Condurre una gondola su Marte: Aria (e Aqua), di Kozue Amano

“Dobbiamo godere di ciò che viviamo ora, non lasciarci imbrigliare dalla nostalgia dei ricordi…
Non è stato bello solo il passato, anche il presente lo è!”

Alicia Florence, in Aria

Spesso, consideriamo le storie coinvolgenti solo quando presentano dei conflitti profondi e interessanti, con scelte difficili e conseguenze drammatiche, eroi caduti e malvagi redenti.
Ma una storia può essere piacevole anche se i conflitti sono assenti, presentando personaggi sereni e situazioni ricche di lirismo: qualcuno classifica queste storie come appartenenti al “genere consolatore” e non c’è dubbio che il fumetto giapponese Aria, con i suoi slice of life inseriti in una blanda cornice fantascientifica, ne faccia parte.

Aria 101

Fonte: scansione

Anno 2301. La Terra è diventata un pianeta comodo, razionalizzato a livello logistico e con un clima mite e uniforme, gestito alla perfezione da avanzate stazioni meteorologiche.
Non a tutti piace questa precisione. Non ad Akari Mizunashi, che ha deciso di andare a vivere su Marte: una volta terraformato, il pianeta rosso è diventato adatto alla vita umana e animale, ma lo scioglimento dei ghiacci lo ha coperto d’acqua per buona parte – e per questo motivo è stato ribattezzato Aqua.
Le terre emerse risultanti sono state “lottizzate” dalle nazioni per riprodurre alcuni tipici paesaggi terrestri, ormai scomparsi: una di queste regioni è la città di Neo Venezia, ovvero la Venezia italiana, trasferita su Marte Aqua per evitarne l’inabissamento sulla Terra.
A Neo Venezia, si lavora molto con le gondole, ma esiste solo un mestiere disponibile per le donne che ne conducono una: l’undine, cioè il vecchio mestiere del gondoliere.
Questa è la storia di Akari Mizunashi, che vuol diventare un’undine su Aqua!

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Prima di Lovecraft: Il grande dio Pan, di Arthur Machen

“(…) dopotutto, è una storia antica, un remoto mistero che si manifesta ai giorni nostri, tra le cupe strade di Londra anziché tra i vigneti e le distese di ulivi”
Villiers di Wadham
, Il grande dio Pan

La segnalazione del buon Ysi dell’opera di Hillman Saggio su Pan mi ha spinto a rileggere questa novella di Arthur Machen, in cui sono presenti molte tematiche che Lovecraft farà sue nella stesura dei suoi racconti di orrore cosmico:

  • l’alienità della reale natura del cosmo rispetto alle percezioni dell’uomo
  • l’irruzione dell’orrore cosmico nel quotidiano e il suo rendere folli coloro che ne testimonino l’incommensurabile grandezza
  • la conoscenza come chiave che apra la porta al disastro – mostrando ciò che deve essere celato all’umanità per il suo stesso bene…

Ne emerge un vero e proprio racconto dell’orrore, di quelli col finale non edulcorato: la morte è una prospettiva meno spaventosa, rispetto al fato di coloro che siano testimoni dei misteri del grande dio Pan, personificazione di quella parte del mondo materiale che l’essere umano non può domare con l’aiuto della sua scienza!

Il grande dio Pan 101

il grande dio pan arthur machen
Copertina
(Fonte: scansione)

Il dottor Raymond, un geniale chirurgo la cui dedizione alla medicina trascendentale gli è valsa, negli ambienti più ortodossi, la nomea di ciarlatano, dopo anni di studio ha elaborato una tecnica di neurochirurgia capace di aprire le porte della percezione umana alle verità ultime sul mondo fenomenico: un livello di realtà che il dottore chiama col nome di “dio Pan”.
Privo di scrupoli, sperimenta la tecnica sulla figlia adottiva Mary, a lui devota, col gentiluomo Clarke come testimone dell’esperimento.
Il risultato dell’operazione sarà l’inizio di una catena di depravazione e morte che stringerà il mondo, e soprattutto Londra, negli anni a venire.

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