Specie immortale, di Colin Wilson

Dopo tanti mesi, torniamo in zona Urania con uno dei romanzi fantascientifici (e anche un po’ psichedelici) di Colin Wilson, che ho deciso di rileggere, con tutto comodo, in queste settimane.
Sì, ci ho messo un paio di settimane.
Sì, sto diventando pigro.
Più pigro. :P

Specie immortale 101

Howard Lester, un giovane con un certo talento per la matematica, sembra destinato dal padre a una vita da ingegnere, ma un incontro fortuito con un intellettuale e aristocratico inglese, col quale condivide un’innato interesse per la scienza e l’arte, cambia la sua vita.
Quando l’amico muore, Howard rafforza una sua ossessione circa la caducità della vita umana e, intenzionato a scoprire i segreti della longevità, compie studi durante i quali stringe la conoscenza di Henry Littleway, un altro studioso aristocratico con cui fa esperimenti sulla durata della vita umana.
Dopo alcuni vicoli ciechi, i due arrivano a scoprire un metodo per dare agli esseri umani il controllo sulla loro vita, aprendo all’umanità le porte verso l’eterna giovinezza.
Il nuovo dono all’umanità non è l’unico del pacchetto: l’esperimento porta allo sviluppo di capacità insolite e dalle ampie possibilità di impiego, superando non solo i limiti del corpo, ma soprattutto quelli della mente e della percezione, portando nuove opportunità e antichi nuovi pericoli.

La scheda

Titolo originale: The Philosopher’s Stone (1969)
Traduzione: Teobaldo del Tànaro
Edizione italiana: Mondadori Libri S.p.A. (2015)
Prezzo: 6,50€

Genere, tecnica e stile

Il romanzo è strutturato come un’autobiografia, raccontata al passato dal protagonista (Howard Lester).
Il punto di vista rimane stabile sul narratore, che racconta con comodo la propria storia, concedendosi numerose digressioni.

Il tema: la fine dell’evoluzione come anticamera della morte

Howard elabora questo concetto: le persone invecchiano e muoiono perché non accettano le sfide poste dall’evoluzione. La costante concentrazione su problemi di infimo conto (almeno sulla scala universale) come le seccature della vita di tutti i giorni, riducono la prospettiva umana, rendendo la vita insulsa e facendo perdere di vista le possibilità offerte da un universo sconfinato.
In sostanza, quando smetti di crescere e imparare, inizi a invecchiare e poi muori (male).

L’esperimento

L’esperimento finale, quello che funziona, consiste in una trapanazione del cranio e nell’introduzione nel cervello, attraverso il foro, di un ago fatto di una lega particolare.

Mi raccomando, bambini, voi non fatelo a casa!

Il risultato è una sorta di “riavvio” del cervello, a seguito del quale la persona cambia la propria visione del mondo, acquisendo maggiore coscienza di come le proprie forze vengano disperse in mille rivoli di futilità.
La prima conseguenza è un elevato controllo del metabolismo e delle energie, sia fisiche che mentali, da cui derivano ringiovanimento, vita eterna (sensazione del protagonista; la storia non dura così tanti decenni da poterlo verificare :P ) e capacità di guarigione prodigiose.
In sostanza, il vecchio concetto della mente che può dominare la materia.

La visione-tempo

Un ulteriore beneficio dell’operazione consiste nello sviluppo di facoltà che potremmo assimilare a poteri ESP: uno di questi è la visione-tempo, capace di fare leva sull’immaginazione personale per ricostruire il passato sconosciuto di un oggetto, con un livello di precisione fotografico.
L’applicazione di questa facoltà sembra essere vasta, mostrandosi utile in molti ambiti di studio – compreso l’apprendimento delle lingue morte e la decifrazione dei loro simboli – ma nel finale della storia, i due scienziati scopriranno un limite più oggettivo alle loro nuove facoltà…

