Una classica “magia” Mondadori per stregare la science fantasy: Progetto Jennifer, di Charles Stross

“Di solito non ricordo i sogni che faccio perché sono in gran parte surreali e/o incomprensibili – cammelli a due teste che mi rubano l’hovercraft, divinità-calamaro con ali da pipistrello che mi spiegano perché dovrei accettare le offerte di lavoro della Microsoft, e amenità simili -, ma questo spicca per il suo macabro realismo.”
Bob Howard, in Progetto Jennifer

Oggi la prendo molto alla lontana, siete avvisati… con un raccontino!

The (not so) Prestige, di Conte Gracula

Un uomo in frac, col cappello a cilindro e il farfallino al collo, apre il suo mantello nero foderato di rosso e fa un profondo inchino. Il cappello gli cade dalla testa e molti conigli denutriti e colombe spennacchiate ne approfittano per fuggire.
– Gentili dame e munifici cavalieri, benvenuti allo spettacolo di magia del Grande Mondadorì! Mi esibirò oggi in un numero di manipolazione assai pericoloso, perciò consiglio ai deboli di cuore e ai lettori più sensibili di abbandonare la sala adesso, per evitare spiacevoli conseguenze…
Un certo numero di romanzi, e di lettori di George Martin, si alza per abbandonare la sala.

– Bene, sono passate poche righe e molti di voi sono ancora qui: immagino che non vogliate perdere l’occasione, tutt’altro che unica e rara, di essere spettatori del mio più grande prodigio… ma prima, ho bisogno di un volontario!
Il mago vaga per la sala, guardando tra le poltrone ancora occupate e facendo cenni di diniego.
– Lei no (troppo ingombrante) lui nemmeno (troppo famoso) e nemmeno questi due (hanno firmato con un altro editore)… eccola lì, lei è perfetta, signorina!
Il mago si avvicina a una fanciulla snella, coi capelli lunghi e raccolti in una coda di cavallo. Segue uno stile “adorkable“: jeans comodi, maglietta con la scritta “Intersect is only a dark magick”, camicia a quadri. Porta sotto braccio un computer portatile, con un pentacolo rosso aerografato sullo chassis nero: la figura è disegnata con una serie di 0 e 1, più un 2 in ogni punta della stella.
– Allora, come si chiama questo meraviglioso esemplare di romanzo breve? – chiede Mondadorì alla fanciulla.
– Mi chiamo Jennifer, The Jennifer Morgue, ma da quando sono arrivata in Italia, mi faccio chiamare Jennifer Progetto… pardon, Progetto Jennifer.
– Bene, signorina Progetto, vorrebbe confermare ai nostri spettatori che noi due non ci conosciamo?
– Assolutamente no, noi due non ci conosciamo. La vedo ora per la prima volta da mesi, quando mi ha tradot…
– Per l’appunto, io e la signorina siamo dei perfetti sconosciuti l’uno per l’altro! Si accomodi sul lettino signorina, mentre io preparo la sega per il numero.
– La sega? Cosa significa, Grande Mondadorì?
– Ah ha ha, non si preoccupi, è un numero che ho perfezionato con alcuni volontari, in passato; tutte le prime edizioni della famiglia Le cronache del ghiaccio e del fuoco si sono sottoposte a questo numero e nessuno è morto, anzi: ora sono molti più di prima…
Il prestigiatore lega la fanciulla al tavolo con dei ceppi fatti di durissima cartapesta, ricavata da manoscritti che non hanno vinto il premio Urania.
– Ma dopo mi farà tornare come prima? – chiede Progetto Jennifer preoccupata.
– Ah ha ha – ride il grande Mondadorì, lisciandosi il baffo curvo – ma certo… che no!

Seriamente

Ebbene sì, la Mondadori ha rifatto il suo “vecchio trucco del libro segato in due”, stavolta all’interno della collana Urania: The Jennifer Morgue è diventato Progetto Jennifer, in italiano, ed è stato diviso in due libri, pubblicati tra settembre e ottobre 2018.
Sommando le pagine dei due volumi, sono circa 344 pagine: 167 la prima parte, 177 la seconda, contando anche frontespizi e pagine vuote all’inizio dei due volumi. Il resto di ogni libro è occupato da un diverso racconto italiano.
Facendo un veloce paragone con Rapporto sulle atrocità, il precedente libro di Charles Stross (269 pagine, senza contare postfazione e glossario, già presenti nell’edizione in lingua originale) si nota che i due libri di Progetto Jennifer sono scritti con un font un po’ più grande e un’interlinea più ampia, ma qualcosa mi dice che la magia del grande Mondadorì non avesse come fine la comodità di chi ha problemi di vista… o forse si è offeso perché il libro di Stross precedente, che conteneva i due racconti Rapporto sulle Atrocità Giungla di cemento, l’ho non-recensito in due parti?
Mah, tra vedere e non vedere, vi beccate due post a tema anche a questo giro. Ringraziate il grande Mondadorì!
Anticipo che mentre scrivo queste righe, devo ancora iniziare la seconda parte della donna segata in due storia: perciò, mentre la prima parte è carina (spoiler! :P ) non so ancora se la seconda chiuda degnamente la vicenda.

