[Guest Post] Starship – In viaggio tra le stelle con Mike Resnick, di Lucius Etruscus. Seconda puntata

Premio Hugo, varianti del logo
(Fonte: Pinterest)

«Non so cosa credessi volesse dire esser la Baronessa von Frankenstein, ma di sicuro non è così fantastico. Sapevo che lui possedeva un castello centenario non ristrutturato, ma non pensavo che avremmo vissuto lì.»
Lo confesso, sono un pazzo che si imbarca in progetti pazzi, come per esempio tradurre per curiosità i racconti brevi finalisti del Premio Hugo 2010 e farli girare in Rete fra amici, così poi da votare il migliore: quello scelto sarebbe stato anche quello effettivamente premiato con l’ambito premio? Non lo so, nessuno mi ha fatto sapere il suo voto (temo nessuno abbia letto i racconti), ma per me non c’era dubbio: Mike Resnick meritava il Premio Hugo 2010 ad occhi chiusi. Parola di traduttore abusivo!
All’epoca non avevo otto blog quasi quotidiani, non scrivevo racconti e saggi e non mi imbarcavo negli infiniti progetti di questi anni, quindi potevo fare scelte pazze che di solito la gente normale non fa: per esempio passare l’estate a tradurre cinque racconti brevi senza essere un traduttore, bensì un semplice folle appassionato. Per fortuna erano testi di poche pagine, ma fu un’ammazzata epocale: gli autori si erano tutti impegnati nell’esprimere concetti semplici nei modi più assurdamente complicati.
Alla fine il Premio Hugo 2010 è andato a Will McIntosh per il suo Bridesicle (gioco di parole che ho reso con “Moglificio”), il racconto intenso di una donna – o meglio, solo la testa di una donna – che si ritrova conservata in una specie di frigorifero del futuro in attesa che qualcuno la sposi, ed abbia abbastanza soldi da comprarle un corpo. Sperando poi non sia un uomo sgradevole. La protagonista, che si sveglia in epoche anche distanti nel tempo, dovrà usare solo la propria abilità retorica per gestire la sua terribile situazione. L’autore grazie al Premio Hugo ha iniziato una carriera di romanziere, anche se non sembra essere arrivato nulla di suo in Italia.
L’unico altro racconto che mi ha lasciato una qualche memoria è Spar di Kij Johnson, che ho tradotto con il titolo “L’altro”: è un testo breve e totalmente intraducibile in qualsiasi altra lingua, semplicemente perché usa esclusivamente espressioni inglesi impossibili da rendere. Parla di una donna rapita da un alieno che passa tutta la storia rattrappita all’interno di una minuscola astronave che a malapena la contiene, e condivide ogni umore del proprio corpo con l’entità che l’ha rapita, lanciandosi in ragionamenti e descrizioni che mettono a dura prova ogni dizionario…
Per me non c’è gara: The Bride of Frankenstein di Mike Resnick è un gioiellino delizioso, la storia della moglie di Victor von Frankenstein che racconta al suo diario i crucci di una vita coniugale al fianco di un dottore lanciato in strani esperimenti, in un castello che non si riesce a trasformare in casa accogliente: a tanti anni di distanza lo ricordo ancora come una lettura divertentissima: non ho trovato tracce di una successiva traduzione “ufficiale” in italiano.

Fonte: Urania blog

Un romanzo vent’anni fa e un racconto dieci anni fa: non posso proprio definirmi un lettore di Resnick. Però poi preparando per due siti e un blog le “Anticipazioni mondadoriane” di gennaio 2019 – perché sono un pazzo tale che ogni mese schedo le uscite da edicola della Mondadori e anticipo quelle del mese successivo! – scopro che arriva in Italia l’inizio di una nuova saga di Mike Resnick: “Orion: la fortezza” (The Fortress in Orion, 2014), e allora mi chiedo se il Conte Gracula non sia stato uno strumento nelle mani del Grande Lettore per spingermi a ritrovare il passato amore per “Urania” e a preparami ad approfondire la conoscenza di uno degli autori più editi dalla collana mondadoriana.
A dicembre, quando ho fatto questo ragionamento, mi sono avventato sul romanzo di Resnick che più mi ha intrigato: “Il killer delle stelle” (The Widowmaker, 1996), primo episodio di una tetralogia trattata molto ma molto ma molto male in Italia: diciamo che esiste solo questo primo episodio.

