Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali. Due gracchiate in libertà

Anni fa, fresco della lettura dei primi tre libri del ciclo di miss Peregrine, ho gracchiato di ciascuno di loro: il primo, il secondo e il terzo – ignorate le parti in cui parlo di trilogia, ai tempi ho pensato che la storia fosse finita, ma poi l’autore ha scritto altri due libri, oltre al da me già noto pseudobiblion I racconti degli speciali, lasciando il Conte Gracula sconfitto per 3 a 6.
Soltanto in questo periodo natalizio ho potuto vedere il film ispirato al primo libro. Spoiler: mi è piaciuto, un giorno o l’altro darò la caccia al DVD per riguardarlo e, magari, tirarne fuori una delle mie trattazioni arroganti! :P
Per ora, me la suono e me la gracchio in libertà.

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Fonte: Widemovie

Jake Portman è un ragazzo alle prese con le rotture dell’adolescenza (è un po’ sfigatello) ma il peggio deve ancora venire: il suo amato nonno gli muore davanti, in circostanze a dir poco controverse, e Jake è convinto di aver visto il potenziale assassino – un mostro alto e dinoccolato, inquietante al livello dello “slenderman” dei creepypasta su inFernet (come scriverebbe redbavon).
Per questo motivo, Jake deve frequentare una psicoterapeuta e, allo stesso tempo, cercare di non sembrare pazzo nel corso delle sedute.
Il giorno del suo compleanno, Jake riceve un regalo “programmato” dal nonno: il dono offre un indizio che permetterà al ragazzino di capire in quale sconosciuta isola europea debba andare per far luce sull’infanzia del nonno che, prima di andare a caccia di mostri durante la seconda guerra mondiale, abitava in una casa piena di ragazzini speciali

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Gioco di ruolo e improvvisazione. Prima parte: un tipico master, un gruppo non altrettanto tipico e… un cliffhanger in senso lato!

Qualche settimana fa, la lettura di questo post mi ha fatto riflettere sulla questione dell’improvvisare degli eventi – o addirittura delle storie intere – durante un gioco di ruolo.
Intendendo i giochi di ruolo “da tavolo”, non i LARP, i play by forum o i videogiochi come quelli delle serie Final FantasyThe Elder Scrolls.
Per chi non abbia idea di cosa sia un gioco di ruolo, ripropongo un’introduzione molto terra-terra all’argomento “giochi di ruolo”.

Stabilito che l’essenza di un gioco di ruolo è, spesso, quella di “vivere” una storia fittizia tramite un alter ego, come si fa?
La forza dichiarata del gioco di ruolo, rispetto a un gioco da tavolo come Descent, o a un videogioco di genere RPG, sta nel fatto che l’avere gente in carne e ossa a giocare può aggiungere adattabilità e imprevedibilità alla storia, entrambe dovute al fattore umano: al momento, un essere umano è capace di immaginare situazioni più complesse di quelle gestibili dagli algoritmi di un gioco e di adattarsi agli imprevisti, con esiti vari.
Un domani, chissà!

Il master

Sia nella vita reale che in rete, ho sentito usare spesso  la parola “master” per indicare una specifica figura prevista in diversi giochi di ruolo. Io stesso faccio così, per indicare chi assolva quel compito.

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