Game over, la tag dei videogiochi

Una nuova cartuccia sparata da san Tag Tonio, che stavolta ha ispirato Arcangelo di Omniverso perché ponesse delle domande a tema videoludico.
E visto che la mia risposta tardava ad arrivare (tra le mie paturnie e alcune rotture della vita reale, ho rallentato il ritmo della voliera. Già, ancora di più!) anche Marco Nero de Il mondo di Nero ha deciso di spronarmi a farmi profilare nelle mie perverse abitudini videoludiche!
Prima che venga emesso un manifesto di “ricercato” come nel west, rispondo alla chiamata.

Immagine saccheggiata da Omniverso

Le domande

Qual è stato il tuo primo approccio ai videogiochi?
Ho avuto diversi “primi approcci”, dato che fino alla Playstation non sono stato un videogiocatore regolare (mancanza di soldi).
Il primissimo incontro, in ordine cronologico, è stato la sala giochi, quando avevo, boh, otto anni? Sale giochi e bar sono tornati quando avevo circa quindici anni.
Ci sarebbe poi il mio Atari XE, ma qui si fanno anticipazioni su altre domande…
Infine, strinsi amicizia con un ragazzo che ha avuto varie console, mai due contemporaneamente, che mi introdusse al mondo Nintendo.

Qual è stata la tua prima console? E in seguito?
L’Atari XE di cui sopra è stata la mia prima console. Certo, veniva venduto come un computer domestico, ma era, di fatto, una console con una tastiera da collegare.
In seguito, ho avuto la prima Playstation e da lì ho finito per essere un “sonaro”… ma qui rischiamo un’altra anticipazione.
Questa tag ha domande profondamente interconnesse! :P

I titoli che più hanno definito la tua vita da videogamer?
Dalla sala giochi, Street Fighters II, presto superato dalla saga The King of Fighters.
Su console, Final Fantasy VII e la serie Persona.
Diciamo che i pilastri della mia vita videoludica sono decisamente i JRPG (coi picchiaduro ho perso contatto molto presto, essendo poco coordinato e scarsino di riflessi – e trovandomi in difficoltà a fare quarti di giro e compagnia sul joypad).

Come ti schieri nella console war? Nintendo o Sega? PlayStation o Xbox? O guardi dall’alto verso il basso tutti questi e giochi con il PC?
Per questioni monetarie, Playstation (di solito ha il maggior numero di titoli che mi interessa giocare) ma avendo soldi e spazio in quantità, sarei per avere almeno un esemplare di ogni macchina, dato che qualche esclusiva interessante ce l’hanno tutte.
Qualcuno potrebbe obiettare che il costo di una console non è poi così basso, ma di solito finisco per avere una macchina quando la sua generazione è morta da qualche anno e così, la pago decisamente meno.
Non è un caso se spesso mi ritrovo ad avere un po’ di giochi prima della macchina che li fa girare. XD

Il tuo livello preferito di un gioco? Che sia una boss fight, un livello o un ambientazione in particolare che ti è rimasta impressa.
A questa domanda non so rispondere, perché di solito mi rimane impresso un gioco nel complesso. È più facile che io ricordi come un tormento un livello brutto o frustrante.

