Un’estate con la Strega dell’Ovest, di Kaho Nashiki

Complice un’offerta interessante – due libri a 9,90 € o qualcosa del genere – ho deciso di provare questa novella, opera prima di Kaho Nashiki, e devo dire che non mi è dispiaciuta, pur lasciandomi un vago retrogusto di “avrebbe potuto essere anche migliore”.

Un’estate con la Strega dell’Ovest 101

Scansione

Mai, figlia di genitori lavoratori – poco presenti per necessità, ma mai privi di affetto nei suoi confronti – è una ragazzina che, all’inizio delle medie, annuncia di non voler più andare a scuola: le difficoltà a relazionarsi con i compagni e l’asma di stagione la spingono verso l’insofferenza più totale per l’ambiente scolastico.
Mai viene accontentata dalla madre e, con suo grande piacere, viene organizzato tutto perché possa trascorrere alcune settimane a casa della nonna materna, una signora inglese che vive in montagna, sempre in Giappone.
Sarà proprio lì che la bambina scoprirà che il soprannome della nonna, “Strega dell’Ovest”, non è un nomignolo scherzoso…

Nota: non è un libro fantasy, né horror e nel caso che la nonna sia davvero una strega, lo nasconde molto bene, per quanto è tenue il soprannaturale nella storia.

La scheda

Titolo originale: Nishi no majo ga shinda -Nashiki Kaho Sakuhinshu
Autrice: Kaho Nashiki
Traduzione: Michela Riminucci
Editore originale: Shinchosha Publishing Co., Ltd (1994)
Edizione italiana: Feltrinelli (2020)
Prezzo: 12 € (nella collana I Narratori)

Genere

Siamo nella zona dello slice of life: vita quotidiana, pochi conflitti (mai esagerati).
La “magia” promessa da alcuni dialoghi è vaga: date certe atmosfere sognanti e alcune voci disincarnate sentite dalla protagonista, potrebbe esserci una leggera sfumatura del cosiddetto realismo magico, ma la sto proprio tirando per i capelli.
Comunque la si veda, il soprannaturale è al massimo un vago elemento di contorno.

Tecnica e stile

La storia è raccontata da un narratore onnisciente esterno alla storia, che parla al passato ed è legato al personaggio di Mai.
Il libro inizia con un evento che accade nel presente della storia e che spinge la protagonista a ricordare, in un flashback che occupa quasi tutta la novella, le settimane trascorse con la nonna alcuni anni prima. Esaurito il flashback, si passa alla conclusione della storia.
Lo stile è di quelli “cinematografici”, in cui molte azioni sono descritte nel dettaglio: una bella fetta del libro è costituita da azioni quotidiane – Mai aiuta la nonna nelle faccende domestiche o si gode la natura che la circonda – o dai pensieri della ragazzina, ma non mancano dei dialoghi, soprattutto tra nipote e nonna.

La storia

Come anticipato, la storia parla di una bambina che, provando un forte rifiuto per la scuola, viene affidata alla nonna materna affinché se ne possa occupare.
La protagonista ha un buon rapporto tanto con i genitori (che però lavorano, addirittura in due diverse città) che con la nonna e la famiglia è abbastanza unita da non presentare conflitti per buona parte della storia – al limite, qualche discordanza di visione delle cose e un attrito risolto sul finale.
Vivendo con la nonna, Mai scopre da lei che in famiglia scorrerebbe “sangue di strega”.
Pensando che disporre di un qualsiasi potere la aiuterebbe a vivere meglio, Mai chiede alla nonna di insegnarle la magia e ottiene un “addestramento” di base, mirato a fortificare lo spirito: un animo forte e l’introspezione sono la base della magia, perché una strega deve capire quale sia la propria reale volontà, prima di poter compiere una scelta senza farsi dominare dagli eventi.

L’addestramento

L’addestramento di Mai per sviluppare la volontà si basa su un unico principio: una regolarità che porti a una vita sana!
Mangiare il giusto, dormire il giusto, programmare le proprie attività in modo adeguato, col giusto equilibrio tra lavoro, divertimento e riposo…
Voglio fare anche io la strega! :P
Seguendo le istruzioni della nonna, Mai inizia a prendere delle decisioni su come condurre le proprie giornate e oltre ai compiti che le affida la nonna, sceglie di assumersene altri sulla base del proprio istinto.
La nonna le affida anche un piccolo lembo di terra, facente parte della proprietà in cui vive, perché possa trasformarlo nel proprio orto. E sul terreno ci sarebbe da notare una cosa – citerò un passaggio

Molti anni dopo Mai scoprì che la nonna le aveva veramente intestato quel terreno, anche sulla carta. E alla fine fu questo a salvare quei boschi dalla speculazione.

Nel resto della storia e nei tre racconti che chiudono il libro non si parlerà ancora della speculazione: è un’anticipazione che non porta frutti di alcun genere, non qui – che il discorso venga ripreso in una delle opere successive della Nashiki?

Il soprannaturale

Come ho anticipato, il soprannaturale è vago, talmente vago che le “coincidenze” che si vedono nei film e nella serie di The Good Witch sono  molto sfacciate, in confronto a questa novella.
Mai ha qualche presentimento, oppure sente dialoghi particolari… l’unica garanzia che abbiamo sul fatto che nulla sia frutto della sua immaginazione è il narratore esterno, che offre una vaga idea di oggettività. La nonna stessa le dice di non saltare alle conclusioni, perché come “strega” deve fare più esperienza.
Ci sarebbe anche un evento sul finale, nelle ultime due pagine: data la situazione, è poco plausibile che si tratti di una mistificazione della nonna per fare coraggio alla nipote.

