Gli aspiranti scrittori sono come scarafaggi: Come scrivere un best seller in 57 giorni, di Luca Ricci

“Il nostro nome scientifico è Blatta orientalis, della famiglia dei Blattidi, ma noi, l’avrete capito, ci chiamavamo John, Paul, George e Ringo. Sì, come i Beatles. Se loro si erano chiamati come noi, noi potevamo chiamarci come loro.”
John, in Come scrivere un best seller in 57 giorni

È possibile distillare la formula del successo?
È possibile scrivere a tavolino un libro che venda più di ogni altro?
Arte e marketing possono andare a braccetto?
Quattro scrittori molto speciali dovranno scoprirlo, se non vogliono perdere il bell’appartamento in cui vivono…

Come scrivere un best seller in 57 giorni 101

Fonte: scansione

Briac è un giovane aspirante scrittore, squattrinato, con la testa piena di sogni di gloria e di alta letteratura. E il portafogli vuoto come può essere solo quello di un aspirante scrittore di successo, perfezionista e desideroso di scrivere letteratura come quella di cui ha sempre fruito.
Vuol essere immortale, ma rischia di morire di fame, perché non riesce mai a scrivere nulla che si avvicini ai suoi ideali di bellezza letteraria.
Ma il protagonista non è lui, piuttosto, lo sono i suoi quattro coinquilini: John, Paul, Ringo e George, quattro blatte che conoscono a menadito gli stessi capolavori immortali che ha letto Briac.
Il quartetto si ritrova di fronte a un dilemma: loro adorano la mansarda di Briac, ma il giovane scrittore è spaventosamente indietro con l’affitto e rischia di perdere la casa. Di certo, se accadesse, i prossimi inquilini opererebbero una massiccia disinfestazione della mansarda, rendendola inabitabile per i quattro scarafaggi.
Esiste solo un modo per risolvere il problema: diventare i ghost writer di Briac e scrivere a suo nome un best seller!
I novelli Beatles hanno solo 57 giorni per portare a termine il compito…

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Un numero 1 per 15 anni: Darkenblot – Il futuro è già qui, di Casty e Pastrovicchio

Prima legge: un robot non può recar danno a un essere umano! (…)
Seconda legge: un robot deve obbedire agli esseri umani, purché i loro ordini non contravvengano alla prima legge! (…)
Terza legge: un robot deve proteggere la propria esistenza, purché ciò non contrasti con le prime due leggi!
Un poliziotto, in Darkenblot – Il futuro è già qui

Casty, sceneggiatore di alcune storie di Topolino, festeggia oltre i 15 anni di attività come sceneggiatore Disney, così Riky e Delux hanno pensato di dare vita a un piccolo blogtour/missione in borghese della Geek League per festeggiare questo anniversario.

La torta 3 lustry di Casty, offerta da
Orso Chiacchierone

Ciascuno di noi ha scelto una diversa storia sceneggiata da Casty e oggi parlerà di quella (tranne fperale, che scriverà di quando ha conosciuto Casty): io gracchierò di Darkenblot – Il futuro è già qui, che coincidenzialmente occupa il numero 1 della raccolta di Darkenblot sulla moritura collana Definitive Collection, e dunque, per una volta, la testimonial della non-rubrica sui n° 1 a fumetti, cioè Amelia, è persino più in tema del solito! :P
Una piccola curiosità: darken blot, in tedesco e secondo il traduttore di Google, dovrebbe significare “scurire la macchia”.

Darkenblot – Il futuro è già qui 101

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Macchia nera, storico nemico di Topolino – forse il più pericoloso – è riuscito a evadere dal penitenziario di massima sicurezza di Altacraz, facendo perdere le proprie tracce.
Sei mesi dopo, a causa di un guasto all’aereo di linea che dovrebbe riportarlo a casa, Topolino si ritrova a dover scendere ad Avangard City, città famosa per l’avanzatissimo livello tecnologico raggiunto in molti campi, soprattutto in quello della robotica.
Un piccolo incidente giudiziario, durante la visita alla città, costringe Topolino a rimanere ad Avangard City, in attesa che il robogiudice (impallato in un loop informatico) emetta il verdetto: Topolino scopre così che sono stati denunciati casi di rapine a opera di robot dal modello mai visto! Eppure, i robot di Avangard City vengono alla luce con impiantate le leggi della robotica di Asimov.
Topolino avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile, per sbrogliare la matassa che lo lega ad Avangard City…

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[Guest Post] Morte finta nei serial

Non è raro che, per un motivo o per l’altro, muoia un personaggio in un serial: le storie migliori hanno spesso un elevato livello di conflitto, ma non sempre la motivazione della scomparsa di un personaggio ha una causa narrativa.
A volte, l’interprete si è rotto le scatole del ruolo e a volte… ha rotto le scatole al resto della produzione: il risultato è una repentina morte sul set – bye bye, personaggio!
Vediamo un po’ di queste dipartite, in un nuovo guest post firmato da Denis.

Attenzione: nessuna star è stata maltrattata durante la stesura di questo post.

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