Quel gioco che ti ha proprio deluso
Questa è facile ed è recente: Darksiders 2. Il primo capitolo era un po’ ostico in certi passaggi, ma ne sono uscito, mentre il secondo aveva uno scontro boss davvero irritante, di quelli in diverse fasi in cui ogni passaggio andava affrontato in un unico modo.
Ho avuto parecchi problemi a coordinarmi con i comandi, dovevo prima andare a cavallo per tenere la distanza, aspettare che il farabutto alzasse il braccio per sparargli sulle bombe che aveva sotto il tricipite, in questo modo gli cadeva il braccio. Quindi dovevo avvicinarmi prima che si rialzasse, usare un “rampino” per raggiungere una gemma da scassare, rifarlo due volte almeno (perché una non mi bastava)… e questa era solo la prima fase! E schiattando, mi toccava rifarla anche se ero già passato alla seconda, ancora più pallosa.
Per questo motivo, ho deciso di mollare la saga e di non mettermi nemmeno a parlare del primo, che comunque mi è piaciuto: ormai, con Darksiders ho il dente avvelenato e non voglio più saperne nulla!
Ma perché non rincarare un po’ la dose con un altro gioco che mi stava cavando fuori di bocca i porcoyevon? Parliamo di Indivisible: gioco carino, simile a Valkyrie Profile (♥) per certi aspetti del flusso di gioco, ha però una marcata componente platform funestata dalla presenza di certi comandi di movimento.
In sostanza, la protagonista può usare alcune armi per agevolare la propria esplorazione della mappa (per esempio, può conficcare l’ascia sulla parete e darsi una spinta con essa, oppure usare la lancia come un pogo per superare certi terreni pericolosi) e in certi quadri, ma soprattutto nel dungeon finale, questa caratteristica è spinta a un livello tale da farmi bloccare per la rabbia!
A me ha creato problemi già la fase (forse) finale di Guacamelee, figuriamoci quel casino di parti di movimento in cui devo muovermi con la leva sinistra e, al tempo stesso, combinarla col tasto d’attacco per usare una certa arma (basta inclinare male la leva e ti dà l’arma sbagliata, costringendoti a ripetere il passaggio) e poi, già che ci siamo, perché non saltare qua e là?
No, troppo difficile: non toccherò mai più Indivisible ed è un peccato, perché quel gioco ha molte buone qualità.

Quale gioco ritieni sottovalutato e pensi meriterebbe più fama?
GrimGrimoire, per Playstation 2. È uno strategico in tempo reale – con possibilità di pausa, all’interno dei menu di “produzione truppe”. Dal punto di vista della storia – molto carina e meno pucciosa di quanto lasci intendere la grafica – unisce il concetto della scuola di magia a quello del loop temporale, tirandone fuori una trama appassionante e con discrete punte di cattiveria.
Come gameplay, si tratta di affrontare battaglie tra eserciti, messi su evocando truppe di varia natura grazie a dei cerchi magici (le strutture di produzione e ricerca).
E ha delle musiche molto belle!
Aggiungerei anche Koudelka, JRPG per la prima Playstation. Aveva un elemento tattico particolare, con il bonus di una storia molto carina e bella cupa, accompagnata da musiche niente male!

Il genere che proprio non ti piace o non fa per te?
Sparatutto in prima persona, FPS per gli amici angloparlanti. Non amo il militarismo – lo digerisco un po’ quando è mescolato con elementi fantastici marcati (come in Final Fantasy VIII) e non riesco a trovarmi bene con il puntamento, che si tratti di usare il joypad – il peggio, per un FPS – o la più funzionale combinazione di mouse e tastiera.
È un tipo di gioco che non fa proprio per me, mi ci trovo male e in più non mi diverte (ho pure abbandonato Bioshock Infinite per questo, nonostante ambientazione, storia e personaggi mi piacessero molto).

Il titolo che hai rivalutato.
Non me ne viene in mente uno. È più facile che mi faccia schifo un gioco che mi sembrava promettente. :P

Quale gioco secondo te meriterebbe un remake?
Direi due giochi: il già citato GrimGrimoire e poi Final Fantasy VI. Quest’ultimo ho iniziato a rigiocarlo prima dell’estate (la versione per la prima Playstation, ma su PS3) e mi sono reso conto di quanto sia invecchiato male come gameplay: scontri casuali a manetta, certi enigmi pallosi…
Credo che mi sforzerò di riprenderlo perché ci sono affezionato (e perché, intorno al 2003/2004, quando ci ho giocato sulla prima Play, mi si è corrotto il salvataggio all’ingresso del dungeon finale) ma mi richiederà un certo sforzo…
Diciamo che un remake come quello che ha coinvolto Final Fantasy VII ce lo vedrei bene.

Le mie nomine

La tag è finita, giocate in pace

[Guest post] Kingdom of Amalur: Reckoning, di Denis

Non mi è mai capitato di giocare Kingdom of Amalur, non ancora, perciò approfitterò di questo guest post di Denis per farmi un’idea di cosa tratti.
Certo, qualcuno potrebbe dire “È fantasy, di cosa vuoi che parli?”, ma fantasy è una parola che vuol dire tutto e niente allo stesso tempo… :P
Bando alle ciance, vediamo un po’ di cosa si tratti, con le parole e le immagini che ci fornisce Denis!

