Tira un dado per polemizzare su Lovecraftesque

Avviso ai lettori

In questo post, parlo di polemiche sviluppatesi in seno all’ambiente del gioco di ruolo italiano.
Ricordo che su questo blog è permesso criticare il lavoro delle persone, ma non è consentito insultare le persone stesse: in sostanza, è possibile dire che qualcuno (come me) abbia scritto sciocchezze, ma non potete dire che qualcuno (come me) sia uno sciocco.
Potete proseguire con la lettura, se vi fa piacere. ;^)

L’ambiente del gioco di ruolo, specialmente quello italiano, è sempre stato un po’ frammentato per questioni di gusti – chi ama il gioco X, chi preferisce Y, chi li trova tutti pessimi eccetto Z…
Da alcuni lustri, con la comparsa sul mercato di alcuni giochi lontani dal paradigma più classico, si può dire che ci sia stata una tendenza alla concentrazione dei giocatori su tre diversi poli, che potremmo semplificare così

  • quelli a cui piacciono i giochi di ruolo tradizionali
  • quelli a cui piacciono i giochi di ruolo non tradizionali
  • quelli che apprezzano sia i giochi tradizionali che quelli non tradizionali

Sui forum, i primi due poli si sono spesso dati battaglia, criticando negativamente o persino attaccando con veemenza i giochi preferiti dagli altri.

Questi approcci hanno portato certe discussioni online a un livello che nel film Wargames sarebbe definito DEFCON 1, sancendo l’inizio della guerra termonucleare globale! :P
Immagino – ma non ho prove da portare a riguardo – che il “conflitto tra religioni” portato avanti dai primi due poli si sia spostato sui social network, o che si sia acquietato secondo il principio “gioca al cavolo che ti pare, ma non rompermi le scatole”, perché a parte qualche stilettata qua e là, non mi sono più imbattuto in discussioni tanto accese.
Fino a questi giorni.

Fonte: Play

Da poco, si è conclusa l’edizione di quest’anno di Lucca Comics & Games, una delle grandi fiere italiane dedicate, come dice il nome, ai fumetti e ai giochi.
Anni fa, a Lucca veniva assegnato un premio chiamato Best of Show, per i giochi migliori entro certe categorie, ma in tempo recenti, il Best of Show è stato diviso in due diversi premi mono-categoria, dedicati uno al Gioco di Ruolo dell’Anno e l’altro al Gioco (da tavolo) dell’Anno.
Il premio Gioco di Ruolo dell’Anno 2018 è stato assegnato a Lovecraftesque, a discapito del grande favorito, Dungeons & Dragons, e qui sono partite alcune accalorate discussioni.

Come ho scritto più su, non avendo un account su alcun social network, non so da chi siano partite le prime “pietre” lanciate, ma mi sono imbattuto in una delle più rumorose: un articolo pubblicato sul sito GDRItalia, storico portale dedicato al gioco di ruolo.
L’articolo in questione ho potuto leggerlo, ma in seguito è finito offline… attualmente, è possibile scaricarlo in formato PDF cliccando qui.
Mi sembra, a memoria, che i contenuti dell’articolo siano quelli. A quel post ha fatto seguito un secondo articolo, scritto per spiegare lo scopo del primo.
Invito a leggere i due post linkati: la semplificazione che sto per scrivere può essere sufficiente solo a intavolare il discorso su un aspetto che mi ha colpito, ovvero i criteri validi per l’attribuzione del premio

  • primo articolo, Gioco di Ruolo dell’Anno (?): critica la scelta di escludere alcuni criteri di valutazione e premiazione dall’edizione 2018 del Gioco di Ruolo dell’Anno. Secondo l’autore, Lovecraftesque non rispetterebbe i tre criteri cancellati dal regolamento attuale
  • secondo articolo, Gioco di Ruolo dell’Anno 2018: Le Risposte: sostiene che lo scopo del primo articolo non sarebbe stato quello di criticare in modo negativo Lovecraftesque, piuttosto, quello di stimolare una riflessione sulla necessità di rivedere la struttura del premio Gioco di Ruolo dell’Anno per renderla più adeguata a premiare le eccellenze dell’editoria ludica italiana

Due parole sui finalisti di quest’anno

Prima di parlare dei due articoli, vorrei fare una breve presentazione dei giochi finalisti di quest’anno, nei limiti delle mie conoscenze – alcuni li ho letti, uno l’ho giocato, uno mi è ancora sconosciuto.
I finalisti di quest’anno erano

