My Hero Academia, di Kohei Horikoshi

I più grandi heroes sono entrati nelle cronache sin da quando erano studenti…
… e la maggior parte di loro conclude così il racconto…
“Entravo in azione prima di pensare!”
Allmight, in My Hero Academia

Lo scorso anno l’ho trascorso a parlare di un sacco di fumetti di supereroi, grazie alla DC Comics, ma oggi si cambia registro… non è vero, torniamo a parlare di supereroi: questa non-recensione ce l’ho in canna da quando era solo un post sui “Numeri 1”! ^_^°
Oggi tocca a un fumetto sui supereroi in salsa giapponese: è il turno di My Hero Academia!
Ecco la mia opinione, dopo dodici volumi italiani. ;)

My Hero Academia 101

Fonte: scansione

In un mondo invaso da heroes e villains, ciascuno con un potere straordinario chiamato quirk, sono sempre più rare le persone che non nascono con questo dono: tra loro c’è Izuku Midoriya, un ragazzo timido che vuole diventare uno hero come il suo idolo, Allmight, capace di salvare tutti mantenendo sempre il sorriso.
Per questo motivo, Izuku è il bersaglio prediletto dello scherno di un suo compagno di classe, Katsuki Bakugo, nato con tutte le fortune e aspirante al titolo di eroe numero uno del Giappone.
Esistono tante scuole con programmi di addestramento volti a sfornare professionisti competenti, ma una di queste è al top: è il liceo Yuei, la stessa scuola frequentata da Allmight in passato. Per Izuku, seguire questa strada potrebbe rivelarsi impossibile, ma un evento – fuori dal comune persino in un mondo pieno di quirk – gli offrirà una possibilità…

La scheda

Titolo originale: Boku no Hero Academia
Autore: Kohei Horikoshi
Traduzione: Michela Riminucci
Editore originale: Shueisha, Inc. (2014)
Edizione italiana: Edizioni Star Comics (2016)
Prezzo: 4,30 €

I disegni

My Hero Academia è disegnato in stile decisamente “manga”, con uso di tecniche deformed che esaltano l’espressività dei volti e rendono i diversi personaggi facilmente riconoscibili.
I retini sono usati in modo semplice, ma funzionale.
I personaggi si presentano bene, soprattutto da vestiti o qualora indossino abiti che non evidenzino troppo la muscolatura: non che l’autore sia terribile nelle anatomie, i più umani hanno delle proporzioni credibili – aspetto non facile da valutare, data la quantità di personaggi con un aspetto insolito – ma sulle muscolature deve ancora lavorare un po’.
Le prospettive sono variegate e dinamiche, con inquadrature studiate per accentuare la drammaticità di certe scene.

Una nota: è divertente che la quarta di copertina ospiti una finta pubblicità, con un supereroe che fa da testimonial per un prodotto. Aiuta a rendere l’idea che le nuove “rockstar” del mondo, in questo fumetto, sono i supereroi!

L’ambientazione

Pianeta Terra. Dopo la nascita di un bambino luminoso in Cina, nell’umanità ha fatto la sua comparsa un potere battezzato come quirk: quasi chiunque ha un quirk proprio, che offre una o più capacità straordinarie di ogni genere possibile, solitamente ad alto livello di specializzazione – antigravità, supervelocità, controllo del pensiero, superforza, ombelico che spara laser…
I quirk sono ereditabili dai figli, che entro il quarto anno di età manifestano il potere di uno dei genitori o una combinazione dei poteri di entrambi.
A volte, qualcuno non esibisce alcun quirk durante la prima infanzia… per il semplice motivo che non ne possiede uno: nel presente della storia, il 20% della popolazione umana non possiede alcun potere!

Un mondo segnato dall’insorgere casuale (forse…) di un fenomeno tanto invasivo non può certo continuare ad andare avanti come è sempre stato: con la disponibilità di poteri tanto variegati, c’è chi usa il quirk nel proprio lavoro, per il progresso della scienza o la protezione della gente comune dalla delinquenza e dagli incidenti, ma c’è anche chi ne fa uso per avanzare nel mondo come un criminale.
A causa del cambiamento progressivo dello status quo, le nazioni hanno dovuto mettere una pezza alle proprie rispettive giurisprudenze, regolando l’uso dei poteri nella vita di tutti i giorni e trovandosi costrette a legalizzare la professione del supereroe per poterla gestire, istituendo persino dei programmi di istruzione e formazione accessibili a partire dalle scuole superiori.
L’impatto dei superpoteri non si limita a questioni prettamente politiche e sociali: la tecnologia civile e quella militare si sono ritrovate a dover mantenere il passo, per poter ostacolare o agevolare – a seconda delle necessità – l’uso dei quirk grazie a dispositivi talvolta fantascientifici.

