Gracchia, mio Cosmo, fino ai limiti estremi della voliera! Ovvero: I Cavalieri dello Zodiaco – Saint Seiya, di Masami Kurumada

In questi mesi, la Confessora mi ha prestato il fumetto di Saint Seiya (per i vecchiacci come me, I Cavalieri dello Zodiaco) nella Perfect Edition della Star Comics.
Mi appresto ordunque a favellare delle gloriose gesta dei mitici eroi che, nel tramonto della decade nota ai savii come “gli anni ’80”, furono tradotte nell’italico idioma per il nostro epico sollazzo.
Sarebbe bello scrivere l’intera non-recensione secondo questo registro, in ossequio all’adattamento italiano classico del cartone, ma dato che ho maggiori affinità con Cerbero piuttosto che con Dante, la smetterò qui. :P

I Cavalieri dello Zodiaco – Saint Seiya, Perfect Edition 101

Scioccamente, non ho scansionato la copertina, perciò vi beccate il francobollo dal sito dell’editore!

Dall’epoca del mito, giovani guerrieri (e alcune guerriere) giurano fedeltà ad Atena e indossano delle speciali armature chiamate cloth, ispirate nella figura e nei poteri alle 88 costellazioni del cielo: questi guerrieri, i saint, combattono per la giustizia e la libertà, sostenendo le incarnazioni terrene della dea Atena contro chiunque voglia dominare il mondo.
Mitsumasa Kido, ispirato da un saint morente, arruola un centinaio di orfani per inviarli in diversi luoghi della Terra, affinché si addestrino a diventare la nuova generazione dei difensori di Atena; solo dieci di loro torneranno vivi dalle loro ordalie, per partecipare alle Galaxian Wars organizzate dalla Fondazione Grado di Mitsumasa Kido.
In palio, c’è il cloth d’oro del sagittario, uno dei dodici cloth dello Zodiaco, tra i più potenti al mondo, ma non tutti i conti sembrano tornare…

La scheda

Titolo originale: Saint Seiya
Autore: Masami Kurumada
Traduzione: Keiko Ichiguchi
Edizione originale: Shueisha (1985)
Edizione italiana: Edizioni Star Comics (2008, Perfect Edition)
Prezzo: 4,00 €, in seguito passa a 4,80 €

Due chiacchiere introduttive, sull’onda dei ricordi

Per una (allora) giovane gracula come me – appassionata di mitologia, narrativa fantastica e supereroi – questa serie è stata vitale: negli anni ’90, ho avuto modo di appassionarmi all’anime dei Cavalieri dello Zodiaco, nonostante il palinsesto tramasse contro di me (era trasmesso inizialmente all’ora di pranzo, che i miei numi tutelari in famiglia erano intenzionati a sacrificare ai dannatissimi telegiornali).

Per anni, ho avuto la curiosità di leggere il fumetto che diede inizio a questo mito moderno, ma solo di recente ho potuto cavarmi la curiosità in merito al manga ed è di questo che parlerò oggi. ;)

I disegni

I disegni sono il primo, e più evidente, limite di Kurumada: pur riuscendo a ottenere dei miglioramenti in corso d’opera, il tratto dell’autore dà vita a personaggi che spesso non hanno volume, sembrando figure di carta ritagliate e incollate sullo sfondo di turno. Il maestro di Shiryu, su tutti, è quello che più risente del problema, nella sua forma di gnometto.
Anche sul versante della prospettiva ci sono dei problemi, più che altro con i personaggi, che in certe posizioni sembrano essere composti solo di petto e bacino, senza addome – accade in certe vignette, quando i personaggi si lanciano verso lo sfondo.
I volti, come accade con molti autori, sono simili tra loro: gli uomini si somigliano spesso, con l’eccezione dei capelli, e lo stesso accade con le donne (e i personaggi bishonen) tra di loro.

L’ambientazione

Gli dei esistono e ogni tanto si incarnano in corpi umani sulla Terra – o possiedono persone di certi lignaggi – per fare cose: per esempio, Atena si incarna per difendere gli esseri umani dalle mire espansionistiche di altre potenze ultraterrene e lo fa sin dai tempi del mito.

