L’Eroe è morto!, di Subaruichi. I primi otto volumetti

“Durante il nostro viaggio mi sono accorto di una cosa.
I demoni… sono una manica di depravati!”
Touka Scott, in L’Eroe è morto!

Il genere fantasy “alla giapponese” è piuttosto popolare, nell’editoria nipponica, e grazie ai jrpg (Final Fantasy e colleghi) e a certe serie animate, questo tipo di storie si è scavato una sua comoda nicchia anche in Occidente.
L’Eroe è morto! appartiene a quel genere di fantasy, con vaghe ispirazioni all’estetica occidentale per quanto riguarda abiti ed edifici, a cui si aggiungono elementi da videogioco; un fantasy che qualcuno definì fintasy, a causa delle contaminazioni di diverse culture, degli anacronismi e di altri elementi che possono accompagnare una costruzione del mondo poco solida e un po’ superficiale.
E quindi, com’è questo fumetto? Vediamolo insieme.

L’Eroe è morto! 101

Fonte: scansione

Touka Scott è un contadino sporcaccione, con un complesso feticistico per le belle ragazze che indossino le calze parigine sulle cosce paffutelle.
Questo complesso lo porta a coltivare un solo tipo di verdura: i daikon, che quando crescono nel modo giusto, possono assomigliare al suo oggetto del desiderio, al punto che Touka si diverte a rivestirli con le parigine – e non è il solo con questo hobby, nel villaggio…
Se solo la sua amata e procace amica d’infanzia, Yuna Yunis, acconsentisse a soddisfare le sue fantasie senza massacrarlo di botte…
Ma ci sono problemi più grandi, nella vita: il sigillo che l’Eroe leggendario ha imposto alla porta degli Inferi, tre anni prima, ha misteriosamente ceduto e il mondo sta venendo invaso da demoni antropofagi, dotati di poteri pericolosissimi. Quindi, l’Eroe è in viaggio per ripristinare il sigillo e salvare ancora una volta il mondo.
Peccato che l’Eroe – l’unico prescelto in grado di impugnare la sacra spada che può sconfiggere i demoni – sia morto, cadendo in una delle trappole mortali che Touka ha disposto a protezione del suo prezioso orto…

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Una classica “magia” Mondadori per stregare la science fantasy: Progetto Jennifer, di Charles Stross

“Di solito non ricordo i sogni che faccio perché sono in gran parte surreali e/o incomprensibili – cammelli a due teste che mi rubano l’hovercraft, divinità-calamaro con ali da pipistrello che mi spiegano perché dovrei accettare le offerte di lavoro della Microsoft, e amenità simili -, ma questo spicca per il suo macabro realismo.”
Bob Howard, in Progetto Jennifer

Oggi la prendo molto alla lontana, siete avvisati… con un raccontino!

The (not so) Prestige, di Conte Gracula

Un uomo in frac, col cappello a cilindro e il farfallino al collo, apre il suo mantello nero foderato di rosso e fa un profondo inchino. Il cappello gli cade dalla testa e molti conigli denutriti e colombe spennacchiate ne approfittano per fuggire.
– Gentili dame e munifici cavalieri, benvenuti allo spettacolo di magia del Grande Mondadorì! Mi esibirò oggi in un numero di manipolazione assai pericoloso, perciò consiglio ai deboli di cuore e ai lettori più sensibili di abbandonare la sala adesso, per evitare spiacevoli conseguenze…
Un certo numero di romanzi, e di lettori di George Martin, si alza per abbandonare la sala.

– Bene, sono passate poche righe e molti di voi sono ancora qui: immagino che non vogliate perdere l’occasione, tutt’altro che unica e rara, di essere spettatori del mio più grande prodigio… ma prima, ho bisogno di un volontario!
Il mago vaga per la sala, guardando tra le poltrone ancora occupate e facendo cenni di diniego.
– Lei no (troppo ingombrante) lui nemmeno (troppo famoso) e nemmeno questi due (hanno firmato con un altro editore)… eccola lì, lei è perfetta, signorina!
Il mago si avvicina a una fanciulla snella, coi capelli lunghi e raccolti in una coda di cavallo. Segue uno stile “adorkable“: jeans comodi, maglietta con la scritta “Intersect is only a dark magick”, camicia a quadri. Porta sotto braccio un computer portatile, con un pentacolo rosso aerografato sullo chassis nero: la figura è disegnata con una serie di 0 e 1, più un 2 in ogni punta della stella.
– Allora, come si chiama questo meraviglioso esemplare di romanzo breve? – chiede Mondadorì alla fanciulla.
– Mi chiamo Jennifer, The Jennifer Morgue, ma da quando sono arrivata in Italia, mi faccio chiamare Jennifer Progetto… pardon, Progetto Jennifer.
– Bene, signorina Progetto, vorrebbe confermare ai nostri spettatori che noi due non ci conosciamo?
– Assolutamente no, noi due non ci conosciamo. La vedo ora per la prima volta da mesi, quando mi ha tradot…
– Per l’appunto, io e la signorina siamo dei perfetti sconosciuti l’uno per l’altro! Si accomodi sul lettino signorina, mentre io preparo la sega per il numero.
– La sega? Cosa significa, Grande Mondadorì?
– Ah ha ha, non si preoccupi, è un numero che ho perfezionato con alcuni volontari, in passato; tutte le prime edizioni della famiglia Le cronache del ghiaccio e del fuoco si sono sottoposte a questo numero e nessuno è morto, anzi: ora sono molti più di prima…
Il prestigiatore lega la fanciulla al tavolo con dei ceppi fatti di durissima cartapesta, ricavata da manoscritti che non hanno vinto il premio Urania.
– Ma dopo mi farà tornare come prima? – chiede Progetto Jennifer preoccupata.
– Ah ha ha – ride il grande Mondadorì, lisciandosi il baffo curvo – ma certo… che no!