  • The Sprawl
  • Dungeons & Dragons (il manuale del giocatore della quinta edizione)
  • Be-Movie
  • Cabal
  • Lovecraftesque

The Sprawl
L’unico che non ho ancora avuto il piacere di leggere o giocare.
A quanto vedo in altri lidi, è un Powered by the Apocalypse (PbtA per gli amici) di ambientazione cyberpunk: l’impianto del gioco, se dovesse somigliare ad altri che conosco, potrebbe essere funzionale per storie appassionanti e divertenti, dato che sposta il focus dalla “ragioneria” pura alla storia, ma richiederebbe un po’ di ispirazione e partecipanti disposti a mettere in gioco i propri alter ego.
The Sprawl è un buon gioco? Non lo so. Se mai lo dovessi scoprire, ve lo dirò!

Cabal
Gioco italiano di impianto classico, con ambientazione corposa.
Devo finire di leggerlo, sono ancora fermo all’ambientazione, che è esageratamente ricca: gli autori costruiscono un universo complesso, ispirandosi a mitologie e tradizioni reali di diverse origini, armonizzandole in un quadro coerente sospeso tra fantascienza, orrore cosmico e fantasy.
Ha anche delle belle illustrazioni.
Il problema è che l’esposizione di tante informazioni non aiuta l’apprendimento rapido: penso che un novizio potrebbe finire spiazzato da  un tale livello di dettaglio!
Cabal è un buon gioco? L’ambientazione è affascinante, ma davvero troppo vasta. Sul regolamento nudo e crudo non posso esprimermi, non ci sono ancora arrivato.

Be-Movie
Gioco di ruolo italiano, avente il fine di dare vita a partite col sapore dei B-Movie. Lo sto ancora leggendo, ma sono a metà manuale e direi che promette bene: poche regole semplici, esposte in modo chiaro, con diversi esempi. Potenzialmente valido come prima esperienza per chi non ha mai partecipato a un gioco di ruolo.
Il manuale ha pure una buona veste grafica, con illustrazioni cartoonose molto azzeccate.
Be-Movie è un buon gioco? Sembrerebbe di sì e mi piacerebbe farci una partita, dato che dalla lettura delle regole sembra un gioco funzionale e divertente.

D&D – il manuale del giocatore in italiano della quinta edizione
La quinta edizione è la più recente di Dungeons & Dragons, forse il gioco di ruolo più famoso al mondo – come nome è conosciuto anche al di fuori del giro dei giocatori, da prima che venisse mostrato in The Big Bang Theory, Community e Stranger Things.
Ho giocato la quinta edizione con alcuni gruppi, per circa un anno e mezzo – un amico acquistò i manuali in inglese, appena usciti.
Come spesso mi capita, quest’edizione mi sembra molto migliore delle precedenti – anche se alcuni miei amici non sono d’accordo per vari motivi, preferendo la terza edizione. Resta un gioco complesso e non sempre fa quanto promette: molte regole, molte eccezioni e, imho, non tutto il materiale a disposizione funziona a dovere.
Dungeons & Dragons, 5a edizione (Manuale del Giocatore) è un buon gioco? Al di là del voler prendere tanti piccioni con una fava – una fava che non va bene per ogni piccione di cui sopra – il solo Manuale del Giocatore non è il gioco completo, dunque è insufficiente per imbastire una o più partite funzionali: sono richiesti anche la Guida del Dungeon Master e il Manuale dei Mostri.

Copertina italiana
(Fonte: Scansione)

Lovecraftesque
Un gioco che aspira a dare vita a storie lovecraftiane, tramite una procedura di condivisione dei “poteri” di narrazione: viene creato un unico protagonista con certe caratteristiche, in un’ambientazione storica o pseudostorica concordata, e altre regole gestiscono l’esposizione alla violenza e al soprannaturale, creando un’atmosfera ambigua fino al finale. Carte permettendo: ogni giocatore può giocare una carta con un effetto speciale, capace di scombinare la struttura altrimenti rigida della storia.
Lovecraftesque è un buon gioco? Sembra di sì: ha certamente un buon potenziale e la sua struttura mono-partita gli permetterebbe di essere giocata in un lungo dopocena, al posto di un classico gioco da tavolo.