I servitori degli dei

Ciascun potere superiore dispone di un manipolo di eroi dai poteri mitologici, destinati per lo più a una rapidissima sostituzione “causa morte in battaglia”:

  • Atena ha 88 saint, ciascuno dei quali è legato a una delle costellazioni che conosciamo. Il rango più alto è quello dei gold saint, a cui seguono idealmente i silver e i bronze saint.
    Esistono anche donne-saint: per servire Atena, rinunciano alla loro femminilità indossando una maschera, ma di solito, le loro cloth tendono a rimarcare le forme femminili in modo sfacciatissimo! Nei sequel, capita che le donne col rango di saint se ne freghino di questo tabù – nel caso di Saintia Sho, la regola non esiste proprio, per le protagoniste
  • Poseidone ha i suoi marine, condotti da sette generali, più una donna cavaliere e senza maschera (Thetis, la Sirena); i generali sono paragonabili ai gold saint, come potenza
  • Hades ha i suoi 108 Specter, più eventuali morti resuscitati, più due divinità che lo servono nei campi Elisi e una donna pericolosa, Pandora. La potenza degli specter è compresa, da un individuo all’altro, tra il livello di un gold saint o superiore e la sporcizia che si accumula sotto le scarpe (è dura caratterizzare 108 personaggi destinati a morire!)

Il Cosmo

Come ci insegna la fisica, la materia è fatta di atomi, nati nel cuore di stelle ormai scomparse. In Saint Seiya, gli atomi hanno ancora la potenza di quelle stelle e le persone, con l’addestramento adatto, possono far esplodere quella potenza nella forma del Cosmo, una forza che supera i limiti della comune umanità e compie miracoli.
I servitori degli dei, così come gli dei stessi, hanno imparato a far esplodere il loro cosmo per dare vita a tecniche di combattimento spaventose, strani “incantesimi” e così via, nella più tipica tradizione degli shonen manga.

Corazze sempre, armi a singhiozzo

I servitori degli dei scendono in battaglia indossando delle corazze

  • i saint di Atena hanno le cloth (in inglese, tela!). Dalla più debole alla più forte, sono fatte di bronzo, argento od oro. Atena vieta l’uso delle armi ai suoi saint, ma alcune cloth ne posseggono una o più
  • i generali di Poseidone indossano delle scale (scaglie) d’oro
  • gli specter di Hade indossano le nere surplice (cotte)

Al di là della motivazione reale per la presenza di questi accessori (vendere giocattoli) l’effetto è piuttosto figo – alcune di queste corazze sono belle. È vero che certe non si possono vedere due volte e altre ancora non si capisce in che modo dovrebbero proteggere chi le indossi, essendo poco più di due strisce di metallo e un cerchietto per capelli.
Alla fine di ogni volume, un disegno mostra come alcune cloth dovrebbero cambiare aspetto, dalla forma “mitologica” a quella di corazza.

Fonte: Seiyapedia

La storia

La trama del fumetto si articola in tre macro-saghe.

La saga del Santuario

La prima vede il protagonista, Seiya di Pegasus, acquisire la sua armatura, per partecipare alle Galaxian War contro i suoi futuri alleati (tra cui spiccano Shiryu di Dragon, Hyoga di Cygnus, Shun di Andromeda e Ikki di Pheonix). Seguirà la lotta contro i saint inviati dal Santuario, in Grecia, e la famosa corsa alle dodici Case, presidiate dall’élite dei gold saint che vestono le armature ispirate ai segni zodiacali, fino ad affrontare l’eminenza grigia che ha tramato per la conquista del mondo e la morte di Atena.

La saga di Poseidone

Le macchinazioni di un personaggio infido – che si rivelerà essere in qualche modo colpevole dello “sbrocco” del nemico finale nel Santuario – portano al risveglio prematuro del dio dei mari Poseidone, il cui spirito fu sigillato da Atena in tempi antichi.
Incarnatosi in un giovane ereditiere, Poseidone decide di cancellare il mondo moderno con una pioggia torrenziale, così da rivendicare un mondo purificato dall’umanità moderna e corrotta (e pensare che negli anni ’80 non esistevano nemmeno certi fenomeni di Facebook!).
Ancora una volta, gli si oppone Atena, disposta a sacrificarsi per il bene dell’umanità: il compito di affrontare i sette luogotenenti di Poseidone, e mettere un freno alle ambizioni del dio, spetterà ai suoi cinque saint prediletti.

