la parte migliore di quando si era bambini?
Davvero crescere e diventare adulti significa perdere il cuore e la gioia, diventando pallidi e grigi?
Con un tema del genere, il film mi ha fatto subito pensare a due libri di Michael Ende, cioè La storia infinitaMomo. Non che mancasse un accenno di riflessione del genere nel libro originale, vedi la dedica…
Da un lato abbiamo una madre separata, occupatissima col lavoro, che per garantire alla figlia un futuro prospero, la spinge a vivere una vita fatta solo di impegni e studio, senza un briciolo di quelle attività che sono parte dell’infanzia, come amicizia, gioco e sogni.
Dall’altro lato abbiamo uno strambo vicino di casa, un vecchietto decisamente non inquadrato e un po’ irresponsabile, portatore di una ventata di freschezza e gioia nella vita della bambina.
Due aspetti che dovrebbero coesistere nella vita di una persona, ma che nel film dovranno lottare per raggiungere un equilibrio finale.

È stato un sogno. Forse…

La fine del secondo atto del film introduce la piccola protagonista all’avventura: un viaggio che probabilmente è solo un sogno, ma che le dona la forza per diventare completa – non solo dovere, non solo gioia.
Soprattutto, un’avventura che lega la storia della bambina a quella del Piccolo Principe in modo più netto, e che fino a quel momento era solo una manciata di pagine illustrate: in questo fantastico trip, gli elementi del racconto di Saint-Exupery, come gli strani personaggi incontrati dal Principe nei pianeti visitati prima della Terra, e quelli della vita della bambina (le stelle fosforescenti attaccate ai muri, l’aspirapolvere, le bocce con i paesaggi regalati alla bimba dal padre) danno vita a un mondo fantastico, ricco di avventura e pericolo, ma in cui la bambina e… il Principe (!) capiranno l’essenza di una frase

“È solo con il cuore, che si può vedere veramente. L’essenziale  è invisibile agli occhi.”

La Volpe

e così troveranno la forza di andare avanti nella vita, nonostante le dolorose separazioni che tutti sono costretti a sperimentare.

Concludendo

Il Piccolo Principe è un bel film per famiglie, non stucchevole né portatore di messaggi inapplicabili nella vita reale, che qua e là sembra ampliare una riflessione del libro originale con elementi di una certa poetica di Michael Ende, come i temi della crescita e della possibilità o meno di mantenere i colori e la gioia, la “magia”, anche da adulti.
Disegni gradevoli, buone animazioni, della buona stop motion (che è sempre una cosa bella, imho) accompagnati da un doppiaggio efficace e da musiche davvero belle, di ogni genere – dall’allegro al riflessivo, fino all’avventuroso.
Nel complesso, un’opera che è liberamente derivata da un libro di culto, che però non sconfina nella “blasfemia” e nell’eterodossia, spesso temuta dai fan di… qualsiasi cosa!

Una nota finale: la bambina protagonista ha l’obiettivo di entrare alla Werth Academy. Il libro del Piccolo Principe è dedicato a un certo Leone Werth.

Link

Chi fosse interessato al DVD, può trovarlo sul negozio de laFelitrinelli

32 pensieri su “Un po’ Saint-Exupery, un po’ Ende: Il Piccolo Principe, il film

  1. Ho amato moltissimo il film. Il libro lo adoravo da bambina, oggi credo che davvero il film sia ancora più bello. Quanto alla “Storia Infinita” di Ende, lo trovo di una bellezza da togliere il fiato. E’ buffo che gli inquadratissimi tedeschi, quando escono dagli schemi, possano descrivere l’inaspettato in modo così straordinario. Mi viene in mente “Le tredici vite e mezzo del capitano orso blu” di Walter Moers, se non lo hai letto te lo consiglio caldamente, completamente folle, divertente come poche cose che abbia letto in vita mia.

    1. Le tredici vite e mezzo del capitano Orsoblu ho provato a leggerlo, ma non mi ha catturato lo stile, non so perché. Magari, un giorno ci riproverò 😉
      Ende, per quel poco che ho letto, era bravo – La storia infinita è proprio bello, come tornare bambini anche da grandi 🙂
      Per tornare al Piccolo Principe, l’ho letto da grande e mi ha stupito alquanto – di certo non mi aspettavo quel finale… il film è proprio bello, un approccio molto diverso da quello Disney (ma non necessariamente da quello Pixar) o Dreamworks (attuale) all’animazione per famiglie 🙂

    2. Ma dai, pensavo proprio che invece le Tredici vite e mezzo ti avrebbe catturato… certo, a volte è anche questione di “momento giusto”, però è anche vero che lo stile che “prende” o no tante volte è proprio una questione soggettiva. Io ridevo sull’autobus, ma risate di gusto proprio :D

    1. Certo, solo computer prende un po’ all’anima, mi manca il disegno tradizionale, ma forse oggi il costo di quella tecnica classica potrebbe essere alto per molte produzioni.
      Comunque, il risultato qui è abbastanza caldo, devo dire… potrebbe dipendere anche dal fatto che le varie componenti sono ben armonizzate, imho ;)

    2. Va be’, appena lo vedrò tornerò per farti sapere la mia. Penso per la prossima settimana perché stiamo recuperando altri film elencati da Pietro Saba e viaggiamo con la frequenza di mezzo film la sera (poi crolliamo) e mezzo il pomeriggio ma non penso manterremo la media di uno al giorno.

    3. Guardare un film da stanchi è controproducente, di sicuro!
      Se poi lo guarderai, attenderò la tua opinione ;) ti piacesse o meno, potrei scoprire qualcosa che mi è sfuggito!