Il tema lovecraftiano

Wilson, che inizialmente era un detrattore di Lovecraft, ne divenne in qualche modo un ammiratore, al punto di introdurre anche qui, come ne I parassiti della mente, l’idea che lo scrittore di Providence fosse in qualche modo un veggente spontaneo: in Specie immortale, il fu Lovecraft viene considerato dotato di visione-tempo, ergo le tematiche di orrore cosmico dei cosiddetti Miti di Cthulhu sarebbero state ispirate proprio da qualche visione/intuizione di Lovecraft.
Ora: non è che in Specie immortale inizino ad apparire tentacoli e mostri a caso (pur facendo riferimento a certe creature) ma una tematica lovecraftiana viene comunque introdotta nella storia, sebbene non in una forma totalmente negativa come la concepiva Lovecraft.
Laddove lo scrittore di Providence costruiva una narrativa in cui l’umanità era piccola e insignificante di fronte all’universo, qui abbiamo Wilson che… dice più o meno la stessa cosa, ma per alludere ad altro.
L’essere umano esiste in un universo enorme e pieno di meraviglie, sia splendide che orribili, e quando smette di perdere tempo dietro alle sue stronzate, all’avidità e a quei giochetti di potere che non sono niente, di fronte alla vastità del tempo e dello spazio, può finalmente notare queste meraviglie e indagare su di esse, affrontando sfide e pericoli per scoprire nuove cose ed evolversi all’infinito.
Senza fare gravi anticipazioni, il finale è aperto (ma non inconsistente) e prospetta per la nuova umanità, padrona del tempo, una sfida importante.

Punti critici

Il modo in cui è scritta la storia, con il protagonista che racconta le proprie vicende partendo da molto lontano e senza lesinare in digressioni, porta a una certa lentezza di esposizione, quasi capricciosa, che può risultare fatale per l’attenzione, nel caso non si trovi simpatico il protagonista/narratore.
A me il protagonista piace (è abbastanza equilibrato, di mente flessibile ed empatico, anche se un po’ presuntuoso) e ho gradito la storia, sebbene abbia trovato noiosi alcuni passaggi: uno su tutti, quello in cui i personaggi decidono di compiere ricerche su Shakespeare.
I fan del povero William potrebbero trovare azzardate le tesi dei personaggi e blasfeme certe critiche; io, più che altro, stavo per addormentarmi, in quel lungo passaggio fatto di ghost writer e matrimoni di convenienza, e non riuscivo a trovare la forza, né l’interesse, per seguire le argomentazioni dei personaggi.
Già: ho saltato alcune righe qua e là! :P

Troppo di tutto

La parte su Shakespeare è una delle tante che rischiano di far perdere concentrazione sulla storia.
Certi temi lovecraftiani, il continente perduto di Mu, i Maya, il manoscritto Voynich, i poteri ESP e un’altra manciata di elementi di interesse di Wilson: cercare di ricondurre in un unico schema coerente tanti argomenti porta la storia a essere tirata in diverse direzioni.
Di sicuro non si può tacciare di incoerenza Wilson, che in questa storia ha infilato praticamente qualsiasi argomento per cui avesse interesse – occultismo, sessualità, crimini, menti estranee alla società borghese e che producono nuove prospettive, etc.

Concludendo

Specie immortale è un romanzo che continua la sfida da cui nacque I parassiti della mente: scrivere una storia “alla Lovecraft”.
Reinterpretando alcuni temi (e creature) dello scrittore di Providence, Wilson procede nella costruzione di un romanzo che è al tempo stesso un’autobiografia di un personaggio fittizio e un insieme di piccoli saggi di letteratura, psicologia e occultismo.
Il risultato è un libro dalla partenza lenta, che nella prima metà potrebbe persino essere scambiato per un manuale di filosofia, diventando poi una storia dagli aspetti un po’ più cupi, in cui orrore cosmico e ottimismo diventano complementari.
Penso che la godibilità del libro sia legata a doppio filo alla caratterizzazione del suo protagonista e narratore: le bizzarrie stilistiche, le lungaggini e le digressioni sono tali che, se non vi piacerà Howard Lester, potreste non avere voglia di vedere dove il libro voglia andare a parare.
Se invece appartenete al popolo bufalaro di Facebook, potreste anche credere che racconti una storia possibile: perciò, state lontani dal Black & Decker, è per il vostro bene!

Link

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22 pensieri su “Specie immortale, di Colin Wilson

  1. “Se invece appartenete al popolo bufalaro di Facebook, potreste anche credere che racconti una storia possibile: perciò, state lontani dal Black & Decker, è per il vostro bene!”
    Giusto ammonimento, ma credo che da queste parti siano pochi… e perché non eliminare anche quelli? 😜😈

  2. Trovo molto interessante la tematica del desiderio di evitare invecchiamento e morte. Però sulla tecnica per ottenere ciò ho qualche perplessità… e sinceramente anche sull’assunto filosofico che vi sta alla base. La materia è, temo, anche ciò che costituisce la mente.