La saga di Ade

Il sigillo posto sullo spirito di Ade nella precedente guerra santa – raccontata nel prequel Saint Seiya – The Lost Canvas – sta venendo meno e le forze di Atena sono ai minimi storici, dopo la battaglia del Santuario e la guerra contro Poseidone.
Il Santuario viene invaso dagli Specter di Ade: i nemici sono intenzionati a uccidere Atena, così che il dio dell’oltretomba possa portare il suo ideale di serenità (la morte) sul mondo.
La prima parte di questa saga si concentra sui gold saint – quelli morti e quelli ancora in vita – e l’intero arco narrativo offre numerosi tasselli sull’ambientazione e sulla sua storia, ma presenta anche molti personaggi che definire usa e getta è fargli un complimento (di 108 Specter, ne spiccano davvero pochi).

A ogni modo, per lungo tempo si chiuderà con questa saga, dal finale fin troppo netto, l’epopea dei Cavalieri dello Zodiaco, prima dei vari prequel e sequel che, canonici o meno, riprendono le fila della storia in varie direzioni.

Stile di narrazione

Ho già scritto che un grosso limite di Kurumada, come autore, risiede nel suo stile di disegno, ma anche come narratore, ha qualche carenza.
La coerenza è il suo vero… tallone d’Achille, tanto per stare nella mitologia. :P
Faccio un esempio: Shun di Andromeda. Tutti lo ricordiamo come un guerriero ritroso di fronte alla battaglia, con un animo troppo sensibile per essere responsabile della sofferenza e della morte degli avversari, al punto che suo fratello Ikki interviene alcune volte per salvarlo.
Eppure, durante le Galaxian Wars, all’inizio della storia, non si fa grandi problemi a ridurre in polpette Jabu dell’Unicorno con le sue catene e inizia a mostrare il suo lato delicato e puro di cuore solo dopo la comparsa in scena di Ikki.

A questo aggiungiamo il gusto di Kurumada per un altro concetto greco, cioè i deus ex machina

    • i personaggi tirano fuori dal nulla nuovi colpi speciali
    • la combo motivazione + forza d’animo + spirito di sacrificio sono sufficienti a colmare quasi ogni gap di potenza ed esperienza
    • grazie a riparazioni con sangue di qualità cosmica più elevata, le cloth dei protagonisti cambiano temporaneamente sostanza quando fa comodo (da bronze a gold, fino a “god”).

I potenziamenti sono una caratteristica tipica di questo genere di fumetto, ma non avrebbe fatto male una progressione più ragionata.

Concludendo

La perfect edition di Saint Seiya aka I Cavalieri dello Zodiaco è l’ultima edizione italiana dedicata alla fondazione di una saga che, nonostante piccoli e grandi difetti, intrattiene e fa sognare lettori e spettatori (e videogiocatori, non dimentichiamolo) con le battaglie epiche sostenute da stoici ragazzini, simili a ventenni, vestiti con armature vistose e più o meno belle da vedere, che fanno la fortuna dei produttori di giocattoli sin dagli anni ’80.

Per chi ha conosciuto prima il famoso cartone animato prodotto negli anni ’80, l’effetto visivo è un po’ scioccante, data la disparità di capacità nel disegno tra l’autore del fumetto e il character designer della serie, per non parlare delle differenze di tono del linguaggio – ma questo, ormai, lo sanno pure i sassi: il registro aulico è una scelta di chi si è occupato della localizzazione in italiano.

Nonostante alcuni difetti di coerenza e nello stile della narrazione, la lettura di Saint Seiya scorre spedita come un treno e nessuna infanzia viene rovinata dalla resa del fumetto. :P
Per farla breve, è stata una lettura più che piacevole, anche perché l’affetto – pure quello per le storie – dei difetti se ne frega. ;)

Link

La pagina dell’editore in cui è possibile acquistare il primo numero

Un omaggio di Zerocalcare alla serie animata classica dei Cavalieri dello Zodiaco

Una dissacrante parodia in strisce basata sulla serie animata. Credo sia portoghese o brasiliana, ma è tradotta in italiano (per altre parodie, più in stile meme, cliccare qui)

20 pensieri su “Gracchia, mio Cosmo, fino ai limiti estremi della voliera! Ovvero: I Cavalieri dello Zodiaco – Saint Seiya, di Masami Kurumada

  1. Riccardo Giannini

    4,8 euro a volumetto, per 22 volumi…105 euro più spedizione.
    La cosa mi tenta…
    L’ho letto a scrocco da ragazzino, ma mi piacerebbe avere questi volumoni nella mia libreria.
    L’omaggio di Zerocalcare è bellissimo.