Molte di queste informazioni sono fornite dall’autore tramite spiegoni, per bocca dei personaggi o con i free talk che intervallano i diversi capitoli della storia; anche se gli spiegoni non sono mai il massimo della raffinatezza narrativa (in nessuna storia) in My Hero Academia sono sempre brevi e soprattutto, l’autore non dimentica ciò che ci ha rivelato, facendo comportare i personaggi e l’ambientazione in modo coerente con le informazioni fornite.
In conclusione, emerge un mondo costruito in modo solido quanto basta, che prende in considerazione anche questioni non banali, come la presenza di certe leggi… che non vengono mai applicate per non intasare i tribunali! Per esempio, la legge giapponese impone di non usare i quirk in luoghi pubblici, ma se il risultato non è pericoloso, nessuno viene perseguito.

Il protagonista

Izuku Midoriya, come vuole una certa tendenza moderna nei battle manga, è sfigatello: aria dimessa, comportamento timido, insicurezza cronica, è quell’umano su cinque nato senza quirk – alle medie, è l’unico della sua classe.
Non dà prova di talenti particolari: ha buoni voti, ma non esagerati e mostra un’intelligenza normale o, nella direzione dei suoi interessi, persino acuta, ma per il resto tende a non spiccare.
È un fan dei supereroi: vuole essere uno di loro, anche se non possiede un potere, perciò analizza le azioni in battaglia e i poteri di eroi, malvagi e di chiunque abbia un quirk e lo esibisca in sua presenza, cercando di elaborare strategie a sostegno o a detrimento di queste persone.

Se da un lato è un po’ un personaggio cliché – è un classico sfavorito – da un altro punto di vista è un tipo interessante, più della media dei protagonisti degli shonen manga che fanno, o hanno fatto, enormi vendite negli ultimi anni: già che l’autore non ce lo spacci per un genio, per poi farlo comportare continuamente come un idiota, è un notevole passo avanti, e le strategie che partorisce di fronte alle difficoltà, nel bene e nel male, mi ricordano quelle che invento io durante una partita di gioco di ruolo! ^_^
È la prima volta che il protagonista di uno shonen manga mi sembra il personaggio più interessante. Magari non il più figo, ma il più interessante sì. :P
Un altro aspetto positivo è che Izuku non passa from zero to hero in due secondi: si fa le ossa – e spesso se le sfascia! – cercando di capire come usare il potere spropositato che ha ottenuto, pensa molto e cerca di imparare dalle proprie esperienze, facendo del proprio meglio con quello che ha. E cresce, superando pian piano i propri limiti – non parlo solo di quelli del potere acquisito, ma della sua scarsa capacità di socializzare, che migliora mano a mano che si fa apprezzare dagli altri.

Il rivale

Un elemento che emerge nella storia è la rivalità con gli altri: Izuku aspira a una posizione che non è per tutti e i suoi nuovi amici sono tutti persone con grandi capacità e ancor più grande potenziale, più abituati di lui a usare il quirk, e sono tutti interessati ad attraversare la stretta porta che conduce alla carriera da supereroe.
Ma il suo vero rivale è uno: Katsuki Bakugo, il bulletto che lo tormenta sin da bambino e che sembra sentirsi in costante inferiorità morale nei confronti di Izuku. Katsuki, aggressivo e sicuro del proprio potere, non perde occasione per aggredire Izuku almeno da un punto di vista verbale ed è sconcertato dai progressi compiuti dal protagonista in certi punti della storia.
Pur con basi diverse, il loro rapporto sembra una versione più ruvida di quello che c’è tra Sasuke e il protagonista di Naruto, e un evento capitato nel decimo volume rafforza proprio la somiglianza tra Katsuki e Sasuke, pur sviluppandosi in modo differente.

I comprimari

In quanto studente di “supereroismo”, Izuku è circondato da persone dotate di capacità straordinarie e caratteri eccentrici, cioè i compagni di classe e gli insegnanti: sin dal primo volume, forma il cerchio più stretto di amicizie, che va pian piano allargandosi tra esercitazioni, esami e incidenti.

A ogni modo, il difetto più grande del fumetto risiede proprio nel numero di personaggi, tanti e presentati in un arco di tempo troppo breve: se da un lato sono molto differenziati anche a livello visivo – alcuni non hanno nemmeno un aspetto propriamente umano come lo intendiamo nella realtà – e i loro poteri sono diversi, dall’altro lato non è facile ricordare tutti i loro nomi, sono troppi e lo spazio in scena non è equamente ripartito, dato che ogni personaggio ha un peso differente nella storia.

