Final Fantasy Lost Stranger, il secondo numero

Oggi, per la prima volta, gracchierò del secondo numero di un fumetto, a grande richiesta di Gianni e Orso Chiacchierone, che probabilmente nemmeno ricordano di aver espresso il desiderio di aggiornamenti. :P
Per chi non legge i titoli dei post, parlo di Final Fantasy: Lost Stranger, fumetto giapponese ispirato alla popolare serie di videogiochi dedicati a Final Fantasy, ma non incarnato in un episodio videoludico. Almeno per ora.

Dove eravamo rimasti

Shogo Sasaki e sua sorella Yuko, entrambi dipendenti di Square Enix, dopo un incidente si ritrovano in un mondo fantastico, simile a quello dei Final Fantasy che Shogo ammira tanto.
Ma il mondo in cui sono finiti i due è molto diverso da quello che si vede solitamente nei videogiochi, nonostante somiglianze superficiali: per esempio, il funzionamento di certe magie ha un limite finora inedito, e la totale assenza di altri incantesimi, al di fuori di fiabe e leggende, implica esiti nella storia molto diversi da quelli che ci si aspetterebbe in Final Fantasy!
A ogni modo, Shogo nasconde nei propri occhi una magia che non esiste nella realtà: Scan, la capacità di comprendere le qualità nascoste degli oggetti, sia da sole, sia in relazione tra loro – quest’ultimo uso è l’ideale, per poter combinare oggetti deboli e trasformarli in strumenti più forti. Dato che Shogo possiede lui stesso una magia leggendaria, forse esiste anche quella che gli serve, ma per scoprirlo, ha bisogno di informazioni… molto costose!

Final Fantasy Lost Stranger, n°2

Scansione

Metà dell’albo è occupata dalla conclusione della prima, grande avventura affrontata da Shogo e dal suo gruppo: vediamo il nostro protagonista che, grazie a un sapiente uso di Scan, a ricordi di combattimenti boss affrontati nei videogiochi e a una forte fibra morale, riesce a impostare una strategia funzionale, che gli fa fare un salto di qualità come avventuriero e gli permette di ottenere il rispetto negato dagli avventurieri più forti.
Certo, alcune conseguenze dello scontro gli mostrano, una volta in più, quanto il mondo che lo ospita sia diverso da quello rappresentato nei videogiochi che ama e il ragazzo dovrà tenerne conto, in futuro…
Ora che sono più ricchi e famosi, il protagonista e i suoi nuovi amici hanno finalmente modo di ottenere le informazioni sulla magia leggendaria, vero?

Invece dovranno ancora penare tanto: a Mysidia, la città considerata capitale della magia, non è più possibile accedere alla Grande Biblioteca – alcuni attentati ai danni di istituzioni legate alla magia hanno aumentato il livello di allerta della città – e l’informatore che potrebbe sapere qualcosa è più avido del previsto… ma da questo, Shogo intuisce che le informazioni desiderate esistono!
Tutto sta nel trovare il modo di accedervi…

Mentre ragionano su come fare, il gruppo di imbatte in una strana ragazza, incontrata a casa dell’informatore avido: la fanciulla è alla ricerca del suo amato gatto, che si scoprirà non essere un animaletto banale. Nemmeno lei è una persona qualunque, dato che viene attaccata da alcuni personaggi di Final Fantasy moderatamente famosi.
Grazie a pochi indizi, Shogo riesce a capire l’identità del gruppo di avversari appena apparso, ma questo fa sì che il ragazzo attiri la loro attenzione: data la potenza dei nemici, riusciranno i nostri eroi a uscire sani e salvi dal cliffhanger?

Considerazioni personali

Final Fantasy Lost Stranger è bello?
Tutto dipende da quanto si apprezzi il suo protagonista, il cui aspetto è quello di un banale giovanotto terrestre; anche una volta finito nel mondo fantasy, Shogo spicca solo per la sua normalità.
A differenza di molti personaggi da shonen manga, non è nemmeno forte: è un meno che trentenne proveniente dal Giappone moderno, privo di poteri da combattimento o di addestramento marziale (con l’eccezione di un po’ di tiro con l’arco al liceo) – come ci si aspetta che sia un normale otaku!