    1. Attualmente è l’edizione migliore, basata sull’ultima giapponese, se non erro ;)

      L’omaggio di Zerocalcare mi ha divertito molto e il finale rispecchia esattamente i miei sentimenti :)

  2. pirkaf76

    L’anime lo adoravo.
    Ho provato a prenderne anche qualche volumetto del manga, ma i disegni non mi piacevano per nulla e non ce l’ho fatta.
    Ero molto curioso sulla saga di Hades visto che all’epoca la serie si concluse qui in Italia dopo Nettuno, ma come dicevo su non ce l’ho fatta.

    1. La saga di Hades diventò animata un po’ di anni fa e fu trasmessa pure in italiano. Ho visto che su Italia 2 stanno facendo maratone della serie classica, sabato e domenica mattina, quindi immagino che si arriverà pure a Hades, a un certo punto ;)

  3. Denis

    Chissa se l’autore per la storia delle armature si sia magari ispirato a Ghost ‘n Goblins, mi piaceva la serie ma ha il difeto tipico della serializzazione troppi personaggi a cui cambiano sole le skin delle armature e colore dei capelli, Pegasus che ha fatto il record delle cadute dal burrone ( questa cosa del burrone e propria dei jappi, Tekken e Ken Shiro ad esempio), ho due film dei cavalieri con doppio doppiaggio quelli originale aulico delle serie e quello con i nomi Ikki, Shun dove dicono le super mosse in inglese ma perde la dimensione aulica comunque gia nell’epoca del Nintendo 8 bit usci il gioco che arrivò pal in Francia dove gli anime erano trattati con più rispetto.

  4. Come ben saprai ormai conoscendomi da un po’ saprai che sono un grande fan della serie con tutti i suoi pregi e difetti. Onestamente per la piega presa dagli shonen moderni che leggo rimpiango e non poco storie semplici come questa (o Dragon Ball e Ken, lasciando volutamente fuori shonen umoristici o perle rare come Ushio e Tora), indipendentemente dai gusti.
    Io ho la prima edizione Star e rimpiango di non aver preso la perfect, al prossimo giro lo ricompro sicuro. Un piccolo appunto, nell’edizione che ho io Mitsumasa Kido non reclutava i bambini, erano tutti figli suoi!

    1. Riguardo a Kido, volevo solo evitare spoiler :P è ancora così, il vecchio satiro ha sparso figli in lungo e in largo, con la scusa che la sua stella voleva così…
      Riguardo agli shonen moderni, vorrei solo che fossero costruiti con in mente un’ambientazione e una storia più coerenti, senza pensare troppo ai grandi successi.

      Comunque, non so come fosse l’edizione Star (che era poco ingombrante, se non altro) ma la Perfect è ben fatta ;)

    2. Beh dai, non è un grosso spoiler, soprattutto parlando di una serie così famosa. Diciamo che era bruttina graficamente rispetto a quelle di oggi, poi ha la sua età e all’epoca si disfavano piuttosto facilmente.
      Sulla coerenza a mio parere non se ne uscirà mai, partono in un modo e per un motivo o per un altro correggono il tiro in seguito (non sempre riuscendoci). No quel che voglio dire io è che (uso esempi che conosco) titoli come One Piece, Hunter X Hunter e ci metto in mezzo pure le ultime serie shonen di JoJo si sono fatte talmente complicate e prolisse da essere diventate per me fin troppo pesanti, ok che non è più l’epoca dei cavalieri o di goku e il voler aggiungere sottotesti più impegnati o ancora fare un intreccio che vada oltre gli scontri a turno ma si sono talmente persi tra i tremila personaggi dislocati in altrettanti luoghi da dover ogni volta riepilogare il tutto con uno schema (one piece) o nel voler fare talmente gli strategici nelle lotte da sacrificare se non addirittura uccidere la narrazione (JoJo e in buona parte HxH), sembra di trovarsi di fronte ad un documentario, la lettura diventa quasi un lavoro e a lungo andare annoia. Sfido chiunque a ricordare a memoria saghe e lotte in queste serie come noi facciamo con i cavalieri, che tra un cliché e una presa per il culo persistono nel tempo. Nel momento in cui dei manga seinen, con uno spessore psicologico ed un introspezione ben maggiore, diventano più leggeri da leggere forse c’è qualcosa che non torna.

