Immersione, epilogo

Riassunto della puntata precedente

La simulazione olografica diventa reale al risveglio di Cthulhu, che emerge dalla Cittadella facendola a pezzi. Mentre Cthulhu urla, schiaccia e divora chiunque trovi intorno a sé ed Eleonora – gravemente ferita – cerca di salvarsi come può…

Epilogo

La scossa provocata dalla metamorfosi pizzica ogni mio tessuto, mentre indosso la nuova maschera: i capelli cadono e bruciano con un lampo violetto, la pelle si lacera rivelando le squame. I vestiti si stracciano, le ossa delle gambe si deformano e saldano e i piedi si allungano, diventando una coda.
Con la coda dell’occhio, vedo che Giovanni è in estasi: gli piace tanto, osservarmi mentre manifesto i miei diritti divini! Probabilmente starà misurando ogni parte del mio nuovo corpo con l’approssimazione di un millimetro – chissà perché è così convinto di avere questa grande consapevolezza dello spazio… l’ho proprio rintronato!
Mi sbilancio in avanti per cadere nell’acqua, mentre le squame già formate diventano luminose: fa buio presto, in questa stagione!

Inspiro, e soffoco, quando l’acqua salata invade i miei polmoni ancora umani, fino a quando si aprono le mie branchie e l’apparato respiratorio del mio simulacro finisce di mutare.
Che gran fastidio, vivere nella materia: nei piani concettuali e nel Sogno c’è molta più libertà, mentre qui non viene mai ereditata per intero, l’onnipotenza di quei mondi. Serve sempre qualcosa per respirare. O per mangiare. O per riprodursi.

– Tieni, Maestro – Giovanni, inginocchiato di fronte alla riva del nuovo lago salato di Corsate, mi porge le cuffie col microfono. Ahimè, Angéllos non è telepatico come Alistair, perciò le indosso e mi preparo alla ricerca della pietra: credo che sia nel punto più profondo del lago, al centro della conca, dove si trovava la Cittadella delle Scienze. Proverò da lì.
Ho anche un punto di riferimento: la cima del palazzo di Cthulhu – della parte materializzata – emerge dalla superficie del lago, formandosi lentamente dove prima sorgeva la Cittadella.
Continuando così, in pochi giorni l’intera R’lyeh si troverà in mezzo all’Umbria. E tutto questo non sarebbe successo, senza il contributo di quella donna!
Grazie, Eleonora!

– Quella donna… mi ha dato grandi soddisfazioni, come operatore.
– Immagino che sia ormai morta, Maestro.
– Già. Che peccato, forse avrei potuto ingannarla per fargliene richiamare almeno un altro. Forse: era curiosa e ingenua, ma non scema. Non sarebbe certo caduta nell’imbroglio del videogioco una seconda volta, ma qualcosa avrei inventato.
– Per esempio, Maestro?
– Avrei potuto farle credere di portare sulla Terra il nemico naturale di Cthulhu. Magari facendoglielo partorire, perché no. In stile Whateley. E invece… Quel che è fatto, è fatto. Giovanni, quanto manca all’alba?
– Sei ore, Maestro.

Meglio darsi una mossa, quella pietra non dovrà stare qui, non col sole a picco, nemmeno se dentro una scatola: se si dovesse spaccare e la pietra dovesse essere vista – prima o poi, verranno delle persone a indagare sul lago – potrei finire per indossare quella maschera in pieno giorno.
Sarebbe una gran, brutta situazione: mi ci vorrebbero secoli, per tornare sulla Terra.
– Resta in guardia, Giovanni e avvisami se succede qualcosa di speciale. Io vado.

