Cinque domande semplici…

Al grido “Conosciamoci meglio!”, il blogger Andrea Taglio mi ha rigirato alcune domande che, presentate anche su Nuovo e Utile, sono state già poste a persone  più serie e preparate di me, in vista del Salone del Libro di Torino.

Vorrei coinvolgere chiunque leggerà questo post, ma in particolare non dovrebbero mancare 
https://giancarlobuonofiglio.wordpress.com/, 
https://cupavoliera.wordpress.com/, 
https://cuoreruotante.wordpress.com/ (…), 
https://judithlaughloudest.wordpress.com/ 
https://shockanafilattico.wordpress.com/

(chiedo scusa ad Andrea, ho editato il suo elenco per motivi di formattazione)

Sembra un po’ una tag, vero? Beh, non resisto facilmente al fascino di una buona tag e questa ha un che di interessante. ;)
Vediamo le domande, come sono riportate sul sito NeU

Chi voglio essere?
La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

Perché mi serve un nemico?
I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

A chi appartiene il mondo?
Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

Dove mi portano spiritualità e scienza?
Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore delle scienze? O altrove?

Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?
La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

 Ecco le mie risposte

  1. Chi voglio essere?
    Iniziamo con le domande poco compromettenti, vedo…
    Voglio essere una persona all’altezza dei miei ideali, con la forza necessaria per raggiungere i miei obiettivi e diventare migliore di quello che sono ora.
    Voglio essere anche una persona capace di creare storie divertenti e interessanti, capaci di suggerire risposte valide a qualche problema – ma forse dovrei prima averla io, qualche risposta…
  2. Perché mi serve un nemico?
    Personalmente, non me ne faccio niente dei nemici: grazie del pensiero! Di solito, chi vuole un nemico cerca una scusa per fare qualcosa di riprovevole senza passare per il “cattivo” della situazione, oppure vuole trasformare un altro nemico in un alleato, o ancora, cerca un capro espiatorio, ma non escludo che mi siano sfuggiti i vantaggi moralmente elevati dell’inimicizia di chicchessia… ci credo poco, ma il mondo è grande e sono relativamente giovane.
    Piuttosto, può essere utile un amico/rivale: qualcuno potrebbe guadagnare spinta dalla competizione per dare il meglio di sé… io, personalmente, do il meglio quando mi diverto a fare qualcosa!
  3. A chi appartiene il mondo?
    Gianni Rodari, in una delle sue Favole al telefono, scrive “(…) ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo.
    Deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.”, ma temo che qualche bambino troppo cresciuto abbia frainteso il senso della frase…
    Per me, è ovvio che il mondo sia un bene condiviso, non fosse altro che non posso andarmene quando mi pare e trasferirmi su un altro pianeta perché questo non mi piace.
    Essendo di tutti e di nessuno allo stesso tempo, nel presente come nel futuro, nessuno dovrebbe poterne disporre come di un parco giochi personale, ma anche capendo le dinamiche dell’avidità e del possesso, temo che ci vorrà molto tempo per cambiare l’opinione dei pochi forti che fanno in modo di contare più dei tanti.
    Speriamo di avere ancora tempo a sufficienza…
  4. Dove mi portano spiritualità e scienza?
    Un’altra domanda facile… di sicuro, non sono la persona più adatta a parlare di scienza: cinque anni di liceo scientifico da incubo hanno quasi completamente distrutto il mio interesse per le scienze! Spero di recuperare: mi manca un po’, il periodo in cui mi divertivo a studiare il corpo umano o la geografia astronomica!
    A ogni modo, credo che l’essere umano non possa fare a meno della spiritualità: potrebbe non essere una cosa simile alla religione, ma una forma di spinta al miglioramento personale e collettivo l’abbiamo tutti – questa è per me la natura fondamentale della spiritualità – e la scienza non è altro che uno degli strumenti che abbiamo ideato, come esseri umani, per migliorare la nostra vita. Si tratti di rendercela più comoda e sicura o anche solo di cavarci una curiosità dalla testa!
    Senza alcuna prova a supporto di ciò che sto per scrivere, penso che una scienza senza spiritualità sia solo indagine priva di direzione, così come la spiritualità senza scienza sia solo frittura d’aria priva di concretezza: non siamo né meccanismi privi d’anima, né ideali puri, siamo più della somma di entrambe le parti e dovremmo ricordarcene, prima di cedere alle tentazioni del rifiuto di una cosa o dell’altra.
  5. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?
    Io voglio la rivoluzione! Non nel senso del sangue sparso e della distruzione, ma in quello della trasformazione dell’imperfetto in qualcosa di migliore, anche se ancora non perfetto.
    Voglio nuove prospettive, che conservino ciò che adesso è bello e buono e trasformino l’errore in qualcosa di più vicino alla verità. Voglio un avvertimento sugli orrori che verranno, con delle possibili strategie per evitarli e non solo quelle che consentiranno di realizzarli. E voglio che tutto questo abbia una forma piacevole, perché non sta scritto da nessuna parte che qualcosa possa essere solo interessante o solo divertente!
    La libertà verrà di conseguenza, soprattutto se si cercherà un cambiamento che non consideri ciò che è “bene” come una costante matematica, qualcosa da mantenere a somma zero pareggiando ogni miglioramento con altrettanti peggioramenti.
    Insomma, un po’ di ambizione! Se non si punta in alto, verso la perfezione e l’ideale, quando l’obiettivo non verrà raggiunto (al grido del sempreverde “la perfezione non è di questo mondo”) la strada percorsa nel tentativo sarà troppo poca…

Concludendo

Sono solo un cazzoncello, le mie risposte alle domande somigliano ai pensierini imbarazzanti che si scrivevano in modo svogliato alle elementari, ma rispecchiano il mio modo di pensare.
Se volete cimentarvi anche voi con queste domande, fuoco alle polveri!
Chiunque lo desideri, può inviare i propri contributi anche all’indirizzo 5domande.salto18@gmail.com: tutte le risposte date dovrebbero essere pubblicate nell’aprile 2018 su un sito dedicato, come viene riportato sul sito NeU.
Ora mi accingo a spedire le mie piccole risposte, voi intanto pensateci sopra, che dal prossimo post si tornerà leggeri come una piuma!

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17 pensieri su “Cinque domande semplici…

  1. Come per Lucius, la citazione di Favole al telefono mi ha inchiodato al fatto che condividiamo, oltre alla (ostentata) nobiltà nei nostri nick, anche le medesime pietre miliari di formazione perenne…Eh sì perché il buon Rodari vale a tutte le età.

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