Forse il mondo gira intorno a me

Yavanna ai tempi di X Factor
Da sinistra: Virginia, Anita e Letizia.
(Fonte: La Provincia di Como)

Tanti anni fa, un amico mi chiese se guardassi X Factor (che per me, allora, era solo un fumetto Marvel sui mutanti :P ): perché avrei dovuto seguire quel programma?
Risposta semplice: c’era un gruppo di tre ragazze, che si esibivano in cosplay da elfo di Tolkien. Il gruppo si chiamava Yavanna, come una divinità della Terra di mezzo.
“Io queste nerd allo stadio terminale devo vederle!” mi dissi allora: e fu così che ho seguito un’edizione di X Factor fino all’ultima puntata, dato che le Yavanna arrivarono in finale, tra molte difficoltà, senza riuscire a vincere.
Ma oggi non gracchierò del mio rapporto coi talent musicali, piuttosto di Forse il mondo gira intorno a me, il documentario che racconta la nascita del gruppo delle Yavanna, i retroscena sulla loro partecipazione a X Factor e gli strascichi che il talent ebbe nell’esistenza del gruppo.

La scheda

Regia: Alessandro Righetti
Produzione: Liquid Gate Studio

Le Yavanna

Le Yavanna sono tre sorelle: Virginia, Anita e Letizia Racca. Tutte cresciute con la musica, ma ciascuna per conto proprio – chi studiava il pianoforte, chi la danza, chi componeva brani… finché le ha riunite il canto. E al di là del fatto che ciascuna sappia suonare uno o due strumenti, a colpirmi sono state proprio le loro voci: perché quando si sovrapponevano, si valorizzavano a vicenda in un modo così particolare da farmi viaggiare in altri mondi e mi ispirarono la creazione di una summon in stile Final Fantasy (summon che battezzai Clockwork Sirens: tre ginoidi a orologeria che fanno magie cantando) per un gioco di ruolo steampunk .
Ma torniamo alle Yavanna, che delle mie perversioni ludiche non frega niente a nessuno. :^P
Le sorelle si riavvicinarono dietro spinta di Anita – che propose di cantare e suonare la sua musica, scelse il nome di Yavanna e tirò fuori la storia delle orecchie e dei vestiti da elfo dando al gruppo un’identità precisa. Personalmente approvo chiunque abbia un’anima fantasy e sia tanto spavaldo da esibirla in un programma televisivo!
Mentre si facevano le ossa con le classiche serate nei locali o ai matrimoni, tentarono la partecipazione al Cantagiro 2009 e, nonostante alcuni disguidi, si classificarono prime. Decisero di saltare la partecipazione a X Factor per scarsa sicurezza nella loro identità, ma l’anno successivo, nuovamente invitate, accettarono.

Le Yavanna a X Factor

Le tre sorelle Racca parteciparono al programma con un filo di inconsapevolezza, fantasie dovute all’inesperienza e tanta voglia di divertirsi, non immaginando che la classica situazione in cui “l’identità dell’artista viene insidiata perché non abbastanza commerciale” l’avrebbero vissuta in prima persona: risultarono antipatiche al pubblico da casa e spesso finirono ai ballottaggi che avrebbero potuto buttarle fuori dal programma, ma nonostante tutto, riuscirono a conquistarsi un posto in finale, senza però vincere.
In compenso, ricevettero apprezzamenti da 50 Cent per la loro avvenenza: se ricordo bene, il rapper – ospite di un segmento della finale – sperava che a spogliarsi fossero loro, non i ballerini vestiti da soldati che si esibirono durante la cover di Zombie dei The Cranberries.

È tutto vero?

Il problema di un talent, come di un reality, è che essendo uno show, non si sa mai quanto ci sia di vero in ciò che si vede: le difficoltà mostrate sono reali? I televoti rispecchiano realmente la volontà del pubblico?
Il montaggio delle scene riprese durante la settimana, in vista della puntata, mostrò spesso difficoltà per i vari partecipanti, ma qui ci interessa delle Yavanna, spesso giudicate notevoli dal punto di vista tecnico, meno per la capacità di suscitare emozioni – che è notoriamente un parametro molto oggettivo da valutare, nevvero?
Personalmente, trovavo le loro esibizioni emozionanti, soprattutto per il modo in cui le loro voci si univano, esaltandosi a vicenda. Ma non ero e non sarò mai un giudice di X Factor… :P

C’è la Sony che (…) comincia a reclutare artisti per se stessa e quando si arriva all’inedito, lei è ben presente.
La prima cosa che ci dicono è che la nostra demo è bellissima musica e che se noi volessimo essere degli artisti di nicchia andrebbe benissimo e che avremmo anche il nostro pubblico che ci segue, che loro se lo comprerebbero anche questo CD da ascoltare a casa, ma se noi vogliamo sfondare, bisogna fare altro.