Seriamente

Ebbene sì, la Mondadori ha rifatto il suo “vecchio trucco del libro segato in due”, stavolta all’interno della collana Urania: The Jennifer Morgue è diventato Progetto Jennifer, in italiano, ed è stato diviso in due libri, pubblicati tra settembre e ottobre 2018.
Sommando le pagine dei due volumi, sono circa 344 pagine: 167 la prima parte, 177 la seconda, contando anche frontespizi e pagine vuote all’inizio dei due volumi. Il resto di ogni libro è occupato da un diverso racconto italiano.
Facendo un veloce paragone con Rapporto sulle atrocità, il precedente libro di Charles Stross (269 pagine, senza contare postfazione e glossario, già presenti nell’edizione in lingua originale) si nota che i due libri di Progetto Jennifer sono scritti con un font un po’ più grande e un’interlinea più ampia, ma qualcosa mi dice che la magia del grande Mondadorì non avesse come fine la comodità di chi ha problemi di vista… o forse si è offeso perché il libro di Stross precedente, che conteneva i due racconti Rapporto sulle Atrocità Giungla di cemento, l’ho non-recensito in due parti?
Mah, tra vedere e non vedere, vi beccate due post a tema anche a questo giro. Ringraziate il grande Mondadorì!
Anticipo che mentre scrivo queste righe, devo ancora iniziare la seconda parte della donna segata in due storia: perciò, mentre la prima parte è carina (spoiler! :P ) non so ancora se la seconda chiuda degnamente la vicenda.

Progetto Jennifer prima parte 101

Fonte: scansione

Un cambiamento nei quadri di comando della Lavanderia, il servizio segreto taumaturgico del Regno Unito, apre una possibilità di avanzamento per Bob Howard, ex analista e tuttora tecnico informatico della struttura, oltre che agente sul campo esperto in armi mistiche. Col nuovo rango, dovrà presenziare a un incontro di routine tra i rappresentanti di altri servizi segreti occulti europei (tre aggettivi di fila, non lo faccio più!) per discutere di noiosissime questioni burocratiche.
Ma in Germania, sede dell’incontro, succedono cose strane e sinistre, e Bob si ritrova costretto, in modi particolari, a collaborare con una femme fatale della Camera nera, un organo di spionaggio totalmente inumano: la bellissima Ramona Random, la “Bond girl” di questa storia, metterà a dura prova – con una bizzarra combinazione di bellezza, fascino ultraterreno e appetiti discutibili – la morale di Bob, il quale è felicemente impegnato con una filosofa, e dunque potentissima strega, dalle molte risorse.
L’obiettivo della missione è Ellis Billington, ricchissimo fornitore di software stregato per le agenzie segrete del mondo “libero”: il signor Ellington sta giocando pesante, nel tentativo di recuperare – per scopi ignoti – un’arma appartenente a una civiltà di mostri marini, i quali potrebbero spazzare via senza fatica buona parte dell’umanità…

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Il fumetto di Final Fantasy Lost Stranger, N°1

“Nel mio dizionario mentale di FF, nella mia Ultimania, queste parole non esistono!”
Shogo Sasaki, in Final Fantasy Lost Stranger

C’è poco da dire: anche se la mia passione per la saga di Final Fantasy non è ai livelli di quando scoprii Final Fantasy VII, questa è una serie che continua a piacermi.
Vedendo poi la copertina, che mi ha attirato soprattutto per i colori, la posa del protagonista e i dettagli dei costumi, ho deciso di provare a leggerlo – almeno un secondo numero lo comprerò (ma spero che non si tratti di una serie troppo lunga, non è un fumetto molto economico).

Final Fantasy Lost Stranger 101

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Shogo Sasaki è un appassionato di Final Fantasy sin dall’infanzia: ci giocava con sua sorella Yuko, studiandoli a fondo uno per uno, per scoprirne i segreti e compilare la sua Ultimania, una collezione di guide strategiche scritte e illustrate da lui stesso.
Nella sua percezione delle cose, i diversi Final Fantasy sono in qualche modo istruttivi, oltre che emozionanti, e il suo scopo finale è quello di creare un proprio Final Fantasy, capace di ispirare e istruire chi ci giochi, oltre a dare emozioni.
Shogo continua ad amare la serie anche adesso che è adulto ed è entrato a lavorare in Square Enix, come programmatore, ma insoddisfatto della sua situazione attuale, si cruccia per non essere riuscito a entrare nel team di sviluppo del Final Fantasy di turno; è sostenuto dalla sorella Yuko, che ha trovato  anche lei un lavoro in Square Enix, nella divisione vendite.
All’uscita da un ristorante, i due fratelli stanno per essere investiti da un camion fuori controllo; i due si risvegliano in un luogo diverso, un mondo fantastico che sembra ricalcare quello di un Final Fantasy, ma che ha le sue importanti differenze…

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