Odin Sphere: con o senza “Leifthrasir”, resta sempre bellissimo!

Dal 2008 dell’edizione per Playstation 2 al 2016 per questa edizione, Odin Sphere rimane un gioco dannatamente bello per tantissimi motivi.
Otto anni – in entrambe le edizioni, ho finito per giocarci un po’ più tardi, rispetto al resto del mondo – eppure è stata ogni volta un’esperienza davvero avvincente, tra reminiscenze di mitologia norrena o di liriche wagneriane, amori ostacolati da un destino avverso, intrighi di ogni genere e profezie che sembrano non lasciare scampo al mondo.

Odin Sphere 101

Scansione

Su Erion, mondo dal sapore fantasy alla europea, incombe la profezia dell’Armageddon.
Cinque persone – una giovane valchiria, un principe maledetto, la principessa delle fate, un cavaliere braccato dai morti e la principessa di un regno perduto – ricopriranno il ruolo di eroi, grazie alle loro psypher: armi magiche in grado di assorbire la forza vitale dei nemici sconfitti per diventare più forti.
Tra maghi ambiziosi ed egoisti, draghi, potenze immortali e mostri di ogni genere, i cinque eroi vedranno le loro drammatiche storie intrecciarsi in diversi momenti, creando un arazzo che condurrà le loro storie fino all’Armageddon e al nuovo ordine che ne conseguirà.

La scheda (e chi ringrazierai?)

Direttore: Kentaro Ohnishi
Storia e disegni: George Kamitani
Musiche: Basiscape
Studio di sviluppo: Vanillaware
Distribuzione: NIS America (2016)
Giocatore: Conte Gracula (ehi: nei crediti, alla fine del gioco, c’è scritto “and You” :^P )

PEGI

12: ci sta – non troppo scabroso, non troppo per bambini. Credo che potrebbe essere apprezzato anche a età molto basse.

 

Linguaggio scurrile: credo di aver letto “bastards” come offesa massima e volgare. Questa categoria mi pare eccessiva, per Odin Sphere.

Violenza: è un gioco di combattimenti, quest’icona doveva esserci – pur essendo una violenza poco realistica, ci sono personaggi e mostri che muoiono.

Genere

Odin Sphere, con o senza Leifthrasir, è un picchiaduro a scorrimento: si esplora un quadro, eliminando i nemici nel minor tempo possibile e subendo pochi danni (in modo da ottenere una valutazione migliore e, di conseguenza, premi più ghiotti) quindi si passa al quadro successivo.
Uscire da una regione, composta dai quadri di cui sopra, o finire un capitolo fa sì che i quadri si riempiano nuovamente di nemici, permettendo così di grindare per ottenere oggetti utili, denaro ed esperienza: Odin Sphere ha infatti una componente da gioco di ruolo, col personaggio che acquisisce potere mangiando cibi e assorbendo con la propria arma delle particelle dette phozon (o fozoni, in italiano) ovvero la forza vitale che si libera alla morte di una creatura.
I phozon possono essere spesi per far fruttificare le piante (i frutti possono essere mangiati per curarsi o usati per produrre pietanze magiche) o migliorare la potenza delle psypher skill, le abilità legate all’arma: alcune sono costanti e migliorano l’efficienza del personaggio in certe situazioni di battaglia, altre sono colpi speciali che permettono attacchi multipli o ad ampio raggio.
Si può quindi dire che le due componenti – gdr e picchiaduro – unite alla storia, molto articolata, contribuiscano a rendere Odin Sphere: Leifthrasir un action rpg, ovvero un gioco di ruolo d’azione.

Grafica e musiche

Bellissimi disegni dei personaggi e fondali realizzati a mano, con colorazione calda e un po’ pastello – tradizione di altri giochi della casa, come GrimGrimoire oppure Dragon’s Crown – si accompagnano ad animazioni fluide già su Playstation 3.
Completano il quadro dei buoni effetti di luce, non troppo invadenti, con l’uso delle abilità speciali.

Le musiche hanno spesso uno stile con reminiscenze celticheggianti oppure sono epiche e oniriche quanto serve, come nel caso del brano che accompagna lo scontro finale di ogni storia.
Molto bello anche il tema principale del gioco, in versione normale o Shanachie. Ho un debole per questo genere di musiche…

