Chronicle of Innsmouth, avventura grafica per PC

Mi piace l’odore dei pixel al mattino. Certo, spesso devo accontentarmi di goderne la sera, ma non mi formalizzo, l’importante è divertirsi!
Dopo tanto tempo, torno a parlare di

  1. videogiochi per PC
  2. derivati lovecraftiani

e lo faccio con un unico post, dedicato a un’avventura grafica italiana, intitolata Chronicle of Innsmouth.
Chiunque abbia letto un racconto di Lovecraft, L’ombra su Innsmouth, non avrà problemi a intuire la direzione della storia, dato il titolo del gioco e il pistolone di Cechov che viene estratto all’inizio dell’avventura, ma questo non impedirà di divertirsi con questo titolo, che potremmo considerare come la media matematica tra il New England da incubo del “solitario di Providence” e le avventure grafiche buffe di un tempo.

Chronicle of Innsmouth 101

Scansione della copertina. Mi è venuta sfocata sul fondo…

Siamo nel pieno del periodo del proibizionismo. Un giovane studente, appena raggiunta la maggiore età, decide di festeggiare con un viaggio nella regione in cui sua madre ha vissuto la propria infanzia. Il viaggio si rivela però più costoso del previsto, dato che il ragazzo si ritrova quasi senza soldi, prima di poter arrivare ad Arkham.
L’unica soluzione è quella di prendere un catorcio-bus che fa servizio giornaliero di navetta, ma con scalo obbligatorio a Innsmouth, cittadina costiera dalla pessima reputazione e i cui abitanti soffrono di una misteriosa sindrome genetica: il posto è un tale schifo che non è nemmeno segnato sulle mappe!
Arrivare a Innsmouth sarà già una bizzarra avventura, ma il difficile sarà uscirne tutti d’un pezzo…

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The Last Door – Collector’s Edition. Season Two

” For a moment, the sky was dark.
We heard the calls of a thousands birds.
But another sound rose above them.
A sound I cannot describe.”

“Per un momento, il cielo divenne scuro.
Sentimmo il richiamo di migliaia di uccelli.
Ma un altro suono li sovrastò.
Un suono che non posso descrivere.”
John Wakefield, in The Last Door Season Two

E con questo post, concludiamo il viaggio retrò di The Last Door: altri quattro episodi – e un mini-episodio – per completare la storia iniziata con Jeremiah Devitt.
Le ultime tappe avranno un protagonista diverso, lo psichiatra John Wakefield: il medico curante di Devitt è intenzionato a capire che fine abbia fatto il suo paziente e verrà accompagnato dalla guida esperta, ma all’atto pratico non determinante, dell’occultista e psichiatra Johan Kaufmann.
Siete pronti a scoprire i segreti al di là del Velo?

The Last Door Season Two 101

Screenshot del menu

La prima stagione si è chiusa con Wakefield e Kaufmann impegnati nella ricerca di Devitt: i due studiosi hanno degli indizi da seguire per scoprire che fine abbia fatto il giovane.
Partendo da un manicomio e passando per la dimora di un luminare dell’occulto, Wakefield giungerà fino a un villaggio su un’isola remota: lì, si praticano antiche tradizioni che potrebbero avere un legame con il Velo, la nebbia metaforica che cela le verità dell’universo agli abitanti del mondo materiale.

Traduzione: Sono i pannelli del primo re di Èìlis Mòr. Nei giorni dei druidi, adoravamo il grande dio Lugh, e i nostri re si comportavano in accordo con quelle convinzioni.
(Nota: questa mia traduzione non mi convince molto, prendetela con le molle!)

È possibile salvare Jeremiah Devitt? E quanti misteri ancora dovrà svelare il giocatore?

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The Last Door – Collector’s Edition. Season One

“It remember us, it looks for us, it calls us from its dark nest, from its abominable lair. All these years I have attempted to return to it but I have no strenght left.”
“Si ricorda di noi, ci cerca, ci chiama dal suo nido oscuro, dal suo abominevole antro. Per tutti questi anni ho cercato di ritornare a lui ma non ne ho più la forza.”
Ernest Glynn, in The Last Door Season One

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Icona del gioco
(Fonte)

Non sempre, per essere evocativo, un gioco deve anche essere graficamente figo o iper-realistico: a volte, basta suggerire al giocatore quali siano i passaggi in cui sperimentare certe emozioni, con la scelta dei colori o con una musica azzeccata.
Con The Last Door abbiamo proprio questo: un’avventura grafica punta e clicca dall’aspetto spartano, un po’ migliore di quello che si aveva con certi computer del passato, ma che in comunione con una musica impeccabile e una scelta astuta dei colori – per tacere di una sceneggiatura che riecheggia di suggestioni da Lovecraft, Poe, Chambers e Machen – dà vita a un viaggio inquietante…

The Last Door Season One 101

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Copertina del gioco
(Fonte: qui)

Ottobre del 1891, Inghilterra. Periodo vittoriano. Jeremiah Devitt riceve una lettera da un amico dei tempi della scuola, Anthony Beechworth: c’è scritta una sola riga, il motto del loro cenacolo filosofico segreto, cioè

Videte ne quis sciat

Vedete che nessuno sappia

Devitt si dirige immediatamente alla lussuosa dimora dell’amico, per trovarla però disabitata, con l’eccezione di un grosso stormo di corvi che pasteggia con qualcosa sul retro della magione.
La casa è piena di lettere, diari e strani oggetti, con una sorpresa in soffitta…
Riuscirà Devitt a fare luce sul mistero?

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