Alla ricerca dei criteri perduti

Il primo post, quello scomparso, sostiene che siano stati cancellati dei criteri per valutare e premiare il miglior gioco di ruolo di quest’anno.
I criteri di valutazione che sarebbero scomparsi sono riportati nell’articolo, di cui citerò ora un passaggio – il grassetto è presente nel PDF

Ora: da un premio chiamato Gioco di Ruolo dell’Anno ci si aspetta che il gioco sia un autentico… beh, “gioco dell’anno“.
Non per niente, alcuni dei criteri cardine di questo premio sono sempre stati:

  • la capacità del gioco di diffondere la cultura del gdr;
  • la capacità del gioco di attirare nuovi giocatori;
  • l’ idoneità del gioco stesso come prima esperienza per giocatori neofiti.

Tutti criteri misteriosamente spariti nella più recente incarnazione del concorso.
Quindi in generale ci si potrebbe aspettare che il premio vada (o andasse, prima di cambiare le regole) a un gioco che non solo sia di buona qualità, ma che sia stato anche apprezzato e abbia attirato l’interesse di pubblico e critica.

Lovecraftesque non rispetterebbe i criteri stabiliti in passato e non più utilizzati per l’attribuzione del premio? Anche se fosse vero – e sarebbe tutto da dimostrare – a criteri cambiati, al massimo si potrebbero approfondire i motivi che hanno portato a questo stato di cose.
Ma in un impeto di speculative fiction, facciamo finta che i tre criteri siano ancora validi e vediamo se Lovecraftesque potrebbe soddisfarli

  • la capacità del gioco di diffondere la cultura del gdr
    In virtù di quale fenomeno Lovecraftesque non potrebbe essere in grado di fare ciò? È un potenziale che ha qualsiasi buon gioco. Certo, l’obiettivo risulta essere più facile da raggiungere per giochi in giro da anni e/o con una buona copertura mediatica, ma se il punto fosse la fama del gioco, avrebbero speranza di soddisfare questo criterio solo i giochi pubblicati da un editore che potesse impiegare risorse per spingerli. Sarebbe una gara di popolarità, non un confronto di meriti del gioco.
    Inoltre, come valutare quali giochi soddisfino questo criterio? Sarebbe necessaria una lunga indagine, per raggiungere lo scopo, dato che le esternazioni della “minoranza rumorosa” su internet non sono mai state un criterio attendibile, per valutare la diffusione di un gioco, e anche i dati di vendita non sono indicativi di quanto un gioco venga letto e giocato.
  • la capacità del gioco di attirare nuovi giocatori
    Vediamo… Lovecraftesque è un gioco con poche e semplici regole, mirate a ottenere partite di sapore lovecraftiano che si possano concludere in un’unica serata: non bisogna spaccarsi la testa per impararlo.
    In italiano ha anche un’accattivante veste grafica.
    Per chi ami le tematiche delle storie di Lovecraft, scrittore noto e apprezzato, l’obiettivo di Lovecraftesque potrebbe essere una forte attrattiva.
  • l’idoneità del gioco stesso come prima esperienza per giocatori neofiti
    Data la sua semplicità d’uso, non vedo perché Lovecraftesque non possa essere adatto per i cosiddetti neofiti. Lo sarebbe forse più di Dungeons & Dragons, gioco complesso e che trae giovamento dalla presenza di almeno un partecipante veterano. Il primo D&D poteva essere una “prima esperienza gdr” accettabile, ma nelle ultime edizioni è diventato un gioco “per esperti”.
    Per il resto, è una questione del tipo: preferisci fantasy o horror?

I criteri di quest’anno

Ragionare sui criteri che non ci sono più è stato un interessante what if, ma ora andiamo a vedere quelli in vigore per l’attribuzione del premio, che è possibile visionare sul regolamento scaricabile cliccando quiLovecraftesque potrebbe soddisfarli? Secondo me, sì.

4.1. Idea del gioco

La giuria valuterà l’originalità del gioco, la sua giocabilità e il valore ludico. Saranno considerati punti di merito: la facilità di creazione dei personaggi, la capacità del sistema di gioco di spingere il giocatori al role-playing, la semplicità per il game master (ove presente) di preparare la sessione di gioco, l’elaborazione di nuovi e innovativi strumenti per la conduzione del gioco e per lo sviluppo delle campagne. In caso di giochi dotati di ambientazione sarà valutata anche l’aderenza del sistema di gioco all’ambientazione proposta

Per Lovecraftesque ci siamo.
Il gioco prevede regole per la creazione e gestione condivisa di un unico personaggio (le storie scritte da Lovecraft hanno sempre avuto un unico protagonista, su cui si focalizza la narrazione) e le interazioni del personaggio principale con l’ambiente o gli altri personaggi sono istradate in modo “rigoroso” per ottenere , come risultato, una storia come quelle di Lovecraft.
Si può discutere su un particolare, lo “sviluppo delle campagne”: nei giochi di ruolo, una campagna è considerata una “serie di avventure collegate tra loro”, più o meno, mentre Lovecraftesque mira soprattutto alla costruzione di storie autoconclusive.