Introduzione

La prima schermata che appare all’avvio ci mostra una bambina, la piccola Alice, con il suo gatto nero Socrates. Prendendo in braccio il gatto, la bambina ricorda la storia letta fino a quel momento – e così, il giocatore può farsi un’idea di quando avvengano certi eventi e dove le diverse storie si intreccino; volendo, è possibile rivedere i diversi momenti della storia, singolarmente o in sequenza, come in un film.
Ma il succo è che la piccola Alice è andata in soffitta per leggere alcuni libri molto amati da suo nonno e che raccontano la storia di Odin Sphere.
Quando Alice legge il primo libro, il giocatore si ritrova a controllare Gwendolyn, la valchiria. Finito il libro di Gwendolyn, appare dal nulla quello dedicato al personaggio successivo, Cornelius, e così via, fino all’ultimo libro dedicato all’Armageddon, sbloccato quando tutte e cinque le storie dei protagonisti sono già state giocate.
Nel libro dell’Armageddon, bisogna affrontare cinque sfide, una per ciascun personaggio: abbinare correttamente personaggi e sfide permetterà di sbloccare l’ultimo libro, con il finale della storia.
Ma perché perdo tempo con Alice? Beh, perché dopo il libro dell’Armageddon c’è una piccola sorpresa che la riguarda…

Personaggi

Pur avendo degli elementi in comune – come la psypher che assorbe i phozon, abilità speciali da sviluppare e altri elementi – ogni personaggio ha le sue peculiarità.

Gwendolyn

Figlia di Odin, Signore dei demoni, è una valchiria che cerca invano l’approvazione del padre, fino a compiere scelte a dir poco autolesioniste. Come tutte le valchirie, il suo costume da battaglia possiede delle ali che le permettono di planare per lunghe distanze. La sua arma è una lancia ereditata dalla sorella Griselda – che al massimo sviluppo le permette di citare il Nibelung Valesti di Valkyrie Profile grazie all’abilità Gungnir.
Il suo ruolo nella storia cita due personaggi: da un lato, ricalca la valchiria Brunilde nel ciclo di Wagner, dall’altro… no, sarebbe uno spoiler. :P

Cornelius

Principe di Titania, è innamorato di Velvet, la strega-principessa del perduto regno di Valentine – e per questo motivo viene maledetto e trasformato in un Pooka, un uomo-coniglio, da Ingway, gemello di Velvet.
La sua arma è una spada di famiglia, che Cornelius può usare a mo’ di elicottero per svolazzare qua e là.

Mercedes

Principessa del regno delle fate, un po’ immatura e a tratti insicura, è destinata a cose molto grandi, più dello stesso regno che governerà alla morte della madre.
Grazie alle sue ali, può spostarsi liberamente in volo, sebbene questo le ponga alcuni limiti durante il combattimento.
La storia la porterà a stringere un legame con Ingway, fratello della principessa Velvet.
L’arma di Mercedes è una balestra che spara a ripetizione dei proiettili di energia.

Oswald

Bel tenebroso e personaggio tragico della storia, è un cavaliere che ha ottenuto alcuni poteri dell’oltretomba, come la capacità di entrare in uno stato di furia berserker o quello di spostarsi per brevi distanze in una sfera d’ombra.
Innamorato di Gwendolyn, la sua figura ricalca in parte quella di Sigfrido nel ciclo wagneriano e di… qualcun altro nella mitologia norrena!
La sua arma è una spada, molto diversa da quella di Cornelius.

Velvet

Principessa del perduto regno di Valentine, cancellato dal potere del calderone magico creato da suo nonno, è erede di una tradizione mistica impareggiabile assieme a suo fratello Ingway.
Innamorata di Cornelius, è anche preoccupata per una maledizione che grava su di lei e per le disastrose profezie che annunciano l’Armageddon. Ha inoltre un legame particolare con Gwendolyn e con il popolo dei Pooka.
La sua arma è una catena magica, ereditata da sua madre.

Altri personaggi

L’Odin citato sin dal titolo del gioco è il re di Ragnanival, un regno militare composto da guerrieri berserker, nani e valchirie. È anche l’unico, tra i comprimari, a possedere una psypher: l’occhio maligno Balor, creato per far fronte alle profezie dell’Armageddon.

Ingway, fratello di Velvet, è un potente stregone, altezzoso e quasi privo di scrupoli, ma non del tutto spregevole. È alla ricerca di una magia potente e rara per cercare di raggiungere un obiettivo discutibile.

I tre saggi Urzur, Beldor/Veldor e Skuldy sono tre stregoni in cerca di potere, grazie a stregonerie di ogni tipo e all’interpretazione delle profezie dell’Armageddon.

Il popolo dei Pooka è costituito da persone colpite da una maledizione creata da re Valentine, che li ha resi degli uomini-coniglio. Esperti nella preparazione di piatti magici, cucinano per gli eroi del gioco in cambio delle monete magiche del regno: solo riunendole tutte è possibile realizzare il desiderio di rompere il maleficio.