Anita Racca

L’inedito

Il culmine fu la questione del brano inedito: le Yavanna avevano pronto un brano intitolato Luce mia e scritto da Anita: una canzone malinconica e commovente – per diverse sue caratteristiche, credo si possa definire una ballad – che sin dalle prime parole “Qui racconterò / di un grande viaggio verso il presente” sembra un po’ un richiamo alla cerca epica, dunque ben si adattava alla loro sensibilità fiabesca.
Ma è certamente un brano complesso, lo capisco pure io che, in quanto a sensibilità musicale, sono l’equivalente di una capra morta di peste… è un brano non molto commerciale, immagino, inadatto a un programma come X Factor.
Ed ecco saltare fuori, un po’ a sorpresa, un brano non loro che, in qualche modo, poteva ricadere nel loro stile pur senza essere rappresentativo di ciò che erano le Yavanna e loro, dopo i primi tentennamenti e qualche compromesso, lo accettarono. Furono entusiaste?

No, lì abbiamo dichiarato che ci piaceva, sai perché?
Ma perché dovevamo farlo…

Anita Racca

Ecco apparire in scena Una donna migliore, un brano un po’ debole e che in un certo punto ha una vaga reminiscenza di Ricominciamo di Adriano Pappalardo. Giusto un sentore, per me, ma può essere che io mi droghi con la cioccolata scaduta. :P
Non era un brutto brano, anche perché le Yavanna lo eseguirono bene, era orecchiabile e aveva qualcosa di affine alla loro musica, ma nulla per cui strapparsi i capelli, nulla che potesse far vincere la finale di un talent, che se non ricordo male, forse fu conquistata da Marco Mengoni – il quale, ai tempi, si muoveva in un modo che mi ricordava Jack Sparrow, durante le esibizioni… :P

Dopo X Factor

Chi avrà il successo da quel programma lì è solo una persona, tutti gli altri, usciti da lì, dovranno ricominciare da capo facendo doppia fatica, perché avrai anche l’astio di tutti gli altri che lì non ci sono andati e che pensano che tu sia andato lì per fare meno gavetta (…)

Virginia Racca

Finito X Factor, le Yavanna hanno difficoltà a trovare una propria collocazione: sono state in TV, perciò per qualcuno potrebbero non qualificarsi per la nicchia degli artisti indipendenti ed entrare nel mondo della discografia tradizionale, ormai l’hanno capito, significa rinunciare a una parte della loro identità artistica.

Yavanna: rinascita?

Il brano Confusione e il suo video mostrano un nuovo lato, più cupo e onirico, della fiaba delle Yavanna, complice una diversa prospettiva fornita da Luca “Vicio” Vicini (il bassista dei Subsonica) che le aiuta come produttore artistico, spingendole a modifcare un po’ la complessità dei loro brani e sperimentare qualche approccio diverso – che per coincidenza, vede il passaggio del testimone della creazione da Anita a Letizia.

Nel momento in cui  tu hai un’identità tua e una testa tua dove pensi delle cose e vuoi fare le tue cose come ti piacciono a te… non è così semplice trovare chi possa credere in te, perché adesso siamo nell’era in cui con un singolo tu devi sfondare, e quindi, se tu vuoi fare musica, veramente, che ti piaccia, quel progetto che nessuno ti sostiene più te lo devi sostenere da sola.

Letizia Racca

Si arriva così al loro ultimo album, Intuito alchemico, intitolato come il brano dalle cui prime parole viene battezzato il documentario.

Forse il mondo gira intorno a me

Il documentario è composto da brani, presi da interviste singole fatte alle tre Yavanna, intervallati con spezzoni presi dalla terza edizione di X Factor e numerosi estratti da un concerto tenuto dalle tre ragazze, scelti per la loro attinenza cronologica o tematica con ciò di cui si parla.
Complice il fatto che parli di artiste che ho apprezzato, questo documentario mi è piaciuto: prima di vederlo, non sapevo nulla del percorso delle Yavanna, precedente o successivo a X Factor, e non avevo sentito molti dei loro brani, sia quelli meno recenti, sia i più nuovi.
Similmente, non sapevo del loro scioglimento – che si mette in conto, nella crescita di artisti che crescono, cambiano e magari vogliono sperimentare strade diverse, non adatte all’entità gruppo.
Ora sarei curioso di sapere se e cosa stiano facendo le ispiratrici delle mie “sirene a orologeria”… di qualunque cosa si tratti, spero che sia a loro misura! :D

Un mio pensierino della sera

Non sono un esperto in niente, ma la butto lì: ha senso prendere delle artiste che abbiano un’identità forte e cercare di stravolgergliela per trasformarle in altra sostanza?
Sto dando per scontato che la presenza delle Yavanna non fosse solo un contraltare per far risaltare artisti più facili da vendere… Farò bene?