Kingdom of Amalur: Reckoning, di Denis

Genere: action RPG
Casa: Electronics Arts
Anno: 2012
Piattaforma: Xbox 360

Trama

Nella Terra di Fae, venite risvegliati nel Pozzo degli anime senza avere memoria e incontrerete il tessitore Agarth, che vi dirà che il vostro destino non è compiuto perché siete morti, che ogni destino è predeterminato e solo i Tessitori lo possono conoscere.
Quindi, inizierà il viaggio per scoprire il vostro fato nelle Terre di Fae, tra le diverse fazioni in guerra.

L’alba degli eroi

Si inizia scegliendo a che razza appartenere e con l’editor si modifica il proprio avatar, come in ogni gioco di ruolo.
Da qui si dipana un’interessante gioco di ruolo d’azione, scritto da Robert Anthony Salvatore, in cui gli immortali umanoidi Fae, divisi in quelli del Ghiaccio e del Fuoco, sono in lotta tra loro, con le varie razze del posto nel mezzo, tra cui gnomi, umani e orchi dai nomi variegati.
Il gioco è in terza persona e offre uno stile di combattimento similare a quello di Devil May Cry, con combo di mosse.
Ci sono missioni primarie e secondarie: le prime fanno avanzare la trama, le seconde vengono offerte dai personaggi non giocanti; come al solito, prevedono ricompense in armi, armature e oro e aumentano i punti esperienza spendibili in un’albero di abilità.

Lande di Ghiaccio e Lande di Fuoco

Immagine di gameplay

Il sistema di sviluppo è diviso in tre classi che sono Forza (guerriero), Destrezza (ladro) e Magia (mago) e da queste tre, si possono sviluppare varianti di classi, spendendo i punti acquisiti; nell’altra schermata, ci sono i talenti da sviluppare come Alchimia, Forgiatura, Persuasione, Commercio, Alchimia, Arte Savia etc., in cui unendo classe e talento si può creare una classe ibrida tipo condottiero o assassino, in più completando missioni per le varie fazioni, si ottengono carte chiamate alterazioni del fato, che offrono bonus.
Le carte del destino si ottengono raggiungendo determinati traguardi nella storia e permettono lo sviluppo di altre classi.
Il sistema di combattimento include la parata, le schivate, varie combo in base all’arma che usate (bastoni, spadoni, martelli, chakram, coltelli, scettri) e incantesimi; tirando mazzate si riempie la classica barra del rage mode, qui chiamata fato, che una volta attivata aumenta il danno inflitto e la mossa speciale con aumento dei punti esperienza ottenibili.
Nel gioco non c’è il tasto di salto, si possono forgiare armi, scassinare scrigni tramite minigiochi, disincantare urne, leggere la storia del posto sulle Pietre della Memoria, sbloccare Altari, forgiare armi e imparare incantesimi.
Si può anche cambiare classe al personaggio: basta andare da un Tessitore, che tramite una magia chiamata palesingesi, azzera i vostri punti abilità e vi permette di ridistribuirli per avere una classe diversa del vostro personaggio, senza dover ricominciare da capo il gioco.

Le ombre della foresta

Alyn Shir, personaggio non giocante ed elfo oscuro della razza Dokkalfar

Lo stile grafico ricorda quello di World of Warcraft, il design delle creature è opera del disegnatore e creatore del fumetto Spawn, Todd McFarlane quindi ispirato e bello da vedere tra mini unicorni, orchi, ragni e elfi.
Il game designer è Ken Rolston, a cui si deve The Elder Scroll IV: Oblivion, la musica è opera di Grant Kirkhope, ex Rare, infine il gioco è sottotitolato in italiano con parlato in inglese.