La forza di Shogo

A far risaltare il protagonista è il suo cervello: nonostante le differenze tra il mondo in cui è finito e le ambientazioni di tutti i Final Fantasy che ha giocato, riesce a tracciare facilmente dei paralleli tra la sua nuova realtà e gli amati videogiochi, arrivando a capire l’identità di certi personaggi ricorrenti della saga, la natura degli incantesimi che gli vengono lanciati contro o le strategie dei nemici.
Inoltre, possiede la sua strana forma di Scan, che pur essendo un potere con scarse applicazioni dirette in battaglia, gli permette di conoscere le proprietà degli oggetti e metterle in relazione tra loro, creando strumenti la cui utilità è maggiore di quella delle parti che li compongono!
In sostanza, chi dovesse trovare affascinante la prospettiva di un “perdente” che riesce a vincere grazie all’esperienza e all’intelligenza, probabilmente troverebbe questo fumetto appassionante, nonostante l’usurato spunto iniziale del viaggio in un mondo fantastico.

Mitologia

Oltre a ciò, bisogna aggiungere l’elemento fan service legato alla mitologia di Final Fantasy: mostri, personaggi ricorrenti, luoghi, strategie degli scontri boss… per chi ha giocato diversi giochi della serie, riconoscere le diverse citazioni – magari prima del protagonista – dà una certa soddisfazione!

Bizzarro fan service

Certo, spostandoci su un altro genere di fan service, mi ha lasciato perplesso la comparsa di un personaggio nel secondo numero: una donna normalmente grassa, ma che qui è magra e così esageratamente maggiorata, che persino in Bastard non si è mai visto nulla del genere! Per non parlare del fatto che la sua “bardatura” da battaglia fa sembrare il costume di una ballerina di burlesque come un innocente vestitino estivo…

Una prospettiva relativamente inedita

Detto ciò, sto trovando la lettura di questo fumetto assai gradevole, soprattutto perché il protagonista affronta l’avventura in un modo che non si vede spesso, negli shonen manga: personalmente ho un debole per chi superi le difficoltà con un pizzico di ingegno, anziché solo con l’aiuto dei cazzotti, perciò… diciamo che aspetto l’uscita del terzo numero! :D
Aggiungo che la motivazione che spinge avanti Shogo non è “essere il più forte”, “perché combattere è figo, fuck yeah!” e nemmeno “per il mio onore”, ed ecco che ci siamo, per i miei gusti.

Un difetto da correggere

Avere la storia concentrata su Shogo fa sì che i suoi comprimari non risaltino nemmeno un po’: il mago nero Dunston, la guerriera Rei e la guaritrice Sharuru sembrano messi lì solo per dare accesso a competenze professionali fuori dalla portata di Shogo o per non lasciarlo parlare da solo, a causa di caratterizzazioni troppo leggere ed eccessiva debolezza in battaglia – in una storia con combattimenti epici, i personaggi dovrebbero brillare maggiormente, ciascuno nella sua nicchia.

Un’ultima considerazione

Quando ero bambino o adolescente, le storie provenienti dal Giappone erano intrise di un particolare valore: un “virile” stoicismo e uno spirito di sacrificio assoluto, qualità che spesso portavano certi personaggi a uscire fuori menomati in modo permanente… o direttamente morti!
Dallo scorso decennio, sto notando nelle nuove storie giapponesi un cambio di paradigma: impegnarsi e rischiare? Va fatto, perché gli scopi importanti non si raggiungono da soli… ma arrivare a morire non è più una dimostrazione di virtù, perché il personaggio non può godere del risultato dei propri sforzi e lo stesso vale per chi lo ama, dato che soffrirà per la scomparsa dell’eroe/eroina.
Concetti simili vengono ribaditi anche da Sharuru a Shogo, troppo propenso a correre dei rischi estremi per portare a casa il risultato. Chissà se il ragazzo l’avrà capito!

20 pensieri su “Final Fantasy Lost Stranger, il secondo numero

  1. The Butcher

    Non mi dispiace che il protagonista non abbia una forza sovrannaturale come tanti protagonisti shonen. Il fatto che sia molto intelligente e che sia un esperto di FF potrebbe creare dei combattimenti strategici intelligenti e allo stesso tempo divertenti. Il problema è che il protagonista è veramente anonimo non solo nel design quanto nella caratterizzazione. Ci sono idee molto carine che spero vengano utilizzate meglio. E per quanto riguarda quella tizia… deve avere una froza assurda per riuscire a tenere quel peso.