I nemici

A grandi linee, abbiamo una “saga” scolastica seguita o interrotta da una coi villain, poi un’altra saga scolastica e così via, almeno per ora.
All’inizio, i nemici si muovono con motivazioni deboli e capricciose, capitanati da un infantile Shigaraki Tomura, ma controllati da una misteriosa eminenza grigia, il cui obiettivo apparente è proprio la maturazione di Shigaraki: il risultato sarà il riflesso distorto, in chiave criminale, del rapporto tra Izuku e il suo mentore Allmight e col tempo, l’ideologia dell’Unione dei Villain si evolverà dai sofismi più banali a un credo spietato, quasi religioso.

Concludendo

My Hero Academia è, dopo 12 volumetti (la serie è ancora in corso di pubblicazione) un buon fumetto di supereroi: nonostante l’estetica ispirata al fumetto di supereroi statunitense, resta un classico shonen manga, ma sviluppato meglio della media, imho.
Un buon disegno – che però deve ancora migliorare sul versante delle muscolature – sostiene un protagonista un po’ originale e decisamente interessante. Ci sono forse troppi personaggi, ma sono tutti abbastanza curiosi o divertenti.
Poi, abbiamo un’ambientazione credibile e abbastanza coerente con le sue premesse: un what if del nostro mondo, alterato dalla presenza di poteri straordinari che hanno rivoluzionato la vita umana sotto tanti punti di vista – lavoro, istruzione, leggi, tecnologia, spettacolo.
Resta solo da sperare che regga a contatto col successo: la storia degli shonen manga che hanno perso mordente nel tempo, inutilmente allungati a causa dell’essere diventati una vacca grassa da mungere fino all’inverosimile, è fin troppo lunga.
Speriamo che questo triste fato non tocchi anche a My Hero Academia: che duri il giusto avendo tutto il successo che merita! Ma questo lo vedremo nei prossimi anni…

37 pensieri su “My Hero Academia, di Kohei Horikoshi

  1. Ho letto l’anteprima di questo fumetto durante il Free comic book day, ti ringrazio per la dettagliata analisi, mi era sembrato uno dei più interessanti del lotto e hai confermato questa impressione ;-) Cheers!

    1. Grazie a te :)
      Se ti può interessare, il cartone è disponibile su vvvvid: mi hanno detto che si sviluppa in modo abbastanza simile al manga, ma ancora non l’ho visto :)

    2. Ecco, all’anime potrei dare una possibilità ben prima del manga.
      Anche se ora sono preso con un vecchio anime del ’79 che svelerò solo quando avrò concluso i 47 episodi.

  2. rikynova83

    Bel post Count, ideale per chi come me conosceva quest’opera..solo attraverso gli sticker di Telegram :D! A kiral piace questo elemento.

  3. Come sai i manga ed io siamo due mondi piuttosto distanti. Però, si c’è un però, di Superman rinascita proprio il pischello d’oriente è stato a lungo l’unico motivo per cui ho continuato a comprarlo.
    Provo a convincere il mio cognatino a comprarlo così poi magari lo leggo! :-D

    1. Se hai tempo, prova a dare uno sguardo a qualche scan o al cartone (dovrebbe essere su Vvvvid).
      Se ti va, cosa non ti convince, a pelle? Potrei dirti se ha gli elementi a te sgraditi… ;)

    2. Non saprei, forse il design, forse la storia con l’ennesimo protagonista che sogna di diventare qualcosa. Difficilmente cercherò la serie ma dovessero mai darla in tv o simili potrei anche provare, per dire Beelzebub mi sembrava una cavolata e poi mi ha conquistato

    3. Ecco, dopo One Piece è stato un proliferare di gente che sogna di diventare qualcosa e già quello me lo sto trascinando a forza, seppur poi tutto sommato lo legga volentieri, quindi ecco già così mi passa la voglia. Ecco perché mi son trovato così bene con Beelzebub, un protagonista ignorante a cui interessa solo menare le mani per futili motivi XD

    4. Secondo me, MHA è su un diverso livello (per ora) rispetto alla roba da One Piece in poi: gli ingredienti sono quasi tutti quelli tipici del genere e ci sono leggere reminiscenze da Naruto, ma i dettagli fanno la differenza – soprattutto la costruzione del protagonista e l’ambientazione (oh, non è il prodigio del worldbuilding, ma non esplode dopo tre pagine – e nemmeno dopo tre volumi – che ti viene detto qualcosa. Sempre che non mi sia distratto durante la lettura ^^ ).