Nuoto da soli due minuti, eppure i frutti del Caos sono già maturi: intorno a me, c’è solo gente morta.
Cadaveri stritolati. Affogati. Mutilati. In parte mangiati, ma non credo da Cthulhu. Lui non mastica cibo così piccolo, lo ingoia tutto intero.
Altri corpi sono in parte coperti dalle macerie: emergendo dalla Cittadella, il Re di R’lyeh deve aver scagliato detriti ovunque.
Credo che quella sia l’ex portineria.
Certo che, quando lo svegliano e interrompono i suoi sogni, Cthulhu mostra un gran brutto caratteraccio…

Il prototipo è ancora acceso, ne sono sicuro, perché sta continuando a gettare acqua presa dall’oceano come un tombino rotto: le correnti sono un vero pasticcio.
Non si può negare che io faccia le cose per bene: violazione delle leggi della fisica con garanzia a vita! Alla faccia del CERN.
I parenti del Re sono intenti a pasteggiare con le carcasse dei miei ex compagni di corso e professori: alcuni di quei batraci non si degnano nemmeno di riverirmi, quando nuoto al loro fianco. Che ringrazino i loro Dei, io non do alcun valore alla vanità, altrimenti sarebbero morti pure loro!

Chissà dove è finito il prototipo.
– Maestro, – dice Giovanni – stando ai siti di news, la protezione civile e i militari sono stati inviati qui alla Cittadella: sembra che l’esercito abbia rinunciato a contenere l’avanzata di Cthulhu verso il mare a causa dell’inutilità della cosa, adesso preferiscono capire cosa sia successo!

È ora che mi dia una mossa, nessuno deve mettere le mani sulla pietra, a meno che non lo decida io.

– Maestro, inizio a sentire gli elicotteri e le sirene! E mancano due ore all’alba…
Se continua così, dovrò risvegliare Giovanni prima del tempo, ma sarebbe uno spreco colossale, so che mi servirà più avanti. Potrei però eludere i bipedi in acqua, Angéllos mi darebbe dei vantaggi innegabili; in più, è pieno di parenti di Cthulhu e Dagon e potrei arrivare alla notte senza incappare nemmeno in un sommozzatore vivo. Giusto in tempo per indossare la maschera dell’Abitatore e scappare con la pietra e la pancia piena…
Ma forse non ne avrò bisogno: ecco il prototipo, finalmente, a cento metri dai ruderi della Cittadella. O come direbbe Giovanni, se sapesse davvero prendere le misure, “a cento metri e 2 centimetri”.

Due bestie dell’Abisso si stanno sollazzando, prendendo sul grugno la corrente oceanica evocata dalla macchina. Bipedi acquatici e squamosi, i perditempo del mare! Forse è per questo, che i fannulloni di Innsmouth li prendono come amanti: è una questione di affinità!
Quando mi avvicino, si voltano verso di me e spalancano le fauci: che vogliano spaventarmi? O… bah… mangiarmi?
Forse, questi stupidi cosi non evitano di venerarmi perché sono blasfemi: non hanno capito chi io sia!
Scatto verso uno di loro, che mi viene incontro, mentre l’altro si mette di traverso tra me e il prototipo. Azzanno il mio avversario sotto le costole, mentre lui mi afferra la coda: mollerà presto la presa, il mio veleno sarà in circolo prima che possa torcermela.
E infatti, la bestia viene presto colta da spasmi e lascia la mia coda, lanciando ultrasuoni d’agonia: il suo compagno cambia espressione, ma ancora non si allontana dal prototipo, anzi, avanza verso di me, anche se meno baldanzoso di chi l’ha preceduto.
Basta così, è stata una giornata lunga: caccio gli artigli nella cassa toracica del primo e apro in due il suo torso: il sangue si propaga nell’acqua come una nuvola, mentre gli organi smettono di essere interni. Il compagno ancora vivo smette di avanzare; i suoi occhi sono più espressivi di quelli di un pesce, forse ha parenti umani: ci leggo il terrore.
Scappa. Forse spargerà la voce… ma non importa, ormai il prototipo è alla mia portata.

