[Guest Post] Wrestler ispiratisi a personaggi di fiction. Parte 2, di Denis

Ed eccoci a un nuovo giro di quel particolare cocktail di mazzate e soap opera – agitato, non mescolato, e con un’oliva ripiena di costumi stravaganti – che usualmente chiamiamo wrestling americano! E ci sarà spazio per un pizzico di Messico, che aggiunge folklore.
Denis ci offre un’altra carrellata di lottatori, impegnati per qualche periodo a esibirsi in combattimenti in costume: praticamente un multiverso non ufficiale di personaggi di ogni genere – e Ready Player One prende appunti. :P

Sempre sotto il benevolo sguardo di Sailor Bubba!

La parola a Denis. DING DING DING DING DING !

WRESTLER ISPIRATISI A PERSONAGGI DI FICTION PARTE 2

Leather face (faccia di cuoio): sì, anche il psicopatico Leather Face di Non aprite quella porta si è dato al wrestling. Era interpretato da Micheal Penzel, noto nella WWF degli anni ’80 con la gimmick del militare Corporal Kirchner, ma essendo un wrestler stiff (colpi più duri) crea malumori tra gli altri wrestler e nel 1987 va in Giappone. Nella promotion W*ING ha la gimmick di Faccia di Cuoio e farà coppia pure con Freddy Krueger, vincendo anche i titoli di coppia; celebre un suo match denominato Double Hell Deathmatch, in coppia con un’altro Leather Face, contro Shoji Nakamaki e Hiroshi Ono, in un match violentissimo del 1994 nella IWA.
Oggi Penzel fa il camionista.

Voglio la tua pelle
(Fonte: http://www.thesportster.com)

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[Guest Post] Wrestler ispiratisi a personaggi di fiction. Parte 1, di Denis

Del fatto che per un periodo io sia stato interessato al wrestling, ho già accennato in passato, ma non ho ancora rivelato – non qui – che sono un appassionato di cosplay (ma non ne faccio): quelli belli mi piacciono, ma quelli fatti male mi conquistano! Devono essere fatti male davvero, però: voglio costumi arrabattati dai cassonetti dei vestiti usati, indossati da gente che assomiglierebbe al personaggio voluto solo dopo una robusta reincarnazione…

Soprannominato Sailor Bubba, costui è l’archetipo dei cosplayer tragici, ma per lo meno, è una cosa voluta. Che io sappia, non è un wrestler.
(Fonte: Crunchyroll)

Meglio questo, che godere degli incidenti stradali altrui. O augurarli ai cosplayer scarsi – sì, accadono pure queste cose, quando il fandom si prende troppo sul serio, ma non divaghiamo e prepariamoci per una serie di guest post di Denis. Il tema è: wrestler che si ispirano a cinema, star della musica, fumetti etc., per dare vita a personaggi memorabili. In un verso o nell’altro.

A partire da questo momento, le immagini (e le loro fonti) sono state cercate da Denis, e anche i commenti sono tutti suoi. ;)

WRESTLER ISPIRATISI A PERSONAGGI DI FICTION. PARTE 1

Elvis Presley: Roy Wayne Ferris debutta nel 1986 con una gimmick ispirata agli imitatori di Elvis Presley, The Honky Tonk Man; la sua valletta Peggy Sue era in realtà Sherry Martel (r.i.p) che indossava una parrucca bionda.
Faceva la parte del cattivo (heel) rompendo chitarre in testa a fine match ed è suo il record di regno della cintura intercontinentale più lungo, ben 454 giorni, interrotto da Ultimate Warrior in un match di 31 secondi, a Summerslam 1988.
Suo cugino è Jerry “the king” Lawler, con cui non è in buoni rapporti.

Always in my mind
(Fonte: prowrestlingradio.com)

Tartarughe Ninja: la promotion messicana Alianza Universal de Lucha Libre crea una stable vestendo 4 luchador come le Tartarughe Ninja e chiamandola Los Tortuguillos Karatekas composta da Tortuguillo Karateka I, II, III, IV, mentre nella promotion International Wrestling Revolution Group creano un’altra stable, sempre di 4 elementi, chiamata Tortugas Ninja. Ecco i nomi: Donatello, Leonardo, Miguel Angel, Rafael e si affronteranno pure in un match 4 contro 4.
Anche questi erano gli anni ’90.

Los Tortuguillos Karatekas
(Fonte: http://www.luchawiki.com)

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[Guest Post] Starship – In viaggio tra le stelle con Mike Resnick, di Lucius Etruscus. Terza puntata

Eccoci finalmente alla terza puntata di Lucius goes to Urania del viaggio di Lucius in compagnia dei libri di Mike Resnick (le immagini sono tutte fornite da lui).
Ma bando alle ciance: la parola al zinefilo, in gita tra le stelle!

Et voilà: Mr. Roberts!

Il sottotenente di vascello Douglas Roberts ha un sogno: poter avere la sua parte di Seconda guerra mondiale, sparare ai cattivi e poter un giorno dire “Io c’ero, e ho fatto la mia parte”. Sale in coperta e guarda l’Oceano Pacifico: peccato che però siamo in porto, a largo di San Francisco, e l’incombenza di maggior responsabilità sia innaffiare la pianticella a cui il comandante è tanto affezionato.
Il sottotenente di vascello Douglas Roberts ha un sogno: riuscire almeno a sparare un colpo prima che la guerra finisca. E invece è inchiodato con una manica di marinai lazzaroni.

Mister Roberts è protagonista del film omonimo – Mister Roberts (1955), uscito distrattamente in Italia nel 1963 con il discutibilissimo titolo La nave matta di Mr. Roberts – e ha la faccia di Henry Fonda. Ma è solo una delle carte del tris d’assi della pellicola.
Tratto dall’apprezzato romanzo omonimo del 1946 di Thomas Heggen (inedito in Italia) e relativa versione teatrale – curata insieme allo stesso Joshua Logan che poi si occuperà della sceneggiatura cinematografica – il signor Roberts protagonista si ritrova incastrato sulla nave commerciale The Reluctant (nome quanto mai azzeccato), che il proprio equipaggio chiama “Scavafango” (in originale bucket, “secchio”), agli ordini di un capitano burocrate ed ottuso (James Cagney) e come amico un perdigiorno di nome Franco (un giovane Jack Lemmon).
Cosa c’entra questa storia con Mike Resnick? Credo proprio che il romanziere si sia rivisto questo film prima di iniziare a scrivere del capitano Wilson Cole, della Marina della Repubblica, che vorrebbe fare la sua parte nella guerra contro i Teroni e invece si ritrova impantanato a bordo della Theodore Roosevelt, un catorcio di astronave che da decenni andrebbe dismessa e invece continua a rimanere in servizio, parcheggiata ben lontano dall’azione. Aggiungiamoci un amico dalla battuta sempre pronta e un capitano burocrate e scorbutico, e il mio “sentore” diventa decisamente una convinzione.

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