Chi c’era prima di noi, di James P. Hogan

Secondo appuntamento con il ciclo dei Giganti di Hogan: dopo il “prologo” costituito da Lo scheletro impossibile, tocca a Chi c’era prima di noi, in cui molte domande poste in precedenza trovano le loro risposte.

Chi c’era prima di noi 101

Su Ganimede si effettuano esperimenti su una tecnologia vecchia di milioni di anni, attribuita alla razza battezzata come ganiana. Uno di questi strumenti, alimentato senza apparenti risultati, genera una segnale gravitazionale che attira sulla luna di Giove l’attenzione di una prodigiosa nave extraterrestre.
Per gli esseri umani, è arrivato il momento del primo contatto con una specie extraterrestre!

La scheda

Autore: James Patrick Hogan
Titolo originale: The Gentle Giants of Ganymede (I Giganti gentili di Ganimede; 1978)
Traduzione: Beata Della Frattina

Genere, tecnica e stile

Si parla ancora una volta di hard science fiction,  la “fantascienza dura” che si concentra su un solido impianto scientifico. Questa volta, l’indagine scientifica pura trova meno spazio, rispetto al romanzo precedente: le risposte a certi interrogativi vengono fornite spesso da persone ben informate, anziché essere ottenute tramite speculazione ed esperimenti, ma non mancherà la possibilità – per il lettore – di provare ad anticipare certe rivelazioni, grazie alle informazioni fornite nel corso della storia.
Ancora una volta, abbiamo il narratore esterno e onnisciente, che racconta la storia in terza persona e al passato: nonostante la sua onniscienza, tende a concentrarsi sul protagonista, Victor Hunt, pur concedendosi di passare occasionalmente ad altri personaggi.
Non mancano i brevi riassunti su fatti e personaggi presentati nel libro precedente: personalmente, la trovo una scelta poco elegante, eppure sono molto comuni, nei cicli di racconti o di romanzi.

I ganiani

Il primo contatto tra terrestri e ganiani, dopo le prevedibili diffidenze iniziali degli esseri umani, introduce la tematica principale del libro: il rapporto tra due specie che differiscono tantissimo per la loro cultura.
I ganiani – i Giganti a cui è intitolato questo ciclo – sono umanoidi molto diversi dai terrestri, tanto fisicamente quanto caratterialmente: non posseggono l’attitudine alla lotta, alla competizione e al sotterfugio tipica dei terrestri.
Le loro qualità vengono presentato come il frutto di un’evoluzione naturale in un ambiente privo di predatori: la loro cultura pacifica e tutto sommato trasparente è dovuta alla loro biologia e all’ecologia.
Pur non avendo spinte al progresso di tipo violento, il loro vantaggio tecnologico sugli esseri umani è dovuto alla loro anzianità: la specie ganiana è vecchia di parecchi milioni di anni!

Nessun conflitto, molto dialogo

Con presupposti del genere, si può immaginare come il romanzo sia privo di conflitti significativi: già il 2030 della storia presenta una situazione mondiale assai più distesa rispetto al passato, in più, i terrestri si ritrovano a confrontarsi su diversi argomenti con una specie veramente pacifica – anche se non priva di macchie…
Nonostante ciò, il primo contatto non è privo di conseguenze: la collaborazione tra umani e ganiani offrirà a entrambe le specie la possibilità di un diverso punto di vista su diverse questioni e la risposta a numerosi interrogativi, sorti tanto nel romanzo precedente, quanto in questo.
Quindi, oltre a essere fantascienza dura, Chi c’era prima di noi è anche un esempio di fantascienza ottimista, pur senza essere stucchevolmente buona.

Spiegoni fantascientifici

Sono due, le branche della scienza che governano i misteri di questo romanzo: la biologia e la fisica.
La biologia è onnipresente, a partire da un enzima di cui si discute all’inizio del libro e che trova spazio in una rivelazione nel finale (per gli amici, Pistola di Cekhov) per continuare con discussioni sulla teoria dell’evoluzione.
La fisica trova spazio in virtù della presenza di una tecnologia gravitazionale elaborata dai ganiani (basata su un processo ciclico che, secondo la loro razza, avviene nella materia di tutto l’universo): questa tecnologia viene usata dai Giganti con diverse applicazioni, cominciando dagli ascensori e finendo con motori come nemmeno quelli dell’Enterprise di Star Trek!

Concludendo

Chi c’era prima di noi è un libro molto scorrevole, anche più del precedente, a mio parere, pur essendo frutto di una tecnica di scrittura simile: a differire da Lo scheletro impossibile è la sua struttura, in cui i pur leggeri conflitti del romanzo precedente lasciano spazio a numerosi dialoghi, che permetteranno di trovare la risposta a numerosi misteri… salvo poi presentare un nuovo interrogativo nell’epilogo – d’altro canto, di qualcosa ci si dovrà pur occupare, nel prossimo libro!
In questa fantascienza dura e ottimista, la fanno da padrone il confronto tra due specie molto diverse, i misteri evolutivi da svelare e una tecnologia che desta meraviglia – ma a cui gli appassionati di fantascienza, oggi, potrebbero essere abituati tra film, libri e altri modi di raccontare storie…
Non mancano problemi da risolvere e potenziali pericoli, ma in questo libro, l’umanità del 2030 – tanto vicina a noi cronologicamente quanto è distante per evoluzione culturale – può affrontarli senza fare ricorso ai soliti, spregevoli schemi di avidità ed egoismo che tendiamo a dare un po’ troppo per scontati.

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5 pensieri su “Chi c’era prima di noi, di James P. Hogan

  1. Sono molto diverso da quel giovane Etrusco che lesse ed adorò “Lo scheletro impossibile”, e forse non riuscirei ad apprezzare oggi questo seguito: nel dubbio, mi limito a seguire la tua, di lettura ;-)

  2. Pingback: Missione su Minerva (Urania Jumbo 4/48) | Gli Archivi di Uruk

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