Cosmocopia, di Paul Di Filippo

In questo anno e mezzo di scarsa voglia di leggere, ho accumulato un certo numero di libri, tra cui diversi Urania, con autori di vario tipo come Jack Vance, Fritz Leiber e Paul Di Filippo.
Ma ora che il ciclo di storie del dottor Hogan mi ha guarito, vedrò di trovare un po’ di tempo per tutti.
Adesso serviamo…

Cosmocopia 101

Frank Lazorg ha imperversato per decenni nell’arte popolare americana, con diversi stili pittorici, ma immutato successo. Nonostante alcune frustrazioni artistiche, si è pure goduto la vita, tra donne e avventure in giro per il mondo.
Tutto questo è sparito con un ictus, che si è portato via anche il vigore mantenuto in vecchiaia, oltre all’ispirazione artistica; anche Velina Malaspina, la sua giovane, ultima musa – e amante – se n’è andata.
Impegnato in una faticosa e improduttiva riabilitazione, Frank riceve un regalo legato a un’avventura del passato, che gli apre la porta per un mondo fatto di nuove percezioni e vigore insospettato e, dopo un fatto terribile, lo porta a scoprire che il suo universo è solo uno dei tanti che compongono la Cosmocopia, un multiverso originato da un’entità chiamata Conceptus…

La scheda

Autore: Paul Di Filippo (2008)
Traduzione: Marcello Jatosti
Edizione italiana: Mondadori Libri S.p.A. (2018)
Prezzo: 6,50 €

Tecnica e stile

La storia è raccontata da un narratore onnisciente esterno alla storia, che usa il tempo passato, non si fa troppi problemi a esprimere giudizi sulle azioni dei personaggi (es: “Godendosi quel raro momento di scialo consumistico (…)”) e indulge in una parte dei numerosi spiegoni sul nuovo mondo in cui approda il protagonista.

Ambientazione

Nonostante lo stile non sia dei più accattivanti e sofisticati, Cosmocopia è una storia che, in qualche modo, finisce per catturare grazie alla stranezza del mondo costruito dall’autore, dipinto ad ampie pennellate in un modo ragionato a diversi livelli: biologia, ecologia, religione, etica, morale etc.

Gli abitanti intelligenti del mondo sono una specie umanoide che ha… i genitali sulla fronte, motivo per cui girano con addosso dei cappucci, in pubblico. Questi “esseri umani” sono praticamente ermafroditi, pur tendendo ciascuno al maschile o al femminile – non mancano descrizioni di un personaggio sul funzionamento dei loro genitali, ma ce ne sono anche alcune del narratore.

Ci sono animali bizzarri di vario tipo, che molto alla lontana possono avere caratteristiche equiparabili a quelle dei nostri – per esempio, nonostante la sua forma aliena e assurda, il wurzel si comporta praticamente come un cane.

La speculazione religiosa e filosofica è affidata a una classe sociale chiamata noetici, che si dedica a cerimonie e gestisce dei santuari di varia dimensione e importanza. Nessuno sembra mettere in dubbio l’esistenza del Conceptus, l’entità che ha originato il multiverso come una sorta di cornucopia in continua espansione.

La fisica del mondo non permette rappresentazioni in due dimensioni di oggetti che ne hanno tre – non esistono nemmeno gli specchi e i loro riflessi. In compenso, esiste un’arte detta ideazione, basata sulla struttura del multiverso: con una stecca particolare, si fora la realtà per estrarne una “madreperla” che reagisce al pensiero e all’immaginazione dell’artista, modellandosi in oggetti paragonabili a sculture.
Per il resto, il mondo alieno in cui è finito Lazorg e che costituisce il cuore della vicenda è simile al nostro: ricchezza, povertà, famiglia… sembrano assenti le guerre.

Una storia in tre parti

Cosmocopia è strutturato in tre parti.

Prima parte

La prima parte ci mostra la vita di Frank Lazorg, subito dopo un inctus – ma il narratore ci fa il favore di raccontarci gli affari di Lazorg anche prima della malattia.
Devastato, artisticamente morto, dedito a una riabilitazione che sembra inattuabile, ripensa alla sua ultima modella e amante, Velina, che l’ha abbandonato dopo la malattia.
Ma un dono del passato, un pigmento di un colore mai visto, gli apre nuove prospettive e, dopo un certo fattaccio, anche le porte per un nuovo mondo.

Seconda parte

Nella seconda parte, la più consistente, Frank si ritrova in un nuovo mondo, pieno di creature fantastiche e fenomeni insoliti. Grazie a una ritrovata salute fisica e con l’aiuto di una persona di nome Grucciasentina, una povera raccoglitrice d’ossa che vive ai margini della società, Frank può iniziare a capire il nuovo mondo che, senza alcuna possibilità di ritorno conosciuta, è diventato la sua nuova casa.
La scoperta della tecnica dell’ideazione – per la quale sembra avere un certo talento naturale – unita alla sua mentalità aliena, lo rende un innovatore di quell’arte e fa di lui e Grucciasentina delle persone più che benestanti.
Ma la tragedia è dietro l’angolo…

Terza parte

La terza parte conduce Frank e altri due personaggi nell’intermundia della Cosmocopia: la madreperla cosmocopiana, che Frank ha imparato a trasformare in ideazioni, cela un mondo lisergico, plasmato dalla mente di Frank durante la ricerca del Conceptus, l’origine di ogni universo.
Questa parte, complice la stranezza esagerata delle situazioni, è per me la meno riuscita: sembra che possa accadere qualsiasi cosa, senza motivi o regole. Inoltre, la chiusura della storia sembra un po’ buttata a caso… ma non voglio fare spoiler.

In appendice

Chiudono l’edizione italiana due racconti – uno breve e uno brevissimo.