Link

Il documentario su Youtube

35 pensieri su “Forse il mondo gira intorno a me

  1. Addirittura un documentario…
    Quell’edizione l’ho un po’ persa. Avevo seguito quella precedente con le Sisters of Soul, che erano sempre sul genere fighe e antipatiche, ma non arrivarono in finale.
    Letto tutto ciò, mi spiace aver perso la stagione perché avrei probabilmente tifato per ste tipe 😀

    1. Anche io me le sarei perse, se quell’amico non mi avesse avvisato per tempo. Per dire, io non le ho viste con le orecchie da elfo – gliele avranno fatte mollare presto, al grido di “Le abbiamo scelte perché strane e diverse, ora uniformiamole agli altri concorrenti!”, operazione che poi non è che sia granché riuscita, erano in un mondo tutto loro :D

  2. Eh, allora il discorso è lungo. Noi partecipammo al re di tutti i talent ossia a Sanremo ormai diciotto anni fa. Partecipammo alle selezioni di Sanremo Rock vincendo le nostre fasi regionali. Arrivammo alla finale e ci chiesero di anticipare i soldi di produzione del disco. Ma come fanno ragazzi che quasi non sono maggiorenni a pagarsi il disco? Puoi immaginare come andò a finire.
    Detto ciò, Sony e Warner non fanno beneficenza hanno bisogno di vendere comete in attesa dell’edizione successiva del loro talent. E in secondo luogo si tratta di programmi televisivi che non hanno nulla a che vedere con il talento perché quello è un altra storia. Questo è solo business.
    Quindi vuoi andare ai talent, scordati la tua musica, scordati il tuo stile saranno loro a dirti cosa fare/dire/baciare/lettera o testamento.
    I risultati finali poi dovrebbero essere abbastanza onesti, infatti, sono convinto che Sony ci sia rimasta di merda quando nel 2017 non sono stati i maneskin a vincere ma il belloccio dalla voce meravigliosa ma che in Italia non venderà un copia.

    1. Chiedere di anticipare i soldi del disco è indecente, tanto vale mettere una quota di iscrizione al festival! °_° ‘
      Riguardo al discorso dei talent, possono essere giusto una vetrina, per molti: un piccolo passo di una strategia che deve essere moooolto più vasta del programma di turno, se hai i numeri e vuoi diventare famoso per la tua arte.

    2. il problema è che la ggggente ti conoscerà per un certo tipo di suono e immagina imposta da qualcun’altro. Nel momento in cui cambi per essere te stesso. eh… buona fortuna…

    3. Sicuramente non capisco il discorso “ci piaci, mo’ cambia”. Capirei “ci piaci, ma devi migliorare”.
      Che prendi a fare artisti per stravolgerli? Sembra lo stereotipo della tipa innamorata di uno e che vuole cambiarlo… ti piace perché è tondo, trasformarlo in un quadrato non ha senso!

    4. Questo è il concetto. Ho cinque “tipe” che mi piacciono. Devo capire quale meglio si può adattare a me. Facciamo così tu a sinistra hai la faccia carina, fai la fidanzatina. Tu fai la vamp, tu fai quella intellettuale etc etc. Vediamo chi convince di più mia madre (il pubblico).
      Per carità dietro c’è uno studio fatto ad hoc da gente che sa come vendere un prodotto nel breve periodo massimizzando i risultati. Quindi assegnano i ruoli con criterio ma è tutto stabilito a tavolino al punto da assegnare canzoni evidentemente sbagliate per far risaltare uno piuttosto che l’altro. Sei Dio e cinque minuti dopo sei la peggiocosa…

  3. Liza

    Sono un gruppo splendido che mal si colloca in un mondo fatto di Rovazzi e affini.
    Pensano con la loro testa sono donne e sorelle…combatteranno parecchio.
    😊

