Il tocco (inquietante) di un angelo: Platinum End, n°1, di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata

“(…) in realtà, il Diavolo non esiste. Al massimo si trova nel cuore degli uomini.”
Nasse, in Platinum End

Gli anni passano, le gracule invecchiano… dai, non così tanto, ma ormai sono trascorsi due anni e qualche mese, dai primi passi di questo blog: il mio secondo, vero post era la non-recensione di Bakuman., opera della stessa coppia di autori che ha dato i natali a Death Note.
Oggi tocca a Platinum End, il fumetto più recente di Ohba e Obata: un manga che sembra scritto con in mente un po’ di elementi già visti in Bakuman. per dare vita a un manga mainstream di combattimento psicologico!

Platinum End 101

Fonte: Paninicomics
Voglia di scansioni: nessuna!

Mirai Kakehashi ha appena concluso le medie, e cerca di suicidarsi!
Adottato da zii crudeli e avidi come solo nelle fiabe dei Grimm o nei cartoni animati degli anni ’60/’70, è stanco di essere infelice e ha deciso di uccidersi, lanciandosi dalla cima di un palazzo.
Poco prima di toccare terra, viene però salvato da un angelo, una fanciulla di nome Nasse: è un angelo incaricato di dare al ragazzo alcuni poteri angelici e fargli tornare la voglia di vivere, in vista di un’importante selezione che deciderà il destino del mondo!
Nasse non è certo Roma Downey, però, e lo stesso dicasi per gli altri angeli: alcuni dei loro poteri hanno un’applicazione moralmente discutibile e perciò, Mirai sarà destinato ad affrontare persone egoiste e pericolose…

La scheda

Storia: Tsugumi Ohba
Disegni: Takeshi Obata
Traduzione: Manuela Capriati
Editore originale: Shueisha, Inc. (2015)
Edizione italiana: Panini S.p.A. (2017)
Prezzo: 4,50 €

I disegni

Neanche a parlarne, Obata disegna molto bene: volti espressivi, per lo più in stile leggermente deformed, con una moderata tendenza verso il “realismo” (per quanto possano esserlo i manga più mainstream) nei momenti rilassati e privi di gag.
Le corporature sono proporzionate e raramente “estreme”: non è la fiera dei personaggi muscolosi o grassi – che comunque non mancano – né delle maggiorate.
In generale, traspare un’idea di bellezza precisa.
Obata tende comunque a seguire le consuetudini grafiche più classiche: grandi occhioni per i personaggi femminili più dolci e innocenti, occhi sottili per i malvagi o i calcolatori etc.
Gli ambienti presentano prospettive variegate e talvolta complesse, ben studiate e altrettanto ben realizzate.
Buoni i retini e gli effetti, ma non mi ha convinto molto la resa di alcuni elementi, come le aureole e le frecce angeliche: le ho trovate un po’ fiacche, troppo semplici rispetto alla resa del disegno nel resto dell’albo.

I personaggi

Il protagonista della storia è Mirai Kakehashi: ha perso entrambi i genitori da bambino e ora vive con gli zii, che lo hanno prontamente adottato e lo sfruttano come schiavo o… punching ball!
La sua situazione lo porta a progettare il proprio suicidio, per liberarsi dal dolore e dal tedio provocati da una vita infelice.
Dopo essere stato salvato dall’angelo Nasse (che è di un’innocenza tale da apparire crudele, secondo i criteri umani) si ritrova coinvolto in un brutale “torneo cosmico” per eleggere la nuova divinità del mondo. La protezione di Nasse gli garantisce il possesso di ali che gli permettono di andare ovunque in un battito di ciglia, e due tipi di frecce mistiche (inesauribili) il cui potere gli scatena – giustamente – dei notevoli scrupoli morali…
Abbiamo poi Metropoliman, un individuo in costume da supereroe, che sembra uscito da un telefilm tokusatsu, ma che si rivela molto diverso, agli occhi degli angeli e dei loro protetti.
Sul finire dell’albo, fa la sua comparsa Saki, la ragazza di cui Mirai è innamorato… e bisogna dire che se l’è scelta proprio bene!