End – e la demo si ferma. L’acqua dell’oceano e la città di R’lyeh smettono di trasferirsi qui, lasciando solo alcuni pezzi del palazzo di Cthulhu e qualche quartiere.
Spengo la console e la sbuccio; stacco l’hard disk e sotto, eccolo lì: il mio Trapezoedro scintillante!
– Ce l’ho, Giovanni: prepara i miei vestiti di ricambio, dobbiamo andare.
– Maestro, ormai i soccorsi e gli investigatori sono qui, è questione di minuti. Come faremo?

Il Trapezoedro: forse è il caso di cercare qualcuno o qualcosa che ci guardi dentro, aiutandomi a cambiare maschera…
Questa giornata non vuol proprio saperne di finire!

Per adesso, la storia finisce qui: spero che vi sia piaciuta, ma se così non fosse – per buchi di logica, tecnica di scrittura piatta, grammatica maccheronica o qualsiasi altra cosa – lo spazio per i commenti è lì apposta, alla fine di ogni capitolo!
Se qualcosa dovesse esservi piaciuto in modo particolare, i commenti sarano sempre lì – così, mi potrò fare un’idea dei miei punti forti come aspirante scrittore.
Prossimamente, ma non so quando, lo specialone dietro le quinte di Immersione: fino ad allora, la voliera sapete dove trovarla!

Immersione, capitolo 11

Riassunto della puntata precedente

Eleonora riflette se spegnere la parte di programma che riguarda Angéllos, reo di essere stato un po’ cafone nei suoi confronti. Quindi, la ragazza riesce finalmente a vedere il Re, ma solo di spalle: ha una testa gigante e riposa dentro un profondo fosso cilindrico. Intanto, il suo canto si fa sempre più intenso…

11

Giro intorno alla testa del Re, senza staccarle gli occhi di dosso: non è sferico, sembra più un uovo coricato ed è come se mi stessi dirigendo verso la sua “punta”.
A tre quarti del perimetro, ecco un grande bozzo: credo che sia un occhio chiuso, con delle palpebre senza ciglia che si saldano lungo una linea verticale.
Delle propaggini, attaccate all’estremità della testa del Re, vengono scosse dalle correnti marine, come se fossero lunghi capelli; solo che la sua nuca si trova dalla parte opposta… una lunga barba? No, le propaggini hanno delle ventose: è come se il Re fosse una piovra, o persino un kraken.
Il mio senso di nerd sta formicolando!
Gli sono davanti: nell’ondeggiare dei tentacoli, intravvedo uno scorcio di becco.

– Eccolo – dice Angéllos, nuotandomi attorno – Ecco il glorioso Re della dimora perduta! L’Arthur Pendragon degli Abissi, in attesa che Avalon molli la stretta sulla sua regale anima! Egli, morto ma addormentato, attende che giunga il giorno glorioso del suo risveglio…
Cerco di spingere via questo tritone pomposo, per osservare meglio il Re: prima ancora di toccarlo, Angéllos turbina sul suo asse e si sposta, evitando di toccarmi e dimenandosi come un serpente.
Alistair deve odiare la compenetrazione di poligoni più di quanto presumo che odi i leghisti.
Osservo meglio il Re, avvicinandomi a lui e sporgendomi dal bordo dell’enorme buco su cui si trova, con le mani sulle orecchie per smorzare il suono: la parte inferiore della piovra è attaccata a una grossa ma corta colonna, decorata con gli stessi schemi di colore della testa. È un collo! Più in profondità, si allarga, mostrando un accenno di… credo che sia il trapezio.

Il Re deve avere un gigantesco corpo umano: sento ancora quel senso di nerd che pizzica!
– Scusa, Angéllos, come si chiama il vostro Re? – alzo la voce, il canto del Re non mi fa sentire ciò che dico: a stento sento i miei pensieri.
– Il nostro Re non è conosciuto presso la gente di superficie…
– Non dire stronzate! Questo è Cthulhu! E dunque questa non è Atlantide, è R’lyeh…
– Non mi dire! Conosci il nome del nostro Re? E quello della sua perduta dimora?
– Certo che lo conosco! È un’icona pop: a ogni elezione c’è anche qualcuno che distribuisce i suoi “santini”, e gli adesivi da attaccare sulla scheda elettorale, per coprire i veri simboli dei partiti!

