So I’m a spider, so what?, di Asahiro Kakashi. I primi quattro volumi

Isekai.
Mi è già capitato di parlare di opere di questo genere, ma ho imparato la parola solo pochi mesi fa: è quel tipo di storie in cui una persona della Terra finisce in un mondo alternativo. Di solito, questo in Giappone significa ritrovarsi in un mondo fantasy che tende a ricalcare certe dinamiche da videogioco.
So I’m a spider, so What? è un fumetto isekai che, come altri negli ultimi lustri, deriva da una serie di light novel di buon successo (almeno in Giappone, ma il formato di questi romanzi brevi sta acquisendo un buon seguito anche in Italia).

So I’m a spider, so what? 101

Una normale giornata in una scuola superiore, con ragazzi e ragazze che chiacchierano nei momenti di pausa o seguono svogliatamente una lezione. Di colpo, senza che nessuno possa capire come accadano le cose, un lampo sembra sbriciolare l’intera classe in una miriade di pixel…
Nel buio, una persona intrappolata cerca di liberarsi da qualsiasi cosa la trattenga: la sventurata scoprirà presto di essere un ragno, uno tra le migliaia di una spaventosa nidiata di aracnidi cannibali grandi come un beagle, ma a differenza degli altri, lei possiede una coscienza e una complessità di pensiero umana. È una delle studentesse della classe appena cancellata dalla realtà, che per un capriccio cosmico si ritrova a essere diventata un ragno mostruoso.
(Per inciso: come se i ragni non fossero tutti mostruosi, almeno per me :P)
Datasi alla fuga per sfuggire al tradizionale pranzo della sua nuova famiglia (il cannibalismo) la ragazza senza nome deve capire al più preso quali leggi regolino il mondo in cui si è risvegliata e il suo nuovo stato: essere un ragno in un dungeon pieno di mostri è brutto, ma essere morta sarebbe sicuramente peggio!

La scheda

Titolo originale: Kumo desu ga, nani ka?
Storia originale: Okina Baba
Illustrazioni ai romanzi: Tsukasa Kiryu
Fumetto: Asahiro Kakashi
Traduzione: Davide Campari
Editore originale: Kadokawa Corporation (2016)
Edizione italiana: JPOP (2020)
Prezzo: 6,50 € a volume

Disegni

I disegni sono gradevoli, ma non presentano un elevato livello di dettagli e la variabilità è contenuta: gli ambienti quasi sempre bui, le caverne in cui si svolge la storia non offrono molte possibilità di creare luoghi davvero diversi tra loro e i vari esemplari di mostri della stessa specie non hanno particolari che permettano di distinguerli gli uni dagli altri, evoluzioni permettendo.
Il grosso del fumetto si concentra sulla “ragnetta” protagonista, che sembra riflettere ad alta voce o parlare con il lettore, mentre si esibisce in un campionario di facce comiche o drammatiche: queste ultime, spesso, sembrano più buffe delle prime, richiamando immagini da stoicismo di fumetti sportivi degli anni ’70 in un contesto che non è facile prendere sul serio. XD

Ambientazione

La protagonista della storia si rivolgerà a sé, ogni tanto, come Kumoko (kumo: ragno; ko: ragazza. Ragazza-ragno) nonostante la nuova realtà non le riconosca alcun nome.
Kumoko rinasce in un dungeon ciclopico (in questo caso, un complesso di caverne) a cavallo tra due continenti; il posto è infestato di bestiacce assurde, talvolta somiglianti a creature della Terra, seppur con qualche caratteristica fantastica, ma altre volte ispirate al mito terrestre o ideate apposta per la storia.
Inoltre, non sono rare le incursioni di esseri umani, nelle caverne meno profonde, alla ricerca di… cose.
Grazie a una delle prime abilità acquisite, la Valutazione, la protagonista riesce progressivamente a capire il mondo e gli animali che lo abitano, arrivando a tracciare dei paralleli, ove possibile, con le controparti terrestri di certe creature

Ecologia, più o meno

In ambito manga, il miglior “studio” di sempre dell’ecologia da dungeon resta Dungeon Food, mentre in So I’m a spider si tende a restare un po’ più in superficie, limitandosi a imbastire una struttura che ricalca quella dei classici videogiochi JRPG, ma con maggiore coerenza, schematizzando le famiglie di animali mostruosi e le loro… evoluzioni!

