[Tag] Essere ”blogger” alle soglie del 2020?

Si parla spesso, almeno nella blogsfera, del ridimensionamento mostruoso del successo dei blog a causa dei social.
Bene, ora sono istituzionalmente portato a dire la mia: Cattivissimo Ema, uno dei pazienti zero di Nino Baldan, mi ha appioppato la tagghitudine, certamente sotto ispirazione divina di San Tag Tonio – che l’avrà voluto punire per il suo uso verbalmente creativo del calendario nei momenti di rabbia…
Assolto l’obbligo di presentazione balorda e delirante, veniamo al punto: risponderò alle domande poste in origine da Nino, quindi nominerò altri 5 blogger, se alla fine della stesura del post troverò la forza di dare un’occhiata a quella babele di blogger che mi piace seguire. :P
Edit & Spoiler: non ho nominato nessuno! :P

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Un esperimento di traduzione: Jump Up, Super Star!, da Super Mario Odissey

Ed eccoci a un nuovo esperimento di traduzione di un brano tratto da un videogioco.
Oggi ho scelto Jump Up, Super Star! perché… dai, è dannatamente carina! È deliziosa, orecchiabile e vivace, oltre che cantata bene.
Mentre scrivo, non so ancora quanto sia difficile da tradurre: qualcosa che mi dà da pensare l’ho già notata, per lo più perché sono giochi di parole con la Nintendo Switch e un po’ di gergo da videogiochi della serie di Super Mario Bros.. :P
Cosa ne caverò fuori?

Risorse

A questo link, potrete trovare il video del brano. A quest’altro, il suo testo.
Per la traduzione, mi aiuterò con i soliti Google traduttore, Reverso, il Dizionario online Collins e WordReference.

Jump Up, Super Star!

Here we go, off the rails
Don’t you know it’s time to raise our sails?
It’s freedom like you never knew

Don’t need bags, or a pass
Say the word, I’ll be there in a flash
You could say my hat is off to you

Salta, Super Star!

Eccoci qui, fuori dai binari
Non vedi che è tempo di issare le nostre vele?
È una libertà come non l’hai mai conosciuta

Non c’è bisogno di borse, né di un permesso
Di’ quella parola, sarò lì in un lampo
Potresti dire che ti faccio tanto di cappello

Oh, we can zoom
All the way to the moon
From this great wide wacky world
Jump with me, grab coins with me
Oh yeah!

Oh, possiamo sfrecciare
Lungo la strada fin sulla luna
Da questo grandissimo e strambo mondo
Salta con me, afferra monete con me
Oh sì!

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Lightning Returns: Final Fantasy XIII. Due gracchiate in libertà. Seconda e ultima parte

La volta scorsa abbiamo visto una panoramica del gioco, accennando qualche dettaglio su livello tecnico, storia e ambientazione.
Oggi, come di consueto, mi dedicherò a descrivere il funzionamento del gioco. Seguiranno conclusioni. ;)

Sistema di gioco

Qui abbiamo la più grossa novità di Final Fantasy XIII, anche se non di Final Fantasy in generale: Lightning è la protagonista unica della storia, e solo in poche occasioni viene affiancata da un alleato (gestito dal gioco) che la aiuti in battaglia.
Il sistema di gioco è profondamente diverso dai precedenti capitoli di Final Fantasy XIII: Lightning avrà a disposizione tre profili di abilità ed equipaggiamento (nulla che assomigli ai vecchi Ruoli) e potrà passare dall’uno all’altro durante i combattimenti.

Le battaglie si svolgono in tempo reale, con pause nei momenti in cui si accede a certi menu, ma il sistema non è stato sviluppato al meglio: in teoria, Lightning si può muovere lungo il campo di battaglia, ma in pratica, lo fa con una certa lentezza, che rende quest’opzione poco utile e vanificando qualsiasi blanda ambizione action che il gioco potesse avere.
In compenso, l’uso delle abilità in battaglia prevederà un movimento contestuale: usando le magie, Lightning tenderà a indietreggiare, mentre usando gli attacchi in mischia, Lightning si scaglierà contro il nemico.

