[Guest post] Kingdom of Amalur: Reckoning, di Denis

Non mi è mai capitato di giocare Kingdom of Amalur, non ancora, perciò approfitterò di questo guest post di Denis per farmi un’idea di cosa tratti.
Certo, qualcuno potrebbe dire “È fantasy, di cosa vuoi che parli?”, ma fantasy è una parola che vuol dire tutto e niente allo stesso tempo… :P
Bando alle ciance, vediamo un po’ di cosa si tratti, con le parole e le immagini che ci fornisce Denis!

Kingdom of Amalur: Reckoning, di Denis

Genere: action RPG
Casa: Electronics Arts
Anno: 2012
Piattaforma: Xbox 360

Trama

Nella Terra di Fae, venite risvegliati nel Pozzo degli anime senza avere memoria e incontrerete il tessitore Agarth, che vi dirà che il vostro destino non è compiuto perché siete morti, che ogni destino è predeterminato e solo i Tessitori lo possono conoscere.
Quindi, inizierà il viaggio per scoprire il vostro fato nelle Terre di Fae, tra le diverse fazioni in guerra.

L’alba degli eroi

Si inizia scegliendo a che razza appartenere e con l’editor si modifica il proprio avatar, come in ogni gioco di ruolo.
Da qui si dipana un’interessante gioco di ruolo d’azione, scritto da Robert Anthony Salvatore, in cui gli immortali umanoidi Fae, divisi in quelli del Ghiaccio e del Fuoco, sono in lotta tra loro, con le varie razze del posto nel mezzo, tra cui gnomi, umani e orchi dai nomi variegati.
Il gioco è in terza persona e offre uno stile di combattimento similare a quello di Devil May Cry, con combo di mosse.
Ci sono missioni primarie e secondarie: le prime fanno avanzare la trama, le seconde vengono offerte dai personaggi non giocanti; come al solito, prevedono ricompense in armi, armature e oro e aumentano i punti esperienza spendibili in un’albero di abilità.

Lande di Ghiaccio e Lande di Fuoco

Immagine di gameplay

Il sistema di sviluppo è diviso in tre classi che sono Forza (guerriero), Destrezza (ladro) e Magia (mago) e da queste tre, si possono sviluppare varianti di classi, spendendo i punti acquisiti; nell’altra schermata, ci sono i talenti da sviluppare come Alchimia, Forgiatura, Persuasione, Commercio, Alchimia, Arte Savia etc., in cui unendo classe e talento si può creare una classe ibrida tipo condottiero o assassino, in più completando missioni per le varie fazioni, si ottengono carte chiamate alterazioni del fato, che offrono bonus.
Le carte del destino si ottengono raggiungendo determinati traguardi nella storia e permettono lo sviluppo di altre classi.
Il sistema di combattimento include la parata, le schivate, varie combo in base all’arma che usate (bastoni, spadoni, martelli, chakram, coltelli, scettri) e incantesimi; tirando mazzate si riempie la classica barra del rage mode, qui chiamata fato, che una volta attivata aumenta il danno inflitto e la mossa speciale con aumento dei punti esperienza ottenibili.
Nel gioco non c’è il tasto di salto, si possono forgiare armi, scassinare scrigni tramite minigiochi, disincantare urne, leggere la storia del posto sulle Pietre della Memoria, sbloccare Altari, forgiare armi e imparare incantesimi.
Si può anche cambiare classe al personaggio: basta andare da un Tessitore, che tramite una magia chiamata palesingesi, azzera i vostri punti abilità e vi permette di ridistribuirli per avere una classe diversa del vostro personaggio, senza dover ricominciare da capo il gioco.

Le ombre della foresta

Alyn Shir, personaggio non giocante ed elfo oscuro della razza Dokkalfar

Lo stile grafico ricorda quello di World of Warcraft, il design delle creature è opera del disegnatore e creatore del fumetto Spawn, Todd McFarlane quindi ispirato e bello da vedere tra mini unicorni, orchi, ragni e elfi.
Il game designer è Ken Rolston, a cui si deve The Elder Scroll IV: Oblivion, la musica è opera di Grant Kirkhope, ex Rare, infine il gioco è sottotitolato in italiano con parlato in inglese.