Mitologia e lirica wagneriana

Come visto, sono diversi gli elementi che richiamano al mito norreno o a L’anello del Nibelungo di Wagner – il compositore stesso dà il nome a uno dei tre draghi del gioco:

  • Odin, Signore dei demoni, ricalca la figura di Odino, re degli dei Asi
  • i tre saggi Urzur, Beldor e Skuldy hanno nomi che ricordano quelli di Urd, Verdandi e Skuld, le divinità norrene che governano il fato
  • una valchiria subirà l’incantesimo del lungo sonno come punizione di Odino per la sua disobbedienza
  • il re del fuoco Onyx richiama il concetto del gigante Surtr…
  • una bestia magica ricalca la figura del lupo Fenrir/Fenris… e di Cerbero!
  • un anello magico, più affine all’Unico anello di Tolkien che all’anello del Nibelungo, è bramato da molti per il suo potere

Resta da capire come mai gli autori abbiano preferito il termine Armageddon – legato al cristianesimo e forse di origine ebraica – a Ragnarok, legato al mito nordico.

Odin Sphere e Odin Sphere: Leifthrasir

Leifthrasir oscilla tra il remake e la remaster di Odin Sphere: la grafica è ovviamente più pulita e le animazioni sono più fluide, ma il gioco presenta anche consistenti cambiamenti al gameplay originale, pur senza snaturarne le caratteristiche. Il sistema dell’alchimia è forse quello che ha subito i cambiamenti minori.
Comunque, Leifthrasir presenta l’opzione Classic Mode, per chi desideri giocare la versione originale del gioco.

Crescita dei personaggi

È cambiato lo sviluppo delle abilità dei personaggi – prima era sufficiente assimilare numerosi phozon per salire di “livello magico” e guadagnare delle nuove abilità, mentre ora queste capacità si ottengono nel corso dell’esplorazione delle regioni: ciascuna contiene circa tre abilità, di cui una nascosta in una zona segreta.
Inoltre, ci sono più abilità e alcune sono totalmente cambiate, mentre altre sono proprio sparite, probabilmente per ribilanciare la difficoltà dopo certi cambiamenti.

POW

Un altro cambiamento è l’uso della barra POW: prima veniva svuotata con gli attacchi comuni, ora il personaggio può attaccare a ripetizione (unica eccezione: Mercedes, che attacca a distanza) e la barra si svuota solo usando certe abilità speciali.

Cucina

Il sistema dei ristoranti Pooka è cambiato leggermente: prima, i ristoranti richiedevano un pagamento con le monete magiche di Valentine e il possesso degli ingredienti, mentre ora è sufficiente pagare per mangiare. In compenso, in giro per i quadri, ci si può imbattere in una campanella che richiama un Pooka errante, pronto a cucinare gli stessi piatti dei ristoranti in cambio dei soli ingredienti.

Concludendo

Odin Sphere: Leifthrasir è una versione più moderna e razionalizzata del gioco originale, dotato di animazioni più fluide e di una resa grafica pulita, ad accompagnare la sua storia classica e un gameplay che ha subito poche variazioni.

Proprio la storia resta, assieme al gameplay semplice, eppure d’impatto, il cuore del gioco: cinque eroi – due donne, una fata, un uomo e un “coniglio” – vivono storie d’amore tragiche e romantiche, che riecheggiano di atmosfere wagneriane in un’ambientazione fantasy, ma ispirata alla mitologia norrena.

In sostanza, un gioco che, ai tempi dell’edizione originale, alcune riviste definirono come “proveniente da un magico mondo il cui il 2D non è mai passato di moda”, eppure non ha perso un’oncia di smalto e fascino, guadagnando qualcosa grazie a questa nuova edizione.

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27 pensieri su “Odin Sphere: con o senza “Leifthrasir”, resta sempre bellissimo!

  1. E’ un gioco che mi interessava un sacco già alla sua prima edizione. Peccato che la mia Playstation 2 mi abbia abbandonato ormai da tempo, e ad oggi non avrei da dedicare ai videogiochi tempo sufficiente da giustificare l’acquisto di una play 3…

    1. Dovrebbe esserci anche per ps4 e ps vita, ma temo che tutto ciò non ti aiuti…
      La versione ps2, per motivi che non comprendo, ha avuto anche prezzi ridicoli, tipo tre euro e spiccioli: se ne trovi una copia, puoi sempre provare con un emulatore.

  2. Denis

    Ho trovato la versione per Ps2 ma ho giocato e finito su Wii Muramasa : Demon Blade sempre di VanillaWare altro gioeliino di grafica in 2D.

    1. Muramasa è una piccola gemma, oscurata da una massa di titoli per Wii di infima fattura buttati sugli scaffali per la “febbre” degli editori di accalappiare il cosiddetto “casual gamer” che se ne infischiava di acquistare i giochi e modificava la console. Che hai tirato fuori! 👏👏👏

    2. Ma è un’esclusiva Wii imperitura firmata col sangue su una pergamena in pelle di vergine (tipo Bayonetta dal secondo capitolo) o c’è speranza che venga fuori per altre console?