Motivo numero uno per non fotografare le pagine di un fumetto :P

Kumoko digievolve…

Con una struttura da videogioco classico di cui solo la protagonista sembra rendersi conto (grazie al suo essere una “nerd” sulla soglia dello stato di hikikomori) uccidere altre creature sembra garantire dei “punti esperienza”, accumulati i quali si “sale di livello” ottenendo dei benefici, come annunciato da una voce incorporea e onnipresente.
Ogni dieci livelli, si guadagna il diritto a un’evoluzione della specie, scegliendo tra più opzioni e ottenendo delle caratteristiche particolari (esistono delle eccezioni). Aggiungendo a questo la capacità di acquisire nuove abilità e poteri al soddisfacimento di particolari condizioni, sembrerebbe che il nuovo mondo che ospita la protagonista abbia una realtà modellata sulla struttura di un videogioco, solo con maggior libertà d’azione.
Ma a “giocare” è Kumoko, o…?

La lotta per la sopravvivenza e i difetti del fumetto

Uccidi e mangia, oppure muori e diventa la cena di qualcuno: la vita di Kumoko si riduce a questo, nel corso dei primi volumi.
Per sopravvivere, la ragazza deve compensare la spaventosa debolezza del suo nuovo corpo – che sembra significativamente più scarso rispetto a ogni sua preda – con tutta l’astuzia umana di cui è capace, che la porta a preferire combattimenti indiretti basati sull’uso creativo (e anche un po’ magico) delle sue ragnatele o del veleno, oltre a sfruttare i rari momenti di pace dopo una battaglia per allenare le abilità che possiede o acquisirne di nuove.
E servirà davvero molto tempo per riuscire finalmente a usare le poche magie ottenute…

Motivo numero due per non fotografare le pagine di un fumetto…
Siccome nella mia foto si legge da cani, riporto il testo intero: Il giorno in cui sarò conosciuta con il nome di MAGICAL KUMOKO, LA MAGHETTA è ancora lontano

A ogni modo, è in questo schema che emergono alcuni dei limiti della storia.
La sopravvivenza della protagonista è spesso dovuta ai suoi meriti, come le strategie basate sullo sfruttamento delle proprie risorse e su un certo coraggio/disperazione, ma in un paio di situazioni emerge, agli occhi del lettore, un’abilità non segnata tra quelle della protagonista, ovvero la plot armor: la protezione narrativa fornita dall’autore ai suoi personaggi importanti, affinché non schiattino troppo presto.
Parlando di abilità, ecco il secondo limite: per quanto possa essere simpatico inserire nella storia degli elementi “meta” da videogioco, come la scheda del personaggio con le caratteristiche, la barra dei punti vita, le varie abilità, in certi momenti sembra che si abusi di questa soluzione per disegnare qualche vignetta in meno. Senza contare che ripetere spesso il trucco lo rende sempre meno divertente.
Fa parte del giochino metaludico o è solo voglia di disegnare meno? :P

L’edizione italiana

L’edizione italiana, curata da JPOP, è allo stesso livello delle altre serie dell’editore: buoni materiali, stampa impeccabile, sovraccoperta… con la prima tiratura del primo numero abbiamo addirittura una doppia sovraccoperta e un segnalibro allegato.
L’edizione è magari un po’ costosa, considerando che il fumetto non è abbagliante a livello tecnico (seppur carino da vedere) e non sembra avere particolari sottotesti nello svolgimento della trama, che rimane praticamente a un solo livello di lettura. Almeno fino al quarto volume, dopo… chissà.

