Psichedelia, portami via: Asura’s Wrath, per Playstation 3

Ormai è da molti anni, che penso che certi elementi della religione indiana siano perfetti per la fantascienza psichedelica – meglio ancora, per la science fantasy: Asura’s Wrath è una di queste opere, un videogioco d’azione con un’ambientazione “fantascientifica” e un livello di grandiosità dei conflitti che segna un 8 pieno su 10, nella scala di valutazione Gurren Lagann!

Ma purtroppo, ha anche con alcuni difetti, frutto di scelte che trovo discutibili…

Asura’s Wrath 101

Scansione

Il pianeta Gaea è abitato dagli esseri umani, ma anche da una nazione di semidei avanzatissima, chiamata Shinkoku. E per finire, è piagata da una razza di mostri bestiali chiamata gohma, il cui più pericoloso rappresentante è Vlitra: un essere invincibile, che può essere sottomesso per lunghi periodi di tempo, nel migliore dei casi.
Shinkoku fa affidamento su otto potenti generali, per sconfiggere i gohma, e tra questi c’è il furioso Asura, padre di Mithra – l’attuale sacerdotessa che ispira e conduce alla vittoria le truppe, grazie al potere del mantra.
È proprio la dimostrazione del potere di Mithra che spinge Deus, il comandante degli otto generali, ad attuare il suo ambizioso piano: uccidere Strada, imperatore di Shinkoku, e sfruttare i poteri della sacerdotessa per eliminare Vlitra, una volta per tutte.
Ma prima, è necessario liberarsi di Asura, così da poter controllare liberamente la ragazza e il suo potere: a seguito della macchinazione, Asura finisce in Naraka (l’Inferno) e deve farsi strada fino a Gaea con tutta la forza della sua furia, per sconfiggere i suoi ex colleghi e salvare la figlia dalle grinfie di Deus.

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Un esperimento di traduzione: Aria of the Saint, da Trails of Cold Steel II

È da un po’ che mi frulla per la testa quest’idea: buttare giù una traduzione del testo di una canzone che mi sia piaciuta molto, per mettere alla prova le mie modeste capacità con brani che presentino una sfida, ma che siano anche ragionevolmente brevi.

Come procederò

Prima di tutto, riporterò il link al video (su Youtube o altra piattaforma lecita) del brano scelto, a cui si aggiungerà il link al testo.
Quindi tradurrò il brano, alternando alcuni versi del testo originale alla traduzione che sarò riuscito a produrre.
Infine, scriverò quali parti mi hanno dato più difficoltà e butterò giù qualche considerazione personale non richiesta, in base al criterio del “come mi va di fare”.
Non conoscendo tecniche di traduzione e avendo una conoscenza imperfetta delle lingue straniere (al momento, conosco un po’ l’inglese e molto poco il francese) sono certo che salteranno fuori degli errori: fatemeli notare tutti!
Allo stesso modo, se vi va, ditemi nei commenti se c’è qualche parte che, pur essendo corretta, potrebbe essere tradotta in modo più appropriato, così da aiutarmi a migliorare.

Aria of the Saint, dal videogioco Trails of Cold Steel II

La cantante, nel gioco.
Purtroppo, della cantante reale non sono riuscito a scoprire il nome.
(Fonte: Kiseki Wiki)

Aria of the Saint (in originale, Seijo no Aria) è un arrangiamento di un brano presente anche nel primo Trails of Cold Steel, ma solo in forma strumentale: qui, invece, abbiamo l’aggiunta di una voce femminile molto bella.
Giocando, spesso ho prolungato l’esplorazione di certi dungeon solo per continuare ad ascoltare questo brano! :P
La cantante, nella storia, è una donna “che la sa lunga” sulle forze che agiscono dietro le quinte, perciò il brano assume anche una qualità profetica sulle vicende vissute dai protagonisti.

Per ascoltare la canzone cliccate qui (Youtube). Il video presenta anche il testo, per chi fosse in vena di karaoke.
Il testo che ho biecamente copincollato proviene da questa pagina.
Durante la traduzione, ho usato il traduttore di Google, quello di Reverso e il dizionario inglese online Collins. Quello cartaceo dovrei cercarlo, è perso in casa da qualche parte. :P

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[Guest post] La serie animata di Aliens mai realizzata, di Denis

Il post che il tuo face hugger non ti farebbe mai leggere!
Ellen Ripley

Non sono esattamente un esperto di xenomorfi e compagnia, ho visto solo alcuni dei film: il primo l’ho adorato, era terrificante; il secondo mi è piaciuto, ma non era più uno horror spaziale; il terzo mi ha fatto quasi addormentare e, da quel momento in poi, non ne ho più saputo nulla, preferendo tenermi stretti i bei ricordi di strizza.

Con queste premesse, non dovrebbe stupire la mia ignoranza del progetto di una serie animata dedicata ad Aliens.
Scopriamo insieme qualcosa di più a riguardo, grazie a Denis, che ha anche fornito le immagini.

La serie animata di Aliens mai realizzata, di Denis

Nel 1992, la famosa ditta di giocattoli Kenner voleva realizzare una nuova linea di action figure, ispirata agli xenomorfi di gigeriana memoria. Affidò il pilot della serie animata, dal nome Operation Aliens, all’esperto animatore Will Meugniot, che ha realizzato tra l’altro The Real Ghostbusters, X-Men e Spider-Man Unlimited.
Meugniot ha realizzato gli storyboard della serie, che doveva essere sviluppata da uno studio coreano, ma l’insuccesso di Aliens 3 e gli elementi horror non adatti ai bambini hanno cassato il progetto di rivedere Ellen Ripley, insieme ai Colonial Marines, alle prese con i linguacciuti Alien su una stazione spaziale.
Rimangono le scene usate per la pubblicità dei giocattoli e un gioco da tavolo, uscito nel 1994.

Cliccando qui, potrete trovare una vecchia inserzione ebay, in cui si mettevano in vendita alcuni storyboard della serie mai realizzata.

Nelle immagini dello spot si vedono: Ellen Ripley, il Power Loader, un alien rosso, un altro con quattro braccia, i Marines che danno botte a mani nude agli Alien e anche Hicks.

It’s Grumpy-Gracula time! Ovvero: la mia opinione non richiesta, ma altamente spontanea

Sospettavo che il problema avrebbe potuto essere una questione di target: una tipica serie animata statunitense sarebbe rivolta, probabilmente, a un pubblico infantile o adolescenziale, ma il livello di violenza previsto nell’universo xenomorfo, per quanto alleggerito in una serie del genere, sarebbe stato troppo alto, per la tendenza media delle produzioni dagli anni ’90 in poi.
Per esempio, oggi è facile che qualcuno strilli e strepiti per il presunto paganesimo nella serie Gargoyles (oh, aspetta, succedeva già tempo fa). :(
Che poi, se anche fosse, non vedrei il problema: non sarebbe certo un paganesimo da sacrifici umani… non riesco proprio a capire quelli che hanno paura della fantasia, personalmente temo di più certi orrori della realtà!
Per ciò che mi riguarda, i ragazzini assumono troppo poco horror nella loro dieta mediatica quotidiana – e Piccoli brividi, con tutto il rispetto per la sua carineria, non è una fonte sufficiente di horror-tamine A (Aiuto) C (Che-paura!) e H (Horror).
Mi sa che nel giro di dieci anni, complice la mancanza di coraggio e idee, questo progetto verrà riesumato e snaturato in tutti i modi.
Oppure, ci faranno una serie animata su Netflix. :P