Fonte: Amazon

L’idea del più fenomenale assassino della galassia che si metta in ibernazione, in attesa che si trovi una cura per la sua malattia mortale, è una bella trovata, superata solo dalla successiva, spiegata già nel prologo: visto che serve la sua “opera”, il killer viene clonato e così seguiamo le vicende di un uomo che non è un uomo, bensì il semplice prodotto di ingegneria genetica, con forse un paio di mesi di vita passata e le cui memorie si fondono (non sempre chiaramente) con quelle di Jefferson Nighthawk, il Widowmaker (“creatore di vedove”), il fenomenale assassino.
Iniziato il primo capitolo, la situazione si fa problematica… perché questo romanzo è scritto male come mai ho riscontrato in un qualsiasi “Urania” letto in precedenza. Sembra un tema scolastico di prima elementare che sia diventato romanzo senza un minimo di revisione: non parlo di grammatica, parlo di costruzione del testo, e da un romanziere ben noto da dieci anni al momento dell’uscita originale di questo libro era lecito aspettarsi almeno una scrittura sufficiente.
Il romanzo è principalmente un western che di fantascienza non ha assolutamente nulla, se non lo spostarsi in astronave. Forse Resnick pensava che i lettori di western sono gente semplice che non ha bisogno di frasi troppo complicate, ma forse ha esagerato. Non esiste in pratica descrizione, non esiste “io narrante”, non esiste altro che dialoghi scritti male e personaggi che non si capisce cosa accidenti stiano facendo, visto che pensano una cosa e il suo contrario all’interno dello stesso paragrafo. Il nuovo Jefferson è sicuro di sé ma poi è pieno di dubbi, è deciso ma poi indeciso, vuole ammazzare tutti ma poi non fa una mazza di niente, è buono poi è cattivo poi è buono poi è cattivo… ed è lui a dircelo, perché Resnick ci riporta pure i pensieri dei suoi personaggi, cioè uno stile narrativo davvero discutibile.

Il Grande Lettore mi avrà guidato verso la copertina giusta?.
(Fonte: Mondo Urania)

Non sono riuscito ad arrivare neanche a metà: va bene, non ricordavo molto della lettura di Purgatorio, ma questo non poteva essere lo stesso autore. Come dicevo, l’ho anche “tradotto” e nel 2010 non aveva assolutamente uno stile così da temino delle elementari. Getto via il libro – ripeto, l’“Urania” qualitativamente peggiore della storia mondadoriana! – e mi dico che l’iniziativa è bella che fallita: il guest post per il Conte non s’ha da fare, visto che Resnick non merita di essere letto. Va be’, casomai ne provo un altro, ma se pure questo è scritto coi piedi (per non citare altre parti del corpo) il guest post è abolito e Resnick è depennato da ogni mia futura iniziativa.
Stavolta il Grande Lettore è intervenuto e ha guidato la mia scelta. Perché dai primi di gennaio sono salito a bordo della Theodore Roosevelt e sto viaggiando beato al comando di Wilson Cole: Resnick torna in pista!

Nota del Conte Gracula

Di tutti i modi in cui sono stato apostrofato, “strumento del Grande Lettore” è uno dei due più lusinghieri (l’altro, per la cronaca, è “Signore del Male”). ^^
Bene, Lucius ci ha lasciato con un altro cliffhanger, perciò dovremo aspettare, per conoscere il seguito della storia. Sarà la settimana prossima? Sarà in seguito?
Vedremo…

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20 pensieri su “[Guest Post] Starship – In viaggio tra le stelle con Mike Resnick, di Lucius Etruscus. Seconda puntata

  1. Ho letto i primi tre o quattro libri della “Theodore Roosevelt” e anche “Orion”: non posso dire che Resnick abbia una prosa ricercata o che scriva difficile.
    In effetti mi sa che scrive come magna, ma tutto sommato le storie sono gradevoli e si svolgono in grandi spazi: non sono claustrofobiche, se rendo l’idea. e questo mi piace.
    Non lo metterei fra i grandi della fantascienza, piuttosto fra gli artigiani che fanno il loro onesto lavoro.
    Ciao!

    1. Io ancora non ho letto nulla di suo, ma da qualche parte dovrei avere un vecchio Urania da cui potrei cominciare.
      Comunque, se è un “artigiano” non mi crea problemi: un buon artigiano della narrativa trova sempre il modo di mettere qualcosa di profondo, nelle sue storie ;)

    2. Sì, lo penso anch’io. Sono storie oneste, divertenti, ti affezioni ai personaggi e il romanzo va giù liscio senza problemi. Un onesto scrittore, migliorato nello stile rispetto a quella “roba” illeggibile degli anni Novanta, che sforna libri a manetta e quindi non ha come obiettivo gli allori della letteratura ma la più umile soddisfazione di lettori famelici :-P

    1. Non credevo ai miei occhi: forse gli accordi editoriali che hanno reso Resnick uno degli autori più stampati da “Urania” hanno costretto la collana a pubblicargli quella roba (mi rifiuto di considerarlo un romanzo), ma è una macchia indelebile su decenni di onorata fantascienza!

    2. Con almeno 16 romanzi pubblicati in collana, non mi stupirebbe!
      Non è certo fra i maestri di Urania, tipo Asimov e Clarke che hanno collezionato una bella paccata di titoli, ma di certo i suoi libri hanno evidentemente una corsia preferenziale.

    1. …certo è che, se quel che hai letto di mio, ti è piaciuto (non da strapparsi i capelli) abbastanza, visto quanto leggi e che autori adori, beh visto tutto ciò me la posso tirare! Perché prendere anche un bel 6- confrontato ai calibri che leggi\hai letto è già tantissimo.

    2. I voti non li do, ma sono un criticone ed esprimo spesso giudizi (motivati a dovere, spero).
      Per ciò di tuo che ho letto, sei capace e non ti adagi sul banale. Hai da raffinare un po’ la tecnica, probabilmente, ma chi non deve farlo? ;)

  2. Pingback: Orion: la Fortezza (Urania 1662) | Gli Archivi di Uruk

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