Il fumetto di Land of the Lustrous, n°1

Alcuni mesi fa, prima del “fattaccio” della chiusura del paese, ho notato che la mia gracchiata sul cartone animato di Houseki no kuni stava ricevendo molte visite.
Molte per i miei standard, per lo meno.
Questo fatto “misterioso” mi ha portato a fare qualche ricerca e così ho scoperto che la JPOP avrebbe pubblicato il fumetto in Italia, col titolo di Land of the Lustrous.
Da questo fatto impariamo due cose

  1. il mio blog ha un’utilità: serve a me per scoprire quando viene annunciato un fumetto che mi interessa
  2. io chiamo le storie giapponesi cartoni animatifumetti.
    Anime manga sono parole che uso quando mi pesa il cu quando sono pigro, perché richiedono meno lettere. Ma oggi mi sento bello pimpante!

Le facezie da salotto sono finite, mo’ si parla del fumetto! In formato breve, perché ho già detto molto sul post della serie animata; da questo primo numero, mi sembra che la storia sia identica.

Il volume pubblicato da JPOP

Dato che si parla di “gioielli”, la JPOP ha scelto una confezione lussuosa… ed è una confezione in tutti i sensi!
Per la prima tiratura, il primo volume è racchiuso in un cofanetto (jewel box) che contiene anche una sovracoperta alternativa e cinque carte illustrate.

Il contenuto del box, trovato sulla pagina Facebook dell’editore italiano.
L’effetto sbriluccicoso delle sovraccoperte mi impedisce di farne scansioni vagamente apprezzabili

La scheda

Titolo originale: Houseki no kuni (Il paese delle pietre preziose)
Storia e disegni: Haruko Ichikawa
Traduzione: Nicola Angaran
Editore originale: Kodansha Ltd (2013)
Edizione italiana: Edizioni BD srl (JPOP, 2020)
Prezzo: 7,50 €

La storia

Almeno il cofanetto si scansiona con facilità

Data l’aderenza al fumetto della serie animata (quest’ultima è disponibile su VVVVID) e visto che ho già parlato qui del cartone, vi rimando al mio post.
Due parole le spenderò comunque.
In un mondo con una carenza paurosa di terre emerse – presumibilmente, la Terra nel futuro – vive una stirpe di minerali dalla forma umanoide: esseri longevi dall’aspetto androgino, queste gemme sono guidate da un uomo vestito come un monaco buddista, il maestro Kongo.
L’uomo protegge le gemme dalle razzie di esseri misteriosi provenienti dalla Luna, che vogliono catturarle per farle a pezzi e trasformarle in armi od ornamenti.
Il protagonista della storia è Phosphophyllite, un arrogante nullafacente di circa pochi secoli di vita.
Il ragazzino ha un problema: la struttura del suo minerale è estremamente fragile e questo lo rende inadatto a un compito “figo” come combattere contro i seleniti; se a questo aggiungiamo la sua inettitudine per qualsiasi altra attività, completiamo il quadro.
Dopo tanti secoli, il maestro Kongo ha finalmente trovato un’occupazione da affidargli: osservare ciò che esiste al mondo per redigere un’enciclopedia naturalistica.
Il nostro “eroe” non ne ha la minima voglia, ma nel tentativo di distinguersi nel compito, per pavoneggiarsi della sua bravura, fa un incontro che sarà il primo passo verso la sua crescita.
Il primo volume si chiude con un evento importante, ma senza che abbiano luogo i cambiamenti più drastici di Phosphophyllite.

I disegni

I disegni sono il punto debole del fumetto: non sono molto belli, specie se paragonati a quelli superbi della serie animata. Non sono nemmeno terribili, ma sembrano tirati via e con sfondi tendenti a zero.
In qualche vignetta, mi è parso di vedere un potenziale di miglioramento;  coi prossimi volumi, vedrò se ci ho preso.
Il problema principale del disegno risiede, oltre che nel semplicismo del tratto, nell’eccessiva somiglianza reciproca dei personaggi: quasi tutti indossano gli stessi vestiti – è come se fosse un’uniforme – e non vengono differenziati a sufficienza nei lineamenti o nel fisico. E il fatto che sia tutto in bianco e nero non aiuta.
Ci sono alcune eccezioni, ma a volte finisco per confondere persino il protagonista con qualche altro personaggio, se i capelli sono simili.