    1. Se non ricordo male, negli anni ’60 e ’70 del 1900 c’era chi si faceva davvero trapanare il cranio in cerca dell’illuminazione, basandosi su non so quali assunti pseudo-scientifici: probabilmente l’autore ha preso lo spunto da lì, ma non credo che abbia sperimentato la tecnica di persona :P

      Riguardo al rapporto materia/mente, il protagonista della storia sostiene che la materia possa essere controllata da una mente vivace, che non si perda dietro a sciocchezze banali e che si evolva in continuazione – e l’evoluzione avviene sia tramite l’introspezione e la sperimentazione, sia tramite l’indagine del mondo circostante. Quando smetti di imparare (e creare) smetti di crescere e sei destinato alla morte.

      Alla fine, quello del protagonista è un approccio al concetto di stato di illuminazione (gnosi, samadhi, nirvana o altro) affrontato da un punto di vista più materialista: non si parla di religione ma di “scienza” (o meglio, di ciò che si intende per scienza nella storia. Per noi è proprio fantascienza. Per uno scienziato, sarebbero svarioni, suppongo XD ).

  3. Interessante l’idea di proporre un nuovo punto di vista sull’universo lovecraftiano, come interessante sembra anche il concetto di “lasciar perdere le stronzate” per superare limiti di fatto auto-imposti. Di Colin Wilson non ho mai letto nulla. Chissà.

    1. Wilson era un autore particolare: non esattamente tipo da fantascienza dura, autodidatta in vari ambiti, appassionato di tesi spericolate, adoratore dei mischioni ^^
      Essendo stato ottimista, non poteva puntare alla stessa estetica lovecraftiana: lui i “mostri” li vedeva più come un’opportunità di crescita (pur con inevitabili rischi e morti) che come la dimostrazione che per l’universo siamo solo polvere sulle scarpe ^^
      Alla fine, si può dire che rientri nel filone della fantascienza transumanista.

  4. Denis

    Ricordo di un’esperimento di trapanazione per aprire il terzo occhio, anch’io sto leggendo un’Urania dal titolo Astronavi dl tempo di Roger Macbride Allen li si parla di viaggi temporali e terraformazione li il problema del tempo si supera ibernandosi.

  5. Quando ho letto che hai scritto la parolina magica “Lovecraft” hai attirato la mia attenzione, leggendo con più attenzione il tuo post, l’interesse verso il libro un po’ mi è calato. Credo non faccia per me.

    1. Ci sta. L’ispirazione lovecraftiana è parziale, alla fine Wilson aveva una poetica sua, diciamo, e come esposizione, qui, è stato un po’ caotico in alcuni passaggi. :P

    1. Io spero di mettere le zampe su altri suoi libri (mi pare che abbia scritto della fantascienza a tema aracno-alieni invasori).
      Intanto ho acquistato, per un rene e mezzo, alcuni suoi saggi ^^

  6. Come sai anch’io sono tornato alla cara vecchia Urania, anche se per un periodo limitato (dopo tre o quattro fregature mi sono subito bloccato. Ci riproverò più avanti).
    Di Wilson ho letto solo “I vampiri dallo spazio” molti anni fa, per gustarmi di più il film “Space Vampires”, e ricordo una fortissima sensazione di uno che crede sul serio a ciò che scrive ma gli editori gli hanno detto – come dicono a tantissimi altri – di mascherare il tutto sotto forma di romanzo di fantascienza così vende di più. Ecco inserimenti narrativi del tutto a capocchia e assolutamente non interessanti, usati solo come “maschera” da applicare al vero succo di ciò che interessa Wilson: i misteri misteriosi dei misteri miisteriosi.
    Grazie per avermi fatto scoprire un’altra opera di narrativa (o presunta tale) che cita il Voynich: lo tengo da conto per un eventuale aggiornamento del mio saggio “Mistero Voynich“, dove in appendice ho citato alcune opere che lo vedono protagonista o comunque nella trama. (Scusa la marchetta, ma era davvero per ringraziarti ^_^)

    1. Lo sai che, a differenza di robe d’azzardo e simili, queste segnalazioni non mi infastidiscono, specialmente se sono in tema ;)

      Riguardo a Wilson che ci credesse o non ci credesse… appena potrò affrontare la sua biografia, vedrò se si tocca l’argomento ;)

    2. Mi risulta essere morto da alcuni anni, sempre che non abbia simulato :P però l’immortalità delle sue storie non era a prova di incidenti, ma solo di scorrere del tempo, quindi vai a sapere mai… ^^

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