    1. Avrebbero dovuto dare qualcosa in più a Shogo, per renderlo più memorabile almeno graficamente, tipo un taglio di capelli strano, o una cicatrice (il cristallo è un po’ poco).
      Ma vabbè, qualcosa mi dice che il suo aspetto potrebbe cambiare un po’ nel prossimo numero (le anticipazioni mi danno quell’idea).
      Come carattere… diciamo che è il tipico bonaccione!
      La tipa, in quei seni esagerati ci terrà i punti mana, immagino 😛
      O avrà il reggipetto con l’effetto Levita costante 😛 l’hanno davvero esagerata -_-

  2. Che palle, combattimenti coi mostri pure nel manga!
    Carina l’idea del protagonista che viene dalla realtà.
    Non avevo mai notato il sacrificio nei vecchi manga e in effetti…

    1. I combattimenti non sono tanti e sono tendenzialmente veloci. Quelli importanti, però, sino conditi di considerazioni del protagonista: non sono balloon lunghi, ma il tipo pensa tanto lo stesso :P

  3. Per curiosità, è stato tradotto in italiano questo fumetto? Siccome pare che gli universi narrativi non piacciano agli italiani quando cambiano medium – che i giochi restino giochi e i fumetti fumetti! – sarei curioso di sapere se è uscita anche da noi questa storia legata ad un videogioco.
    Molto intrigante il “cambio di motivazione” che segnali. Sicuramente anche la cultura giapponese è profondamente cambiata, e magari questo è un segno che persino l’epica immortale si è adattata ai tempi. Ormai sono rimasti solo gli americani a dire che è bello morire per la patria :-D

    1. Sì, sta uscendo in italiano ;)
      Di manga basati sui videogiochi ne hanno pubblicati un po’, spesso sono trasposizioni di titoli speciali o what if degli stessi – in questo caso, è un mondo “originale” (nel senso che è creato apposta, ma presenta certi cliché ed elementi di stile della serie videoludica, anche se interpretati in modo diverso: la maggior parte dei Final Fantasy ha mondi che vanno per i fatti loro, ma ci sono elementi ricorrenti come certe magie, creature o personaggi con certi nomi).

    2. Sarà che quando mi appassiono a qualcosa non sono “razzista”, mi piace leggere qualsiasi cosa, che sia fumetto, romanzo o che altro. Invece ho notato molta discriminazione, e metti che un fumetto è legato ad un videogioco è trattato con diffidenza, se non con superiorità. Ho sentito appassionati di videiogiochi disprezzare quei titoli ispirati a film: è solo roba pubblicitaria…
      Per questo immagino che molte case ci pensino dieci volte prima di portare in Italia prodotti legati ad altri media. In questi tempi sto leggendo i fumetti di “Battlestar Galactica” che non hanno nulla da invidiare alla serie televisiva, così come ci sono romanzi tratti da videogiochi scritti da firme autorevoli.
      Sono contento che almeno coi manga siano più “aperti di vedute” ^_^

    3. In passato, oggi meno, molti prodotti su licenza erano pattume – specie i giochi “tratti da…”: la casa spendeva soldoni per la licenza e non rimaneva nulla per creare il gioco. E a volte, anche in altri medium, il prodotto su licenza è poco ispirato: così, molti sono diventati diffidenti…

    4. E’ un peccato, perché esce tanta di quella roba che alla fine, facendo la media, qualcosa di buono lo si può trovare. Soprattutto in questi tempi in cui il videogioco è diventato il medium principe, con fantastiliardi di incassi: di fumetti legatia giochi ne escono a pacchi, non tutti saranno buoni ma chi ama un gioco magari può divertirsi a ritrovare personaggi o ambientazioni anche su carta.

    5. Anche la qualità media dei prodotti derivati è aumentata, secondo me – certo, posso basarmi solo su ciò che ho letto e non è tanto, ma sono indizi incoraggianti.

    6. Riguardo al cambio di mentalità, direi pure grazie al cielo: chi sostiene lo spirito di sacrificio per la causa, spesso non vuol sacrificare nemmeno un’unghia!
      Si devono sacrificare gli altri, sempre…

    7. ahahah infatti mica sono i figli dei ricchi americani che vanno in guerra :-D
      Se ci pensi film cripto-patriottici e inneggianti alla guerra – da “300” a qualsiasi altra grande produzione americana – non sta raccontando l’epica, sta solo reclutando nuova carne da cannone. Quindi sarebbe tempo anche per noi occidentali di aggiustare il tiro, di aggiornare l’epica a quelli che sono i nostri valori attuali: i follower su instagram! :-D :-D :-D
      Cosa sei disposto a sacrificare per diventare influencer? :-P

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