Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il Mare dei Mostri, di Rick Riordan

“Le famiglie sono un disastro. E le famiglie immortali sono un disastro eterno. A volte il meglio che possiamo fare è ricordarci l’un l’altro che siamo parenti, nel bene e nel male… e cercare di limitare al minimo le mutilazioni e le stragi.”
Ermes, in Il Mare dei Mostri

Eccoci al secondo libro della saga di Percy Jackson, alle prese con una nuova avventura epica: parallelamente alla ricerca di una reliquia dal grande potere, necessaria per la sopravvivenza del Campo Mezzosangue, vedremo delinearsi maggiormente il nuovo mondo di cui Percy è entrato a far parte.
Come bonus, avremo l’esplorazione di un altro aspetto delle famiglie allargate: i fratellastri!

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il Mare dei Mostri 101

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Grazie al cambiamento delle fortune finanziarie della sua famiglia, Percy ha potuto permettersi di frequentare una prestigiosa scuola liberale dal livello di pericolo inesistente: non mancano bulli e stronzetti, ma sono decisamente più all’acqua di rose, rispetto a quelli delle scuole precedenti. E ha addirittura un amico, un ragazzino enorme e poco sveglio, chiamato Tyson!
Percy ritiene dunque di poter concludere l’anno senza farsi cacciare dalla scuola come al solito, ma le sue speranze sono malriposte: dopo un disastro mitologico, durante l’ultima partita di dodgeball dell’anno, deve fuggire assieme a Tyson, con l’aiuto dell’amica Annabeth.
Percy scopre ancora una volta che i guai non vengono mai soli: qualcuno ha avvelenato il pino di Talia, l’albero magico che protegge i confini del campo dai mostri, e per questo Chirone è stato sollevato dal suo incarico. In più, strani sogni tormentano le notti di Percy: l’amico Grover è in pericolo e Percy sa quanto possano essere importanti, i sogni di un semidio.
E per chiudere in bellezza, Percy scopre di avere un fratellastro, un ciclope bonaccione che lo mette in imbarazzo con gli altri semidei.
La soluzione a molti problemi sembra essere il recupero del Vello d’oro, una pelliccia d’ariete magica dal grande potere, capace di dare nuova forza agli elementi naturali…

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Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il Ladro di Fulmini, di Rick Riordan

“Okay, forse gli dei avevano cose importanti da fare. Ma non potevano chiamare di tanto in tanto, o magari tuonare o roba del genere? Dioniso faceva apparire la Diet Coke dal nulla. Perché mio padre, chiunque fosse, non faceva apparire un telefono?”
Percy Jackson, in Il Ladro di Fulmini

Sono stati mesi cupi, questi, in cui non ho avuto voglia di leggere nemmeno un libro – e, spoiler, non l’ho fatto!
Così, per cercare di recuperare il ritmo, ho deciso di rileggere qualcosa di semplice e divertente: i cinque libri della saga di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Vivaci, freschi, young adult, a tema mitologico e, imho, scritti bene.

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini 101

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Perseus “Percy” Jackson è un dodicenne problematico: soffre di un pesante deficit di attenzione, è dislessico, non ha un padre, non ha amici (tranne un ragazzo handicappato, Grover) e il suo rendimento scolastico fa schifo. La scuola è un grosso problema nella sua vita: ne ha girate tante, coinvolto costantemente in qualche casino che l’ha fatto espellere al volo.
Anche a casa non va tutto bene: ha una madre amorevole, ma anche un patrigno pigro, avido e stupido di nome Gabe, soprannominato “Il Puzzone” per una sua evidente qualità.
Presto, Percy scoprirà per quale motivo sia sempre così fuori posto, trovando la risposta alle sue domande nel mondo del mito greco, e lo farà giusto in tempo per finire in un guaio di proporzioni cosmiche, che potrebbe portare l’intera civiltà occidentale sull’orlo del baratro!

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Sei cose impossibili – tag a uso webbettole e voliere carpatiche

Era da qualche giorno, che questo tag girava tra i blog che seguo, ma è stata parzialmente una sorpresa, scoprire di essere stato taggato! Non è mica scontato. °O°
Il filibustiere – scusate, il 19 settembre era la giornata del parlare piratesco, ma l’ho scordato e recupero ora – dicevo, il filibustiere che mi ha appioppato la taggità è stato Johnny, più bravo di Johnny Bravo, più cercatore di Johnny Quest. E ora io sono qui a scrivere fregnacce, come mio solito.

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