Concludendo

So I’m a Spider, so what? è un fumetto di genere isekai (del sottotipo “reincarnazione in un mondo fantasy”) tratto da una popolare serie di romanzi brevi.
I riferimenti ai videogiochi di genere JRPG, le occasionali citazioni ad altri fumetti e la gamma di espressioni buffe della protagonista sembrano suggerire la volontà di creare una storia comica, da leggere non “a cervello spento”, ma comunque con una certa leggerezza, anche se ogni tanto il fumetto sembra cercare di innalzarsi un po’ con qualche considerazione sulla “coerenza ecologica” dell’ambientazione.

Link

La pagina dell’editore italiano

16 pensieri su “So I’m a spider, so what?, di Asahiro Kakashi. I primi quattro volumi

  1. Boh, non mi ha mai convinto l’incipit.
    So che non bisogna mai fermarsi al primo volume ma anche la presentazione non mi ha fatto incuriosire.
    C’è almeno qualche mistero da scoprire o è soltanto una continua lotta alla sopravvivenza?

    1. Eh, se la premessa non cattura, c’è poco da fare! ;)
      A me il genere isekai piace, poi dipende da come sia fatto… qui diciamo che c’è un potenziale, ma il livello non è altissimo, forse per immaturità artistica di chi ha scritto la storia originale.
      C’è anche il pericolo che alla fine sia tutto un sogno, nella variante “è tutto un videogioco”, ma spero di no :P

      Per adesso ci sono fondamentalmente due misteri: perché la classe sia stata spazzata via e di chi cavolo sia la “voce celeste” che concede i potenziamenti, e che arriva a inventarli pure su richiesta!
      Probabilmente, appena la ragnetta uscirà dalle caverne, si prospetterà un altro fatto su cui indagare (ma lei ancora non ci ha pensato): e gli altri compagni di classe? E l’insegnante di turno al momento del fattaccio?
      Si è già intravisto che almeno altri due si sono reincarnati (un ragazzino e una specie di lucertolone, forse un draghetto).

  2. Denis

    Chissà se hanno preso spunto da questo videogioco per Wii, Deadly Creatures dove si usava un ragno e uno scorpione, una volta una barista mora con il taglio di occhi orientale mi ha fatto prendere un beagle che era entrato nel bar, l’ho portato ha casa, gli dato due scatole di Manzotin (se le ha spazzate in pochi secondi) poi ho chiamato una persona che conoscevo per trovare di chi era, forse di una farmacista.

    1. Sul “ben collaudati” bisogna indagare un po’: sono più i binari dei JRPG che quelli dei fumetti.
      Immagino che non sia la sola storia a basarsi su una forte contaminazione videoludica

    2. Il dubbio lo fa venire, ma in quattro volumi non si è sbilanciato troppo.
      Potrebbe essere un mondo reale ma strutturato come un gioco a causa di divinità invadenti (magari gli dei sono altri videogiocatori portati lì e ascesi – la sto proprio sparando selvaggia, gli indizi sono davvero leggeri e possono essere letti in varie direzioni) o chissà cos’altro ^^

    3. Oppure ancora l’autore non ha deciso per davvero (il dubbio su Lost, o su Neon Genesis Evangelion ce l’ho sempre avuto) … e aspetta di leggere i commenti su forum e blog.

    4. Spesso e volentieri sono entrato in argomento, l’argomento ispirazione -> parto di idee, con vari amici e conoscenti. La mia teoria è sempre una, per me i tanto osannati grandi (scrittori, sceneggiatori, ideatori) le idee le partoriscono seduti in bagno, e niente finestre sulla brughiera sotto la pioggia, maglioni e tazze di tè, no no, davanti il lavandino, sotto la tazza (no non del tè) e sulle gambe il blocco appunti, o per i tecnologici il tablet.

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