Final Fantasy Lost Stranger, il terzo numero

Dopo il primo e il secondo numero, cosa viene?
Già, il numero di cui si parla oggi, sempre di Final Fantasy Lost Stranger. Nessuno mi ha chiesto di parlargli del terzo numero, ma sto pensando di farne una pseudo-rubrica, anche perché non è un fumetto che esca spesso. Vedremo in futuro.
Facciamo il punto della situazione e vediamo come si evolve la storia, con il minimo sindacale di spoiler avvisati (e senza glutine).

Dove eravamo rimasti

Scansione

Shogo Sasaki, programmatore alla Square Enix del nostro mondo, si ritrova catapultato in un mondo che sembra preso da un Final Fantasy mai pubblicato: mostri, magie e professioni sembrano richiamare un tipico capitolo della nota saga di videogiochi, ma il mondo in cui si trova non manca di mostrare le proprie caratteristiche uniche.
Shogo ha dalla sua solo un’esperienza scolastica di tiro con l’arco, ma nel passaggio al nuovo mondo, ottiene anche un potere insolito: i suoi occhi posseggono la magia detta Scan, l’occhio degli dei, con cui il ragazzo può scoprire le proprietà degli oggetti e le loro possibili combinazioni reciproche.

Dopo aver superato una pericolosa sfida, Shogo e i suoi alleati (nativi del mondo fantasy) si dirigono a Mysidia, patria della magia, alla ricerca di informazioni su una magia leggendaria di cui Shogo ha assolutamente bisogno.
Nella città, il gruppo fa la conoscenza di una ragazza chiamata Sara, alla ricerca del suo gatto, ma proprio quando l’animale viene finalmente ritrovato, fanno la loro apparizione alcuni personaggi noti di Final Fantasy.
I nuovi arrivati sembrano voler rapire Sara: Shogo e gli altri sono troppo deboli, rispetto ai nemici, ma con una trovata rischiosa, il ragazzo riesce a risolvere una parte del problema.

Final Fantasy Lost Stranger, n° 3

Come il secondo, anche questo volume può essere idealmente suddiviso in due parti. Attenzione: leggeri spoiler, senza glutine. Chiunque sia infastidito anche solo da vaghi e ambigui accenni, ignori pure questo post.

Prima parte

Shogo e i suoi si ritrovano a dover affrontare le conseguenze delle azioni del ragazzo, incapace di prevedere correttamente le scelte dei nemici – che si sono accorti del potere unico negli occhi del ragazzo, dato che l’ha usato per trovare qualcosa che potesse fornirgli un vantaggio contro l’avversario.

I nostri eroi sono prigionieri del nemico; Shogo e Sharuru (la vivace maga bianca nel gruppo del protagonista) vengono condotti al cospetto del capo dei nemici – una potente maga – e messi al corrente del vero volto di Mysidia: una città che ha molti lati oscuri…
La donna dichiara di far parte di un gruppo, la Gilda delle arti proibite – ed ecco perché i nemici sembrano interessati a Shogo, che nasconde Scan nei propri occhi…
La situazione si interrompe con la rocambolesca fuga di Shogo e dei suoi amici dal covo del nemico – obiettivo raggiunto grazie a una delle tante furbate di Shogo tramite Scan: idea carina, ma che mostra il delinearsi di uno schema ricorrente. Ne parlerò più avanti, dopo aver accennato al resto del volume.

Seconda parte

Aver ottenuto la libertà non è sufficiente a risolvere i problemi: il gruppo incappa in un altro pericolo, che affronta con l’aiuto di Sara, la ragazza salvata alla fine dello scorso numero.
Grazie a Sara, il gruppo viene ben equipaggiato per l’avventura, giusto in tempo per mettersi alla prova contro un nuovo nemico – vecchio, dalla prospettiva della serie di Final Fantasy: avendo giocato quel capitolo, Shogo riesce a capire quale strategia adottare per sconfiggerlo, ma riuscirà a convincere alcuni nuovi, riluttanti alleati a seguire il suo metodo?

