Il memorandum Fuller, di Charles Stross. Questa volta, senza giochi di prestigio

“Tiro fuori il NecronomiPod, lo accendo e sul display appaiono allegramente le icone di Safari, YouTube, Teschio cornuto, Impostazioni, Rune di sangue, Messaggi e Segno degli antichi. Rune di sangue mi manda nel rivelatore di incantesimi, che mostra le solite opzioni.”
Bob Howard, in Il memorandum Fuller

Oggi si va nuovamente in Lavanderia, cioè nei servizi segreti occulti del Regno Unito, con un altro racconto di Stross dedicato al suo improbabile, quanto competente, agente segreto: Bob Howard.
Questa volta, il Grande Mondadorì ha deciso di non esibirsi, perciò abbiamo – giustamente – un unico libro a raccontare un’altra avventura di Bob alle prese con l’infomantica (và come suona bene, da oggi la chiamerò così!) e con ogni genere di orrore, dai mostri mangia-anime ai revisori di bilancio dei servizi segreti!

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Nel corso degli anni, Bob Howard si è fatto notare nell’ambiente delle spie, portando a termine alcune missioni cruciali, nonostante le probabilità fossero tutte contro di lui.
Oltre a essere cresciuto in competenza, è anche riuscito a sposarsi con Mo, una filosofa conosciuta in una delle sue prime operazioni sul campo, che è diventata una temuta strega della Lavanderia.
Ma anche i veterani sono soggetti al rischio di compiere errori fatali: Angleton, diretto superiore di Bob, affida all’agente una missione, un esorcismo di routine, senza però fornire tutte le informazioni necessarie. Gli errori si sommano, uno dopo l’altro, e Bob finisce per non prendere alcune precauzioni: il risultato costa la vita di una cara vecchina, con conseguenti indagini disciplinari a carico di Bob.
Poiché i guai non vengono mai soli, Mo viene coinvolta in una missione che lascia pesanti strascichi sul suo equilibrio mentale, Angleton sparisce senza lasciare traccia di sé e capitano tanti altri fatti sinistri, che preludono a una rivelazione: si avvicina il momento in cui la Lavanderia dovrà affrontare il caso Nightmare Green – il nome in codice per uno dei possibili scenari lovecraftiani della fine del mondo!

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Missione su Minerva, di James P. Hogan: qui finisce il ciclo dei Giganti, per cause di forza maggiore

“Credo di aver superato anche io la capacità di sorprendermi. L’ultima volta che ti ho spedito da qualche parte, sei tornato portandoti dietro un universo al completo. Stavolta lo farai con l’intero Multiverso. Ma è il limite massimo. Per forza. Non c’è niente di più grande. O no?”
Gregg Caldwell, in Missione su Minerva

Si conclude il ciclo dei Giganti di Hogan – finalmente, ma non perché ne avessi abbastanza, solo perché ero curioso di vedere i botti! Tanto più che, secondo me, se l’autore fosse ancora vivo, ci regalerebbe un altro giro di giostra: qualcosa nel finale – perfettamente concluso, sia chiaro – mi fa pensare che avrebbero potuto esserci ulteriori sviluppi…

Missione su Minerva 101

Scansione della copertina

Sarebbe stata una giornata tranquilla per Victor Hunt, il fisico che ha contribuito a rivoluzionare le prospettive storiche e scientifiche dell’umanità con la scoperta delle sue origini, il primo contatto con una specie aliena, l’alleanza con la suddetta specie e la rivelazione di un bizzarro universo, “fantasy, ma col trucco”.
Solo che Victor riceve una telefonata impossibile: una chiamata da un se stesso futuro, che gli dà… si dà… (ci siamo capiti) anche delle convenienti dritte sull’investimento in borsa di un’azienda promettente e ancora non quotata – la forma più estrema di insider trading, senza dubbio: dal futuro al passato!
Al di là delle questioni prettamente finanziarie e penali, quest’unico evento permette agli scienziati terrestri e thurieni (i Giganti) di iniziare a imbastire una “fisica del Multiverso”, che potrebbe permettere di viaggiare in altre realtà.
Tra un bizzarro incidente e un inconveniente, questa nuova branca scientifica apre un orizzonte a cui i thurieni tengono moltissimo: viaggiare indietro nel tempo fino alla loro antica patria, lo scomparso pianeta Minerva, per dare vita a una linea temporale in cui la guerra tra le due superpotenze minerviane non avrebbe posto fine al mondo…

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Fine del “gioco di prestigio”: Progetto Jennifer seconda parte, di Charles Stross

Riassunto della puntata precedente: abbiamo lasciato in sospeso le nostre gracchiate sul romanzo breve di Charles Stross, The Jennifer Morgue, in italiano Progetto Jennifer: ogni tanto mi piace buttare tutto in caciara e la mossa di Mondadori – dividere il libro in due metà – mi ha infastidito e mi ha ispirato un aborto di raccontino, che potete leggere nella non-recensione della prima parte della storia.
Ma lagnarsi troppo non è degno di uccelli canori della nostra levatura, perciò abbandoniamo questo atteggiamento e passiamo oltre a cianciare del romanzo!

Progetto Jennifer seconda parte 101

Fonte: scansione

Bob Howard, brillante agente segreto occultista e nerdacchione informatico della Lavanderia di sua Maestà d’Inghilterra, è in missione per indagare sull’operato di un appaltatore delle agenzie occulte di mezza Europa, Ellis Billington: l’uomo sta lavorando per recuperare una pericolosa arma appartenente a una civiltà subacquea lovecraftiana, per scopi sconosciuti, e non lesina in sortilegi di sorveglianza, zombi e colpi bassi di ogni genere.

La sua strategia si centra su un misterioso incantesimo basato sulla legge occulta della similarità, che obbliga chi voglia ostacolarlo ad aderire a uno specifico archetipo narrativo: poche persone, oltre a Bob, sono abbastanza qualificate da sperare di uscirne vive e al tempo stesso abbastanza ignoranti dei dettagli da rientrare nello schema voluto da Billington.

Bob è costretto a operare al fianco di una femme fatale di un’altra agenzia, l’affascinante Ramona Random, donna d’azione dai molti segreti e con altrettante risorse, ma allo stesso tempo, si avvicina il momento dell’entrata in scena di Mo O’Brien, fidanzata di Bob epronta a mostrare come una laurea in filosofia, integrata da certi “corsi di violino”, possa essere risolutiva nelle crisi internazionali…

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