4.2. Regolamento

E’ essenziale che il regolamento del gioco sia chiaro, non ambiguo, completo, comprensibile e ben strutturato. Fermi restando i punti appena elencati, saranno giudicate con favore le soluzioni redazionali che velocizzino l’apprendimento delle meccaniche base e rendano “immediata” l’esperienza ludica. Nel caso di giochi importati dall’estero (cosiddette “localizzazioni”), particolare attenzione verrà posta nella valutazione della traduzione del manuale.

Le procedure di Lovecraftesque sono certamente veloci e semplici – non si può dare per scontato di impararle tutte alla prima lettura, ma è più semplice e chiaro di tanti altri giochi in commercio, complice la presenza di un numero contenuto di regole.
Il testo italiano scorre bene, pur presentando numerosi refusi, sfuggiti alla revisione del testo.

4.3. Manuale
Per i prodotti cartacei la giuria valuterà la qualità editoriale e la funzionalità del manuale, per quelli in formato elettronico la giuria valuterà la qualità del formato digitale e le eventuali funzionalità aggiuntive. In entrambi i casi saranno considerati punti di merito aggiuntivi la presenza di esempi di gioco e di materiale introduttivo per i giocatori (es. avventure, personaggi predefiniti, quickstart guide e tutorial).

Esempi di gioco e materiale già pronto ce n’è a palate. Certo, c’è anche del materiale che trovo inadatto agli scopi di un gioco – parlo soprattutto dei saggi sul razzismo e la salute mentale, che presentano alcuni punti di vista condivisibili, ma sono scritti in modo irritante e superbo, da “genitore 1 genitore 2 mammina che vuole educarti come si deve, che ti piaccia o meno”. In più, ci sono alcune critiche fuori luogo a giochi classici di argomento lovecraftiano.
Comunque, queste cadute di stile in sé non rovinano il gioco, che continua a funzionare lo stesso.

4.4. Illustrazioni
La giuria considererà se le illustrazioni dei manuali siano in tema al gioco, come vi interagiscano o ne influenzino, positivamente o negativamente, la giocabilità e l’appetibilità per il pubblico.

La veste grafica italiana è strepitosa, soprattutto grazie alla trovata della torcia – fornita col manuale – che permette di rendere visibili illustrazioni di mostri, finte macchie di sangue e scritte inquietanti (altrimenti invisibili) sulle numerose pagine del manuale, come se fossero dei fantasmi o delle “impressioni psicometriche”.

La pagina 69 di Lovecraftesque, fotografata sotto una banale lampadina
Di nuovo, la pagina 69 di Lovecraftesque, illuminata dalla torcia UV allegata.
La foto è stata scattata a luce spenta perché il cellulare non riusciva a riprendere il “fenomeno” senza che rovinarne la resa a causa del lampadario, ma l’occhio umano vede l’effetto correttamente, anche con la luce accesa ;)

Non serve per far funzionare il gioco, ma dà una certa atmosfera e, anche per questo criterio, direi che ci siamo.

Le risposte

Come anticipato, nel secondo post che critica il premio si spiega che l’intenzione del primo non era stroncare il gioco premiato, ma stimolare una riflessione sulla validità di un premio con certe caratteristiche.
Inoltre, fa notare come uno dei giurati abbia postato un meme dallo spirito discutibile, che mostra una certa parzialità a favore di Lovecraftesque.
Sulla questione del meme, sono d’accordo: sarebbe stato innocuo da parte di un utente qualunque, ma un giurato dovrebbe essere più attento alle proprie esternazioni.
Sul resto delle considerazioni: è lecita una riflessione sulle caratteristiche di un premio, che potrebbe avere un’influenza positiva sulla vita editoriale del gioco che dovesse vincerlo, ma lamentarsi che il vincitore non soddisfi tre criteri assenti dal regolamento è una cosa priva di senso.
Trovo anche che caricare sul premio certe aspettative di “diffusione del gioco premiato presso chi non gioca” sia un’aspettativa esagerata: è un premio sconosciuto al di fuori della sfera del gioco di ruolo italiano (e secondo me, anche certi giocatori potrebbero ignorare la sua esistenza) trattarlo come se fosse il premio Strega – che fa comprare un libro anche a chi non legge mai – mi sembra irrealistico. Nel caso mi sbagliassi, fatemelo sapere. :P
Al momento, il premio spinge sicuramente le vendite all’interno dell’ambiente (un negozio di giochi, qui a Cagliari, ha portato spontaneamente alcune copie di Lovecraftesque e credo che le abbia già vendute) il che non è male.

