Immersione, capitolo 8

Riassunto della puntata precedente

Dopo aver lasciato  Eleonora da sola a giocare con la sua demo, Alistair si incontra con un certo Giovanni, che sembra attendere con ansia il loro appuntamento. I due discutono brevemente sull’importanza di “non sapere” quando si svolgono certe attività, e sulla funzione di Eleonora in un certo progetto…

8

Per terra ci sono diverse cornici, fatte di blocchi di pietra grandi ciascuno quanto un Castiglioni-Mariotti. Al loro interno c’è solo della terra, forse un tempo erano aiole. Immagino che prima di affondare, anche ad Atlantide ci fossero delle piante.
Ormai ragiono come se questo miraggio fosse vero: gli psicologi da salotto televisivo adoreranno parlar male di questa invenzione e di come incasinerà la mente dei bambini, facendo confondere loro fantasia e realtà.

Intanto, il canto delle balene si fa più forte e intesse una melodia triste, perfetta per questa città ormai morta: mi dà la stessa sensazione di quando ascolto dei toni binaurali, ma anche se giro la testa rapidamente, il suono non cambia. E poi, senza cuffie o auricolari? Ammesso che siano quei toni, mi chiedo come faccia questa macchina a farmi arrivare suoni di frequenze diverse a ogni orecchio, ovunque io mi volti. Già questo sarebbe un brevetto grandioso!

Forse, Ali è uno stregone: uno di quei tecnomanti da manga, che tracciano diagrammi magici che in realtà sono circuiti e declamano sequenze di 0 e 1 – magari anche qualche 2 – come se fossero invocazioni o formule magiche. Non ci credo davvero, ma diavolo, quanto assurdo genio può esserci, in una sola persona?

Mentre giro la testa per sentire variazioni nei suoni, qualcosa o qualcuno si muove svelto, ma non tanto da non beccarlo con la coda dell’occhio: è un’ombra nera e viola, un po’ più lunga di una persona che nuoti. Anche di quello spilungone di Alistair.
– Chi sei? – So che non ha senso stare in apprensione, sono solo ologrammi, ma sembrano così veri!
– Chi sei? – ripeto. Una figura, l’ombra nera e viola che ho visto prima, esce da dietro l’ennesimo edificio anonimo e roso dal tempo: è come se qualcuno avesse decapitato un delfino per attaccarci il busto di un uomo, dalla muscolatura asciutta e ben definita. Nonostante sia nudo, non sembra avere dei genitali.
In effetti, se avesse la ciolla esposta, sarebbe volgare!
Al posto della pelle, questo tritone ha delle piccole scaglie nere, anche sul viso: sembrano diventare di colore viola scuro, quando la luce le colpisce in un certo modo. Non ha le orecchie né i capelli, i suoi occhi sono neri anche dove dovrebbe esserci la sclera.
Tutto sommato, non è male: è abbastanza figo, a modo suo, come certi mostri dei fumetti.

Il “tritone” avanza verso di me. Mi ricorda il modo di nuotare di Alistair, ma è più lento: forse, voleva dargli un’aria più elegante, rispetto al proprio stile, tutto potenza e brutalità. Quando Ali nuota, è molto veloce, ma muove un sacco di acqua – diavolo, quel bestione ha due braccia lunghe un chilometro e le sue mani sembrano pale per la pizza, da quanto sono grandi! Se gli nuoti affianco, c’è il rischio che ti molli uno sganassone per sbaglio e ti spedisca in fondo alla piscina!
Comunque, anche il fisico e i lineamenti del tritone sono simili a quelli di Ali: che si sia ripreso mentre nuotava, per studiare i suoi movimenti e applicarli a questo sirenetto?

A due metri da me, l’essere si ferma. Erge il busto e muove le braccia in circolo, per non affondare, e dice: – Salute a te, graziosa ospite, e benvenuta nella perduta città: il mio nome è Angéllos. Cosa ti porta in questo luogo, dimenticato dal mondo e dal tempo?
Mentre galleggia, la sua testa – rispetto alla mia – sembra alla stessa altezza di quella di Alistair. Anche il timbro è simile, ma non ha il suo accento; il suono della voce non viene distorto come se fossimo sott’acqua – o meglio, come immagino che accadrebbe se fossimo in fondo al mare.

Comunque, un PNG ci voleva, per spezzare la monotonia di questo cimitero subacqueo, ma qualcosa non mi convince…
Pause!
La demo si interrompe e sono di nuovo nell’aula, sola soletta: non c’è Alistair che mi parla, spacciandosi per questo PNG. Cerco un microfono e un altoparlante, ma oltre alla console, ai proiettori e alla valigetta vuota, non trovo nulla. Non c’è più nemmeno la tastiera: pensava che avrei cercato di crackare il programma per rubargli qualche segreto?
Forse non è del tutto privo di senso pratico, è solo che il suo pragmatismo è contorto.