Concludendo

Ottima edizione italiana, con un numero uno lussuoso nella sua prima tiratura.
Il disegno è, per il momento, l’unico punto debole del fumetto.
A ogni modo, se la storia che ho visto nel cartone animato la troverò anche nel fumetto – e a giudicare da questo primo numero, ci siamo – non avrò di che lamentarmi: la trama è affascinante, abbastanza originale e con livelli di stranezza e meraviglia ben dosati, il che non guasta.
Sono curioso di sapere come proseguirà! ;)

Link

La pagina dell’editore da cui è possibile acquistare il box

24 pensieri su “Il fumetto di Land of the Lustrous, n°1

  1. Denis

    Ma è strano in genere quando viene trasportato un fumetto in cartone animato il tratto viene semplificato per non fare ammattire i disegnatori con troppi dettagli.

    1. Qui l’hanno arricchito, un po’ come è successo con la serie classica di Sailor Moon.
      Probabilmente hanno aggiunto dettaglio per non renderlo troppo vacuo: a causa di catastrofi, il mondo è vuoto, il cast di personaggi è ristretto e si somigliano tutti…
      Quindi hanno deciso di investirci un po’ e di migliorare il tutto, secondo me, per non penalizzare una buona idea con un impatto grafico accettabile in un fumetto, ma non in animazione.

  2. Ricordo bene quando hai parlato della storia, una trama sicuramente particolare.
    Il manga ha il pregio della confezione speciale e delle cards, un qualcosa che prima o poi mi piacerebbe vedere anche per altro.

    Moz-

    1. La JPOP ogni tanto aggiunge piccoli bonus a tema col manga: nel primo numero di Radiation House, storia ambientata in un reparto radiologia, ha messo un segnalibro che simula una lastra al torace XD

  3. L’utilità di farti scoprire quello che vuoi è una utilità impareggiabile.
    Rimanendo in ambito JPOP (sai bene che non sono appassionato di queste cose e che purtroppo pure la tua segnalazione con me cadrà nel vuoto), volevo dirti che stamattina ho finito di leggere il primo volume dell’Ombra venuta dal tempo, stasera leggo il secondo.
    Cosí per avvisarti!

    1. Lo so, sei poco mangoso. Forse preferisci la papaya?

      Hai fatto bene ad avvisarmi: io l’ho finito la scorsa settimana ^^a non ti faro spoiler :P
      Ci tengo, al Lovecraft giapponese!
      Però spero che il prossimo sia Kadath <3

  4. «io chiamo le storie giapponesi cartoni animati e fumetti»: posso commuovermi? Malgrado decenni in cui tutti mi dicono che sono termini provinciali, sminuenti, che danno alle opere in questione un’aura da roba da ragazzini, e che invece usare termini stranieri – manga in un caso, graphic novel – è più da adulti, più figo, più international, più smart e via dicendo… Dopo tutto questo, dicevo, sono con te nel rivendicare le nostre origini, visto che quei due termini italiani sono quelli con cui chiamavamo quelle entità prima dell’invasione straniera: viva i cartoni animati e i fumetti! ^_^

    1. Graphic novel è un termine che non voglio proprio usare: la considero un’espressione che permette di comprare e leggere fumetti a chi se ne vergogna (e pensa che c’è gente che ritiene le graphic novel di serie A e i fumetti di serie B. Come dire che si possa preferire del cheese a del formaggio).
      Io non ho problemi con chi usa il termine manga, lo faccio pure io, ma mi viene sempre da ridere quando definisco fumetto un manga e qualcuno mi riprende XD