  4. Luce Mia non è manco malvagia, certo niente di tutto ciò -a partira dalle puttanate fantasy- è nelle mie corde.
    Il discorso sui talent -ma direi sull’industria discografica in sé- è particolare.
    Tu fai un genere e ovviamente vuoi vendere, vuoi fare serate. Beh, io direi che devi comunque ascoltare l’andamento del mercato… Oggi, ad esempio, uscire con hard rock è un suicidio perché la platea è presa dal rap e tutte le sue declinazioni.
    Quindi o ti dai a canali particolari, dove però fai la fame, oppure in qualche modo modifichi. Che per me non si tratta di snaturare, ma di fare come ha proposto Luca Vicini a queste tre ragazze… insomma, il mercato devi anche capirlo, devi capire il pubblico, non puoi non tenere conto di queste cose.
    Men che meno se DECIDI di partecipare a un talent, quale che sia stata la finalità del programma…

    Moz-

    1. Sicuramente, a X Factor hanno pagato a caro prezzo l’inesperienza e le fantasie. Stando al documentario, sapevano che non avrebbero vinto, ma contavano di poter almeno cantare la loro canzone. Che però è molto di nicchia.

      Riguardo al fantasy, nel programma le han fatto cantare un po’ di tutto – alcune scelte da loro, tipo il tema del film La storia infinita di Limahl, o Figlio della Luna dei Mekanos, o ancora Aria di Gianna Nannini, altre… immagino imposte, come un arrangiamento col sitar di Smells like Teen Spirit, oppure una cover esageratamente complicata di La vie en rose.
      Non proprio un repertorio trendy, per quanto bei brani e ben cantati, ma immagino che avrebbero potuto puntare anche su qualcosa di pop, che il fantasy non lo rifiuta… e rispetto alla media degli artisti pop, avrebbero anche spiccato, tenendo sotto controllo la complessità (a volte, i controcanti non mi facevano capire le parole della voce principale, ma può anche essere un errore di chi gestiva il suono).

    2. E mi devo correggere su qualcosa: The Neverending Story non l’hanno scelta loro :P alla fine, tra il non aver visto tutti gli episodi e il fatto che son passati otto anni circa, non so quali di quei brani abbiano cantato controvoglia e quali si siano divertite a interpretare ^^

    3. Sospetto che il modo più facile di vincere un talent sarebbe quello di costruire una “star” a tavolino. Da discografici per discografici, se non è ancora stato fatto.
      Televoto permettendo (quando non è “influenzato” da orde di telefonisti prezzolati)…

  5. Mi cogli sull’impreparato. E non ho gatti morti o nonne malate. E nemmeno posso portare a mia discolpa un'”indisposizione” di quei-giorni-lì. Seguo a spizzichi e monconi questi “talent” musicali (sono ottimi come sottofondo mentre batto sulla tastiera e mia moglie è nel mondo dei sogni dopo una buona mezzora dopo l’inizio dello show).
    Non ho aspettative, non ho mai tifato per nessuno in particolare, alcuni ragazzi hanno voci che non ti aspetti o interpretano in modo originale. Devo dire che a volte rimango di sasso nel pensare quanti si dedicano al canto e lo facciano in modo che nemmeno, innestando nel mio DNA quello di un usignolo, io avrei qualche possibilità di andarci vicino.
    Insomma il buono di questa manifestazione è che non esiste solo la musica e le canzoni dei cosiddetti “big”.
    Valgono però tutte le considerazioni che ho letto negli altri commenti sul business della musica, su chi organizza e chi finanzia (con le inserzioni pubblicitarie in modo esplicito o altri mezzi influenzatori meno trasparenti).
    Le Yavanna non le ricordo, ahimè nemmeno se faccio appello all’estetica (è sintomo di vecchiaia). Il genere che descrivi però non è il mio; probabilmente è questo il motivo per cui non mi sono rimaste impresse, mentre il vincitore lo ricordo perfettamente per lo stesso motivo che tu hai magnificamente descritto.
    Da quando X-Factor non è più in chiaro, ho perso ogni contatto con questa trasmissione. Insomma, anche io faccio parte del tuo gregge: le capre morte di peste.

    1. Ammesso che tu le abbia viste ai tempi, son comunque passati otto anni, più o meno, e non credo abbiano goduto di ulteriori passaggi televisivi o radiofonici.
      Personalmente, tendo a ricordarmi di chi mi ispira la creazione di materiale per gdr 😛

    2. Credo se non ricordo male, che Red Ronnie le abbia invitate al suo roxy bar dell’internet e credo abbiano proprio parlato tutto questo. Non sono abbastanza documentato se prima o dopo il documentario, scusa il gioco di parole.