Continue!
– Salve Angéllos, io sono Eleonora. Ho deciso di esplorare Atlantide – chissà se mi correggerà come ha fatto Alistair…
– Sei la benvenuta, Eleonora. Desideri che io ti sia di compagnia e guida? – Mah, non mi ha corretta. Questo alter Alistair è meno pignolo dell’originale.
– Si, ti ringrazio, Angéllos.

Ma prima, mettiamo alla prova questa intelligenza artificiale: – Dimmi, Angelo: ti piace il prosciutto?
– Perdonami, Eleonora, ma mi chiamo Angéllos, non Angelo. E in fondo al mare, non può vivere alcun tipo di maiale da cui ricavare il prosciutto. Come faccio, a sapere se mi piace?
Pause!
Ora: Alistair ha immaginato ogni possibile, ma improbabile sciocchezza che potesse venire fuori dalla mia bocca, per di più senza nemmeno conoscermi, o si è limitato a programmare un’intelligenza artificiale da fantascienza? E a ficcarla dentro un affare grande quanto una Playstation 4?
Che razza di supporto di memoria può starci, in quella scatola nera? Considerando poi quanto spazio occuperà la sola simulazione degli ambienti… argh! Finirò per impazzire: inizio a sperare che mi stia facendo uno scherzo, ascoltandomi in qualche modo e rispondendo via telefono.

Devo dissezionare prototipo, proiettori e programma, o stanotte non riuscirò a dormire.

Continue!
– Va tutto bene, Eleonora?
– Non del tutto. Angéllos, – svicolo – questi suoni mi danno fastidio, cosa li causa?
– Ti riferisci a… – alza l’indice sinistro e tace, lasciando spazio al rumore dell’acqua, sovrastato a intervalli regolari dal canto delle balene in toni-forse-binaurali. Annuisco.
– Questo canto appartiene al Re della città perduta. Avresti il piacere di incontrarlo?

Immersione, capitolo 7

Riassunto della puntata precedente

Dopo aver rievocato gli eventi della giornata, Eleonora affronta il serpente marino, scoprendo come è fatto da dentro un mostro olografico. Scopre anche alcuni particolari sul funzionamento della macchina di Alistair.

7

Proseguo nell’esplorazione: gli edifici lasciano spazio a una piccola piazza rettangolare, pavimentata di lastroni grigi e graffiati. Sarà grande almeno il triplo di quest’aula.
Al centro della piazza, c’è la statua di un uomo barbuto, monco e con un bastone spezzato nella mano destra – a terra vedo l’estremità di una lancia, o forse era un tridente, e i cocci di una mano sinistra. I suoi lineamenti sono in parte erosi, coperti di alghe e di gusci di calcare: riesco a vedere solo la metà destra del suo volto, sembra piuttosto accigliato! Dovendo basarmi sul viso e sul tridente, credo che sia una statua di Poseidone, ma non ricorda i classici figaccioni palestrati dell’antica Grecia, è più magro.
Supero la statua e un suono si fa subito più forte, sovrastando quello dell’acqua che viene mossa dai pesci: ricorda il canto delle balene. Spero che nessuno lo senta, fuori dall’aula, o passeremo dei guai!

Esco dalla piazza grazie a una via larga almeno sei metri, con lastroni di marmo grigio e venati di nero sul pavimento.
I palazzi attorno sono alti, ma non vedo bassorilievi o altri esempi d’arte: forse Alistair si è rotto le scatole di rendere tutto iperrealistico. Quando lavoreremo assieme, dovrò stare attenta che non scantoni sui dettagli…
Ricompare la scritta Pause e gli ologrammi svaniscono. Ero di fronte a un palazzo e ora sono a un metro dalla finestra. Il sole sta calando.
– Eleonora, scusa se interrompo qui, ma ho appena ricevuto un messaggio e devo allontanarmi per un’oretta. Se vuoi continuare la demo, ti lascio tutto, ma devi assicurarmi che baderai al prototipo e non lo lascerai incustodito.

No, genio, scusa: ti fidi a lasciare una tizia appena conosciuta con una miniera d’oro come questa?
– Ehm… Eleonora?
– Sì, resto volentieri. Ma come si spegne?
– Con i comandi vocali: Pause per mettere in pausa, Continue per uscire dalla pausa, End per chiudere il programma. Se dovessero esserci problemi, il mio numero ce l’hai, ma per altre due ore, l’aula non dovrebbe servire a nessuno, stando all’orario appeso qui fuori. A dopo! – e sfoggia un bel sorriso immacolato, prima di uscire dall’aula.

Continue!