Ascensione negata, di Lorenzo Davia

In Ascensione negata, un investigatore privato a forma di Sputnik – e di nome Spu7n1k – viene ingaggiato da una ricca donna-mammuth per ritrovare il suo ex-marito, teoricamente asceso a un diverso piano di realtà dopo aver governato con saggezza, per secoli, un intero sistema solare.
Un racconto spiritoso, con un’ambientazione che merita un’espansione maggiore: può uscirne un universo semi-umoristico e fuori di testa, con un po’ di lavoro.

Ripristino, di Silvio Sosio

In Ripristino, un astronauta esce da uno stato di animazione sospesa per compiere una missione.
Il finale a sorpresa è simpatico, ma la narrazione è un po’ noiosa, pur nelle sole due pagine e mezzo che occupa la storia: personalmente, avrei tagliato la descrizione di quanti anni, mesi, giorni, ore, minuti di viaggio hanno richiesto al protagonista per arrivare dove deve, così come la pressione nella capsula criogenica, l’aumento di gradi kelvin… forse sarebbe venuto un racconto da due pagine, ma sarebbe stato più interessante.

Concludendo

Cosmocopia è un fantasy un po’ lisergico, strutturato in tre parti, la meglio riuscita delle quali è la centrale, nonostante uno stile carico di spiegoni e caratterizzato da un narratore onnisciente davvero invadente.
Il mondo fantasy è interessante, soprattutto perché dettagliato così bene da sembrare vero, nonostante  le numerose caratteristiche aliene.
Anche se lo stile non è dei più raffinati, la vicenda riesce a catturare ed è facile empatizzare con il protagonista, sebbene ne combini almeno una grave in ciascuna delle tre parti.
La conclusione della storia vede un deus ex machina tutt’altro che metaforico e di più non scriverò, a questo riguardo! :P
Nel complesso, è un libro coinvolgente, nonostante tanti elementi non incontrino il mio gusto.

Link

Dove acquistare l’ebook di Cosmocopia? Qui

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15 pensieri su “Cosmocopia, di Paul Di Filippo

  1. Hai descritto alla perfezione tutto ciò che odio nella fantascienza :-D
    Scherzi a parte, mi hanno sempre annoiato i romanzi che ti devono descrivere un nuovo mondo: figurarsi nuove realtà? Quindi è sicuro che non leggerò mai questo libro, ma mi ha fatto piacere leggere te ^_^

    1. A me piacciono, le nuove realtà strane… se sviluppate bene.
      Questa ha delle belle sparate, ma la storia perde mordente nel finale e lo stile, pur funzionando, non è sempre il massimo.

    2. Per questo sono contento di averti letto perché non avrei neanche letto la trama di questo libro, invece ora almeno lo conosco.
      Da ragazzo non ho mai tollerato i “nuovi mondi”, poi da più grande provai con Tschai e cose simili, ma proprio non fanno per me.
      Anche il ciclo del Ware di Rudy Rucker, il cui primo episodio considero fra i migliori romanzi di fantascienza di sempre, mi ha steso per noia quando ha iniziato a costruire un mondo futuro. E’ proprio un mio punto debole…

  2. Come scritto da Lucius, sebbene il tuo racconto sia stato generoso di dettagli, non mi ha dato quel guizzo che per lo meno me lo fa inserire in una lista dei desideri che se dovessi scriverla mi servirebbe un lenzuolo matrimoniale 😜. Questione di preferenze e tempo che va centellinato. Nelle recensioni l’importante è fornire al lettore gli strumenti per farsi un’idea propria. E tu ci riesci.

    1. Se riesco a far capire come sia un libro (o qualsiasi altra cosa) al punto che uno possa decidere se gli interessi o meno, direi che il post funziona ;)
      Il resto è questione di gusti: non credo che esista qualcosa che piaccia proprio a tutti ^^
      A me, questo libro è piaciuto, ma con riserve :P

    1. Questo è uscito pochi mesi fa, se ti può interessare ;)
      Il problema con Urania è che è roba di Mondadori, dunque è gestita con le stesse pratiche discutibili. Per esempio, a settembre è uscita la prima parte di un libro probabilmente figo, ma che non aveva senso dividere in due. La prima parte arriva a stento a 200 pagine, ‘tacci loro -_-

  3. Come libro di fantascienza è molto bello anche “The Store” di James Patterson. E’ un romanzo ambientato in un futuro distopico, in cui un sito di e – commerce si è subdolamente inserito in ogni settore della società, arrivando a controllarla sotto tutti gli aspetti. Uno scrittore si è accorto di tutto questo, ma sa che se denunciasse queste manovre senza un’esperienza diretta lo prenderebbero per un paranoico: di conseguenza si fa assumere come facchino dal sito in questione, e una volta infiltratosi dentro l’azienda comincia a raccogliere delle prove a sostegno delle sue teorie. Ad un certo punto i vertici del sito si accorgono del suo piano, ed è lì che cominciano i guai…
    Il sito in questione si chiama The Store, ma il j’accuse nei confronti di Amazon non potrebbe essere più trasparente. Vengono denunciati tutti i lati oscuri di questo colosso, dalla mania del controllo di Bezos alle condizioni disumane in cui fa lavorare i suoi dipendenti. Mi dispiace solo che Patterson non abbia avuto il coraggio di andare fino in fondo, lasciando inalterato il nome del sito. Ma forse è stata un’imposizione dell’editore.

    1. Mi riferivo a quello quando parlavo di imposizione dell’editore: probabilmente chi ha stampato il libro non voleva perdere tutto il profitto in cause legali. Colgo l’occasione per dirti che ho sfornato un nuovo post, molto ironico e autoironico… spero che ti piaccia! :)

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