Il canto binaurale mi investe con forza, ormai lo sento anche come pressione sulla pelle, come se fossi di fronte a un’altoparlante, o persino al vero Cthulhu – ma come è possibile? Presto o tardi, qualcuno verrà a lamentarsi dalle aule qui intorno.
BAM BAM BAM! Qualcuno batte sulla porta dell’aula, sembra che vogliano buttarla giù.
Pause! – ma la demo continua.
– Perché non si ferma, Angéllos?
– Di fronte al Re e al suo canto, nessuna stregoneria minore può agire! Se vuoi concludere questo viaggio, sveglia il Re! – ride e getta la testa all’indietro, mi fa pensare alla Carrà, e noto altre due file di denti dietro quelli umani: sono più grandi, appuntiti e piegati verso l’interno della bocca.

Cerco di girare attorno allo schermo di corallo, per uscire dalla camera e dire Pause da fuori, ma Angéllos mi precede: conficca le mani nel corallo, come se fossero degli artigli di ferro, e tira, facendolo crollare per impedirmi il passaggio. Tanto è solo luce, chi se ne frega!
Cerco di attraversare l’ologramma dello schermo, ma non riesco a raggiungerlo, si sposta in avanti per non farsi toccare da me; se la demo non sarà convinta che sono fuori dalla stanza, non potrò usare i comandi vocali…

Con le mani avanti, corro in cerca del prototipo: a questo punto, sono disposta a ridurlo in pezzi! Dopo mezzo minuto, non mi imbatto nemmeno in un muro, né in un banco, figuriamoci nel prototipo: l’aula non è così grande, è come se fossi realmente nella camera regale, e questa bastarda non fa altro che distorcersi per non farmi arrivare alla porta…
Ho paura, ma come una cogliona, in un angolo della mia testa, continuo a pensare che una roba del genere potrebbe fruttare miliardi, e magari un Nobel!

Quel figlio di… bottarga di Angéllos se la ride, intanto, e urla: – Nostra graziosa ospite, solo il canto del Re può svegliare il Re, ma dato che di sovrano ne esiste uno solo, nessuno può farlo. Il tuo viaggio continuerà in eterno, potrai ascoltare la melodia del Re sognante per sempre!
Con uno scatto, come se avesse usato il comando Fast Forward, si porta a un metro da me. Le iridi dei suoi occhi ora sono rosse, e i denti della seconda fila si stanno piegando in verticale, arrivando a scorgersi da dietro quelli umani. Tira fuori la sua lunga linguaccia: è appuntita e piena di piccole spine.
Non sembra più un mostro “figo”, ma un mostro e basta.

Te lo do io, “esiste un solo Re”! E quando metterò le mani su Alistair, gli farò vomitare l’intestino a suon di calci nel sedere…
Prendo lo smartphone e attivo l’app del registratore di suoni: catturo mezzo minuto di canto delle balene, forse basterà per risolvere questo indovinello, sempre che non servano due registrazioni diverse per simulare i battiti binaurali…

Intanto, molti pugni continuano a battere contro la porta dell’aula: perché non l’hanno ancora aperta o sfondata? Spero che quei rumori non abbiano rovinato la registrazione…
Alzo al massimo il volume e avvio la traccia: dopo dieci secondi di canto in stereo, i diversi suoni si armonizzano – credo che la simulazione (se ancora si tratta di questo) si stia adattando alla traccia del mio telefono.
Gli occhi di Cthulhu si schiudono lentamente: quando ho ancora cinque secondi di registrazione da riprodurre, si aprono di scatto e convergono per guardarmi, come se fossi una mosca sul naso di un gigante.