    3. Temo che avendo avuto poco successo commerciale ed essendo comunque un titolo per un limitato tipo di pubblico, sia assai difficile che lo “rispolverino” con un remake

    4. Muramasa avrei davvero voluto giocarlo, ma non ho la Wii. Di Vanillaware mi mancano quello e Princess Crown (che dovrebbe avere un sistema simile a Odin Sphere).

  3. È uno di quei giochi nella lista “da finire”. Il 2D dei Vanillaware è evocativo, sia di un tempo passato in cui sognavamo una grafica cosi arcade perfect sia per le scelte di art design, che gli conferiscono un’identità precisa ovvero una lettura nipponica di alcuni aspetti della cultura e storia occidentale. Il risultato è senz’altro originale sebbene l’estetica rimandi a una consueta “tradizione” del passato, il 2D.
    Gli aspetti ruolistici ancora rimarcano questa provenienza e ne fanno un gioco – a mio avviso – non per tutti.
    Non è platform alla Mario o alla Rayman.
    In ogni caso, se non si detesta l’approccio nipponico, è un titolo da non farsi mancare.

    1. Considerando che la difficoltà è contenuta e la storia è praticamente universale, secondo me potrebbe essere più per tutti anche di un solido platform alla Mario, che a volte richiede salti di precisione non alla portata di chiunque (di certo non alla mia, che precisione so solo come si scrive XD ).
      Certo, Odin Sphere ti inganna facendoti pensare di essere breve, con le storie dei cinque personaggi, ma alla fine ci spendi cinquanta e più ore, per finirlo 😛

    2. Gli elementi ruolistici e di crafting, i vari personaggi, la trama è la durata secondo me non lo rendono così accessibile e attraente come i titoli citati.
      I miei nani si appassionano a Rayman, Mario, Yoshi, ma Odin è per loro inaccessibile nella parte ruolistica. Concordo poi che certi passaggi di Mario & co. hanno richiesto l’aiuto del papà

    3. Ma ti dirò, nel caso di Rayman, pure di Gandhi e Giobbe! Pochi giochi mi hanno portato così vicino alla bestemmia come il primo Rayman: solo a ripensarci, vedo rosso!

    4. Non vale 😂 allora pure Ghosts ‘n’ Goblins! Rayman Origins e Rayman 3, a parte i livelli a tempo, non sono così ostici. Origins i nani lo hanno finito su Wii U.

    5. Dopo il primo Rayman, ho messo sopra una croce da sei tonnellate sull’intera serie – e i Rabids mi danno sui nervi, sembrano dei gremlin più irritanti :P

  4. Denis

    Muramasa è uscito in forma aggiornata su Ps Vita, come un’altro gioellino della Wii con grafica rifatta Little King Story uno strategico sulla falsaringa di Pikmin

  5. Ahaha, bella questa cosa dei piatti! :)
    Forse l’ho sentito di nome, non potrei dirlo con certezza, non essendo dentro questo mondo.
    Certo, già dal titolo rimanda a qualcosa di nordico… Il genere non mi dispiace nemmeno -picchiaduro a scorrimento con elementi gdr, tipo Castlevania dunque.

    Moz-

  6. La componente GDR l’avevo sgamata dalla copertina, ancora prima che tu ne facessi cenno e sarei stato sorpreso del contrario.
    Con l’introduzione mi avevi quasi invogliato… ma non è proprio il mio genere, peccato!
    Hai fatto benissimo a metterti nei credits 😂

    1. Peccato, perché è davvero un bel gioco, per tanti motivi ;) a meno che non ti faccia schifo lo stile di disegno puccioso :P

      Per i crediti, quel che è giusto, è giusto! XD

    2. Magari mi faccio forza solo per lo scorrimento orizzontale (che adoro)… sembra un indie di oggi. Mi hai ricordato Child of Light, che “stranamente” non mi hai commentato (😝) ma spero tu abbia letto, dal quale sono uscito stremato proprio per la componente GDR. Nonostante ciò lo ritengo un grandissimo gioco!

    3. L’ho letto, il tuo post su Child of Light, ma quando ho fatto la maratona dei commenti, deve essermi sfuggito 😛
      Alla prossima maratona, gli do di nuovo un’occhiata ^^
      Odin Sphere alterna quadri “circolari”, con una o più uscite verso un altro quadro, a quadri lineari, più rari. Di solito, combatti nei quadri circolari, che a parte l’effetto del girare, si comportano come i livelli di un picchiaduro a scorrimento classico – ovviamente con le particolarità di Odin Sphere: colpi speciali, salti, oggetti curativi etc.
      La componente gdr è piuttosto blanda, serve solo a potenziare i personaggi.

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