Nota Triste

Curt Montague Schilling il lanciatore dei Boston Red Sox e poi proprietario dei 38 Studios

Curt Montague Schilling è il lanciatore dei Boston Red Sox nel 2004, i quali vincono le World Series della MLS (Major League di baseball) contro i New York Yankees dopo ben 86 anni, rimontando la serie nonostante il tendine danneggiato di Schilling e sconfiggendo la maledizione del bambino (che esiste da quando fu ceduta la stella Babe Ruth, proprio agli Yankees).
Schilling, amante dei videogiochi e dei giochi di ruolo cartacei, fonda la software house 38 Studios nel 2006; nel 2010, il Governatore dello Stato del Rhode Island gli offre un prestito di 75 milioni di dollari, di cui arrivano solo 49 milioni di dollari per trasferire gli uffici e sviluppare giochi.
Schilling fa l’errore di assumere troppo personale e sviluppare in contemporanea 2 giochi: un MMORG e Kingdom of Amalur.
Tratta bene gli sviluppatori, dando loro pure l’assistenza sanitaria (cose da non americani) comunque per me un’eroe perché fa sviluppare un gioco in single player lungo, in un’epoca in cui giochi che fanno soldi durano 5-6 ore e poi il resto è multiplayer.
38 Studios, nel 2012, va in bancarotta, non potendo più pagare il prestito del Rhode Islands. Eletronics Arts, che distribuì il gioco, volendo avrebbe potuto salvare lo studio, ma le vendite furono di soli 1,3 milioni di copie di Kingdoms of Amalur, buone per essere una nuova IP (proprietà intellettuale) ma non abbastanza per coprire le spese di sviluppo: ci sarebbero volute almeno 3 milioni di copie per rientrare nei soldi spesi.
Comunque THQ Nordic ha comprato il titolo e presto verrà distribuita la remastered per Xbox One, PS4 e Switch.
Come si dice, l’uomo muore, ma le sue opere rimangono.

Drizzt Do’Urden Approved

Due ciance superflue della Gracula

La divisione tra fuoco e ghiaccio, e la parola dokkalfar, mi fanno pensare a una forte ispirazione norrena: nel mito nordico, il mondo nacque dallo scontro tra il fuoco e il gelo, se ricordo bene, mentre la parola dokkalfar, da ciò che so, significa proprio elfo scuro (alfar sta per elfo) a cui è contrapposto il liosalfar (l’elfo chiaro).
Mi fermo qui, non conoscendo quella lingua (per quel che ne so, alfar potrebbe essere un plurale e non un singolare :P ).
Tornando ad Amalur, che dire? Sembra interessante – a me piace mescolare abilità e robe varie, nei giochi di ogni tipo, adoro scoprire combinazioni e sbloccare nuovi elementi.
Anche solo per questo motivo, cercherò di metterci le zampe sopra, prima o poi! ;)
Un’ultima cosa: chi legge da tempo i guest post di Denis, si sarà reso conto che spesso conclude con un simpatico vezzo, il sigillo di approvazione di un personaggio famoso, scelto per affinità col tema dell’articolo.
Questa volta, il riferimento potrebbe essere un po’ oscuro per qualcuno: Drizzt Do’Urden è un drow, cioè un elfo oscuro di un’ambientazione di Dungeons & Dragons, ed è il più celebre personaggio creato da R. A. Salvatore per una longeva serie di romanzi fantasy.

25 pensieri su “[Guest post] Kingdom of Amalur: Reckoning, di Denis

    1. È indubbiamente un investimento di tempo consistente, che faccio solo perché (di solito) becco giochi che mi piacciono. Però preferirei esperienze più condensate, non ho più la possibilità di dedicare tanto tempo a un gioco e se prima potevo chiudere in JRPG o un RPG in massimo tre settimane, oggi ci metto anche un mese e mezzo…

    2. Il problema di quello da tavolo sta nel coordinare il tempo di più persone :( e più sono, più è difficile.

      A ogni modo, i GDR videoludici non competono con i GDR da tavolo per il mio tempo: la loro fascia, per me, è quella di libri e film ^^

    3. Mi piacerebbe “ruolare” più spesso, è il mio hobby preferito, ma finisco sempre per dedicargli meno tempo (con l’eccezione del lato “preparatorio”, come i tentativi di creare giochi decenti o la documentazione per campagne un po’ ambiziose).