Progetto Jennifer prima parte 101

Fonte: scansione

Un cambiamento nei quadri di comando della Lavanderia, il servizio segreto taumaturgico del Regno Unito, apre una possibilità di avanzamento per Bob Howard, ex analista e tuttora tecnico informatico della struttura, oltre che agente sul campo esperto in armi mistiche. Col nuovo rango, dovrà presenziare a un incontro di routine tra i rappresentanti di altri servizi segreti occulti europei (tre aggettivi di fila, non lo faccio più!) per discutere di noiosissime questioni burocratiche.
Ma in Germania, sede dell’incontro, succedono cose strane e sinistre, e Bob si ritrova costretto, in modi particolari, a collaborare con una femme fatale della Camera nera, un organo di spionaggio totalmente inumano: la bellissima Ramona Random, la “Bond girl” di questa storia, metterà a dura prova – con una bizzarra combinazione di bellezza, fascino ultraterreno e appetiti discutibili – la morale di Bob, il quale è felicemente impegnato con una filosofa, e dunque potentissima strega, dalle molte risorse.
L’obiettivo della missione è Ellis Billington, ricchissimo fornitore di software stregato per le agenzie segrete del mondo “libero”: il signor Ellington sta giocando pesante, nel tentativo di recuperare – per scopi ignoti – un’arma appartenente a una civiltà di mostri marini, i quali potrebbero spazzare via senza fatica buona parte dell’umanità…

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I parassiti della mente, di Colin Wilson. E qualche svarione personale in tema…

“Pensai che la percentuale dei suicidi stava aumentando perché migliaia di esseri umani si stavano “svegliando” come me all’assurdità della vita umana, e si rifiutavano di andare avanti.”
Gilbert Austin, in I parassiti della mente 

Ed eccoci ritornare finalmente nell’orbita della collana Urania, assente dalla voliera da un sacco di tempo, a causa della pigrizia del padrone di casa!
Oggi tocca a I parassiti della mente, del nostro vecchio amico Colin Wilson: autore de I vampiri dello spazio, di cui abbiamo già parlato agli esordi del blog – quando ero ancora più sconclusionato di oggi – e poi, di Specie immortale/The Philosopher’s Stone e di Il Ritorno dei Lloigor, ovvero le sue uniche storie che ho in biblioteca.
Casualmente, sono tutti lavori con marcate influenze lovecraftiane, ma con l’eccezione dei Lloigor, anche transumaniste: un certo ottimismo di fondo porta i protagonisti a superare gli orrori a loro contrapposti, conducendo  l’umanità a scoprire la chiave per lo sviluppo del proprio reale potenziale.

I parassiti della mente 101

Scansione

Il terzo volume della Storia dell’era nucleare dell’Università di Cambridge – così facciamo contento anche Lucius, soddisfacendo il suo interesse per gli pseudobiblia – è dedicato all’edizione integrale del dossier I parassiti della mente, una raccolta di appunti e memoriali dell’archeologo Gilbert Austin.
In questo documento, l’uomo rivela quasi tutti i dettagli della pericolosa battaglia che lui e i suoi sodali hanno combattuto per liberare l’umanità dal nemico, un “cancro mentale” capace di provocare la fine della civiltà, ispirando nell’uomo nichilismo e abitudini negative per soffocare la tensione della specie umana verso la grandezza.
Tra ritrovamenti archeologici capaci di riscrivere la storia dell’umanità, intuizioni lovecraftiane, ondate di suicidi e minacce di guerre inaspettate, Austin e i suoi, armati degli indizi lasciati dallo psicologo industriale Karel Weissman e di una disciplina ispirata alla fenomenologia di Husserl, affrontano una minaccia che è al tempo stesso aliena e interna all’uomo, capace di colonizzare l’infinito spazio che unisce tutte le menti senzienti per nutrirsi della misteriosa fonte dell’esistenza umana.

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The Last Door – Collector’s Edition. Season Two

” For a moment, the sky was dark.
We heard the calls of a thousands birds.
But another sound rose above them.
A sound I cannot describe.”

“Per un momento, il cielo divenne scuro.
Sentimmo il richiamo di migliaia di uccelli.
Ma un altro suono li sovrastò.
Un suono che non posso descrivere.”
John Wakefield, in The Last Door Season Two

E con questo post, concludiamo il viaggio retrò di The Last Door: altri quattro episodi – e un mini-episodio – per completare la storia iniziata con Jeremiah Devitt.
Le ultime tappe avranno un protagonista diverso, lo psichiatra John Wakefield: il medico curante di Devitt è intenzionato a capire che fine abbia fatto il suo paziente e verrà accompagnato dalla guida esperta, ma all’atto pratico non determinante, dell’occultista e psichiatra Johan Kaufmann.
Siete pronti a scoprire i segreti al di là del Velo?

The Last Door Season Two 101

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La prima stagione si è chiusa con Wakefield e Kaufmann impegnati nella ricerca di Devitt: i due studiosi hanno degli indizi da seguire per scoprire che fine abbia fatto il giovane.
Partendo da un manicomio e passando per la dimora di un luminare dell’occulto, Wakefield giungerà fino a un villaggio su un’isola remota: lì, si praticano antiche tradizioni che potrebbero avere un legame con il Velo, la nebbia metaforica che cela le verità dell’universo agli abitanti del mondo materiale.

Traduzione: Sono i pannelli del primo re di Èìlis Mòr. Nei giorni dei druidi, adoravamo il grande dio Lugh, e i nostri re si comportavano in accordo con quelle convinzioni.
(Nota: questa mia traduzione non mi convince molto, prendetela con le molle!)

È possibile salvare Jeremiah Devitt? E quanti misteri ancora dovrà svelare il giocatore?

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