Formula del fumetto

Come ho anticipato, in questi tre volumi sembra consolidarsi una formula

  1. Shogo usa Scan in modo creativo per sfruttare le proprietà di uno o più oggetti, da soli o in combinazione tra loro, e risolvere una situazione che il suo gruppo di avventurieri “di basso livello” non può gestire con sfrontatezza
  2. viene ricordato a Shogo che il mondo in cui si trova è reale e le conseguenze di certe scelte possono essere drammatiche
  3. appaiono alcuni personaggi classici di Final Fantasy – si nota la predilezione di chi scrive la storia per un capitolo in particolare
  4. c’è da affrontare un mostro famoso di Final Fantasy – uno particolare, che va sconfitto con una strategia più complessa del semplice attacco → magia → muore il mostro

Punto 1

Molotov – per uno o due mostri
Ingredienti:
Bottiglia di vetro – 1
Succo di frutta alla pera – q.b.
Scheggia di Piros – 1 (media)
Straccio – 1
Acciarino – 1

(Fonte: Deviantart)

Apprezzo molto l’approccio “furbate del protagonista”, molto più di quanto apprezzi il classico degli shonen “protagonista che squassa il mondo”, ma la situazione inizia a essere ripetitiva: qui, Shogo combina due oggetti – uno dei quali sembrerebbe inutilizzabile – per ottenere uno strumento che salva la situazione, ma la cosa ha un po’ il sapore del deus ex machina.
Ormai, manca solo che combini una scheggia di Piros con un succo di frutta per creare una molotov!
A parer mio, sapere sin dal primo volume che il protagonista si accorge delle possibili combinazioni di oggetti non è sufficiente a evitare l’effetto deus ex machina – anche se questo specifico “deus” può funzionare da pistola di Cechov per simili combinazioni future…

Punto 2

Va bene sbattere la realtà in faccia al protagonista, sia mai che possa dimenticarlo, e ok che le conseguenze di questa situazione creano un’atmosfera drammatica, ma se lo fai una volta per albo, rischi di ottenere l’effetto contrario, almeno dal punto di vista del lettore!
Io opterei per un approccio diverso, ma ne parliamo al punto 4. ;)

Punto 3

Non molto da dire: è una forma di fan service, ma non del tipo becero – l’impostazione della storia è quella di ammiccare al lettore con citazioni di vari capitoli e facendo apparire versioni alternative di vecchi personaggi, per vedere se li riconosce prima che venga rivelato il loro nome.
Può essere considerato un giochino un po’ “meta”, non fa danni.

Punto 4

Abbiamo capito che Shogo ha giocato tutti i capitoli e si ricorda i particolari di ogni scontro normale o boss, ma il fatto che a metà scontro capisca l’identità del mostro e le sue capacità, e riesca così a imbastire la strategia vincente, è un altro elemento di ripetitività!
Se la storia andasse avanti per altri venti volumi in questo modo (nota: non so quanto durerà Lost Stranger) diventerebbe prevedibile per chiunque avesse giocato almeno i primi nove capitoli della serie…
Personalmente, se fossi lo sceneggiatore della storia, ogni tanto gabberei Shogo facendogli credere che il mostro si comporti come quelli che conosce, per poi rivelare – in modo sensato – che la strategia di Shogo è improduttiva… perché non è lo stesso mostro!
Ci si potrebbe pure costruire un momento di scoraggiamento, tipico del modello di storia “viaggio dell’eroe”.

Concludendo

Il terzo numero di Final Fantasy Lost Stranger continua lungo il solco già tracciato dai due volumi precedenti, nel bene e nel male: il protagonista affronta le difficoltà aguzzando l’ingegno – non avendo muscoli da sfoggiare – ma le situazioni iniziano a diventare ripetitive, mostrando la presenza di una formula dietro la costruzione della storia.
E i comprimari continuano a essere tutto sommato accessori, rispetto al protagonista, dato che chi sceneggia non offre loro adeguate occasioni per brillare almeno un po’.
A parte questo, la lettura si conferma piacevole e la storia è promettente: in questo terzo capitolo sembra delinearsi la figura di un possibile nemico finale, ammesso che lo spunto non si esaurisca con la saga di Mysidia (viene fatto cenno che questo arco narrativo si concluderà nel prossimo volume).
Vedremo cosa ci aspetta nel prossimo numero, che immagino uscirà tra diversi mesi…

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4 pensieri su “Final Fantasy Lost Stranger, il terzo numero

    1. Non posso che concordare, di sicuro non si può reggere tutto sulle citazioni.
      Il protagonista ha degli spunti interessanti, ma per ora ha fatto sempre le stesse cose. E i comprimari sono troppo insipidi, vanno approfonditi.
      La storia di Mysidia non è male, vediamo come va nel finale, ma bisogna rompere qualche schema sui personaggi e le loro azioni ;)

    1. Ma è buono, solo che il terzo numero non è il momento giusto per ripetere certi schemi :P
      A me piace molto, ma non si può tirare una storia così troppo a lungo, a meno di variare un po’ la ricetta. ;)

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