The Last Door – Collector’s Edition. Season One

“It remember us, it looks for us, it calls us from its dark nest, from its abominable lair. All these years I have attempted to return to it but I have no strenght left.”
“Si ricorda di noi, ci cerca, ci chiama dal suo nido oscuro, dal suo abominevole antro. Per tutti questi anni ho cercato di ritornare a lui ma non ne ho più la forza.”
Ernest Glynn, in The Last Door Season One

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Icona del gioco
(Fonte)

Non sempre, per essere evocativo, un gioco deve anche essere graficamente figo o iper-realistico: a volte, basta suggerire al giocatore quali siano i passaggi in cui sperimentare certe emozioni, con la scelta dei colori o con una musica azzeccata.
Con The Last Door abbiamo proprio questo: un’avventura grafica punta e clicca dall’aspetto spartano, un po’ migliore di quello che si aveva con certi computer del passato, ma che in comunione con una musica impeccabile e una scelta astuta dei colori – per tacere di una sceneggiatura che riecheggia di suggestioni da Lovecraft, Poe, Chambers e Machen – dà vita a un viaggio inquietante…

The Last Door Season One 101

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Copertina del gioco
(Fonte: qui)

Ottobre del 1891, Inghilterra. Periodo vittoriano. Jeremiah Devitt riceve una lettera da un amico dei tempi della scuola, Anthony Beechworth: c’è scritta una sola riga, il motto del loro cenacolo filosofico segreto, cioè

Videte ne quis sciat

Vedete che nessuno sappia

Devitt si dirige immediatamente alla lussuosa dimora dell’amico, per trovarla però disabitata, con l’eccezione di un grosso stormo di corvi che pasteggia con qualcosa sul retro della magione.
La casa è piena di lettere, diari e strani oggetti, con una sorpresa in soffitta…
Riuscirà Devitt a fare luce sul mistero?

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