Poteri

Abbiamo le ali, che permettono di spostarsi ovunque si voglia a una  velocità tale da non poter essere visti.
Ci sono poi la freccia rossa e quella bianca: la prima fa innamorare la vittima per trentatré giorni – rendendola altamente manipolabile dall’oggetto del suo “amore” – mentre la seconda… uccide!
Nel funzionamento dei poteri angelici, possiamo notare il tipico tocco della sceneggiatrice, quell’elemento di stile che l’ha caratterizzata ai tempi di Death Note: le regole cavillose!
Quante persone si possono far innamorare con la freccia rossa? Quante e quali frecce si possono lanciare nello stesso momento? Qual è la gittata massima delle frecce? Esiste un modo per rendere permanente l’innamoramento provocato dalla freccia rossa? Ed esiste il modo di evitare i suoi effetti?

Queste domande trovano risposta tra il primo e il secondo numero – quindi, le regole sono molto più semplici di quelle che governano il death note – ma conoscendo l’animo dell’autrice, non mi stupirebbe se la situazione andasse a complicarsi nei prossimi numeri…
Ovviamente, queste informazioni le otteniamo grazie a degli spiegoni messi in bocca ai personaggi, ma rispetto a quelli di Death Note e Bakuman., sono più stringati, come tutti i dialoghi: la Ohba sta rendendo più asciutti i suoi testi.

Attraverso la lente di Bakuman.

Leggendo questo primo numero di Platinum End, mi sono fatto l’idea che gli autori abbiano costruito questo manga a tavolino, seguendo le “regole” che in Bakuman. venivano presentate come i trucchi per costruire uno shonen manga – ma con elementi “di nicchia” – di successo. Per esempio

  • l’idea centrale è semplice: il Dio attuale vuol mollare baracca e burattini e indice una “gara” per scegliere il suo successore
  • il protagonista è positivo, ma con degli elementi antieroici: usa le frecce donategli dall’angelo Nasse, ma si fa diversi scrupoli, dato che una viola il libero arbitrio del bersaglio e l’altra lo uccide senza possibilità di fallire
  • la lotta tra i diversi prescelti dagli angeli è spesso indiretta: in particolare, la freccia rossa viene usata come vantaggio tattico, sia negli scontri (secondo volume) che nell’ottenimento di vantaggi materiali o di popolarità

Ma non finisce qui: in Bakuman. esistevano due pseudomanga intitolati Un Dono del cieloReversi.
Il primo raccontava la storia di un angelo facente funzioni di Cupido: l’angelo, innamorato di un ragazzo umano, cercava di aiutarlo a conquistare l’amore della sua vita. Non so se Nasse sia propriamente innamorata di Mirai, ma visto che il nuovo Dio avrà sempre al suo fianco l’angelo che gli ha dato i poteri e che Nasse sembra molto interessata a far vincere il suo prescelto…
Il secondo pseudomanga parlava di due ragazzi, nemici tra loro, che ottenevano dai demoni il potere di fare il lavaggio del cervello ai mortali: oltre alla similitudine di questa dote con il potere della freccia rossa, è evidente sin da ora che si svilupperà una guerra serrata tra Mirai e Metropoliman – e il secondo numero sembra confermare… diciamo che resterei stupito del contrario.
Insomma, per adesso Platinum End sembra nato dall’unione di due spunti di storia già presenti in Bakuman. con certe considerazioni sulla costruzione di sceneggiature di successo presenti nello stesso manga.
Vedremo se i due autori ci hanno visto lungo…

Concludendo

Platinum End è decisamente uno shonen manga, che mischia elementi classici ad altri lievemente meno comuni sia al genere shonen, sia alla precedente produzione di Ohba e Obata.
La costruzione della storia fa pensare a certe strategie editoriali viste in Bakuman. e sempre da questo manga sembrano provenire certi spunti della trama.
Sebbene in certi momenti traspaia quello che in Bakuman. era definito “il sapore della giovinezza”, certe situazioni fanno sfiorare a Platinum End le caratteristiche di un “genere” più maturo come il seinen: tanto per insinuare il tarlo, qual è l’uso più scontato che si possa fare di un potere che provochi l’innamoramento completo di qualcuno?
A ogni modo, nonostante il risultato sia una narrazione non molto spontanea e naturale, la storia di Platinum End sembra promettere bene, prendendo una direzione più decisa e interessante già dal cliffhanger del primo volume e concretizzandosi in svolte interessanti a partire dal secondo. A questo aggiungiamo i disegni di Obata – che continua ad avere le mani benedette dalla regina delle fate, per quanto è bravo…
Certamente non per tutti, ma non un cattivo fumetto, almeno per ora!