  4. Credevo fosse molto più vecchio ‘sto manga ma probabilmente lo confondo con un altro (Hunter X Hunter?).
    A me non sono mai piaciuti i manga di supereroi, a parte Wingman di Masacazzo Cazzura, però se mi capitasse per caso, cadendo gratis dal cielo o dal web, potrei provare il primo volume.
    “sono sempre più rare le persone che non nascono con questo dono”
    Sembra il DC Universe!

    1. A differenza del DC Universe, chi ha un potere non fa necessariamente l’eroe o il villain: il padre del protagonista sputa fuoco, ma di lavoro fa una roba tipo l’impiegato… :P
      Comunque, levata l’ambientazione supereroi, è un classico shonen manga con ambientazione scolastica, solo sviluppato meglio di altri – gusti permettendo. :)

  5. Kiral

    Ehh MHA è veramente eccezionale, lo adoro. I personaggi, la storia e i disegni sono splendidi… più o meno come il Naruto dei tempi d’oro!

  6. Sempre visto in edicola, mai letto.
    Forse perché sono ormai lontanissimo dai manga contemporanei.
    Lo descrivi bene, non il solito shonen ma qualcosa di divertente, forse vecchio stile? Chissà.
    I rapporti tra personaggi, per quanto semplici, li sanno sempre fare bene nei manga: parlo di quello tra il protagonista e il bulletto.
    Insomma, una siringata d’america in uno shonen, mica male… :)

    Moz-

    1. Ha tanti elementi ormai classici del genere: la rivalità, i tornei, gli allenamenti, la “formazione”… il tutto con un’ambientazione scolastica e un filo di fantascienza, di estetica all’americana (ma al tempo stesso giapponese, nei costumi e nel dualismo così marcato tra eroi e villain).
      La sostanza è quella di uno shonen, ma qualche ingrediente meno comune e una maggiore cura nella struttura della storia lo rendono migliore e lievemente più originale di altri.
      Se non diluirà troppo la trama e se apporterà qualche variazione agli intervalli delle saghe, verrà fuori un buon manga avventuroso, con anche quel filo di introspezione che non guasta.

  7. Sono onesto, è stato uno dei pochi manga di cui ho letto le scan prima che arrivasse in Italia perché tutti ne parlavano come l’erede dei più grandi shonen (girava l’immagine di Naruto che gli passava il testimone in cui appariva anche la foto di Goku con i piccoli Naruto, Rufy e Ichigo).
    Ho deciso però di prenderlo solo dopo il quarto numero e l’ho letto tutto d’un fiato quando è uscito il numero undici.
    Che dire, per un amante dello shonen è il massimo, almeno fino a ora ha tutti i pregi delle opere più recenti, i personaggi, anche se non tutti hanno lo stesso spazio, sono molto interessanti, i disegni sono davvero belli… insomma, dovevo fidarmi fin da subito delle recensioni positive!

    1. Ecco, adesso ho paura: hai citato molti shonen che, col tempo, ho smesso di leggere, perché sono cambiati in un modo che non mi è piaciuto XD
      Spero che questo destino non tocchi pure a My Hero Academia ;)

  8. Kōhei Horikoshi lo seguivo dai tempi dell’acerbo Crazy Zoo, A fine del volume c’era il prototipo di My Hero Accademia.
    Già all’epoca c’era tutto il potenziale… Insomma, è riuscito a creare qualcosa di unico tra manga e comics.

  9. Ho visto l’anime, per ora, e mi ritrovo in parecchie cose da te citate. Il what-if permea ben bene il mondo della storia e la narrazione si articola in modo coerente e dinamico. C’è una grande varietà di personaggi, poteri e personalità, il che rende le scene molto colorate (in tutti i sensi) e divertenti. Gli spiegoni ci sono anche nell’anime ma ho notato, come te, una certa moderazione da questo punto di vista, in favore dell’azione e dello sviluppo dei personaggi. Il ritmo è buono, i filler sono pochi… mi è piaciuto parecchio, finora.
    Insomma, ottima disamina! Non mi rimane che leggermi il fumetto, in attesa della prossima stagione.

    1. Grazie mille ;)
      Io non ho ancora avuto il tempo di seguire la serie animata, ma alcuni amici mi hanno detto che per ora ha una certa aderenza al manga. Verificherò appena avrò un periodo tranquillo ^^

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