    3. Ho appena finito di vederlo ^^ giusto in tempo per correggere una fregnaccia detta rispondendo a Moz (i miei ricordi sono confusi). La puntata di Roxy Bar con le Yavanna è venuta dopo il documentario ;)
      Infine, giocare è bello, anche con le parole :D

  6. Ho visto tutte le edizioni di X Factor e ricordo bene le Yavanna e il loro singolo, come ogni edizione c’è sempre una quota “strana”. Purtroppo i gruppi vocali da noi non funzionano più, se ne sono accorti anche nei talent dove hanno portato le band. C’è da dire che ultimamente vengono scelti cantanti con identità ben precise che non vengono snaturate (basta seguirli sui social, ormai sono tutti lì), e sono poi quelli che riescono ad avere successo dopo il programma.
    Le Yavanna purtroppo, seppur molto brave, non avrebbero mai funzionato nel mercato italiano, in quello internazionale probabilmente avrebbero avuto un successo maggiore.

  7. Riccardo Giannini

    Interessante questa tua riflessione Conte. Ora, non ho mai visto X-Factor, anche perché poi mi tocca subire i prodotti di questo talent in radio. Poi oh, le belle sorprese non mancano, sono rare, ma non mancano, tipo la Michielin che è una bella sorpresa.

    Io rispetto queste ragazze, perché comunque il talent alla fine è un buon mezzo per avere più visibilità e poter farsi conoscere, mettendo poi sul mercato un disco che è affine alle propria sensibilità musicale (tutto sommato il mercato discografico rimane un pochino più libero). Questo a costo di sacrificare qualcosa in sede di talent.

    Però è anche così come dici tu: la produzione cerca l’elemento “notte”, da contrapporre agli elementi “giorno” che poi sono quelli destinati a vincere.

    Ma diciamolo: X factor è una grande fabbrica di cantanti disoccupati.

    1. Diciamo che per i lavori artistici e creativi, la porta è molto stretta e spesso non sono solo le capacità, a far spiccare.
      Certo, non sempre il miglior ufficio stampa + PR + consulenti d’immagine etc. sono in grado di fare il miracolo, se c’è carenza nella base (tecnica, talento) eppure succede più spesso di quanto sembri…

  8. Chi avrà il successo da quel programma lì è solo una persona, tutti gli altri, usciti da lì, dovranno ricominciare da capo facendo doppia fatica, perché avrai anche l’astio di tutti gli altri che lì non ci sono andati e che pensano che tu sia andato lì per fare meno gavetta (…)

    Ecco questa è una cosa che non ho mai capito della gente e dei musicicisti. Poi si può discutere di altri aspetti come appunto l’essere trasformati in prodotti commerciali senza personalità ma queste cose no.

  9. Ottimo post ed interessante riflessione, non so continuo a pensare che la musica e la televisione vadano a due ritmi diversi, la tv punta a tenerti incollato allo schermo subito, ieri e domani non contano, la musica punta, o dovrebbe puntare a durare nel tempo. Ecco perché da questo tipo di programmi escono spesso cantanti che sono di bell’aspetto ma durano poco. Mi sembra un grosso tritacarne più che un vero trampolino di lancio.

    Visto che sono qui, ti chiedo scusa per l’OT, ma ti ho nominato per un Tag estivo dalle mie parti:

    https://labaravolante.blogspot.com/2018/06/tag-very-pop-blog-le-mie-estati-del.html

    Cheers!

    1. Sai, in passato trovavo che musica e televisione si combinassero meglio, rispetto a oggi: certi videoclip sobo dei gioielli, con musica e immagini che collaborano per raccontare una storia.
      A non funzionare al meglio, con la buona musica tra gli obiettivi, sono i talent, dove lo scopo sembra quello di gettare sul mercato, una volta all’anno, un nuovo artista con a malapena il minimo indispensabile di tecnica per esibirsi, ma che spicca più che altro per “belloccitudine” o storia strappalacrime (le nuove Cenerentole?) :P

      Credo che dal tritacarne possano uscirne bene solo dei talenti già formati e con progetti più o meno pronti, che potrebbero sfruttare un talent per farsi notare e acquisire un minimodi popolarità per spingere quei progetti, chiunque altro rischierà solo di essere l’ennesimo artista usa e getta, bruciato prima del tempo…

      Per la tag, ti ringrazio ;) essendo uno dei nominati da Moz, ho già provveduto.
      Appena ho un momento, leggo il tuo post e ti aggiungo ai miei nominatori ;)

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