Link

La pagina sul sito dell’editore italiano, per chi fosse interessato ad acquistare il fumetto

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23 pensieri su “Il tocco (inquietante) di un angelo: Platinum End, n°1, di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata

  1. Non l’avevo preso subito ma mi sono convinto leggendo un’altra recensione, per ora ho preso solo il primo volume e se Bakuman non mi aveva preso tanto da abbandonarlo, in questo ho ritrovato anche delle caratteristiche di Death Note, anche se non è ai suoi livelli, per ora!

    1. Credo tu stia parlando della recensione di Kiral :)
      Bakuman. aveva certamente un inizio non promettente, soprattutto con quella storia d’amore come premessa – troppo assurda. Poi, però, si è rivelato non male, pur con stramberie e difetti.
      Platinum End… chissà, è ancora in corso di pubblicazione! Però il secondo volume promette bene: ora speriamo che mantenga!

  2. Il genere di questi autori autori, sempre uguale con morte, suicidi, poteri speciali legati alla vita delle persone, proprio non attira. Nonostante si parli sempre bene dei loro manga, non ce la faccio ad avvicinarmi.

    Più che favola dei Grimm, direi anime triste degli anni 80 😝
    La mia ragazza sta riguardando Milly Un Giorno Dopo L’Altro e ogni tanto ci butto un occhio mente giro per i blog… una tristezza e una cattiveria disumana degli antagonisti da brivido!

    1. Ho un vago ricordo di Milly, come di una copia di Candy con meno infermiere e più equitazione, ma lo stesso quantitativo di farabutti ricchissimi -_-
      Cattiveria gratuita, nient’altro!

    2. Mi pare che anche Milly avesse come villain due gemelli, ma la femmina non aveva lo stesso livello di stronzura di Iriza :P
      Forse aveva i capelli dello stesso colore, però…

    3. Vero, si somigliano molto i fratelli stronz, però non credo siano gemelli quelli di Milly o forse ho perso quando lo hanno detto (c’è Wikipedia ma sinceramente chi se ne fotte).
      Ho pensato la stessa cosa sui capelli delle due ragazze, il livello di stronzaggine però non lo so, non guardo Candy da un quarto di secolo 😆

  3. Un giorno dovrai gracchiare su Death Note, questo lo conoscevo solo di nome ma dubito fortemenre lo leggerò mai. mi pare di capire che certe tematiche tornino spesso, così come gli scontri psicologi.

    1. Credo che la lotta psicologica, a livelli più o meno cervellotici, sia il marchio di fabbrica della Ohba.
      Qua bisogna dire che, per ora, non ci sono i salti logici di Death Note: stanti le premesse, è più sensato.

      Gracchiare su Death Note? Quando avrò il tempo di rileggerlo, che ogni tankobon è un esame da quattro crediti XD

  4. L’ultima volta che Dio, nei fumetti, voleva mollare tutto… è successo il finimondo tra prendicatori, vampiri, Santo degli Assassini e via dicendo XD
    In ogni caso, avevo già sentito parlare di quest’opera e forse, e dico forse, potrebbe essere quella che mi riavvicinerà ai manga dopo anni di silenzio nipponico.
    È uno shonen, poco male, perché ogni tanto un po’ di leggerezza ci vuole^^
    Ottimo che molto sia migliorato rispetto a Death Note (dialoghi, disegni…)

    Moz-

    1. Death Note aveva già un buon disegno, qui è meno cupo, nonostante alcune cose serie che succedono.
      Non so se ti riporterà al manga, non caricarlo di troppe aspettative: ha delle buone carte, ma potresti trovarlo un po’ freddo per tanti motivi ;)

    1. Per adesso è in miglioramento: dal primo al secondo volume, i personaggi si sono “compromessi” di più verso il loro obiettivo e nessuno – nemmeno chi ha fallito, tra i personaggi secondari – si è comportato in modo stupido o incoerente. :)

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