  1. Denis

    Un ottimo titolo secondo me non molto famoso perchè all’epoca il botto lo fece Elder Scroll Skirim e Witcher 2 e Dragon Age 2 e Amulur non fu molto pubblicizzato, sembra un Fable fatto bene.
    Grazie delle note Conte Gracula comunque si trova anche su Pc molto meglio di Diablo 3 che ho trovato non molto bello.

    1. Un giorno cercherò di metterci le mani sopra.
      Diablo… giocai il secondo per una dozzina d’ore, tempo fa, ma lo trovai molto ripetitivo (al cambio di regione, dopo aver assaporato il personaggio come “forte”, mi fece girare le scatole che i nemici nuovi fossero significativamente più forti, oltre che identici ai vecchi, ma ricolorati.
      Questa pigrizia c’è pure nei JRPG, ma la storia di Diablo era anche poco interessante, per me, mentre in altri RPG, una buona storia può darti digerire meglio anche scelte poco ispirate.

      Per le note, è stato un piacere ^^ non mi spiacerebbe approfondire lo studio di quei miti, un giorno.

  2. Denis

    Il terzo Diablo ha dungeon continuamente riciclati e boss com gli stessi pattern d’attaco all’epoca prese buone recensioni si vede che conta più il nome che il contenuto.

  3. Gioco che ho sempre guardato con interesse ma che mi sono ampiamente perso dopo averlo comprato e rivenduto a suo tempo senza giocarlo.
    Grazie quindi, neanche sapevo cosa c’era dietro e la storia di Curt Montague Schilling, mi ha colpito. Peccato davvero, non è la prima volta che leggo di persone che hanno fatto tutto come si deve ma alla fine arrancano e nessuno li aiuta, l’ambito dei videogames poi è davvero “selvaggio”.
    È sempre un piacere leggerti.

    1. Denis

      Grazie, il passaggio dell’alta definizione ha portato un aumento dei costi di produzione, in cui la forbice tra gioco medio e tripla A è aumentata, gli sviluppatori giapponesi hanno arrancato ad esempio Capcom fece svilluppare i suoi titoli a studi americani: Dead Rising 2, Dark Void, Dmc.
      Molti studi sono finiti a gambe all’aria tipo Midway e Thq.

    2. I fuochi d’artificio mi piacciono, anche nei videogiochi, ma non mi piace molto che sia diventato un ambiente produttivo tanto feroce – è il problema di tutti i mezzi artistici quando crescono, presumo.

  4. Devo dire che la storia dietro al gioco mi ha messo tristezza!
    Comunque il gioco sembra carino.
    Come consolle ho la 360 e mi sa che mi tengo quella per ora, non ho intenzione di spendere per una nuova consolle perché finirei per usarla pochissimo. Magari in futuro investo in un pc un filo più potente 🙂

    1. Potendo spendere un po’, il PC credo che sia sempre la scelta migliore, visto che si può usare per diverse cose ^^
      A meno che non si trovi interesse per un po’ di esclusive :P ma il tempo è quello che è, bisogna tenerne conto.

      Riguardo al gioco, la casa produttrice, purtroppo, è finita dal lato sbagliato di quel tritacarne che è l’industria. Un peccato, perché le idee dietro al gioco sono carine e lasciavano presagire un potenziale futuro di un certo interesse.

  5. Acquistato anni fa su Steam durante i saldi natalizi, giocato il tutorial, disinstallato. Perché? Non riesco a capire. Per un po’ mi sono sentito in colpa (ebbene sì, riesco a sentirmi in colpa per una cosa simile) poi ho cominciato a leggere che altri hanno avuto la stessa esperienza e addirittura l’ho trovato in una ‘top ten’ di giochi che molti hanno comprato e pochissimi hanno giocato. La cosa mi ha rincuorato, ma mi sento ancora in difetto.

    1. Sarebbe interessante capire perché: non ti è piaciuto il sistema? Avevi giocato tre RPG di fila e volevi spezzare la monotonia?

      In casi simili, piuttosto che sentirmi in colpa, mi girano per la spesa inutile :P

    2. Denis

      Esistono anhe giochi che non ci ” prendono” forse perchè l’hai trovato simile a World of Warcraft

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