A Study in Emerald, dal racconto al gioco

Un 1800 alternativo, nato da suggestioni che hanno avuto origine dal lavoro di H. P. Lovecraft e Arthur Conan Doyle, per mano di Neil Gaiman: questo è il mondo tratteggiato dal racconto A Study in Emerald, ulteriormente sviluppato dal bel gioco da tavolo omonimo. Credo che a nessun conoscitore delle storie su Sherlock Holmes sia sfuggito il riferimento al racconto di Conan Doyle Uno studio in rosso
Spero che almeno ogni tanto, Gaiman sforni un altro racconto – o un fumetto, un videogioco, quel che vuole purché lo faccia – in questo mondo, perché l’idea è davvero affascinante; fino ad allora, accontentiamoci di racconto e gioco: per vostra fortuna, orde di lettori che mi seguite ( :P ) non parlerò spesso di boardgame dato che non sono un appassionato di questo tipo di giochi, ma perché non fare un esperimento?

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Da diversi secoli, il mondo è dominato dai Grandi Antichi, giunti da luoghi oltre il confine della realtà come l’isola sommersa di R’lyeh, l’altopiano di Leng e la città di Carcosa nei pressi di Aldebaran.
Insediatisi al governo delle principali nazioni, i Grandi Antichi si sono imparentati con le case reali di tutto il mondo, generando ibridi umano/Antico che condividono con i loro antenati mostruosi la fame di follia.
E da allora, la luna splende sempre di colore rosso.
Il mondo si è adattato ai loro nuovi governanti, prosperando fino al livello tecnologico dell’epoca vittoriana (poco steampunk, finora) come noi conosciamo, ma non tutti sono soddisfatti così: il movimento dei Restauratori mira a cacciar via i Grandi Antichi dal mondo per restituire all’umanità il controllo del suo destino.
Con ogni mezzo…

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