Se e come il premio si evolverà, è qualcosa che si vedrà in futuro.
Di certo, spero che cambi (in meglio) l’ambiente del gioco di ruolo, specie su internet, perché ero infastidito già dieci anni fa, a causa certe flame war sui giochi e su chi ce l’ha più lungo.
Parlo del manuale, ovviamente :P.

Link

L’articolo scomparso da GDRItalia, in formato PDF (attendibile, stando ai miei ricordi)

Il secondo articolo di GDRItalia, con le spiegazioni sullo spirito del primo

Tutti i giochi iscritti quest’anno al premio

Dove trovare i cinque finalisti

14 pensieri su “Tira un dado per polemizzare su Lovecraftesque

    1. È una trovata scenica davvero carina! Il manuale è pieno di foto di palazzi abbandonati, vecchi ospedali o luoghi bizzarri, e la torcia fa saltare fuori disegni di mostri che aggrediscono persone, oppure pazzoidi armati etc. ^^

  1. Alla fine questi premi sono fatti apposta per generare polemiche, un po’ come Miss Italia. “Gioco dell’anno” è un’etichetta vuota, anche se ci si arrabatta a concordare i criteri di scelta. Lovecraftesque può essere gioco dell’anno come può esserlo qualsiasi altro gioco, il premio serve a dargli visibilità per i motivi pià svariati, il resto è un pretesto. Inutile perdersi in polemiche, basta provarlo e vedere come viaggia. Certo, è un prodotto un po’ di nicchia, non rappresenta il mainstream del gioco di ruolo, se dovessi introdurre qualcuno al gioco di ruolo (e l’ho fatto spesso) sceglierei qualcosa di più tradizionale. Questo ovviamente al di là del fatto che a me personalmente non piace neanche un po’, ma per motivi miei che potrebbero non valere per gli altri.
    La veste grafica italiana è pazzesca, meglio dell’originale.

    1. Più che dire “i premi servono a fare polemica”, direi “i giocatori di ruolo sono molto litigiosi” :P poi sì, indubbiamente può attirare l’attenzione, la vittoria di un premio, ma non so quante vendite possa realmente muovere… sicuramente, meglio vincerlo che non vincerlo, ma credo che l’abitudine e la fama facciano di più.

      Riguardo al gioco da premiare, una volta stabiliti dei criteri – quali che siano – bisogna stabilire quali concorrenti li soddisfino al meglio. La mia opinione l’ho fornita, tra quei finalisti, avrebbe potuto essere Lovecraftesque oppure Be-Movie, ma non 1/3 di Dungeons & Dragons :P

      Personalmente, come gioco introduttivo ne userei uno con regole leggere – molti tradizionali richiedono dedizione, diciamo – e che supportino un genere di storie apprezzato da chi volesse iniziare a giocare (magari mi baserei anche sui suoi gusti in fatto di libri, videogiochi etc.).
      Le regole di Lovecraftesque non sono male, anche se quelle sulla gestione del finale mi sembrano un po’ deboli. Di certo, mi sarei risparmiato le prediche, se fossi stato al posto degli autori -_-

  2. Ogni argomento è perfetto per fare polemiche nei social :-D
    Fai bene a starne alla larga, io sono rinato da quando non sono più su facebook! (Gli altri social non esistono, a meno che non sei un personaggio famoso.)
    A parte il gdr di Aliens nel 1991 non ho mai bazzicato questo mondo e mi è sempre rimasta la curiosità. Il problema principale è che sono giochi “sociali” e io dal vivo non ho mai conosciuto nessuno disposto a fare altro che guardare il calcio, quindi mi è sempre mancata la “materia prima”: il 99% delle partite al citato Aliens le ho fatte da solo!
    Però ho sempre immaginato per i giocatori di ruolo un’aurea leggendaria di pazienza e socialità che invece questo tuo post mi rovina: che siano persone come tutte le altre, polemiche come tutti noi quando ci toccano qualcosa a cui teniamo? :-D
    Contento poi di sapere che gli italiani continuano a creare gdr, al di là di lanci commerciali come il recente gdr di Tex!