Garb

Lightning otterrà diversi abiti detti garb, nel corso della storia, ciascuno dei quali conferirà dei bonus particolari come più punti vita, una diversa gestione dell’Active Time Battle etc., più quattro slot di abilità in cui equipaggiare incantesimi, attacchi speciali etc.
Alcuni garb hanno delle abilità predefinite e insostituibili, mentre le altre dovranno essere equipaggiate dal giocatore, che le otterrà dopo aver vinto un combattimento.
Per ciascun garb, si dovrà anche scegliere un’arma, uno scudo e due accessori da equipaggiare; ciascun oggetto possiede le proprie qualità speciali, che diverranno attive solo nel momento in cui Lightning passerà al garb a cui gli equipaggiamenti sono abbinati.
Lightning potrà scegliere tre dei suoi garb da utilizzare in ogni momento, passando dall’uno all’altro nel corso dello scontro: la scelta dei garb, e delle abilità da abbinarvi, sarà vitale per garantirsi la vittoria.

ATB, o Active Time Battle

In questo capitolo, l’ATB è una barra composta di piccoli segmenti, i quali vengono spesi per usare le abilità in battaglia: quelle potenti prevedono una spesa più consistente, rispetto alle più deboli.
Ogni garb possiede la propria ATB, perciò si può usare l’ATB di un garb e poi passare al successivo, attendendo che le barre consumate si ricarichino col tempo, o gestire le barre seguendo strategie più complesse.

Abilità

Come anticipato, le abilità sono effetti da attivare durante la battaglia, con la pressione del tasto a cui sono abbinate: si tratta di incantesimi, attacchi, difese, potenziamenti per Lightning ed effetti che indeboliscono il nemico, per lo più scelti tra quelli che si sono visti nei precedenti capitoli di Final Fantasy XIII.
Ogni abilità può essere potenziata in un negozio, sacrificandone un esemplare identico per tipo e livello: per esempio, consumando un certo numero di Fire, è possibile ottenere un Fire più potente. Quindi, spendendo degli oggetti rari, detti Malistone (immagino da malice, malizia/malvagità, e stone, pietra) è possibile far salire di rango le abilità, rendendole ancora più forti.

EP, o Energy Points

Lightning ha un certo numero di EP, che possono essere spesi per attivare alcuni dei doni divini che Bhunivelze le concede durante la storia, come la possibilità di recuperare tutti i punti vita, teletrasportarsi in una diversa regione già visitata e così via, fino a uno dei più importanti poteri del gioco, la Chronostasis, ovvero la capacità di fermare il tempo per un po’…
Gli EP spesi vengono ricaricati mano a mano che si sconfiggono i nemici in battaglia: i nemici più potenti garantiscono un maggior recupero.

Il tempo è contato

Nel gioco, il tempo scorre continuamente, eccetto che nei momenti in cui si accede a un menu o durante gli scontri: in base al livello di difficoltà, scorre più o meno rapidamente, ma sempre lasciando trascorrere un minuto di gioco ogni tot secondi reali!
Lightning avrà a disposizione un’intera giornata, per svolgere il proprio compito: scaduto il tempo, verrà teletrasportata fino a un luogo chiamato Ark, conosciuto nel precedente capitolo, da cui potrà teletrasportarsi in una delle regioni del mondo.
Una complicazione è data dal fatto che, in ogni area, esistono delle porte che si aprono solo in certe ore della giornata, costringendo Lightning ad aspettare il momento adatto per esplorare certe zone.
All’inizio del gioco, avremo a disposizione sei giorni fino alla fine di tutto, ma dovremo arrivare fino a tredici giorni, per garantire al dio Bhunivelze il tempo necessario a creare un nuovo mondo: come fare?