    4. Eccomi! Visto un paio di giorni fa, vado a rileggere la tua recensione e a rispondere e rispondo in ordine.
      Ho visto il film senza conoscere i doppiatori italiani che non mi sono dispiaciuti a parte la madre che è doppiata pessimamente da Paola Cortellesi (che non sopporto neanche come attrice). Però c’è da dire che anche il personaggio che doppiava era veramente odioso, madri così me ne sono capitate in passato e avrei volentieri tolto loro la patria potestà!
      L’animazione non mi è piaciuta, sia per quando viene mostrata la città, sembrano usciti dal video introduttivo del videogioco Theme Hospital, che quando usano i pupazzi (ho smesso di apprezzare lo stop motion nell’88, fatta eccezione per il capolavoro Night Before Christmas), secondo me nei canali per bambini del digitale, fanno di meglio.
      Riguardo la trama, mi trovo d’accordo col punto di vista dei bambini!
      Nonostante queste mie critiche, ho trovato il film qualcosa di meraviglioso, non mi emozionavo così da Big Fish, col quale vedo analogie riguardo le due versioni di una storia, quella raccontata e quella reale. Mi aspettavo una stronzata per bambini e mi ritrovo un prodotto meraviglioso e drammatico tutt’altro che per mocciosi, i quali possono capire solo con l’accompagno di un adulto (riguardo la metafora della morte).

    5. Son contento che ti sia piaciuto in buona parte (la più importante, tra l’altro!) ;)
      Riguardo alla stop motion, con me vince facile, non so perché: da bambino guardavo corti fatti con quella tecnica, mi piacevano per l’ironia ma non stravedevo per la resa visiva… devo essere cambiato dopo aver scoperto che razza di calvario sia fare anche un minuto di girato, con quel sistema :P

    6. Pensa che nel ’97 all’incirca, dopo aver visto il programma di JTV sul cinema, puntata in cui parlavano dello stop motion, presi la videocamera di mio padre, un Gozzilla giocattolo e provai questa tecnica. Ne uscì anche qualcosa di ben fatto, circa 2 ore per 5 secondi di movimento 😝
      La fatica che c’è dietro e la pazienza che ci vuole, posso vagamente capirla 😁
      Comunque un po’ mi piacciono quelli col pongo, sia vecchi che nuovi, anche se mi hanno sempre provocato una strana sensazione.

    7. Sono strani e scattosi, per questo c’è chi ci ha fatto delle robe inquietanti, tipo un film misto live-stop motion su Alice (con un coniglio spaventoso, che quello di Donnie Darko pare Tippete, in confronto).

      C’è una casa di produzione chiamata Troika, specializzata in film in stop motion: fanno, tipo, un film in quattro anni e sono a quattro (mi manca ancora l’ultimo). Il loro terzo film, Boxtrolls, ha un livello visivo spaventoso!

  2. sono d’accordo, una buona trasposizione, di un libro che non era facile portare sul grande schermo…
    a me piacque molto, anche per lo stile dell’animazione, diverso dai soliti canoni…

    1. Certamente è un racconto infilmabile, se si vuole restare aderenti al libro. Usarlo come punto di partenza per raccontare altro – sempre mantenendo il contatto con il Principe, in qualche punto – è l’unico modo per portare quella storia in altri mezzi, salvo farci un “corto”.
      Qui hanno fatto un buon film, senza andare troppo di stereotipi: in un film all’americana, la madre sarebbe stata la “cattiva” che vuole uccidere i sogni mentre la bambina, grazie al sogno, avrebbe conquistato il suo mondo solo grazie al sogno e non sarebbe andata alla Werth. Ma la realtà è un po’ più complessa: si intuisce che la madre ha dovuto fare delle scelte per cause di forza maggiore e che ha a cuore il futuro della figlia, non è che voglia dominarla perché sì…
      Lascia da riflettere ;)

  3. Judith

    Un film d’animazione carinissimo che offre un buon compromesso tra “nuovo” e vecchio, si ispira alla storia originaria proponendosi quasi come suo sequel. Ha il sapore del già visto e non di certo brillante quanto il libro però è godevolissimo.

    1. Judith

      SI’ decisamente! Io poi sono un po’ sensibile all’argomento e quindi ipercritica dal momento che adoro il libro de “il piccolo principe” tanto da definirlo uno dei miei libri preferiti… Lo rileggo periodicamente ogni tot anni, diciamo che e’ cresciuto con me. Quindi quando ho sentito che sarebbe uscito il film un po’ tremavo all’idea che potessero de-naturare l’opera originaria e sporcarla. Invece direi che alla fine han fatto un lavoro carino, forse di meglio non avrebbero potuto fare e il taglio che gli han dato l’ho apprezzato molto in quanto messa in quei termini effettivamente sembra un tributo all’opera piuttosto che una sua piatta rappresentazione

  4. Non lo vidi, all’epoca. Forse spaventato dal fatto che ci fosse una cornice inedita e moderna rispetto al racconto originale.
    La realizzazione in stop-motion comunque mi piace, infatti ho sempre amato titoli simili.
    Vedremo di recuperarlo, visto che ne parli così bene^^

    Moz-

    1. Secondo me è fatto bene, la parte aggiunta non sembra una brutta fanfiction. Certo, alla resa dei conti, il Principe è un po’ marginale, la protagonista è la ragazzina, ma la storia funziona.
      Le parti in stop motion riguardano il racconto originale, quando la ragazzina lo legge – se poi vorrai guardarlo, mi dirai che ne pensi ;)

    1. Dipende anche da cosa ci si aspetti da un libro – non è una storia allegra, diciamolo ;)
      Quando vedrai il film, spero che sarà di tuo gusto: come hai letto, per me è un buon film, ma non conosco i tuoi gusti al 100%…

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