Nota Triste

Curt Montague Schilling il lanciatore dei Boston Red Sox e poi proprietario dei 38 Studios

Curt Montague Schilling è il lanciatore dei Boston Red Sox nel 2004, i quali vincono le World Series della MLS (Major League di baseball) contro i New York Yankees dopo ben 86 anni, rimontando la serie nonostante il tendine danneggiato di Schilling e sconfiggendo la maledizione del bambino (che esiste da quando fu ceduta la stella Babe Ruth, proprio agli Yankees).
Schilling, amante dei videogiochi e dei giochi di ruolo cartacei, fonda la software house 38 Studios nel 2006; nel 2010, il Governatore dello Stato del Rhode Island gli offre un prestito di 75 milioni di dollari, di cui arrivano solo 49 milioni di dollari per trasferire gli uffici e sviluppare giochi.
Schilling fa l’errore di assumere troppo personale e sviluppare in contemporanea 2 giochi: un MMORG e Kingdom of Amalur.
Tratta bene gli sviluppatori, dando loro pure l’assistenza sanitaria (cose da non americani) comunque per me un’eroe perché fa sviluppare un gioco in single player lungo, in un’epoca in cui giochi che fanno soldi durano 5-6 ore e poi il resto è multiplayer.
38 Studios, nel 2012, va in bancarotta, non potendo più pagare il prestito del Rhode Islands. Eletronics Arts, che distribuì il gioco, volendo avrebbe potuto salvare lo studio, ma le vendite furono di soli 1,3 milioni di copie di Kingdoms of Amalur, buone per essere una nuova IP (proprietà intellettuale) ma non abbastanza per coprire le spese di sviluppo: ci sarebbero volute almeno 3 milioni di copie per rientrare nei soldi spesi.
Comunque THQ Nordic ha comprato il titolo e presto verrà distribuita la remastered per Xbox One, PS4 e Switch.
Come si dice, l’uomo muore, ma le sue opere rimangono.

Drizzt Do’Urden Approved

Due ciance superflue della Gracula

La divisione tra fuoco e ghiaccio, e la parola dokkalfar, mi fanno pensare a una forte ispirazione norrena: nel mito nordico, il mondo nacque dallo scontro tra il fuoco e il gelo, se ricordo bene, mentre la parola dokkalfar, da ciò che so, significa proprio elfo scuro (alfar sta per elfo) a cui è contrapposto il liosalfar (l’elfo chiaro).
Mi fermo qui, non conoscendo quella lingua (per quel che ne so, alfar potrebbe essere un plurale e non un singolare :P ).
Tornando ad Amalur, che dire? Sembra interessante – a me piace mescolare abilità e robe varie, nei giochi di ogni tipo, adoro scoprire combinazioni e sbloccare nuovi elementi.
Anche solo per questo motivo, cercherò di metterci le zampe sopra, prima o poi! ;)
Un’ultima cosa: chi legge da tempo i guest post di Denis, si sarà reso conto che spesso conclude con un simpatico vezzo, il sigillo di approvazione di un personaggio famoso, scelto per affinità col tema dell’articolo.
Questa volta, il riferimento potrebbe essere un po’ oscuro per qualcuno: Drizzt Do’Urden è un drow, cioè un elfo oscuro di un’ambientazione di Dungeons & Dragons, ed è il più celebre personaggio creato da R. A. Salvatore per una longeva serie di romanzi fantasy.

[Guest post] Deus Ex Human Revolution, di Denis

Mentre diverse vicende portano al continuo rinvio di Cyberpunk 2077 (crescono così in fretta! Ricordo ancora quando era alto solo 2020) Denis ci parla di un altro videogioco di genere cyberpunk, ovvero il terzo gioco della serie Deus Ex.
Ho dei rapporti contrastanti con i generi “punk”, soprattutto col cyberpunk: spesso sono virati pesantemente sul negativo, quasi compiaciuti nel loro dipingere un mondo carico di avidità e i cui eroi, al massimo, riescono a portare a casa la pelle. Quando va bene.
Sarà per questo che ho sempre preferito Shadowrun a Cyberpunk 2020: la magia scombina ogni glido schema! ^^
Ma bando alle mie paturnie, lascio la parola a Denis e alle immagini che ci ha fornito.

Deus Ex Human Revolution, di Denis

Detroit, 2027. La Sarif Industries subisce un’attacco terroristico da parte di un gruppo chiamato I Tiranni, che vuole rubare le ricerche della dottoressa Megan Reed nel campo degli innesti cibernetici.
L’agente della sicurezza Adam Jensen viene mortalmente ferito nel tentativo di fermare i terroristi, ma viene salvato dagli innesti biomeccanici e potenziato dalla Sarif.
Sei mesi dopo gli innesti, per abituare il corpo umano, inizia la sua indagine sui terroristi e la vostra avventura.

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