    3. Sono abbastanza d’accordo, anche perché la complessità di certi shonen moderni, per me, serve solo a distrarre dai buchi di trama – penso a certa “filosofia” da battaglia in Bleach, come il pippone sul cavallo e il cavaliere che Ichigo si fa fare dalla sua metà Hollow, per esempio.
      Però, anche oggi, ci sono shonen in cui un filo di profondità aiuta: prendi Fullmetal Alchemist, per esempio, non ha la leggerezza narrativa di altri shonen e la storia è abbastanza coerente, i personaggi sono costruiti abbastanza bene e le motivazioni sono sensate e comprensibili.
      C’è qualche sbavatura qua e là, ma sono molto piccole, rispetto ad altri shonen.

      Oppure ti citerei Kekkaishi, solo che in Italia l’avremo letto in dodici… ma un giorno mi metterò di buzzo buono e ne parlerò ;)
      Comunque, Kekkaishi ha una storia leggera (la conta dei morti è bassa e ovviamente, comprende uno dei miei personaggi preferiti – se piaci alla Gracula del malaugurio, sei un personaggio fittizio stecchito) e le motivazioni di chi fa il casino sono tutto sommato piccole, considerando i poteri messi in campo, ma senza inserire chissà che filosofie complesse, sottotesti incasinati o figaggini d’accatto, è coerente. In un certo senso, potrebbe essere una versione perfezionata del vecchio storytelling da shonen.

  5. Ottima analisi, Grac-kun! :)
    Vero, i disegni sono spesso piatti (ed è vero quel che hai scritto: sembrano appiccicati sugli sfondi!), spesso ci sono assurdità assortite ma… questo è vero per tantissimi altri shonen di quell’epoca! Per dire, Saint Seiya non era previsto dovesse durare così tanto, e infatti all’inizio si parla di UNA armatura d’oro (messa in palio), senza riferimenti altri.
    La saga più bella è tutta la prima, coi dark saints, i silver e quindi i gold e il Grande Tempio^^

    Moz-

    1. Un manga di genere shonen, per quel che ho capito, viene serializzato per lo più in settimanali, con una forte attenzione al gradimento del pubblico e potenziali cambi in corso d’opera: con un approccio del genere, anche autori molto capaci possono avere problemi a sviluppare storie precise e disegnate in modo impeccabile… ma non è una buona scusa per far finta che i difetti non ci siano, quando se ne parla ;)
      Che poi, certe storie mi piacciono nonostante i difetti e Saint Seiya è una di queste. :)

      Riguardo alla prima saga, soprattutto nell’anime, sicuramente beneficiava dell’effetto della novità (e la corsa alle dodici case era una continua emozione, piena di misteri) mentre le saghe successive, pur avendo delle buone trovate, tendevano ad aderire al modello della prima saga – che poi è il concetto di “torneo” comune ai battle manga, se ci pensi, c’era un torneo persino in Mikami, quando è passato da comico a “dragon ball” :P

    2. Si purtroppo vige sta cosa del gradimento e delle classifiche, gradimento che poi porta ai vari cambi. Io non direi che si fa finta di niente ma si contestualizzano questi difetti, che così hanno meno peso rispetto ad altro tipo di serializzazione.
      Riguardo la saga di Hades non son d’accordissimo e spezzo una lancia a suo favore, ha un intreccio migliore delle saghe precedenti e hanno un ruolo principale anche i Gold Saint.

    3. Anche a me è piaciuta la parte di Hades, solo che aveva la stessa struttura delle precedenti e l’effetto sorpresa era per lo più deputato alle rivelazioni dell’ultimo minuto.

  6. Credo di aver letto solo la prima saga del manga, prestato da un amico tanti anni fa. Magari lo recupero… altri soldi da spendere, argh!
    Conosco la saga di Nettuno per via dell’anime ma sono sempre stato curioso riguardo a quella di Ade.
    Stranamente non ho Saint Seya ma ho B’T X!

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