    1. I giocatori di ruolo sono “tifosi” come ogni altra categoria di persone, perciò alcuni sono sgradevoli :P però, sono tendenzialmente alfabetizzati ad alto livello e curiosi: è raro che un giocatore non legga, non guardi film, non studi cose per conto suo…
      È strano che tu non abbia mai trovato giocatori a Roma, immagino che almeno un’associazione ludica ci sia.
      Se ti capitasse di provare a giocare, spero che troverai esseri umani pregevoli, ma dovrai armarti di pazienza, tra le peculiarità del gioco che proverai e quelle delle persone :P

    2. Sicuramente ci sono gruppi ma Roma è grandina e non è che posso passare mezza giornata in spostamenti. Ultimamente ho scoperto gruppi di giocatori di carte Magyk, o come si chiamano, ma ormai sono troppo vecchio per queste cose :-P

  3. Io sto abbandonando ogni forma di discussione sul web a proposito di tutti i temi che mi interessano. Sono stanco di ogni forma di polemica e di eccessiva semplificazione. In particolare proprio il mondo del gioco mi sembra un malato a cui vada staccata la spina. Peggio che nei videogiochi. Eppure, “economicamente” parlando questa è certamente una golden age per i giochi.

    1. La discussione online si è fatta fiacca, stupida o irritante (o lo è sempre stata?) eppure ho sempre trovato anche persone più misurate, che mi hanno dato spunti di riflessione interessanti.
      Ti consiglio di non cedere, ma di selezionare: io passo oltre quando sento aggressività insulsa, concentrandomi solo sui significati che dicono qualcosa di utile. Non funziona sempre, ma per la maggior parte, sì.
      E ogni tanto scopro giochi nuovi e interessanti, il che è una cosa che voglio ;)

    2. La mie ultime esperienze sono decisamente deludenti, sicuramente è colpa mia e della mia intolleranza verso l’intolleranza. La mancanza di tempo mi obbliga a cercar di informarmi nel minor tempo possibile, quando vedo la foto di un gioco che non conosco e subito sotto i primi tre commenti sono “critiche lagnose” mi è davvero difficile andare oltre. Mi fermo li e passo al prossimo post. Credo che tu abbia ragione, sicuramente l’internet è sempre stato così, sicuramente ne ho fatto parte alimentando l’astio. Ora che son vecchietto ho bisogno di tranquillità e di informazioni.

  4. I giocatori di ruolo tendono ad essere “intensi” nel loro hobby, con una tendenza al settarismo insospettabile dall’esterno. Del resto è così anche tra gli appassionati di fumetti, quelli di giochi da tavolo, quelli di giochi per pc (che schifano le console), quelli di giochi per console (che schifano il pc) e via dicendo. Forse perché siamo tutti un po’ nerd, quindi per definizione socialmente difettosi. I “normali” non litigano perché a uno piace l’Audi e all’altro la Mercedes, mentre un fan DC potrebbe andare avanti per ore a polemizzare con un fan Marvel. Anni fa mi sono stupito e anche un po’ arrabbiato per la sproporzionata polemica messa su dai fan di Guerre Stellari per il ritardo di pochi giorni nella distribuzione del film in Italia, quasi fosse un problema “vero”.
    A questo aggiungi che l’anonimato in Rete favorisce le opinioni estreme, tanto non ci metti la faccia, e allora giù flame wars…

    1. È vero e in passato, occasionalmente, ci sono cascato pure io. Per fortuna sono riuscito a maturare un minimo, già quando ero intorno ai trenta (troppo tardi? Non so, vedo spesso persone isteriche più vecchie di me…) e su tante cose ho imparato a lasciar correre e a cercare di godermi di più la vita.

      Settarismo può sembrare una parola forte, ma in effetti, nel gioco di ruolo, vedo quel tocco di sentimento religioso tipico anche di altre dicotomie – Star Trek/Star Wars, Ducati/Harley, Apple/Android, carta/ebook – o di possibilità di scelta più variegate, dove solo una sarebbe quella giusta e tutti gli altri sbaglierebbero.
      Tifoserie, come nel calcio

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