Concludendo

Ok, non è un tipo di libro che mi capita di leggere spesso: lo slice of life di genere consolatore lo bazzico un po’ nei fumetti. Di solito, nei libri, punto a storie più avventurose o con un elemento fantastico più marcato.
Comunque, non posso dire che Un’estate con la Strega dell’Ovest mi sia dispiaciuta: sin dall’inizio del flashback, si è rivelata una novella rilassante, con pochi personaggi abbastanza simpatici, per lo più improntati alla gentilezza e al dialogo – fa parziale eccezione Mai, che commette alcuni errori di giudizio a causa dell’inesperienza.
Lo stile non è dei più moderni, ma trovo che la storia scorra senza impantanarsi.
Non sarebbe stato male avere tra le mani un romanzo un po’ più lungo, per approfondire certi aspetti dei personaggi ed eventi – come l’anticipazione sulla speculazione terriera – ma alla resa dei conti, ho apprezzato questo cambio di marcia e sarei curioso di leggere altri lavori di quest’autrice.

Link

La pagina dell’editore dedicata al libro

18 pensieri su “Un’estate con la Strega dell’Ovest, di Kaho Nashiki

    1. Ti ringrazio ;)
      Uno dei motivi per cui ho aperto il blog è quello di migliorarmi nell’analisi delle storie. Non sono esattamente un drago, ma qualche passo avanti, negli anni, penso di averlo fatto ^^
      E trovo anche che migliori il mio modo di scrivere: non sono molto istintivo, ho bisogno di pianificare e dunque, anche di capire dove si nascondano almeno le debolezze più evidenti di una storia.

    2. Alessandro Gianesini

      Beh, un approccio molto interessante. Anche io a volte lo faccio, ma quando succede mi pare di perdermi una parte della bellezza dello scritto (se c’è, chiaro) e quindi bisognerebbe leggere due volte, una da lettore, uno da critico. E sinceramente non saprei quale è meglio per prima :)

    3. Hai ragione, le sensazioni dei due tipi di lettura sono diverse. E forse è anche per questo che ogni tanto è bello tornare su alcune storie già lette ;)
      Il problema è sempre il tempo XP

    4. Alessandro Gianesini

      Eh, sì. Il tempo è sempre il fattore limitante.
      Però, col tempo (sempre lui) e l’esperienza, forse si riesce ad analizzare e godere al contempo (e anche con-tempo) di entrambe le cose… :)

    5. Stai migliorando eccome: riesci a coniugare bene una certa ironia con la capacità di analizzare nel dettaglio le opere, letterarie e non, che prendi in esame. Mi piacerebbe vederti recensire più libri, ma ognuno di noi blogger deve essere libero di seguire la sua Musa :).

    6. Ti ringrazio ;)

      Anche io vorrei recensire più libri, ma ho perso il ritmo alcuni anni fa: un trasloco abbastanza feroce ha smorzato la mia passione per molte cose e non ho ancora recuperato la concentrazione necessaria per stare dietro a letture più complesse.
      Per dire: è da anni che progetto di passare in rassegna tutti i lavori di un autore che adoro, Meyrink, ma con la testa che ho adesso, non gli renderei giustizia :(

    7. Lo spero anch’io e diavolo, se era uno con trovate pazzesche!
      A volte mi sembra di vedere tematiche meyrinkiane pure nei libri di altri, tipo Colin Wilson ^^

    1. Nessun libro è stato maltrattato per la stesura di questo articolo XD

      Per quanto mi riguarda, Un’estate con la Strega dell’Ovest può essere tra i miei generi, ma non del tutto: trovo che abbia il potenziale per espandere alcuni passaggi senza finire diluito, comunque è stata una piacevole lettura.

  1. Pure non essendo il genere per cui mi vedrai aggirare per gli scaffali di una libreria (negozio o online che sia), ho trovato interessante come ne hai raccontato, per giunta avvicinandomi a questo tipo di letture. Ne sono convinto ormai da un po’: esercitarsi a andare oltre i nostri pregiudizi legittimi di preferenza (tuttavia, sempre pregiundizi) fa bene e apre nuove opportunità, non tutte da cogliere o seguire, ma ne è sufficiente anche una per arricchire la nostra esperienza e non asserragliarci nel nostro fortino sulla quale entrata campeggia la scritta “De gustibus non est dispuntandum”.

    1. A volte c’è la paura dello spreco: lo spreco di tempo, lo spreco di denaro, lo spreco di energie…
      Quando non è una cosa, è l’altra (magari i soldi si preferisce sprecarli in altre sciocchezze, magari uno ha lo hobby di guardare la macchia scura sul soffitto che si allarga…) ma a volte è solo poca voglia di rischiare, in un mondo in cui le nicchie di interesse sono quasi tutte così sconfinate, da rendere impossibile esplorarne fino in fondo anche solo una. :)

    1. Vero, può accadere :)
      Io poi sto sviluppando gusti anche da zitella inglese degli stereotipi XD (ma senza mollare la vecchia strada, che a fantascienza, fantasy e horror ci tengo ^^).

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