Un po’ Saint-Exupery, un po’ Ende: Il Piccolo Principe, il film

“Il problema non è diventare grandi, ma dimenticare”
L’Aviatore, ne Il Piccolo Principe

Questo post sta marcendo nel blocchetto degli appunti da troppo tempo. Davvero troppo.
Il Piccolo Principe è un racconto famosissimo, credo che persino chi non l’abbia mai letto conosca la storia, almeno a grandi linee.
In alcuni casi, ha ispirato almeno un paio di serie animate – di recente, anche un film d’animazione.
Film di cui andrò a gracchiare proprio ora. ;)

Il Piccolo Principe 101

Fonte: Coming Soon

Una bambina e una madre, affiatate, sincronizzate come robot; la bambina aspira a un posto nella prestigiosa Werth Academy, una scuola privata ad accesso ristretto. La madre aiuta la bambina, programmando ogni suo istante di vita.
L’ingresso alla scuola passa per una porta così stretta, che la bambina non riesce a entrare per un piccolo, ma al tempo stesso enorme errore, che la scaraventa nel panico!
Non c’è problema, piano B: andando ad abitare nel quartiere giusto (che sembra uscito da un incubo di Tim Burton: al confronto, il quartiere di Edward mani di forbice sembra Montmartre!) la bambina potrà accedere alla Werth, ma dovrà studiare davvero tanto – la sua vita sarà solo studio, sotto la supervisione inflessibile di sua madre, che ha programmato ogni istante della vita di sua figlia per anni.
Ma la già tracciata vita della bambina subirà uno scossone proprio quando andrà a vivere nell’inquadratissimo quartiere scelto dalla madre, in cui persino le chiome degli alberi sono quadrate: il suo vicino di casa ha l’unica dimora fuori dal normale ed è un vecchio aviatore un po’ svitato, pronto a condividere con la bambina un racconto della sua gioventù, risalente a quando ha fatto la conoscenza di un Piccolo Principe venuto da lontano…

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Spirit of Wonder, di Kenji Tsuruta

“La cosa che mi fa molto piacere… è che tu, papà e gli altri… abbiate creduto in quella teoria che non è interessata a nessuno…”
Windy Lindoverberg, in Spirit of Wonder

spirit of wonder manga
La copertina del volume, in una delle mie più riuscite scansioni!

Quando si pensa alla fantascienza, viene in mente qualcosa di rigoroso, freddo e preciso. Ma non è sempre così: esiste anche una fantascienza più leggera, che ispira un senso di meraviglia grazie a invenzioni e scoperte che sono poco plausibili – dal punto di vista della realtà – ma che in compenso possono essere ricche di poesia.

È questo il caso di Spirit of Wonder, il manga di Kenji Tsuruta, un delirio in bianco e nero dal livello di conflitto contenuto e disegnato in modo stupendo.

Spirit of Wonder 101

Spirit of Wonder ha come tema le meraviglie della scienza: persone geniali inventano strumenti capaci di compiere veri e propri miracoli, talvolta con la ricerca di un “facile” guadagno o di un beneficio per il mondo e altre volte, solo per ottenere il sorriso di una persona cara o riparare a un’ingiustizia del destino.
Ecco dunque

  • il mondo del 2006, invaso dalle acque a causa di sconvolgimenti climatici
  • la famiglia Dolittle e la sua speciale cameriera
  • il professor Skelmersdale, creatore di piccoli universi
  • i paradossi temporali del professor Drosselmeier e del suo assistente Wilhem
  • la folle impresa del Club dei giovani scienziati, desiderosi di raggiungere Marte grazie a una teoria sull’etere che la scienza moderna considera scorretta
  • le manipolazioni del tempo cronologico del professor Abbott
  • gli azzardi della genetica del professor Omaezaki
  • infine, la manesca locandiera China, sempre alle prese coi suoi affittuari insolventi e le loro strampalate, quanto spettacolari, invenzioni

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