  5. Il primo romanzo grafico italiano credo proprio sia “Poema a fumetti”, così lo aveva chiamato, di Dino Buzzati. Ma anche le Straordinarie avventure di Pentothal e tutta la produzione di Pazienza erano “fumetti d’autore” una volta, contrapposti a quelli seriali. Karl Barks disegnò Amelia-Loren che viveva sul Vesuvio, e per molti anni i disegnatori italiani di Topolino crearono storie e personaggi che poi venivano tradotti in tutta l’Europa. Insomma, il fumetto italiano ha una sua storia blasonata, anche se negli anni ’90 le novità arrivavano soprattutto dalla Francia e venivano tradotti in italiano in riviste allora innovative come Metal Hurlant, Pilot e simili. L’arrivo dei manga ha cambiato molto lo scenario e non l’ho mai seguito, per ragioni anagrafiche. In compenso da quando hanno ucciso l’uomo ragno c’è solo Spiderman, e i fumetti della Marvel di quando ero bambino parlavano dei Vendicatori, che adesso sono Avengers. Scusa sono andato fuori tema rispetto al tuo pezzo, ma non ho alcuna conoscenza dei manga e mi sono ricollegato ai commenti di Etruscus.

    1. Non c’è problema ;)
      Te la faccio semplice: i fumetti giapponesi sono come quelli di ogni altro posto al mondo, ne trovi belli, brutti, così così, ambiziosi, eleganti, autoriali, rozzi etc.
      Se uno ha un minimo di curiosità sull’argomento, l’età non trova spazio nell’equazione. I soldi, d’altro canto, hanno già un peso niente male sulla faccenda :P

    2. Non dubito della loro variabilità artistica che può salire alle vette e scadere nell’infimo, però noto che hanno un preciso stile che li identifica e che ha condizionato il modo di disegnare delle nuove generazioni, rispetto ad altri tipi di fumetti dallo stile più eterogeneo. Così almeno mi pare.

    3. In realtà, ci sono tendenze anche in ambito giapponese: ho fatto conoscere a un’amica (una disegnatrice, al momento lavora come illustratrice freelancer) un fumetto giapponese di cui non ho ancora parlato, e non le piaceva molto il disegno, perché trovava “vecchio” il modo di fare gli occhi e troppo semplice la struttura della tavola – laddove molti autori giapponesi tendono a creare tavole strutturate in modo complesso che possono stordire, di primo acchito, chi sia abituato solo al fumetto italiano.
      Certamente, la “scuola” giapponese ha delle tendenze di stile, ma non è monolitica come può apparire in superficie, persino se ci si limita al commerciale più sfacciato ;)

    4. Non pensare che io sia questo espertone XD sono solo un appassionato ^^
      Uno squattrinato, tra l’altro: avessi più soldi, colmerei un po’ di lacune.
      Il fatto che i cartonati francesi siano lontani dalle mie tasche, la maggior parte delle volte, è fastidioso. E vorrei approfondire il fumetto argentino, mi pare che lì si dedichino molto al genere orrorifico. E chissà cosa si troverà di bello in altri paesi: un editore italiano, Italycomics, ha portato un po’ di produzioni russe, di recente. Spero che non le lasci bloccate lì (per ora ne ho preso solo uno e non era male. Dovrò parlarne, prima o poi).

    5. Riguardo ai nomi in Marvel, lì trovo che la tendenza moderna abbia un suo senso: io sono per non tradurre i nomi, nemmeno quelli di battaglia o dei gruppi. Magari una nota a inizio o fine albo, per far capire ai lettori che non conoscono quella lingua qualcosa in più di quei personaggi.

    6. Non entro nel merito, era solo una constatazione. Diciamo che se Topolino diventasse Micky Mouse anche in italiano disorienterebbe i lettori di una volta. Quando ero bambino l’uomo ragno era per me un mito, oltre a comprare i fumetti collezionavo pure le figurine e simili… e il passaggio alla nomenclatura originale, che si è imposta su un uso generazionale molto consolidato è recente.

    7. Coi Marvel era più problematico, probabilmente, dato che alcuni nomi erano adattati e altri no. Nel caso di Topolino, visto che a fumetti ha conosciuto la sua fortuna soprattutto in Italia, tornare al nome originale avrebbe poco senso, almeno da noi. E la tradizione Disney, qui, è molto più lunga.

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