Quest, ovvero le classiche missioni

Il gioco è un continuo correre da una parte all’altra per completare una missione, affidataci da un personaggio.
La varietà non è elevata: si tratta del classico “uccidi tot nemici di questo tipo”, “portami quest’oggetto che sta da qualche parte” e così via. Spesso, tra l’inizio e la fine di una missione ci si ritroverà a dover affrontare delle tappe intermedie, tipo “ti darò l’oggetto che ti serve solo se tu farai questo per me”.
Completando una missione, Lightning otterrà un aumento più o meno consistente delle proprie caratteristiche base (punti vita, attacco fisico, attacco magico): ebbene sì, gli scontri non conferiranno alcun punto esperienza o equivalente, Lightning diverrà più forte solo accontentando le persone che le proporranno commissioni da fare!

Con ogni missione compiuta, Lightning guadagnerà un’energia divina detta Eradia, che offrirà al sacro albero Yggdrasil per ottenerne i frutti, ovvero i giorni mancanti dal settimo al tredicesimo (sì, in tutta la Fabula Nova Crystallis, il numero 13 ricorre più volte).
In ogni regione del mondo, Lightning avrà a che fare con alcune missioni principali, legate a uno dei personaggi protagonisti dei due giochi precedenti: saranno queste missioni a garantire i maggiori guadagni per Lightning, sia in termini di aumenti di caratteristiche che di giorni mancanti, oltre a offrire un quadro più completo della storia del gioco e dei misteri del suo mondo.

Estinzione

I mostri non sono infiniti: sconfiggendone un certo numero, apparirà l’ultimo esemplare di quella specie, un omega, più forte degli altri e portatore di oggetti piuttosto potenti – ma non necessariamente tutti utili.
A furia di tirar giù mostri, le zone da esplorare si faranno povere di combattimenti, e questo ridurrà non solo il guadagno di denaro (che sarà comunque sufficiente a soddisfare molti dei capricci del giocatore) ma anche il recupero di EP, lasciandoci a girare inutilmente per molte zone del mondo.
Non ho timore di nasconderlo: ho bruciato le ultime cinque giornate di gioco nell’albergo, perché avendo completato buona parte delle missioni, non sapevo più cosa farmene del tempo rimasto! Se i mostri non estinti si fossero fatti vedere più spesso, sarebbe stato meglio.

Concludendo

Con un sistema di gioco assai diverso dai predecessori, che sembra rielaborare certi concetti di Final Fantasy X-2Lightning Returns conclude la trilogia della Fabula Nova Crystallis.
Nel complesso, è un gioco discreto: una volta assimilato il suo funzionamento, ingrana abbastanza bene, fino a quando l’estinzione della maggior parte dei mostri impedisce il recupero di alcuni preziosissimi “punti magia” indispensabili per usare certi poteri.
Essendo un gioco “con il tempo contato”, all’inizio si sente una certa pressione, ma giocando con metodo e a bassi livelli di difficoltà, ci si rende conto che il tempo a disposizione è pure troppo e, a un certo punto, potrebbe subentrare una certa noia, che spingerà il giocatore ad accelerare i tempi.

La trama non è malaccio, ma non è molto originale e pur avendo dalla sua un certo fattore esaltante di botte cosmiche da orbi, in stile Gurren Lagann, alla fine mancherà di offrire un reale coinvolgimento. Il problema è sempre la sua protagonista, Lightning: ha una caratterizzazione piatta e antipatica di base, ma qui riesce a essere ancora più insipida, anche se giustificata da un motivo di trama.
Se aggiungiamo che già Final Fantasy XIII-2 risultava un po’ posticcio, attaccato al primo capitolo in quel modo, abbiamo la ricetta per una trilogia poco coerente dal punto di vista tematico, come se i piani di Square Enix fossero cambiati durante la corsa. Ci sono comunque alcune interessanti intuizioni e i singoli giochi, pur presentando qualche discutibile scelta di game design, possono offrire un certo divertimento in un’ambientazione interessante.

Link

Le mie opinioni sulla saga di Final Fantasy XIII